<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206</id><updated>2012-01-29T08:43:34.257+01:00</updated><title type='text'>PD della MONTAGNOLA</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>58</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-41937655877361005</id><published>2009-02-27T16:27:00.020+01:00</published><updated>2009-05-22T19:38:53.150+02:00</updated><title type='text'>ELEZIONI EUROPEE E ALTRI EVENTI</title><content type='html'>&lt;strong&gt;aggiornato (22/05/2009)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PRIMATI  D’ITALIA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2009 grazie all’operosa attività del governo di centrodestra del duo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Berlusconi-Tremonti, il paese raggiungerà importanti primati economici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;consolidando la posizione di leader in ambito CEE e mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In base alle previsioni di tutti gli Organismi ufficiali ( FMI, OCSE, CEE ) confermati nella “Relazione Unificata sull’Economia e Finanza pubblica” emessa dal ministro Tremonti si presenta il seguente, brutto quadro :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* RICCHEZZA dell’ITALIA (PIL)   - 4,4% (-70 miliardi di euro di minor ricchezza)&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;* DEBITO PUBBLICO   dal 106 al 116 % del PIL (circa 1700 miliardi euro)&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;* DISOCCUPAZIONE  circa il 9% con oltre un milione di nuovi disoccupati&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;* PRESSIONE  FISCALE al  record di 43,5% con le manone del governo che sfondano le tasche degli italiani onesti e salvano gli evasori.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Questi purtroppo sono i numeri forniti non dai “corvi che diffondono pessimismo” ma dai chiacchieroni (ministero dell’economia-Tremonti) che governano l’economia del paese e che finora avevano sempre negato l’esistenza di una crisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la cosa più brutta è per l’Abruzzo :  i comuni interessati hanno verificato che nel decreto del governo NON CI SONO I SOLDI PROMESSI.  C’è solo 1 miliardo (invece di 8) di cui 300 milioni già spesi per l’emergenza e gli altri previsti dal 2011,gestiti dallo Stato invece che dai comuni. Ancora una volta parole e passeggiate del governo. I comuni dell’Abruzzo chiedono la gestione diretta, controllata dai cittadini, velocità di esecuzione, ricostruzione a carico dello Stato come in Umbria e Friuli. IL PD è con loro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli ITALIANI sono chiamati a riflettere davanti a dati così negativi che presentano un “PAESE  REALE” in difficoltà e molto diverso dal “PAESE  VIRTUALE” che viene pubblicizzato dai mezzi di comunicazione governativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  PD ribadisce ancora una volta,  chiedendo ai sordi al governo di ascoltare, che per combattere davvero la crisi occorre:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-    rimettere in moto l’economia con investimenti reali immediati (opere anche piccole nei comuni e già pronte che inizino subito e non tra qualche anno come il ponte di Messina)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-    facilitare il credito bancario verso la piccola-media impresa ed il commercio (controllo sulle banche)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-    una riduzione immediata delle tasse  per  i  più bisognosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-    Un aiuto immediato per tutto il 2009 con assegno mensile di disoccupazione per chi non può usufruire della cassa integrazione (lavori a progetto,precari licenziati) .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-    Creare un piano per la riconversione energetica verso le fonti pulite di energia che può produrre migliaia di posti di lavoro (come negli USA) soprattutto al sud e farci risparmiare comprando meno petrolio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-    Sviluppo, Difesa e valorizzazione del made in Italy,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-    INTEGRAZIONE con i Paesi EUROPEI per una politica comune !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;           IL  6  e  7  GIUGNO  VOTA &lt;strong&gt;PARTITO DEMOCRATICO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Circolo PD Grottaperfetta  Via Cesarini 69H aperto lunedì.  mercoledì 18.30 - 20&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://pdgrottaperfetta.myblog.it   tel.0651530597  mail pdgrottaperfetta@libero.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Con preghiera di pubblicazione&lt;br /&gt;Comunicato Stampa &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Oggetto: Approvata in Municipio Roma XI la Delibera "Istituzione del Registro dei Testamenti Biologici e disposizioni di fine vita"&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Giunta del Municipio Roma XI ha deliberato   l'“Istituzione del  Registro dei Testamenti Biologici e disposizioni di fine vita.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Delibera, che nasce da una mozione votata in Municipio dalla maggioranza di centro sinistra e dalla Lista Civica Amici di Beppe Grillo, avente per primo firmatario il Consigliere  del PD  Delegato alla Sanità, Antonio Bertolini, offre ai residenti  una grande opportunità  in tema di rispetto dei diritti civili e costituzionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre  al Testamento biologico,  la scelta del tipo di assistenza religiosa e sulla eventuale cremazione nonchè la  disponibilità alla donazioni di organi,  costituiscono gli assi portanti della Delibera che ha visto il Partito Democratico del Municipio Roma XI unito nel rispetto della bioetica, della  Carta fondamentale dei Diritti dell'Unione Europea e della Costituzione italiana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tre Assessori del Partito Democratico Municipio Roma XI&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alberto Attanasio,       Nicola Cefali,       Carla Di Veroli     &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gabriele Basile eletto coordinatore del municipio XI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lunedì 30 marzo, presso il Caffè Letterario di via Ostiense, si è svolta la votazione per il coordinatore dei circoli del municipio XI di Roma. L'assemblea competente, composta da tutti i membri dei coordinamenti dei 6 circoli PD del municipio 11, ha dato fiducia all'unico candidato Gabriele Basile, con il voto del 66% degli aventi diritto e del 97% dei votanti.&lt;br /&gt;Il circolo Montagnola fa gli auguri a Gabriele in vista del suo difficile compito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mozione congressuale del PD, XI municipio, sul Testamento Biologico&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mozione congressuale del PD XI municipio in merito a “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento", all'indomani dell'approvazione in Senato della legge proibizionista, che ha affossato il “Testamento Biologico”. La mozione vuole impegnare i quadri dirigenti del Partito Democratico a perseguire ogni tentativo per far approvare una legge vera sul Testamento Biologico che garantisca in uno stato laico, senza interferenze da parte della politica stessa e tanto meno di autorità religiose, chi vuole optare con scelte personali che non sono limitanti nei confronti di chi su questi temi ha un sentire diverso, e vuole coerentemente diffonderlo e farlo condividere senza imposizioni.&lt;br /&gt;Leggi la mozione all'indirizzo: &lt;a href="http://pdgarbatella.ilcannocchiale.it/2009/03/31/mozione_congressuale_de_pd_xi.html"&gt;http://pdgarbatella.ilcannocchiale.it/2009/03/31/mozione_congressuale_de_pd_xi.html&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Elezioni Europee&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al link seguente si può prendere visione del regolamento per le elezioni europee approvato dalla direzione del PD:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/74667/Regolamento_per_le_elezioni_europee"&gt;http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/74667/Regolamento_per_le_elezioni_europee&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I luoghi della destra&lt;br /&gt;e la sinistra senza luoghi&lt;br /&gt;di ILVO DIAMANTI (La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Destra - il Centrodestra, per usare un linguaggio politicamente corretto - ha fatto del territorio un fondamento della propria identità. Per la Lega Nord è il più importante. Un riferimento costitutivo. Reso visibile da una presenza territoriale diffusa. Attraverso i gazebo, i volontari in divisa, le stesse ronde (talora in camicia verde). Il federalismo fiscale, approvato dal Parlamento la settimana scorsa, contribuisce a rafforzare questa immagine. Non è possibile sapere, oggi, in che misura garantirà, effettivamente, l'autonomia responsabile delle regioni e degli enti locali. Tuttavia, si tratta di una bandiera piantata sul territorio. Per usare un ossimoro: un "simbolo pratico", che fa sembrare reali e attuali gli effetti di una legge approvata, ma non ancora in vigore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il principale partito di Destra (pardon, Centrodestra), il PdL, ha accentuato sensibilmente il rapporto con il territorio, facendone quasi un marchio. &lt;br /&gt;Non tanto perché l'aggregazione tra Fi e An ha disegnato una geografia elettorale precisa e complementare a quella della Lega. Quindi: centro-meridionale. Ma perché il PdL ha sviluppato e sta sviluppando una politica "localizzata": profondamente associata ai "luoghi". È questa, a nostro avviso, la principale ragione del successo di pubblico - se non di critica - riscosso da Silvio Berlusconi dopo aver vinto le elezioni. Ciò può apparire singolare e quasi paradossale. Berlusconi è il Signore dell'Immagine. Della "politica come marketing". Il suo territorio coincide con lo "spazio mediatico". Anzitutto con la televisione. Non per caso, negli ultimi giorni, è stato coinvolto da polemiche relative alle candidature in vista delle prossime elezioni europee. Selezionate, alcune, non in base alla "presenza" nel partito e sul territorio. Ma alla "bella" presenza. E basta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silvio Berlusconi. Negli ultimi mesi, nell'ultimo anno, ha costruito la propria immagine - oltre a quella del governo - in rapporto diretto ai "luoghi" che hanno concentrato l'attenzione degli italiani. Nell'ultimo mese: l'Abruzzo e i luoghi del terremoto. La cui tragedia ha suscitato l'emozione e la solidarietà popolare. Il dolore e la distruzione: sotto i riflettori, le telecamere. Ogni giorno: L'Aquila, Onna. E Berlusconi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sullo sfondo Gianni Letta. Visibile, nella sua invisibilità. Davanti a tutti - apripista e battistrada - Guido Bertolaso. Efficiente direttore della Protezione Civile. Ormai un'icona. Garante, appunto, della "protezione" dei cittadini, in occasione delle catastrofi che si abbattono - numerose, sempre impreviste e sempre prevedibili - nel nostro paese. Così bello e martoriato. Berlusconi c'è. Accanto ai terremotati. A testimoniare la "sua" solidarietà e la "sua" presenza: personale, politica e come capo del governo. In Abruzzo, fra qualche tempo, si riuniranno anche i Grandi del Mondo. Guidati da Lui. Che, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, continuerà a recarsi lì. Per controllare e sottolineare la ricostruzione che procede. Il ritorno alla normalità. (Prospettive che - noi per primi - auspichiamo). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo legame - diretto, personale e politico - fra Berlusconi e i "luoghi", a nostro avviso, è all'origine della grande popolarità del premier in questo momento. L'Abruzzo ne è l'esempio recente, ma non unico. Basta pensare a Napoli, al tempo della campagna elettorale e all'indomani del voto. La città sommersa dai rifiuti, a sua volta palcoscenico e scenario mediatico frequentato da tutte le reti e da tutti i giornali. Non solo italiani. Più efficace di qualsiasi mobilitazione politica a raffigurare la sconfitta del progetto di "ricostruire" il Mezzogiorno. E, dunque, di Bassolino ma soprattutto della Sinistra. Pardon: del Centrosinistra. Napoli. Divenuta il simbolo dell'efficienza miracolosa e quasi taumaturgica di Berlusconi. Affiancato e sostenuto da Bertolaso. Sullo sfondo, invisibile e per questo più visibile, Gianni Letta. Da un anno, i rifiuti sembrano scomparsi. Almeno, dai media. E da un anno Silvio Berlusconi continua a recarsi con frequenza a Napoli. Vi riunisce il governo. Partecipa a feste private di compleanno. Semplicemente, ci passa. Un salto rapido per vedere come vanno le cose e via. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'identificazione del governo e di Berlusconi con i "luoghi del degrado e della ricostruzione", della morte e della rinascita. E, insieme, il legame della Lega - l'allitterazione non è involontaria - con il territorio e in particolare con il Nord. Rendono più evidente, per contrasto, la distanza dell'opposizione di Sinistra - pardon: centrosinistra - dal territorio. Un paradosso, perché il Pd è l'erede dei maggiori partiti di massa della prima Repubblica. La Dc e il Pci. Tanto radicati nel territorio e nella società da caratterizzare la stessa definizione geopolitica di alcune zone del paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Definite "bianche" (le regioni del Nordest) oppure "rosse" (quelle del Centro). Oggi il Pd è affaccendato in altre faccende. Certo, nelle sue liste per le europee non si incontrano "veline". Ma ha presentato candidati e soprattutto capolista scarsamente collegati al territorio. (Per usare un eufemismo). Mentre i sindaci - principali interpreti del legame della Sinistra con il territorio, durante la seconda Repubblica - non godono di grande popolarità. Soprattutto quelli del Nord. Le loro critiche al distacco del partito dagli interessi locali sono accolte con insofferenza. E indifferenza. Il Pd come il PdL: si è personalizzato. Concentrato e diviso alla ricerca del suo Berlusconi, sta perdendo i presidi sul territorio. Non solo nel Nord. A Roma, dopo 15 anni governa la Destra. Nel Sud, pare aver abbandonato Napoli e la Campania, per oltre dieci anni le nuove "zone rosse". E alle elezioni di giugno la "battaglia europea" sembra più importante, per il Pd, rispetto alla difesa delle ultime roccaforti: Bologna e Firenze. &lt;br /&gt;Si assiste, così, a un singolare - e oseremmo dire: storico - rovesciamento delle parti. Mentre la Destra costruisce e inventa i suoi luoghi, la Sinistra li ha dimenticati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era utopica. Oggi è atopica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(3 maggio 2009) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Scalfari (La Repubblica) sul Congresso del Pdl:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/scalfari-editoriali/scalfari-editoriali/scalfari-editoriali.html"&gt;http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/scalfari-editoriali/scalfari-editoriali/scalfari-editoriali.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interessante articolo di Merlo (La Repubblica) su Berlusconi e Fini (al link seguente):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/congresso-an/editoriale-merlo/editoriale-merlo.html"&gt;http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/congresso-an/editoriale-merlo/editoriale-merlo.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mangano &amp; manganello&lt;br /&gt;(Marco Travaglio - L'Unità)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ultimo anno il cavalier Benito Berlusconi ha comunicato che: 1) la sua Augusta Persona non può più essere sottoposta a processo penale, qualunque reato commetta; 2) se una sentenza della Cassazione non gli garba, lui la cambia per decreto; 3) se il capo dello Stato non firma il decreto, è un ostacolo alla governabilità; 4) se la Costituzione gli impedisce di decretare su quel che gli pare, bisogna cambiarla anche a colpi di maggioranza, anche sciogliendo le Camere e «tornando al popolo». Ora ribadisce che 5) il Parlamento gli fa perder tempo, con tutti quei deputati e senatori (peraltro in gran maggioranza nominati da lui con finte elezioni) che non si sa mai come voteranno e propone 6) di far votare solo i capigruppo per evitare «sorprese». Ci sarebbe pure la Costituzione, che prevede il voto del singolo parlamentare «senza vincolo di mandato», ma che sarà mai. Intanto 7) i giudici che indagano o arrestano o scarcerano chi non vuole il governo vengono immantinente visitati dagli ispettori di Al Fano. E 8) le strade sono pattugliate da militari e ronde di partito, embrione della nuova Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. E 9) le banche finiscono sotto controllo dei prefetti, cioè del Ministero dell’Interno. E, per chi protesta, è alle viste 10) una forte riduzione del diritto di sciopero. E 11) il governo prepara norme-bavaglio per la stampa e per i blog. E 12) pretende di scegliersi anche il presidente della Rai, che spetta all’opposizione. Domanda ai fini dicitori che invitano sempre a non demonizzare: ci dite, gentilmente, come si chiama questa roba qua?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Informazioni sul Nucleare&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per evitare polemiche sterili e potersi formare un’opinione corretta, è utile valutare opportunità e rischi e ascoltare tutti gli esperti con formazione scientifica e alta competenza.&lt;br /&gt;Di seguito si riportano due diversi pareri, il primo di un gruppo di grandi scienziati italiani, il secondo del premio Nobel Carlo Rubbia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco cosa scrivevano del ritorno al nucleare i più grandi scienziati italiani due anni fa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Illustre Signor Presidente,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;noi sottoscritti, fondatori dell’Associazione Galileo 2001, per la libertà e dignità della Scienza, sentiamo il dovere di sottoporre alla Sua attenzione la difficile situazione energetica che penalizza il nostro Paese; una situazione figlia di alcune scelte irresponsabili e di lunghi anni di scarso interesse politico e di disinformazione mass-mediatica. Circostanza ancora più grave è il fatto che si prospettano oggi ai cittadini soluzioni immaginifiche e in aperto contrasto con le conoscenze economiche, scientifiche e tecnologiche, allontanando così le scelte dotate di prospettive concrete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non crediamo di fare retorica nel sostenere che l’energia è il nutrimento della civiltà e che senza energia e senza un suo impiego oculato una civiltà può solo scomparire: più precisamente, non la produzione d’energia, ma la disponibilità di energia, abbondante, economica, sicura e amministrata con competenza, è una condizione essenziale per il benessere e lo sviluppo di un Paese, ed è ciò che genera competitività e occupazione e, conseguentemente, progresso civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A causa dell’elevata dipendenza energetica (importa oltre l’80% dell’energia primaria che consuma) e del conseguente elevato costo dell’energia (quella elettrica, al netto delle imposte, costa agli italiani quasi il 40% in più rispetto alla media europea), l’Italia sta perdendo terreno nel confronto economico con i partners europei, assieme ai quali dovrebbe invece perseguire una più armonica strategia energetica comune:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Oggi, il cittadino spagnolo usufruisce del 10% in più d’energia primaria rispetto al cittadino italiano, l’inglese del 25% in più, il francese del 40% in più e il tedesco arriva al 65% in più. Simili percentuali valgono anche per la sola energia elettrica: rispetto al cittadino italiano, si va dal 10% in più utilizzati dal cittadino spagnolo al 55% in più utilizzati dal tedesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. L’Italia è il Paese europeo con la maggiore produzione d’energia elettrica da gas naturale e petrolio - fonti costose e inquinanti - e con la maggiore importazione diretta d’energia elettrica (51 miliardi di chilowattora nel 2003, contro i 2 miliardi di kWh che importò il Regno Unito, 1 miliardo di kWh che importò la Spagna, e i 10 e 66 miliardi di kWh che esportarono, rispettivamente, la Germania e la Francia); circostanza, questa, che crea anche rischi alla sicurezza dell’approvvigionamento, come i black-out del recente passato hanno evidenziato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. La totalità dell’energia elettrica importata in Italia proviene dalle centrali nucleari d’Oltralpe. Mentre - giova ricordare - nel 2003, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna produssero, rispettivamente, 420, 157, 85 e 60 miliardi di KWh elettrici dagli oltre 100 reattori nucleari in esercizio in quei Paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fronte di questa situazione oggettiva e dell’urgenza di un’azione, vi sono responsabili politici e organi d’informazione che vanno diffondendo l’illusione che sia seriamente possibile affrontare il dissesto energetico facendo ricorso alle varie nuove forme di sfruttamento dell’energia solare rinnovabile: l’eolica, la solare termica o fotovoltaica, e i biocombustibili (che sono, tutte, forme dirette o indirette d’energia dal sole). Oppure, facendo ricorso a tecnologie futuribili, oggi prive di prospettive di concreta realizzabilità sia nel breve che nel medio termine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi riteniamo che i cittadini debbano ricevere piena informazione, fornita con onestà e senza pregiudizi ideologici: essi devono conoscere le conseguenze, per sé e per i propri figli, delle scelte adottate in tema di politica energetica e, soprattutto, non devono essere illusi con promesse che la scienza più accreditata e la tecnologia più avanzata non possono contribuire a sostenere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ferma restando la sua capitale importanza in tutti i processi vitali, per i bisogni energetici dell’umanità l’energia solare rinnovabile, in tutte le sue varie forme, non è certamente l’energia del presente: essa ha soddisfatto il 100% del fabbisogno umano dalla notte dei tempi fino a un paio di secoli fa, mentre oggi il contributo energetico dal sole, se si esclude la fonte idroelettrica, è – in Italia come nel mondo - inferiore all’1%. Né si vedono ragioni per ritenere che nel futuro l’energia solare possa dare contributi sostanziali: in particolare, è improbabile, se non illusorio, che le forme d’energia solare diverse da quella idroelettrica possano offrire contributi veramente significativi al fabbisogno energetico del nostro Paese. La fonte eolica lo ha già dimostrato nel Paese - la Germania - che più d’ogni altro v’ha investito: assai modesto è infatti il contributo elettrico che proviene dalle più di 15.000 turbine eoliche ivi installate: circa 3% dall’eolico contro il 30% da nucleare (la cui potenza installata è, in Germania, quasi uguale a quella eolica). Il solare termico produce solo aria o acqua calda, e a questo scopo il mondo usa meno del 10% dell’energia che consuma, di cui la porzione maggiore è consumata dalle zone che meno possono servirsi del solare termico; e, infatti, esso contribuisce nel mondo per meno dello 0,001%, anche perché è molto più conveniente utilizzare l’energia dalla rete del gas o elettrica cui ogni edificio deve comunque essere connesso. Quanto al solare fotovoltaico, per produrre con questa tecnologia meno dell’1% dell’energia elettrica consumata dagli italiani, i soli pannelli fotovoltaici (senza installazione, trasformatori, ed eventuali accumulatori) costerebbero la proibitiva cifra di più di 10 miliardi di euro, e vi sono valide ragioni tecniche per dubitare che questi costi possano significativamente abbattersi. Il Paese va anche chiaramente informato sulle reali prospettive dei biocombustibili: quando si tenga conto dell’energia necessaria nei processi agricolo e industriale per produrli, l’energia netta da essi ottenuta è di modesto rilievo. In ogni caso, assumendo le più favorevoli condizioni, per risparmiare meno del 5% del solo petrolio che consumiamo, bisognerebbe coltivare a biomassa l’intera superficie della pianura padana (oltre 45.000 kmq).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo produce oggi da tutte le nuove fonti rinnovabili messe insieme - geotermia, rifiuti, biomassa, eolico, e solare termoelettrico e fotovoltaico - meno del 2% dell’energia elettrica che consuma. Quanto a produzione da queste fonti, l’Italia è già al terzo posto in Europa con 11 miliardi di kWh prodotti nel 2003 (il 10% dell’intera produzione europea da queste fonti); nonostante ciò, l’energia elettrica così prodotta copre meno del 4% dell’energia elettrica consumata dal Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fusione nucleare e l’idrogeno, spesso citate come tecnologie a portata di mano, sono ancora allo stato potenziale. La prima è tuttora limitata allo stadio di ricerca con prospettive a lungo termine. Quanto all’idrogeno - che non è una fonte d’energia perché esso non esiste sulla Terra nella forma utilizzabile come combustibile - la sua produzione richiede una quantità d’energia molto superiore a quella da esso ricavabile, e per questa ragione il suo utilizzo su larga scala è vincolato anche alla disponibilità di energia abbondante, economica e sicura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, quella disponibilità alternativa alle fonti fossili - inquinanti e sempre più costose - è offerta solo dalla tecnologia nucleare da fissione. Una tecnologia ormai ben collaudata, che trova largo e sicuro impiego nella maggior parte del mondo industrializzato, e che non può pertanto continuare ad essere esclusa dalle strategie energetiche del nostro Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Teniamo a precisare che con questa nostra critica noi non proponiamo di sospendere, fermare o rallentare le ricerche sulle energie rinnovabili; ricerche che potrebbero portare, in un futuro pur lontano, alla scoperta, che nessuno può naturalmente escludere, di nuovi metodi d’impiego di queste forme d’energia. Questa nostra critica invita solo a non alimentare speranze, vicine o illusorie, sulla soluzione di quel grande problema che è la situazione energetica del Paese e che ha bisogno di essere responsabilmente affrontato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le chiediamo pertanto, Signor Presidente, di farsi promotore - nei modi che vorrà considerare più adeguati - di azioni che consentano la diffusione di quella informazione franca e trasparente che è condizione necessaria perché un Paese possa dirsi veramente democratico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certi della Sua considerazione, porgiamo i nostri più cordiali saluti e, con l’occasione, anche i migliori auguri per le imminenti festività e il nuovo anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Renato Angelo RICCI, Presidente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorgio SALVINI, Presidente Onorario&lt;br /&gt;Umberto VERONESI, Presidente Onorario&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franco BATTAGLIA, Vice Presidente Vicario&lt;br /&gt;Carlo BERNARDINI, Vice Presidente&lt;br /&gt;Tullio REGGE, Vice Presidente&lt;br /&gt;Umberto TIRELLI, Vice Presidente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angela ROSATI, Segretario Generale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silvio GARATTINI, Direttore Istituto Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”&lt;br /&gt;Gian Tommaso SCARASCIA MUGNOZZA, Professore Emerito di Genetica Agraria, Comitato Nazionale Biotecnologie&lt;br /&gt;Giorgio TRENTA, Presidente Associazione Italiana di Radioprotezione Medica&lt;br /&gt;Paolo VECCHIA, Presidente ICNIRP&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano AGOSTEO, Ordinario di Strumentazioni nucleari, Politecnico di Milano&lt;br /&gt;Alessandro BAILINI, Ingegnere Nucleare, Politecnico di Milano&lt;br /&gt;Claudia BALDINI, Vice Presidente Associazione Bioetica di Ravenna&lt;br /&gt;Lanfranco BELLONI, Ricercatore di Fisica, Università di Milano&lt;br /&gt;Argeo BENCO, Fisico, già Presidente Associazione Italiana di Radioprotezione&lt;br /&gt;Alessandro BETTINI, Ordinario di Fisica Generale, Università di Padova&lt;br /&gt;Giuseppe BLASI, Architetto, Presidente Associazione ProgettAmbiente&lt;br /&gt;Mirko BRESSANELLI, Ingegneria Nucleare, Politecnico di Milano&lt;br /&gt;Tullio BRESSANI, Ordinario di Fisica Sperimentale, Università di Torino&lt;br /&gt;Giovanni CARBONI, Ordinario di Fisica Generale, Università di Roma-Tor Vergata&lt;br /&gt;Diego CATTANEO, Ingegnere Elettronico, Politecnico di Milano&lt;br /&gt;Arrigo CIGNA, già ricercatore ENEA&lt;br /&gt;Leopoldo CONTE, Ordinario di Fisica Medica, già Presidente Associazione Italiana di Fisica Medica&lt;br /&gt;Leone CORRADI DELL’ACQUA, Ordinario di Scienza delle Costruzioni, Politecnico di Milano&lt;br /&gt;Guido FANO, già Ordinario di Metodi Matematici della Fisica, Università di Bologna&lt;br /&gt;Rodolfo FEDERICO, Ordinario di Fisiologia Vegetale, Università di Roma-Tre&lt;br /&gt;Gianni FOCHI, Professore di Chimica, Scuola Normale Superiore di Pisa&lt;br /&gt;Paolo FORNACIARI, Ingegnere, Presidente Comitato Italiano Rilancio del Nucleare&lt;br /&gt;Renato GIUSSANI, Ingegnere, Direttore MIND&lt;br /&gt;Roberto HABEL, Comitato di Presidenza, Società Italiana di Fisica&lt;br /&gt;Alberto LANZAVECCHIA, Economista, Università di Parma&lt;br /&gt;Carlo LOMBARDI, Membro del Comitato Scientifico ENEA&lt;br /&gt;Lelio LUZZI, Ricercatore Impianti Nucleari, Politecnico di Milano&lt;br /&gt;Giorgio MOLINARI, Ordinario di Elettrotecnica, Università di Genova&lt;br /&gt;Stefano MONTI, Ingegnere nucleare, ENEA&lt;br /&gt;Giovanni V. PALLOTTINO, Ordinario di Elettronica, Università di Roma-La Sapienza&lt;br /&gt;Matteo PASSONI, Ingegnere Nucleare, Politecnico di Milano&lt;br /&gt;Ernesto PEDROCCHI, Ordinario di Energetica, Politecnico di Milano&lt;br /&gt;Carlo PELANDA, Docente di Politica ed Economia Internazionale, University of Georgia, Athens GA, USA&lt;br /&gt;Aulo PERINI, Medico Radioprotezionista&lt;br /&gt;Guido PIZZELLA, Ordinario di Fisica, Università di Roma-Tor Vergata&lt;br /&gt;Norberto POGNA, Dirigente di ricerca, CRA-Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura&lt;br /&gt;Francesca QUERCIA, Geologo, Agenzia per la Protezione dell’Ambiente&lt;br /&gt;Niccolò RIGHETTI, Ingegnere Nucleare&lt;br /&gt;Alceste RILLI, Ingegnere nucleare, AIN&lt;br /&gt;Roberto ROSA, Fisico Nucleare&lt;br /&gt;Valeria RUSSO, Ingegnere Nucleare, Politecnico di Milano&lt;br /&gt;Francesco SALA, Ordinario di Botanica e Direttore Orti Botanici, Università di Milano&lt;br /&gt;Sandro SANDRI, Fisico&lt;br /&gt;Alberto SILVESTRI, Ingegnere nucleare, ENEA&lt;br /&gt;Giorgio SIMEOLI, CNR&lt;br /&gt;Elena SOETJE BALDINI, Segretario Associazione Bioetica di Ravenna&lt;br /&gt;Ugo SPEZIA, Ingegnere nucleare, Segretario Generale AIN&lt;br /&gt;Carlo STAGNARO, Direttore Ecologia di Mercato, Istituto “Bruno Leoni”&lt;br /&gt;Francesco TROIANI, Fisico, ENEA&lt;br /&gt;Roberto VACCA, Ingegnere, Scrittore&lt;br /&gt;Giulio VALLI, Ingegnere nucleare, ENEA&lt;br /&gt;Vincenzo VAROLI, Ordinario di Elettronica Industriale, Politecnico di Milano&lt;br /&gt;Franco VELONÀ, Ingegnere nucleare, Politecnico di Bari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare il nuclearista fisico e matematico Tullio Regge minimizza il problema delle scorie radioattive:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Uno dei sistemi utilizzati in Francia è fonderle e vetrificarle in una matrice insolubile, col piombo (che assorbe le radiazioni); poi le barre sono calate in cave profonde, dove ci sono depositi di salgemma. Il sale indica che lì non è mai passata acqua, cioè l’unica che potrebbe spargere radioattività». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il parere del premio Nobel Rubbia:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo tener conto che il nucleare è un’attività che si può fare soltanto in termini di tempo molto lunghi. Noi sappiamo che per costruire una centrale nucleare sono necessari da cinque o sei anni, in Italia anche dieci. Il banchiere che mette 4 - 5 miliardi di Euro per crearla riesce, se tutto va bene, a ripagare il proprio investimento in circa 40 - 50 anni.&lt;br /&gt;C’è un secondo problema: un errore che spesso la gente compie. Si pensa che il nucleare possa ridurre il costo dell’energia. Questo non è vero: un recente studio ha dimostrato, per esempio, che i costi per il nucleare in Svizzera continueranno ad aumentare.&lt;br /&gt;I costi per il nucleare variano notevolmente da paese a paese: in Germania ha un prezzo di circa due volte e mezzo in più rispetto a quello francese. Ciò è dovuto al fatto che il nucleare in Francia è stato finanziato per anni dallo Stato, quindi dai cittadini. Ancora oggi, le 30.000 persone che lavorano per il nucleare francese sono pagate grazie agli investimenti massivi dello Stato. L’aumento del numero di centrali atomiche nel mondo in questi ultimi anni ha causato, inoltre, un considerevole aumento del costo dell’Uranio, che difficilmente tornerà a scendere. Il nucleare è dunque molto costoso, anche nel lungo periodo.&lt;br /&gt;Io penso che se davvero noi volessimo adottare il nucleare in Italia lo potremmo fare, ma dovremmo organizzare procedure di contorno per supportare questa iniziativa. La quantità di energia richiesta dall’Italia è paragonabile a quella francese. Se dunque volessimo produrre il 30% dell’energia elettrica con il nucleare, come succede anche in Spagna, Germania e Inghilterra, ci servirebbero 15 - 20 centrali nucleari. In pratica una per regione.&lt;br /&gt;Ciascuna di queste centrali produrrà una certa quantità di scorie, un problema estremamente serio. In America la questione è di stretta attualità. Sia Obama che Clinton hanno affermato chiaramente che Yukka Mountain - il più grande deposito di scorie in USA - andrebbe eliminato per trovare un sito più adatto per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. La soluzione di isolarli e sotterrarli non è infatti efficace come si vorrebbe.&lt;br /&gt;Mi chiedo dunque: se non si riesce a risolvere il problema della costruzione di un inceneritore per riuscire a bruciare l’immondizia, come riusciremo a sistemare queste grandissime quantità di scorie nucleari che nessuno al mondo sa ancora smaltire?&lt;br /&gt;In realtà, la risposta tecnicamente c’era per recuperare le scorie e renderle innocue. Io avevo un bellissimo programma per implementare questa tecnologia, per bruciare le scorie con gli acceleratori di materia. Il programma è stata bocciato e non finanziato dall’Italia, tanto da spingermi ad emigrare in Spagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commenti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto appropriati e interessanti i due pareri sull'argomento che rimane&lt;br /&gt;comunque lo si affronti abbastanza controverso e di difficile soluzione&lt;br /&gt;definitiva.&lt;br /&gt;Svolgo alcune considerazioni che mi derivano anche da una certa&lt;br /&gt;epserienza nel settore dell'inquinamento ambientale:&lt;br /&gt;1) Le fonti tradizionali di energia, principalmente gasnaturale e&lt;br /&gt;petrolio sono molto inquinanti, soprattutto il petrolio e oltre&lt;br /&gt;all'incertezza dell'approvigionamento, comportnao costi elevati anche&lt;br /&gt;per le tecniche di abbattiemento degli inquinanti e provocano comunque&lt;br /&gt;danni ingenti all'ambiente e alla salute.&lt;br /&gt;2)L'energia da fissione nucleare costa di meno in termini assoluti come&lt;br /&gt;KW prodotto ma ha costi di gestione molto elevati perché richiede&lt;br /&gt;tecnologie di sicurezza e personale super specializzato con standard di&lt;br /&gt;sicurezza di altissimo livello. Vi è poi il problema dello smaltimento&lt;br /&gt;delle scorie anche se le centrali di nuova generazione consentono di&lt;br /&gt;produrne in quantità molto inferiore (circa mille volte di meno)&lt;br /&gt;3) Le energie alternative e rinnovabili sui cui bisogna senz'altro&lt;br /&gt;puntare non sono al momento una soluzione ai bisogni energetici&lt;br /&gt;dell'Italia.&lt;br /&gt;4) Poiché siamo circondati da centinaia di centrali nucleari e come&lt;br /&gt;abbiamo potuto sperimentare con Chernobyl l'inquinamento radioattivo non&lt;br /&gt;ha confini, il rischio di contaminazione anche grave per l'Italia è&lt;br /&gt;molto simile anche se scegliamo la denuclearizzazione.&lt;br /&gt;5) L'Italia che vantava una delle migliori tradizioni sia sul piano&lt;br /&gt;scientifico che su quello tecnologico nel campo nucleare esporta ora la&lt;br /&gt;propria tecnologia all'estero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è facile prendere una posizione ma io personalmente non sono per il&lt;br /&gt;preconcetto bando della risorsa fissione nucleare almeno fino a che non&lt;br /&gt;si raggiungono soluzioni economicamente paraticabili con altre forme di&lt;br /&gt;energia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pietro Malara&lt;br /&gt;Ministero del Lavoro, della Salute e delle politiche sociali. Viale G.&lt;br /&gt;Ribotta 5 (angolo Viale Oceano Pacifico)-Zona EUROPARCO -00142 Roma&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-41937655877361005?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/41937655877361005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=41937655877361005' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/41937655877361005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/41937655877361005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2009/02/nucleare-si-nucleare-no.html' title='ELEZIONI EUROPEE E ALTRI EVENTI'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-2730310875942118984</id><published>2009-02-21T00:45:00.001+01:00</published><updated>2009-02-21T00:52:19.263+01:00</updated><title type='text'>CERCASI IDENTITA' PER IL PD</title><content type='html'>Letta dice che senza l’UDC non si va da nessuna parte, Parisi scende in campo per rifare l’Ulivo, D’Alema, attraverso Bersani, pensa alla socialdemocrazia, Rutelli non vuole morire socialdemocratico, la Binetti fa la portavoce del Vaticano.&lt;br /&gt;E’ possibile tenere insieme, senza farle scontrare, radici culturali differenti? Veltroni ha cercato di realizzare una sintesi tra culture popolari diverse, ma si è scontrato con clientele e correnti. Ha preso atto del suo fallimento e dignitosamente si è dimesso. Ora molti chiedono un leader carismatico, forte e indiscusso. Ma in questi desideri quanta democrazia c’è? La voglia del capo forte è estraneo alla cultura democratica di sinistra, è un concetto tipico delle destre. La nostra storia e la realtà ci ricordano che è difficile trovare un leader in grado di coniugare una forte leadership e la  sintesi fra persone e idee diverse; spesso, chi ottiene la maggioranza non è in grado di decidere la linea del partito, come dovrebbe essere in democrazia. &lt;br /&gt;Allora non bisogna aver paura di spaccarsi. E’ meglio avere un partito costruito con il cemento della laicità, che deve essere la sua chiara e limpida identità, non inquinata da alcun tipo d’integralismo. E tornare a mettere al centro le cose da fare :  la crisi economica, il lavoro, l’istruzione e la ricerca, la solidarietà, i diritti civili, il testamento biologico, la laicità dello Stato, la pace, l’integrazione, la lotta alle mafie e agli evasori fiscali, il rispetto della Costituzione e degli altri poteri dello Stato, la sicurezza dei cittadini, le attività nel territorio, le idee programmatiche, i modi per renderle concrete, la ricerca del consenso anche nei non militanti, insomma la buona politica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-2730310875942118984?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/2730310875942118984/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=2730310875942118984' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2730310875942118984'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2730310875942118984'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2009/02/cercasi-identita-per-il-pd.html' title='CERCASI IDENTITA&apos; PER IL PD'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-2227895549626422010</id><published>2009-02-17T18:22:00.007+01:00</published><updated>2009-02-18T17:52:12.629+01:00</updated><title type='text'>QUESTO PAESE, LA  CONDANNA DI MILLS E LE SCONFITTE DEL PD</title><content type='html'>&lt;strong&gt;(18/02/09)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L' antiberlusconismo è controproducente e fuori moda? In questo paese sembra di si...&lt;br /&gt;Ma a leggere i giornali stranieri l'anomalia Berlusconi è più attuale che mai.&lt;br /&gt;L'International Herald Tribune si sorprende che la notizia della condanna per corruzione del suo avvocato Mills, non abbia avuto il giusto risalto nei media italiani, che invece hanno preferito dare molto spazio alla sua vittoria in Sardegna e ai problemi del PD. Inoltre fa notare che "Più Berlusconi riesce a manipolare il sistema a suo vantaggio, più gli italiani sembrano ammirarlo". &lt;br /&gt;Per El Pais la sentenza "getta un'ombra inquietante" sul Cavaliere.&lt;br /&gt;Tutti evidenziano che Berlusconi è riuscito a garantirsi l'immunità grazie al lodo Alfano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(17/02/09)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Questo paese un tempo conosciuto per i suoi santi, poeti e navigatori, etc. oggi si fa notare per altre spiccate caratteristiche: corruzione, mafie, xenofobia, omertà, bigottismo, venerazione e servilismo verso i potenti ricchi e ignoranti, piagnoni che si lamentano ma non hanno il coraggio di cambiare, gerarchie ecclesiastiche che si alleano con atei devoti, elettori che adorano e votano in massa un signore che è molto bravo a raccontare storielle, divertire i potenti della terra con corna e lazzi, apparire macho, smentire ciò che ha detto il giorno prima,  legiferare  a proprio favore, delegittimare chi si oppone, qualificare come mentecatti i magistrati, stracciare le regole che non assecondano i suoi fini …&lt;br /&gt;L’augurio, per chi non si riconosce in questa deriva,  è che si riesca a scovare e proporre nuovi e giovani leaders dotati di passione e capacità, in grado di dare un'identità riformista che si traduce in linee guida coraggiose, chiare, limpide e non ambigue e di indirizzare questo povero paese verso forme di democrazia adulta, solidale, consapevole e responsabile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-2227895549626422010?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/2227895549626422010/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=2227895549626422010' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2227895549626422010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2227895549626422010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2009/02/questo-paese-la-condanna-di-mills-e-le.html' title='QUESTO PAESE, LA  CONDANNA DI MILLS E LE SCONFITTE DEL PD'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-8761744997210596827</id><published>2009-02-07T21:20:00.006+01:00</published><updated>2009-02-12T19:58:58.171+01:00</updated><title type='text'>IL CASO ENGLARO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;(aggiornamento 11.02.09)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scontro tra i difensori della vita e della morte è una versione comoda per questa maggioranza, totalmente priva di valori laici ed etici, ed è resa possibile solo perché gran parte dell’informazione tende a definire la questione in questi termini.&lt;br /&gt;In nome della vita, politici disumani vogliono far trionfare una vita disumana. Per negare questa realtà si rilasciano dichiarazioni approssimative dal punto di vista medico, se non addirittura disgustose e inadeguate alla situazione.&lt;br /&gt;A Berlusconi non è mai importato di salvare quella vita. Coglie l’occasione per accontentare il suo pubblico vociante (più che votante) e per ottenere la benevolenza delle gerarchie ecclesiastiche, dimostrando che ha fatto il massimo per salvarla. E se non ci riuscirà, potrà dare la colpa della sua sconfitta a ostacoli insormontabili che s’identificano con il corretto comportamento del Capo dello Stato, le regole costituzionali e l’autonomia della magistratura. Usa questa tragedia con cinismo e ipocrisia per raggiungere il suo vero obiettivo che è quello di azzerare i principi e la gerarchia delle leggi costituzionali.&lt;br /&gt;E’ l’ennesimo fotogramma della deriva autoritaria che vive questo paese. La sovranità trasferita dal popolo al leader, che diventa rappresentante diretto della nazione e subordina a se ogni altro potere. Svolte contrabbandate come strumenti di efficienza della democrazia, ma in realtà espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche e populiste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vincenzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La morte di Eluana&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ molto triste dover parlare ancora di politica, dopo la morte della povera Eluana. Sarebbe più giusto tacere e riflettere sulla tragedia e la vicenda umana che ha coinvolto la famiglia  Englaro, che merita pietà e rispetto. &lt;br /&gt;Ma come si fa a non denunciare quanto sia miserabile sfruttare una tragedia privata per trarne un vantaggio politico, quanto sia vergognoso  coinvolgere il Capo dello Stato che non ha fatto altro che esercitare i suoi doveri di Custode della Costituzione. Eppure questo hanno fatto il Capo del Governo e alcuni suoi miseri cloni. E non si può non notare la strumentalizzazione dei media berlusconiani con la scelta di mettere in onda il Grande Fratello e la diretta della tv di Fede che ripetutamente e per lunghissimo tempo indugiava su un cartello con la scritta “Omicidio”, invece di un programma del più dignitoso Mentana (che si è dimesso). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vincenzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si consiglia la lettura al link:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/appello-liberta-giustizia/veleno-nichilista/veleno-nichilista.html"&gt;http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/appello-liberta-giustizia/veleno-nichilista/veleno-nichilista.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;ATTIVITA' CIRCOLO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il coordinamento di lunedì 2 febbraio proseguirà lunedì p.v. (9 febbraio). Sarà presente l'assessore Attanasio per discutere della viabilità di Montagnola. &lt;br /&gt;Comunico inoltre che l'incontro sulla politica estera con Antonio Rubbi si terrà il giorno lunedì 16 febbraio alle ore 18 presso il circolo Ardeatina.Sabato saremo presenti anche noi al mercato Montagnola dalle ore 10 alle 13 circa. Chi fosse interessato a partecipare è pregato di comunicarmelo.Colgo l'occasione per comunicare che la manifestazione che si sarebbe dovuta tenere ieri, è in programma giovedì 12.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fabrizio Marchetti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-8761744997210596827?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/8761744997210596827/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=8761744997210596827' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/8761744997210596827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/8761744997210596827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2009/02/il-caso-englaro.html' title='IL CASO ENGLARO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-2982029287905241012</id><published>2009-01-14T16:56:00.010+01:00</published><updated>2009-01-30T12:06:00.502+01:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;(Aggiornato al 30/01/09)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Iniziative Circolo:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo convenuto di organizzare tre iniziative: una sulla politica estera, una sull'economia ed una per lanciare la campagna del tesseramento. Queste iniziative si svolgeranno nei mesi di febbraio e marzo. Inoltre la festa del tesseramento sarà preceduta a scopo informativo da due volantinaggi, nei giorni di sabato 31 e sabato 7 febbraio, durante i quali distribuiremo anche il giornale Municipio Democratico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i lunedì dalle ore 18 alle 20 terremo aperta la sezione (Ardeatina).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Coordinamento del circolo è convocato il giorno lunedì 2 febbraio alle ore 18 presso il circolo Ardeatina (viale Tormarancia 121) con il seguente ordine del giorno:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;- iniziative politiche&lt;br /&gt;- comunicazioni dei consiglieri municipali &lt;br /&gt;- varie ed eventuali&lt;br /&gt;In vista del coordinamento che si terrà lunedì, il previsto volantinaggio di domani 31/1 è annullato.&lt;br /&gt;A presto,&lt;br /&gt;Fabrizio &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dall'editoriale di Famiglia Cristiana:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Siamo una Paese incredibile, metà fiaba e metà incubo. Nel giorno in cui Obama chiama gli americani a raccolta per affrontare la sfida colossale dell'economia e della povertà, il nostro presidente rincorre i sondaggi: quanti punti potrebbe perdere con la cessione di Kakà, allettato dalle sirene miliardarie dell'emiro? Preoccupato più di Fiorello che passa a Sky, che del calo di due punti del prodotto interno lordo". &lt;br /&gt;"La domanda che ci poniamo oggi - precisa il settimanale - non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavori con stipendi decenti, cure che possono permettersi, una pensione dignitosa, parole che avremmo voluto sentire dai nostri politici e che ha detto, invece, Obama Barack, nuovo presidente Usa, all'inizio del suo mandato". &lt;br /&gt;Ma le denunce non finiscono qui e l'analisi di Famiglia cristiana si fa più ampia. "Noi abbiamo smarrito il senso di nazione e il bene comune", si legge nell'articolo, rilevando che Berlusconi anche se "vince la sfida calcistico-miliardaria, elude la crisi quando rivela un ottimismo che "Eurostat smentisce a stretto giro di cifre: il tasso di disoccupazione in Italia salirà all'8,2 per cento, cioè 600 mila posti di lavoro in meno". Mentre in Germania, i partiti della Grosse Koalition trovano l'intesa su un piano anticrisi da 50 miliardi di euro, in Italia per il premier le emergenze sono "le intercettazioni telefoniche e un federalismo fiscale dai contorni fumosi e inquietanti, l'ennesimo cavallo di Troia della fantasia padana, un contentino da propaganda, un 'ossicino' per tenerli buoni. Sarà federalismo solidale? Costerà? Tremonti non dà cifre né risposte. E intanto l'84% delle famiglie povere sono rimaste escluse dalla tanto decantata social card". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarebbe davvero bisogno di Obama e delle sue sagge parole quando dice: "In questo Paese, nasciamo e moriamo come una nazione, un popolo. Non cediamo alla tentazione di ricadere nella faziosità, nella chiusura mentale e nell'immaturità che ha avvelenato la nostra politica così a lungò, sono le sagge parole di Obama". "Ma - conclude Famiglia Cristiana - i nostri politici, come i polli di Renzo, continuano a 'beccarsi' tra loro"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Riflessioni&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi spesso esibisce gli istinti peggiori che ci sono in tutti gli esseri umani, mescolando insieme illusorie promesse,bugie elette a sistema, tentazioni corruttrici, potere mediatico. Una miscela esplosiva capace di manipolare e modificare in peggio un intero paese.Berlusconi ha sempre visto gli italiani come un popolo da plagiare, a forza di menzogne, di barzellette grevi e carisma personal-mediatico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le Mistificazioni di Tremonti:&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non dice che L'Agenzia delle Entrate incassa oggi il frutto delle indagini chiuse negli anni di Prodi,che ritornano i furbetti fiscali come risulta dal calo del gettito dell'Iva, che ha abolito il comitato di esperti per la lotta al riciclaggio e ai paradisi fiscali, che ha smantellato le misure varate dal governo Prodi per ridurre il nero, che, attraverso il controllo politico della Guardia di Finanza, ha trasferito i graduati che avevano raggiunto i maggiori risultati contro l'evasione e la criminalità economica dalla Lombardia, dal Veneto e dalla Sicilia nelle provincie e Regioni "rosse".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vai al Link:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Chi-e-piu-libero-di-evadere/2057434//0"&gt;http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Chi-e-piu-libero-di-evadere/2057434//0&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Blog Roma Nord x il PD segnala un articolo di Repubblica che ritengo merita di essere letto; il link è:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/13/r2-la-religione-civile-che-manca.html"&gt;http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/13/r2-la-religione-civile-che-manca.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre ritengo interessanti i due articoli seguenti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le guerre indiane del Cavaliere&lt;br /&gt;(CURZIO MALTESE - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COMINCIA molto male il 2009 del governo Berlusconi. Un giorno un veto di Bossi, un altro la lite con Fini. L'immagine regale del premier che comanda tutto e tutti, unto da un consenso oceanico, mostra le prime crepe. Combina poco e quel poco grazie ai voti di fiducia, quasi temesse la propria maggioranza, in teoria solidissima e compatta agli ordini del capo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ultimo voto di fiducia, sul pacchetto anticrisi, ha suscitato la viva protesta del presidente della Camera, uno che negli ultimi tempi ha deciso di concedersi il raro lusso dell'indignazione. &lt;br /&gt;Gianfranco Fini l'ha detto chiaro: il governo chiede troppi voti di fiducia perché ha "un problema politico". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può aggiungere che è lo stesso problema da quindici anni. Berlusconi costruisce perfette macchine da guerra elettorale che poi si rivelano incapaci di governare. Il primo esperimento fallì dopo pochi mesi per la secessione leghista. Il secondo governò cinque anni, dal 2001 al 2006, senza realizzare una delle tante riforme promesse. Per colpa dei centristi, si giustificò. Il terzo, senza l'alibi Casini, ha già dimostrato d'essere inadatto a fronteggiare la recessione. Se il governo deve ricorrere alla fiducia in Parlamento per far approvare un pacchetto di misure anticrisi ridicolo, confrontato a quelli adottati nel resto dell'Occidente, chissà che cosa succederà quando si dovrà fare sul serio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un governo capace di vincere le "guerre indiane", quelle che si combattono con i cannoni contro archi e frecce. Berlusconi e i suoi ministri sono insomma bravi a far crocifiggere dalle televisioni singole categorie di poveri cristi, dalle maestre agli immigrati, dagli impiegati statali agli assistenti di volo, di volta in volta additati come i responsabili delle sciagure economiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già quando si sale verso i piani alti, per esempio dalle elementari alle baronie universitarie, dagli impiegati ai grandi manager pubblici o dalla piccola parrocchia sindacale alla Chiesa, il riformismo e il rigore si stemperano, il moralismo si relativizza. Il pacchetto anticrisi, nella sua mediocrià, sfiorava qualcuna di queste categorie protette, ed era a rischio di agguato parlamentare. Berlusconi, che continua a confondere il Parlamento con Mediaset, prova a imporre la legge del padrone, in attesa e come rodaggio del vagheggiato presidenzialismo. Ma il Parlamento non è un'azienda ed è positivo che almeno uno dei suoi due presidenti lo ricordi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il problema politico cui allude Fini è molto più grave del dissidio fra Berlusconi e questo o quell'alleato. Oggi come nel '94 e nel 2001, le componenti della maggioranza difendono interessi diversi e spesso in contrasto. La Lega vuole il federalismo fiscale che An e Forza Italia, partiti sempre più meridionali, possono concedere volentieri a parole, mai nei fatti. L'ultima vicenda dell'Alitalia ne è una prova assai concreta ed evidente. Quando si è trattato di scegliere fra Air France e Lufthansa, in pratica fra Fiumicino e Malpensa, il governo ha scelto Roma contro Milano. Il resto sono chiacchiere. È vero che finora gli elettori leghisti si sono contentati delle chiacchiere e non dei fatti, invero pochini. Ma siccome, da gente pratica, prima o poi se ne accorgeranno, Bossi e i suoi si tengono con un piede nella maggioranza e uno fuori. È già accaduto che la Lega ne uscisse, nel '94, ottenendo alle elezioni successive il suo più grande successo. Una replica del ribaltone appare oggi improbabile. Fra l'altro, non troverebbe una sponda solida nel rocambolesco accrocco delle opposizioni. Eppure con la crisi alle porte, molte cose possono cambiare in fretta. Esiste poi l'altro conflitto, sia pure meno pericoloso, con la componente di An. Soprattutto con Gianfranco Fini, che si è stufato di fare il delfino a vita. Ha capito che non diventerà mai il successore, quindi si concede finalmente libertà d'azione e di pensiero. Con uscite largamente apprezzabili, dal fascismo agli immigrati, dalla laicità alla difesa delle istituzioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto questo, Berlusconi pure difende un interesse non negoziabile, il proprio. L'interesse di Berlusconi è ottenere oggi la riforma della giustizia e domani il presidenzialismo. Una naturale evoluzione: dalle leggi ad personam alle riforme ad personam. Ma non si vede davvero perché gli alleati dovrebbero avere tanta fretta di consegnargli un potere assoluto, quando possono campare benissimo negoziando di volta in volta. Infatti né Bossi né Fini, a quanto s'è capito, fremono d'impazienza. Sullo sfondo di questo complesso teatrino ci sarebbe un paese sull'orlo di una lunga recessione aggravata dal terzo debito pubblico del pianeta. Ma questa naturalmente è l'ultima delle preoccupazioni. &lt;br /&gt;(14 gennaio 2009)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA GRAMMATICA VIOLATA&lt;br /&gt;(FRANCO CORDERO - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benedetto Croce, coltissimo e ricco signore con largo ascendente nella cultura novecentesca, aveva manifestato qualche vaga simpatia al fascismo emergente, castigatore delle mattane sovversive, ma cambia avviso vedendo come il castigamatti s' impadronisca dello Stato, in barba all' etica liberale. Da allora impersona un implicito dissenso, rispettato dagli occupanti perché ogni soperchieria sul papa dell' idealismo italiano guasterebbe l' immagine fascista; Mussolini non è Hitler. I numeri bimestrali della «Critica» hanno devoti lettori, bollettino d' una sommessa opposizione. Privatamente circolano battute spiritose. Sentiamone una, cosa sia il regime mussoliniano: un governo degli asini «temperato dalla corruzione». Era formidabile conversatore, spesso feroce, ad esempio nell' arrotare un ex pupillo rumoroso e rampante diagnosticandogli «priapismo dell' Io». Varrà la pena spiegare in qual senso sia peggiore l' attuale governo onagrocratico (dal latino «onager», asino selvatico). Qui notiamo come la natura asinina sfolgori nel protocollo d' intesa 26 novembre 2008: i partner sono due ministri; lo scassasigilli era segretario particolare del sire d' Arcore, padrone d' Italia nei prossimi 12 o 17 anni se gli spiriti animali gli durano; l' altro, ministro innovatore dalle frequenti epifanie, ha appena annunciato che domerà gli statali col bastone e la carota. I due s' intendono sul seguente disegno: allestire una memoria informatica universale dove confluiscano tutti gli atti compiuti dalla polizia giudiziaria (il grosso delle indagini preliminari); e la covi il ministro, eventualmente mediante appalti esterni (in lessico tecnicoide outsourcing); why not? (logo d' un allegro affarismo), l' affidi a imprenditori della galassia Mediaset, visti i luminosi precedenti Telecom. Il lettore domanda perché definiamo asinina un' idea sinistra (tra Gestapo e Millenovecentottantaquattro, l' incubo narrato da George Orwell): l' asino è animale mite; vero, ma ignorante e luoghi comuni probabilmente falsi lo dicono poco intelligente. Qui sta l' aspetto onagrocratico, e tutto sommato benefico, svela piani che menti più sottili dissimulano. Sappiamo dove miri Re Lanterna, tre volte vittorioso nella fiera elettorale grazie all' ordigno televisivo che consorterie tarate gli hanno venduto: pretende nello Stato un dominio quale esercitava nell' impero privato (e presumibilmente lo esercita, essendo piuttosto anomala la metamorfosi dei vecchi pirati in asceti); i limiti normativi gli ripugnano; caudatari in divisa o pseudoneutrali chiamano «decisioni» gesti padronali nemmeno pensabili in chiave politica. Gli sta a pennello la definizione crociana (priapismo dell' Io), con una terribile differenza in peius: quel letterato era persona d' intelletto fine, narciso inoffensivo, acuto patologo del fascismo; lui no, ha plagiato parte d' Italia e vuol comandarla tutta, attraverso l' abbassamento dei livelli mentali. Appena rimesso piede al governo, s' è proclamato immune dai processi penali, quindi invulnerabile su ogni episodio passato o futuro, qualunque sia il nomen delicti; i suoi piani escludono futuri rendiconti elettorali pericolosi, ma l' organismo collettivo ha ancora difese immunitarie (Carta, leggi, codici, tribunali, magistratura); e volendole disarmare, blatera d' una giustizia da riformare, l' ultima cosa della quale occuparsi mentre il paese va in malora, affogato nella crisi planetaria, e lui s' ingrassa. Aborre l' azione penale obbligatoria e il pubblico ministero indipendente: lo vuole diretto dal governo; il che significherebbe impunità pro se et suis, con duri colpi all' avversario molesto. Tale l' obiettivo ma l' idea è cruda: gliela contestano anche degli alleati; e i negromanti indicano una via indiretta, meno vistosa, lasciare intatto l' ufficio requirente, affidando le indagini alla polizia, diretta dal potere esecutivo. Quante volte l' ha detto: diventerà avvocato dell' accusa, ridotto alla performance verbale o grafica; cervelli polizieschi investigano e la relativa mano raccoglie le prove (sotto l' occhio governativo). A quel punto sarà innocua la bestia nera. Il tutto sine strepitu: due o tre ritocchi appena visibili; se vi osta l' art. 109 Cost. («l' autorità giudiziaria dispone direttamente» dell' omonima polizia), basta toglierselo dai piedi; l' art. 138 ammette delle revisioni; nelle due Camere se la combina quando vuole, avendo i numeri; e poco male fosse richiesto un referendum confermativo. Nessuno gli resiste nelle tempeste mediatiche. Con tre reti televisive vola sulla luna. Riconsideriamo l' aspetto asinino. Il protocollo 26 novembre 2008 grida quel che Talleyrand e Fouché, molto più fini, terrebbero sub rosa, e lo fa in termini grossolani, ignari dell' elementare grammatica legale. Non è materia disponibile mediante circolari o intese ministeriali. La regolano norme codificate: la documentazione degli atti d' indagine avviene in date forme (art. 373); e sono coperti dal segreto finché «l' imputato non ne possa avere conoscenza» (art. 329); e la polizia deve spogliarsi dei verbali, reperti, notitiae criminis, trasmettendoli al pubblico ministero (art. 357). Secondo le attuali regole, i due confabulanti esigono dei delitti dalla polizia (artt. 326, 379-bis, 621 c. p.). E chi escogita questo serbatoio penale, violabile dagli hackers ma comodo in mano al ministro e servizi segreti? I campioni della privacy, furenti quando, straparlando al telefono, finiscono nella memoria acustica corruttori, corrotti, concussori, pirati societari e simili faune. - &lt;br /&gt;FRANCO CORDERO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-2982029287905241012?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/2982029287905241012/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=2982029287905241012' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2982029287905241012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2982029287905241012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2009/01/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-2669767711485801373</id><published>2008-12-24T17:15:00.002+01:00</published><updated>2008-12-24T17:19:00.243+01:00</updated><title type='text'>AUGURI</title><content type='html'>&lt;strong&gt;I più cari auguri di un Buon Natale &lt;br /&gt;e di un Felice 2009, &lt;br /&gt;speriamo più ricco di soddisfazioni del 2008.&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-2669767711485801373?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/2669767711485801373/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=2669767711485801373' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2669767711485801373'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2669767711485801373'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/12/auguri.html' title='AUGURI'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-826027260502364689</id><published>2008-12-05T18:14:00.008+01:00</published><updated>2008-12-12T19:19:43.258+01:00</updated><title type='text'>IL CIRCOLO PD MONTAGNOLA HA UN NUOVO COORDINATORE</title><content type='html'>&lt;strong&gt;(agg. 11.12.2008)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'unanimità il Circolo PD Montagnola ha eletto &lt;strong&gt;Fabrizio Marchetti&lt;/strong&gt; come nuovo Coordinatore. La prima riunione è prevista per il 18 dicembre alle ore 18 in via Tormarancia 121, con il seguente ordine del giorno:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;- apertura del tesseramento&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;- nomina del tesoriere del circolo&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;- varie ed eventuali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'ALTRA CHIESA E L'ALTRO PD&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Governo adotta due pesi e due misure:&lt;br /&gt;E' bastato minacciare la mobilitazione della federazione degli istituti cattolici  per fare marcia indietro, ignorate invece le richieste di studenti e docenti della scuola pubblica decimata a colpi di decreti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una Chiesa spesso in sintonia con questo Governo: chiede e ottiene privilegi in cambio di sostegno elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E c’è una parte del PD in cui la commistione tra politica e affari, gli intrecci tra amministratori  e imprenditori di varia natura,  e forse la camorra, sono ormai di pubblico dominio.  Molti  iscritti , elettori, militanti sono incazzati di questa situazione e chiedono una gestione del potere più trasparente e corretta.  Forse è il caso di discutere  nei Circoli, nelle sedi opportune, se non addirittura in un Congresso straordinario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magari traendo spunto , in merito allo spirito di servizio che dovrebbe animare i Governanti , dalle meditazioni di un   rappresentante di quella Chiesa che privilegia più nobili  valori,  il Cardinale Martini:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;'Conversazioni notturne a Gerusalemme'  del cardinale Martini&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nella mia vita mi sono imbattuto in molte cose terribili, la guerra, il terrorismo, le difficoltà della Chiesa, la mia malattia, la mia debolezza. Ma la mia infelicità è poca cosa in confronto alla felicità. La felicità va condivisa. E soprattutto la felicità non è qualcosa che arriva e che dobbiamo solo aspettare. Dobbiamo cercarla".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Chi ha imparato ad avere fiducia non trema, ha il coraggio di darsi da fare, di protestare quando viene detta qualcosa di spregevole, di cattivo, di distruttivo. E soprattutto ha il coraggio di dire 'sì' quando si ha bisogno di lui".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Chi legge la Bibbia e ascolta Gesù scoprirà che lui si meraviglia della fede dei pagani. In un passo del Vangelo egli non propone come modello il sacerdote, ma l'eretico, il samaritano. Quando pende dalla croce accoglie in cielo il ladrone. Il migliore esempio è Caino: Dio segna Caino per proteggerlo. Nella Bibbia Dio ama gli stranieri, aiuta i deboli, vuole che soccorriamo e serviamo tutti gli uomini. Gli uomini invece e anche la Chiesa, corrono sempre il rischio di porsi come assoluti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non si può rendere Dio cattolico. Dio è al di là dei limiti e delle definizioni che noi stabiliamo. Egli non si lascia dominare o addomesticare. Se esaltiamo Gesù e guardiamo i poveri, gli oppressi, i malati, andiamo verso di loro e li tocchiamo, Dio ci conduce fuori, nell'immensità. Ci insegna a pensare in modo aperto".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Paura e indifferenza sono entrambi presenti nella Chiesa. Gesù risveglierà e scuoterà gli indifferenti e incoraggerà i timorosi. Oggi è difficile far parte della Chiesa ed esserne soltanto un membro passivo. Ma chi agisce e assume responsabilità può cambiare molte cose. Da giovane ed anche da Vescovo il lavoro con i giovani è stato quello che mi ha più aiutato ad essere cristiano. Cristo non ha oggi altre mani e altra bocca che la tua e la mia".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La Chiesa parla molto di peccato. È forse interessata a far apparire gli uomini più cattivi di quanto non siano? Di peccato la Chiesa ha parlato molto, a volte troppo. Da Gesù può imparare che è meglio incoraggiare gli uomini e stimolarli a lottare contro il peccato del mondo. Con 'peccato del mondo'  la Bibbia non si riferisce solo alle nostre colpe personali bensì a tutte le ingiustizie e ai pesi che ereditiamo. Gesù ci chiama a collaborare alla guarigione laddove l'ordine divino del mondo è stato violato".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Io voglio una Chiesa aperta, porte aperte alla gioventù, alle donne, una Chiesa che guardi lontano. Non saranno né il conformismo né timide proposte a rendere la Chiesa interessante. Io confido nella radicalità della parola di Gesù, nella buona novella che Gesù vuole portare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La giustizia è l'attributo fondamentale di Dio. Nel giudizio universale Gesù formula come criterio di distinzione tra il bene e il male la giustizia, l'impegno a favore dei piccoli, degli affamati, degli ignudi, dei carcerati, degli infermi. Il giusto lotta contro le disuguaglianze sociali".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Quando si conducono guerre di aggressione in nome di Dio, quando il cristianesimo viene usato in modo populistico in campagne elettorali, sento suonare campane di allarme. È ripugnante  parlare di Dio e non esser fedeli alla sua caratteristica principale: la giustizia. Ci unisce ai musulmani e agli ebrei la fede nel Dio unico. Se si parla di Dio bisogna farlo con serietà altrimenti è meglio non avere il suo nome sulle labbra".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riceviamo e pubblichiamo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;CONCORSI UNIVERSITARI:&lt;br /&gt;COME IL GATTOPARDO, TUTTO CAMBI PERCHE’ NULLA CAMBI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dietro ad un indirizzo giusto di meritocrazia si nascondono possibilità e percorsi che consentono il perpetuarsi di baronie e clientele aumentando la precarietà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il D.L. 180/08 (“Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”), esaltato dagli organi di stampa vicini al centrodestra come una riforma epocale del nostro sistema universitario, rappresenta una “riformicchia” che non affronta seriamente alcun problema reale, non riduce se non in minima parte i tagli introdotti dalla legge 133/08 che a partire dal 2010 avranno effetti dirompenti sui bilanci di quasi tutte le università italiane e, anche nei punti apparentemente condivisibili, contiene scappatoie che consentiranno ai potentati accademici di aggirare sistematicamente tutte le novità sbandierate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul piano della sicurezza sociale e della tutela del lavoro, siamo purtroppo costretti a denunciare come, durante la conversione del decreto da parte dell’aula del Senato, siano stati introdotti due emendamenti che rappresentano un vero attentato contro le prospettive di stabilità dei tanti precari della ricerca che popolano le università italiane. &lt;br /&gt;Con il primo di questi emendamenti si sono destinate le risorse finanziarie finora dedicate all’assunzione di ricercatori a tempo indeterminato anche ad una figura di contrattisti precari introdotta dall'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230 (“riforma Moratti). &lt;br /&gt;Con il secondo emendamento si è stabilito che i concorsi per l’assunzione di questo personale precario siano esclusi dalle nuove regole concorsuali più meritocratiche introdotte dallo stesso D.L. 180/08 e si svolgano con regole stabilite localmente da ogni singolo ateneo. &lt;br /&gt;Il risultato è ovvio: un corposo travaso di fondi dai contratti a tempo indeterminato verso contratti precari e un incentivo ai baronati accademici a ricorrere a questi ultimi in virtù della possibilità di manipolarne più facilmente l'esito concorsuale e del maggior controllo che la spada di Damocle della precarietà consente di esercitare sui propri sottoposti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più precarietà e più potere ai baroni, quindi, proprio mentre la maggioranza ed i giornali ad essa vicini contrabbandano sfacciatamente questo decreto come “portatore di meritocrazia”. &lt;br /&gt;In realtà ciò che davvero non è più rimandabile è un intervento che ponga fine alla vergognosa situazione per la quale oggi le università e gli enti di ricerca si reggono sul lavoro di un grande numero di ricercatori e docenti precari per i quali non valgono le più elementari norme del diritto del lavoro (maternità, ferie, orari, tutela della salute e della sicurezza, protezione in caso di vacanza contrattuale, tredicesima mensilità, contributi previdenziali adeguati…) e le cui prospettive lavorative non sono in alcun modo legate a merito e capacità, ma a variabili per essi casuali e non controllabili. &lt;br /&gt;Tale situazione è stata creata dall’incapacità dell’Italia di allinearsi alle altre grandi nazioni europee, la cui percentuale di ricercatori sulla popolazione attiva è doppia rispetto alla nostra, e richiederebbe una politica non di ulteriore precarizzazione, ma di maggiori investimenti che consentano di confermare per il 2009 e potenziare significativamente negli anni successivi il reclutamento straordinario previsto dal Governo Prodi. I ricercatori e docenti precari italiani sono oggi stimati in diverse decine di migliaia, ma il loro numero esatto è purtroppo sconosciuto in quanto tutti i tentativi (alcuni tuttora in corso) di istituire un censimento a livello nazionale o anche solo di singola università sono sempre sistematicamente naufragati di fronte alle resistenze del ministero, delle università e financo dei singoli dipartimenti. Una moltitudine fantasma, insomma, che le iniziative della maggioranza espongono ancor più alla precarietà e all’arbitrarietà dei potentati baronali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;On. Pina Picerno&lt;br /&gt;On. Manuela Ghizzoni    Associazione 20 maggio - Flessibilità Sicura &lt;br /&gt;On. Teresa Bellanova     “Coordinamento Parlamentari del PD &lt;br /&gt;On. Maria Anna Madia    contro la precarietà e per una flessibilità sicura” &lt;br /&gt;On. Ivano Miglioli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-826027260502364689?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/826027260502364689/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=826027260502364689' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/826027260502364689'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/826027260502364689'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/12/laltra-chiesa.html' title='IL CIRCOLO PD MONTAGNOLA HA UN NUOVO COORDINATORE'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-6001060077265598137</id><published>2008-12-02T19:18:00.003+01:00</published><updated>2008-12-02T19:24:06.365+01:00</updated><title type='text'>ATTIVITA' CIRCOLO</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_assso-wMV9Q/STV807nr35I/AAAAAAAAAE0/9Hi2Dj-ydbg/s1600-h/01122008668.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_assso-wMV9Q/STV807nr35I/AAAAAAAAAE0/9Hi2Dj-ydbg/s320/01122008668.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5275259787333590930" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_assso-wMV9Q/STV8ddgJSnI/AAAAAAAAAEs/05vAbehMxTQ/s1600-h/01122008667.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_assso-wMV9Q/STV8ddgJSnI/AAAAAAAAAEs/05vAbehMxTQ/s320/01122008667.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5275259384111909490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Si è tenuta una riunione del Circolo nella quale sono stati  affrontati i temi del tesseramento e di eventuali iniziative da intraprendere per discutere di argomenti nazionali, romani  e legati al nostro territorio. A sorpresa Claudio Mannarino, il coordinatore del Circolo,  ha presentato le sue dimissioni  sostenendo  che non gli è possibile seguire con la giusta efficacia l’attività di Consigliere del Municipio e quella di Coordinatore. Tutti i presenti hanno ringraziato  Claudio per il lavoro svolto, apprezzando il suo gesto, molto democratico e responsabile. &lt;br /&gt;Nel prossimo incontro si definiranno l’elezione del nuovo Coordinatore  e una serie di appuntamenti. Si auspica una partecipazione più numerosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NUOVA SEDE DEL CIRCOLO&lt;br /&gt;Per un po’ saremo ospiti del Partito Democratico Ardeatino di Viale Tormarancia 121&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-6001060077265598137?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/6001060077265598137/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=6001060077265598137' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/6001060077265598137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/6001060077265598137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/12/attivita-circolo.html' title='ATTIVITA&apos; CIRCOLO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_assso-wMV9Q/STV807nr35I/AAAAAAAAAE0/9Hi2Dj-ydbg/s72-c/01122008668.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-5647597084814934194</id><published>2008-11-21T21:37:00.002+01:00</published><updated>2008-11-21T21:41:09.161+01:00</updated><title type='text'>DOCUMENTO DEI CRISTIANO SOCIALI DEL LAZIO</title><content type='html'>Riceviamo e volentieri pubblichiamo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cristiano Sociali Lazio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL CONTRIBUTO DEI CRISTIANO SOCIALI DEL LAZIO &lt;br /&gt;PER COSTRUIRE IL PD NELLA NOSTRA REGIONE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi Cristiano sociali del Lazio, esprimiamo la nostra preoccupazione per le pause e le incertezze che sta vivendo la formazione del Partito Democratico anche nella nostra Regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo fortemente voluto la nascita della casa comune dei riformisti, come convergenza delle diverse tradizioni del riformismo italiano in una nuova cultura politica, in un progetto in grado di governare l’Italia nel XXI secolo. E per questo percorso abbiamo lavorato duro, dando un convinto contributo fin dalla nostra nascita nel 1993, quando con Pierre Carniti ed Ermanno Gorrieri abbiamo creduto alla necessità politica di una presenza organizzata dei cristiani nello schieramento allora cosiddetto progressista. &lt;br /&gt;Una storia, dunque, che viene da lontano, fortemente caratterizzata dall’impegno costante su alcune grandi questioni di fondo: l’opzione preferenziale per gli ultimi e per chi non ha voce, l’obiettivo dell’uguaglianza concretamente realizzabile; la laicità delle istituzioni come profilo ineludibile dell’impegno politico dei cristiani, l’eticità della politica, discriminante che non ammette deroghe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stiamo invece assistendo ad un percorso dal quale non sta nascendo qualcosa di nuovo. Anzi: sembrano prevalere ancora vecchie derive, dispute e controversie non sempre decifrabili. Vediamo dissiparsi lo spirito unitario e l’entusiasmo che avevano accompagnato l’esperienza dell’Ulivo e si erano poi proiettati nella costruzione del partito nuovo. A tutto discapito della produzione politica e del confronto con chi ci ha dato fiducia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo sempre più convinti che il PD avrà senso e forza solo se sarà un partito popolare, fondato su un rapporto diretto e quotidiano con le comunità, i cittadini, gli elettori. Se coltiverà la capacità di motivarli a partecipare e a votare sulla base di una condivisione di valori e di progetto. Un partito che faccia ancora della questione morale un proprio carattere irrinunciabile e distintivo. Nonostante tutto, anzi proprio perché sembra essere un tema assai poco spendibile sul piano dei consensi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il partito deve inoltre diventare in prima istanza l’occasione privilegiata per quella democrazia partecipativa che progetta per il paese: dirigenti scelti dagli iscritti e non dai notabili; primarie per selezionare le candidature; radicamento popolare. Abbiamo bisogno, anche nella nostra regione, di dare un segno di discontinuità nelle cariche dirigenziali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un partito che sappia nell’insieme rielaborare idee, cultura, riflessione. Che abbia lo sguardo lungo di chi progetta dopo aver analizzato, studiato, confrontato proposte senza l’ansia di un immediato riscontro elettorale, ma con la convinzione che il cammino da fare richiede fatica, sforzo, coerenza e costanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è emerso con forza al nostro VI Convegno nazionale di studi ad Assisi (“I cristiani e le nuove sfide della politica. Democrazia, giustizia, bene comune”, che ha visto la partecipazione di quasi 300 persone fra rappresentanti del movimento e amici), nella vita quotidiana del partito vediamo invece affermarsi una tendenza ad una forte concentrazione di responsabilità sulla leadership nazionale, e insieme l’organizzazione per aggregazioni fortemente personalizzate. È un processo inquietante perché di fatto indebolisce l’unità e la dimensione associativa del partito, la sua leadership e lo stesso processo costituente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il PD ha bisogno, a tutti i livelli, di una leadership forte e collegiale insieme, che sappia suscitare e mobilitare energie, coinvolgere a pieno titolo i giovani e le donne, vivendo attraverso le sue proposte e le sue lotte nella società. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È poi necessario che nel Partito aree e posizioni culturali diverse, poiché sono fonte di dibattito vitale, anche come voci di organizzazioni e istanze sociali differenti, quindi di maggiore ricchezza per tutti, trovino un’adeguata presenza fondata non su mere logiche di potere o di appartenenze correntizie, ma sulla feconda opportunità di fare sintesi proficua a partire da un patrimonio di idee e di valori consolidati e riconosciuti nel Paese prima ancora che nel partito.&lt;br /&gt;Solo così saremo capaci di dare un’anima e un’identità al partito che stiamo formando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Condividiamo quanto è stato già detto e scritto in altre sedi (vedi il Circolo PD di Donna Olimpia), e lo facciamo nostro.&lt;br /&gt;“E’ necessario che la selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature passi fin da subito dalla prassi della cooptazione, dal criterio della fedeltà a questo o quel capocordata, dal dibattito pseudopolitico, alla valorizzazione dei meriti e delle competenze in un aperto confronto democratico fra idee e posizioni diverse. E’ necessario a tal fine un patto di lealtà e di collaborazione fra la generazione di dirigenti che ha guidato finora il Partito romano e le nuove generazioni che in questi anni sono cresciute dentro e attorno a esso, tanto nei partiti che, sciogliendosi, gli hanno dato vita quanto in altre forze politiche e nella società civile.&lt;br /&gt;Per realizzare anche a livello romano gli scopi per i quali il PD è stato fondato, è necessario in primo luogo incidere sui processi decisionali e sui modi di formazione dei gruppi dirigenti. Occorre che in entrambi i casi siano coinvolte le strutture di base e che sia favorita la più ampia partecipazione degli aderenti e dei cittadini mediante il ricorso sistematico al metodo delle primarie per la formazione delle candidature alle cariche elettive cui il Partito concorre (quanto meno a quelle monocratiche), come è previsto dallo Statuto ed è stato recentemente ribadito dal Segretario”.&lt;br /&gt;C’è un lavoro lungo da fare.&lt;br /&gt;Allargare la base della partecipazione coinvolgendo iscritti, elettori e cittadini nelle scelte di contenuto e nella selezione della classe dirigente; far diventare praticabili, trasparenti ed effettivamente democratiche le sedi decisionali ad ogni livello; adottare procedure trasparenti di selezione della classe dirigente; coordinare il lavoro dei Circoli con organismi agili e partecipati; prevedere anche a livello locale una Conferenza programmatica in grado di tradurre in scelte politiche strategiche e praticabili, le idee e le proposte che un’ampia consultazione di base sarà capace di avanzare; attivare forme di comunicazione circolare, affinché ciascuno e tutti sappiano cosa sta avvenendo, quale sia il processo avviato e i passi che si vanno susseguendo.&lt;br /&gt;Sono questi i punti su cui noi Cristiano sociali non intendiamo retrocedere nella nostra azione politica. Anzi, pensiamo che siano elementi che possono qualificare l’identità e l’azione del partito e per i quali abbiamo intenzione di spendere ancora le nostre risorse umane e ideali. &lt;br /&gt;Mettendoci a disposizione per il confronto e la discussione. Per rilanciare il Partito e soprattutto ridare al Paese, e alla nostra città, un governo che ponga il bene comune come base di partenza del tessuto civile collettivo che unisce una popolazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il coordinamento regionale del Movimento dei Cristiano Sociali del Lazio&lt;br /&gt;Roma 20 ottobre 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-5647597084814934194?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/5647597084814934194/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=5647597084814934194' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5647597084814934194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5647597084814934194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/11/documento-dei-cristiano-sociali-del.html' title='DOCUMENTO DEI CRISTIANO SOCIALI DEL LAZIO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-1397774236356310908</id><published>2008-11-15T14:25:00.002+01:00</published><updated>2008-11-15T14:29:55.287+01:00</updated><title type='text'>IL VENTENNIO DEL CAVALIERE</title><content type='html'>Il Ventennio del Cavaliere&lt;br /&gt;(MASSIMO GIANNINI - La Repubblica)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Anticipiamo parte dell'introduzione del libro di "Lo Statista. Il Ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo" (Baldini Castoldi Dalai, pagg. 280, euro 17) in questi giorni in libreria &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"I codardi della radio e i teppisti miliardari dell'editoria controllata dalla Casa Bianca della banda di Lindbergh dicono che Winchell è stato licenziato per aver gridato "al fuoco!" in un teatro affollato. Signor New York City e signora, la parola non era "fuoco". Era "fascismo" che Winchell ha gridato. E lo è ancora. Fascismo! Fascismo! E io continuerò a gridare "fascismo" a ogni folla di americani che riuscirò a trovare finché il partito del tradimento filo-hitleriano di Herr Lindbergh non sarà espulso dal Congresso il giorno delle elezioni". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so dire bene il perché. Ma quando ho cominciato a pensare a un libro su Silvio Berlusconi le prime immagini che mi sono venute in mente sono state quelle descritte da Philip Roth nel suo Complotto contro l'America, il racconto fanta-politico su Sir Charles Lindbergh che vince le elezioni del 1940 al posto di Roosevelt facendo precipitare gli Stati Uniti e il mondo intero nell'incubo. Grande aviatore e trasvolatore di oceani, ovunque atterri con il suo mitologico Spirit of St. Louis trova ad aspettarlo i reporter dei giornali e migliaia di cittadini radunati per vedere e acclamare il loro giovane presidente, con la sua famosa giacca a vento e il caschetto di pelle da aviatore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il romanzo di Roth è un affresco superbo sul declino di una nazione assuefatta. Sulla sua progressiva caduta di attenzione sociale e di tensione morale. Questione di luoghi, questione di simboli. Il Palazzo romano al posto di Washington. L'Italia profonda al posto dell'America. Il predellino di una Mercedes al posto della cabina di un monoplano. Il doppiopetto al posto della giacca a vento. O la bandana al posto del caschetto. Non so perché. Ma per quanto ardita e fantasiosa, la comparazione mi ha convinto. Ho cominciato a scrivere. Stimolato anche dalle amare riflessioni di un Grande Vecchio della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi: "Gli italiani sono presi da una strana cupidigia di servitù. E più Berlusconi straccia il tessuto istituzionale, più loro chiedono di essere servi". Non è una bella immagine. Ma purtroppo è drammaticamente vera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima tesi di questo libro è che il Cavaliere è ormai uno Statista. Tra i peggiori della storia patria. Ma un vero Statista, che ha saldamente in mano il destino della nazione... Tra cinquant'anni, quando saranno finalmente spurgati gli ultimi liquami ideologici dell'estenuante Novecento italiano, gli storici si affacceranno sull'abisso della Prima Repubblica e dovranno riconoscere che tutto quello che è venuto dopo (si tratti di Seconda, di Terza o di Nessuna Repubblica) si chiama Berlusconi. Quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo dal 1994, con qualche marginale intermezzo, è a tutti gli effetti il Ventennio berlusconiano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'è vizio privato o virtù pubblica, carattere culturale o ethos popolare, che l'uomo di Arcore non abbia saputo al tempo stesso anticipare o amplificare, in un vorticoso e a tratti misterioso gioco di specchi in cui alla fine era ed è sempre più difficile distinguere chi riflette che cosa. Con il terzo trionfo elettorale del 2008, Berlusconi si è ripreso definitivamente l'Italia... e come il fascismo per Piero Gobetti, anche il berlusconismo ha finito per trasformarsi davvero in un'altra "biografia della nazione"... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo dice lui stesso, alla costituente del Pdl: "Il nostro non è soltanto un nuovo partito, è la nuova Italia. E' una grande forza politica che riunisce tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra e che ci hanno fatto conoscere la loro volontà alle ultime elezioni". Nulla da eccepire: quando ha ragione, ha ragione... &lt;br /&gt;La seconda tesi di questo libro è che quella italiana è ormai una democrazia in profonda trasformazione. Lo Statista sta trascinando l'Italia su un terreno che definirei "post-democratico", secondo la formula coniata da Colin Crouch... Non è una dittatura in senso classico, ma sicuramente una democrazia "nella sua parabola discendente". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma discendente verso cosa? Il punto di caduta di questa deriva italiana è una forma moderna di "totalitarismo" post-ideologico, inteso in senso tecnico e filosofico. L'Italia è troppo disincantata per incappare in un vero "regime" in cui siano conculcate le libertà fondamentali... La posta in gioco è un'altra. E' una nuova, subdola ma comunque pericolosa forma di egemonia politico-culturale. E' lo svuotamento e il depotenziamento dei "luoghi" nei quali si sviluppano una riflessione oppositiva e una visione positiva sull'Italia che c'è e su quella che ci vorrebbe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' l'assenza di poteri autonomi che bilanciano lo strapotere dell'esecutivo, dalle istituzioni all'establishment economico-finanziario, ridotto a un puro ruolo di vassallaggio, ricattato e ricattabile attraverso il meccanismo incestuoso delle concessioni governative e il circuito perverso del finanziamento bancario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' lo sgretolamento dei contenuti della politica, lo smantellamento sistematico della verità dei fatti, il disfacimento scientifico del linguaggio, che trasforma l'informazione in "rumore bianco", ininfluente e inascoltabile, e omogeneizza tutto, il consenso e il dissenso, nel frullatore dell'assenso... Fareed Zakaria, nel suo Democrazia senza libertà teorizza l'esistenza delle "democrazie illiberali", che combinano elezioni e autoritarismo. "Spesso, i governi democratici rivendicano una sovranità, ovvero un potere assoluto, e questo determina un eccessivo accentramento dell'autorità, non di rado mediante mezzi extracostituzionali e con esiti non sempre apprezzabili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne deriva una forma di governo non troppo diversa da una dittatura, nonostante la maggiore legittimità". Non so perché. Ma ancora una volta questi ragionamenti mi fanno pensare alle cose che succedono dalle nostre parti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terza tesi di questo libro è che lo Statista va ormai preso sul serio. Nel suo "ramo" è davvero il "professionista" migliore su piazza, e non può più essere trattato come un fenomeno da baraccone. E il suo governo di destra dura e pura riflette inevitabilmente la "vocazione totalitaria" di chi lo guida, ma sta dicendo e facendo cose che piacciono agli italiani... Dice Giulio Tremonti, ideologo della maggioranza: "L'Italia è un Paese sostanzialmente di centrodestra. C'è stata una maggioranza di centrodestra, c'è e ci sarà. Il problema è dare una rappresentanza a questa massa maggioritaria di voti". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono convinto, a malincuore, che il superministro dell'Economia abbia ragione... Il conflitto di interessi è e resta senz'altro "un" problema. Ma non è più "il" problema. Quello che Umberto Eco aveva definito a suo tempo "cesarismo elettronico", come cifra del nuovo potere berlusconiano, è oggi solo il corollario di un epifenomeno politico e sociale molto più radicato e complesso... Ormai non è più vero quello che scrisse una volta Furio Colombo, e cioè che siamo al cospetto di "un leader elettronico che non ha un popolo, ma un pubblico di spettatori". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La novità di questa terza reincarnazione berlusconiana è che il leader non è più solo "elettronico", ma si è fatto compiutamente "politico". E soprattutto non ha più solo "un pubblico", ma ormai si è costruito anche "un popolo"... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La quarta tesi di questo libro è che il berlusconismo ha davvero alcuni tratti in comune con il fascismo. La contiguità, e la continuità, non è ovviamente con un regime inteso come struttura violenta e repressiva. Ma come sovrastruttura politica, sociale e culturale incline ad un autoritarismo e un plebiscitarismo che oggi possono spaventare molti di noi, ma che incontrano il favore della gente. Niente succede per caso. Ci sarà un motivo se fino ad oggi, nonostante un'episodica eccezione nell'ultimo 25 aprile, lo Statista non è mai riuscito a dichiararsi apertamente e serenamente "antifascista". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarà un motivo se oggi ci sono sindaci che rivalutano il Ventennio e ministri che celebrano Salò. Ci sarà un motivo se un gruppo di giovani squadristi neofascisti fa irruzione negli studi Rai di via Teulada per una "spedizione punitiva" contro un programma televisivo. E ancora, ci sarà un motivo se oggi, 27 anni dopo la scoperta della famosa lista nella villa di Castiglion Fibocchi, rispunta fuori Licio Gelli, addirittura in un suo spettacolo in tv: "Sono nato sotto il fascismo, sono fascista e morirò fascista... L'unico che può portare avanti il Piano di rinascita democratica è Berlusconi". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno, e io meno che mai, pensa per questo che il premier non rappresenti il governo legittimo del Paese, democraticamente eletto dagli italiani... Ma la consapevolezza di quella legittimità formale non deve impedire di constatare, e soprattutto di contestare, l'inammissibilità sostanziale di molte enunciazioni e di molte decisioni. Per lo più illiberali, a volte persino incostituzionali... Paragonare il Ventennio del Cavaliere al Ventennio del Duce non è un reato. &lt;br /&gt;Tanto più che adesso è lo stesso Statista ad autorizzare il confronto, scherzando con i cronisti: "Con altri cinque anni arrivo a 19 anni di attività politica. Quanti ne mancano, per arrivare a quello lì?" Eppure, ancora una volta, c'è poco da scherzare. Leggo da Democrazia e dittatura, scritto nel giugno 1934 da Gaetano Salvemini: "Il leader di una democrazia dice ai suoi avversari: "Credo di avere ragione, ma potrei aver torto; fatemi provare a vedere quali sono i risultati pratici delle mie azioni. Se saranno negativi, allora avrete la vostra occasione". Il dittatore dice: "Ho ragione io, e i risultati della mia attività saranno sempre buoni"; "o con me o contro di me"; "tutto dentro lo Stato, niente fuori dallo Stato, niente contro lo Stato"; "lo Stato sono io, chi si oppone allo Stato è un fuorilegge"". Vedete voi, sulla base di quello che dice e che fa, dov'è più giusto collocare il nostro presidente del Consiglio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(15 novembre 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-1397774236356310908?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/1397774236356310908/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=1397774236356310908' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/1397774236356310908'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/1397774236356310908'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/11/il-ventennio-del-cavaliere.html' title='IL VENTENNIO DEL CAVALIERE'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-5276210889293575708</id><published>2008-10-23T11:38:00.006+02:00</published><updated>2008-10-28T00:07:02.881+01:00</updated><title type='text'>APPELLI E INIZIATIVE</title><content type='html'>&lt;strong&gt;(aggiornato 27/10/2008)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;“NO AL RAZZISMO”&lt;br /&gt;APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL PD DEL 25 OTTOBRE.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;(inviato da Marcella Lucidi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soffia sull’Italia il vento del razzismo. &lt;br /&gt;Il pregiudizio etnico, il rancore sociale, l’odio per il diverso, si sono lentamente diffusi nel Paese, con intensità allarmante  in alcune regioni. &lt;br /&gt;E’ avvenuto per ragioni sociali, demografiche, culturali, di grande complessità, sulle quali è necessario riflettere e -per quanto possibile- intervenire. Ma ci sono anche fattori politici, soprattutto l’irresponsabile scelta di partiti e esponenti istituzionali di investire sulla xenofobia e sulla paura per conquistare più facilmente consensi elettorali.&lt;br /&gt;I risultati sono sotto gli occhi di tutti. E ciò che vediamo non è una casuale combinazione di episodi di intolleranza, come il governo sostiene. &lt;br /&gt;E’, invece, una impressionante e coerente sequenza di atti di violenza, compiuti sulle persone per la diversità della loro pelle, religione, cultura. Sono atti che avvengono in un preciso contesto culturale, linguistico, simbolico, a lungo alimentato da messaggi di ostilità, inimicizia, divisione. Per lacerare il Paese anziché unirlo. Per produrre nuove marginalità, anche tra i giovani e i bambini, fin dai banchi di scuola. &lt;br /&gt;La Repubblica italiana non aveva mai conosciuto il razzismo in queste forme e dimensioni. Il Partito democratico ripudia questa degenerazione della convivenza civile, che offende i principi della dichiarazione universale dei diritti umani e quelli della Costituzione repubblicana. Perciò intende impegnarsi con tutte le sue energie affinché il razzismo venga riconosciuto, combattuto e sconfitto, in linea con le grandi scelte di civiltà che hanno ovunque segnato la storia dei partiti democratici.&lt;br /&gt;Per questo invitiamo i cittadini che vogliano assumere questo impegno come prioritario per riaffermare i fondamenti della democrazia in una società multietnica e multiculturale, a partecipare alla grande manifestazione del 25 ottobre dietro lo striscione che porterà la scritta “NO AL RAZZISMO”. Un grande, sentito “no” che sarà anche un grande, sentito “per”. Per l’eguaglianza, per l’accoglienza, per una sicurezza civile e libera dai veleni dell’odio razziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Primi firmatari:&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Marcella Lucidi, Nando Dalla Chiesa, Jean Leonard Touadì, Livia Turco, Mario Scialoja, Moni Ovadia, Lidia Ravera, Tobia Zevi, Claudio Cecchini, Paolo Masini, Cristina De Luca, Marguerite Lottin, Andrea Masala, Enrico Petrocelli, Alessia Marra, Francesco Spano, Alberto Martinelli, Giuseppe Ferrara, Daniele Cini, Nello Correale, Claudio Camarca, Liliana Ginanneschi, Associazione culturale “Rinascimento”, Darif Aziz, Emiliano Boschetto, Antonella Bucci, Khalid Chaouki, Victoria Chioma Ezenoko, Leonardo Dini, Emanuela Droghei, Abdelali El Asri, Innocent Eke, Federica Gaspari, Massimo Ghirelli, Madison Godoy, Luz Maria Gutierrez Escolastico, Sibi Mani Kumaramangalam, Tetyana Kuzyk, Giovanni La Manna, Stefano Mastrantonio, Ndjok Ngana, Christian Okpara, Carla Ortelli, Alberto Restovin, Gabriel Rusu, Romulo Salvador, Gabriella Taricone, Laura Terzani, Anna Maria Volpe Frignano, Zituni Zuani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per aderire all’appello, scrivi a: ugliaglianze@partitodemocratico.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Iniziative Municipio XI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per opportuna conoscenza vi invio comunicato stampa.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Edoardo Del Vecchio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      (OMNIROMA) Roma, 27 ott - Si rinnova il processo di consultazione dei cittadini messo in piedi dal Municipio XI diRoma. L'occasione questa volta è data dalla partecipazione a unbando della Regione Lazio, che prevede lo stanziamento di uncontributo di 300 mila euro da utilizzare per la realizzazionedi un'opera pubblica derivata da processi di partecipazione. Lecittadine e i cittadini di età superiore ai 16 anni residentinel comune, e le persone giuridiche aventi sede legale odoperativa nel comune stesso, possono esprimere la loropreferenza attraverso la compilazione di un modulo in cuifornire concrete indicazioni per l'individuazione del progettoda presentare."La pratica della partecipazione dei cittadini alle decisionidel Municipio XI contraddistingue in maniera consolidata oramaida anni il governo di questo territorio. L'esperienza delBilancio Partecipativo si definisce come strumento di democraziaper ridare voce e potere decisionale ai cittadini - hadichiarato il Presidente del Municipio XI Andrea Catarci - Perquesto abbiamo organizzato una serie di incontri e assemblee,coordinate dall'assessore ai lavori pubblici Alberto Attanasio,e dal consigliere Delegato alla Partecipazione Donato Mattei,che servano per il coinvolgimento del maggior numero possibiledi cittadini al processo e che siano al contempo utile momentodi condivisione tra i differenti quartieri del Municipio XI".Per ogni ulteriore informazioni è possibile consultare il sitowww.comune.roma.it/municipio/11&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-5276210889293575708?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/5276210889293575708/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=5276210889293575708' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5276210889293575708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5276210889293575708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/10/2-cortei-partono-alle-14-da-piazza.html' title='APPELLI E INIZIATIVE'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-1318418581096501543</id><published>2008-10-01T09:59:00.009+02:00</published><updated>2008-10-23T17:43:35.924+02:00</updated><title type='text'>LA DEMOCRAZIA  E'  UN FORMAT ?</title><content type='html'>&lt;strong&gt;(aggiornato 23/10/2008)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;SCUOLA: UFF.STAMPA PD, PER FARE PREMIER SERVE SENSO STATO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Berlusconi smentisce oggi parole pronunciate ieri davanti a decine di telecamere e ascoltate da tutti gli italiani. Si cita testualmente il lancio Ansa delle ore 12.38 in cui, dopo aver definito una 'violenza' le proteste, il Presidente del Consiglio ha detto: 'Convochero' il ministro Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine'". E' quanto precisa, in una nota, l'ufficio stampa del Pd, replicando al premier che, da Pechino, ha smentito di aver mai detto di far ricorso alle forze dell'ordine per impedire le occupazioni di scuole e universita'. "Dopo aver annunciato la chiusura dei mercati a causa della grave crisi finanziaria, smentito poi addirittura dalla Casa Bianca, dopo aver invitato ad acquistare azioni di specifiche societa' quotate, dopo aver detto che la crisi finanziaria non avrebbe avuto effetti sull'economia reale, smentendosi il giorno dopo, il Presidente del Consiglio - prosegue la nota dell'ufficio stampa del Pd - su un argomento cosi' delicato si comporta in maniera intollerabile per chi ha simili responsabilita' evidentemente per lui sproporzionate. Per fare il Presidente del Consiglio di un grande Paese come l'Italia c'e' bisogno di senso dello Stato, di rispetto del dissenso e di controllo della parola e di se' stessi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inserito nella pagina dei &lt;strong&gt;NOSTRI LINK&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://beta.youdem.tv/"&gt;http://beta.youdem.tv/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;la Tv del PD.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Consiglio del Municipio Roma XI ha presentato la seguente:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                 &lt;strong&gt;MOZIONE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Presentata dal Partito Democratico&lt;br /&gt;Oggetto: Solidarietà a Roberto Saviano&lt;br /&gt;        Premesso che:&lt;br /&gt;• in seguito alla pubblicazione del suo libro "Gomorra" con cui muove una denuncia ben documentata e circostanziata all'intero sistema di traffici illeciti e di controllo del territorio esercitato dal clan camorristico di Casal dei Principe, lo scrittore Roberto Saviano è costretto a vivere da due anni sotto scorta per le minacce ricevute da esponenti di tale clan criminale; &lt;br /&gt;• nei giorni scorsi uno dei collaboratori di giustizia, che apparteneva al clan dei Casalesi, ha dichiarato che contro Saviano e gli uomini della sua scorta è stata emessa una sentenza di morte che, secondo quanto dichiarato, verrà eseguita entro dicembre; &lt;br /&gt;• dopo aver vissuto anni di completa solitudine, blindati, lo scrittore ha dichiarato che per tornare a riavere una vita normale e per potersi dedicare nuovamente al suo lavoro è  costretto, date le circostanze, a lasciare l'Italia. &lt;br /&gt;Considerato che:&lt;br /&gt;• secondo quanto affermato dal Presidente della Repubblica Napolitano, lo Stato deve essere sempre e comunque garante della sicurezza e dell'integrità di ogni individuo; &lt;br /&gt;• le minacce espresse da esponenti della criminalità organizzata contro liberi cittadini costituiscono un attacco alla civiltà, alla libertà e alla democrazia del nostro Paese; &lt;br /&gt;• il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, tutte le più alte cariche dello Stato e tutte le forze politiche tutte le forze politiche hanno espresso piena solidarietà allo scrittore sostenendo che lo Sato lo difenderà;&lt;br /&gt;• il Sindaco di Roma e alcune forze politiche di opposizione del Comune, si sono impegnati a conferire la cittadinanza onoraria della città di Roma allo scrittore.&lt;br /&gt;Il Consiglio del Municipio Roma XI&lt;br /&gt;Esprime&lt;br /&gt;la sua più totale solidarietà a Roberto Saviano, perché con il suo impegno e il suo lavoro rende un alto servizio all'intero Paese.&lt;br /&gt;Sostiene&lt;br /&gt;pienamente l'iniziativa di predisporre tutti gli atti necessari affinché venga conferita a Saviano la cittadinanza onoraria di Roma.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Impegna&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;tutto il Consiglio a promuovere iniziative e campagne di sensibilizzazione volte a contrastare il fenomeno della criminalità organizzata nel nostro territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La nuova lingua del potere&lt;br /&gt;(GIUSEPPE D'AVANZO - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA DISTRUZIONE del linguaggio è la premessa di ogni futura distruzione. Se si ricorda il presagio di Karl Kraus, è indispensabile esaminare nei suoi esiti più radicali la semplificazione del discorso pubblico del governo che appare così vincente e convincente da far sostenere a Edmondo Berselli che "la democrazia contemporanea è più vicina a un format che a un complesso strutturato di regole"; a Michele Serra che "la sinistra" deve darsi da fare, lungo questa strada semplificatoria, per sopravvivere nell'èra del "pensiero sbrigativo"; a Marino Niola che "ridotta a format, l'offerta politica contemporanea fa riaffiorare mitologie che appartengono agli strati più remoti della rappresentazione del potere".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono riflessioni che hanno il merito di scomporre il paradigma berlusconiano, i suoi gesti, comportamenti e modalità (cinque in condotta in luogo della riforma della scuola e della didattica; fannulloni in luogo di un più moderno disegno di pubblica amministrazione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo tuttavia che il ragionamento sarebbe monco se non ci chiedessimo anche che cosa cova quella diluizione superficiale del linguaggio. A mio avviso, questo può, deve essere l'altro focus della discussione: quale pensiero, potere e democrazia annuncia quell'alienazione della parola che, colonizzati dalla cultura televisiva, diciamo format? Quella lingua, che non riconosce alcuno statuto alla realtà, che riduce drasticamente ogni complessità (anche lessicale), è soltanto una mera tecnica di consenso o custodisce di più: una strategia e addirittura un destino politico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Temo che l'entusiasmo per le magie del marketing politico trascuri pericolosamente l'"Ospite Indesiderato" che, nascosto nel format, bussa alla porta della nostra democrazia. Desiderosi di consigliare a un'opposizione impotente e muta i modi di una "narrazione" efficace e spendibile al Mercato della Politica diventata Spettacolo e nuovo Leviatano non scorgiamo - quanto non ne ignoriamo - le implicazioni. Omettiamo l'essenziale. Non avvertiamo che la semplificazione brutale del linguaggio della politica cancella ogni spazio politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui si potrebbe farla lunga. Citare Aristotele. Ricordare che l'uomo è animale politico perché parla. "L'uomo è zoon politikon, ma è tale perché echon logon. E' animale politico perché linguistico: è la comunicazione a gettarlo nella Polis. Imparare a parlare significa cominciare a obbedire alle leggi non scritte della Città. Più precisamente, significa cominciare a prendere partito, ad appartenere e a escludere, a tracciare dei confini" (Rocco Ronchi, "Parlare in neolingua" nel prezioso Forme contemporanee del totalitarismo, Bollati Boringhieri, utilissimo con i suoi 16 saggi, curati da Massimo Recalcati, per affrontare i temi in discussione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' il parlare dunque, è il linguaggio che ci consente di abitare nel "regno del politico". A quest'abitare, se libero, deve essere concesso di esitare. L'esitazione della risposta è la consapevolezza di chi parla della "posta in gioco". Implica una decisione. Dispone chi parla in uno spazio preciso del luogo comune. Risolve una relazione con gli altri che lo ascoltano. In questo senso, il linguaggio è un dono (munus) ma anche legame e obbligo perché come il dono, come il dovere, il linguaggio fonda la communitas. Quando la consapevolezza di chi parla, la sua libertà (svelata dall'esitazione) è eliminata a vantaggio di un riflesso automatico, "alla communitas si sostituisce la caserma, al socius il camerata".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La semplificazione (il format) allora non è soltanto una "tecnica" che evoca le "buone vecchie cose di un tempo" (la maestra, il grembiule di scuola fresco di bucato, l'impiegato operoso), è un modulo assertivo, mai dialogico che dispiega una forza ingiuntiva, imperativa. E' come un tic automatico. E' un logo. Come ogni logo, attiva una memoria automatica, un riconoscimento senza immagine, un assenso senza riflessione, un consenso senza esitazione. Questa modularizzazione del linguaggio, la sua meccanicità presuppone la conoscenza come una maledizione, il registro del reale come irrilevante, il pensiero come un'infezione. "La profilassi comincia dal vocabolario" che s'impoverisce, rinsecca fino a diventare slogan come nella pubblicità, marchio come nella grafica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiunque di noi può combinare un catalogo dei "moduli" della neolingua del Berlusconi politico. Successo Comunisti Produttività Teorema giudiziario Efficienza Legittimità Decisione Mercato Italianità Sicurezza sono oggi loghi che attivano riflessi robotizzati. Appaiono "oggettivi". La loro necessità e valore è fuori discussione. Costituiscono - si può dire rubando ancora le parole a Ronchi - "le premesse assiomatiche della conversazione pubblica. E come accade ai principi primi di ogni dimostrazione, sono sottratti ab aeterno a ogni razionale discussione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono più o meno degli ordini che escludono ogni libero consenso o lecito dissenso. Eliminano un luogo comune e quindi ogni dubbio, esitazione, libertà cancellando di fatto lo spazio politico. Sono "aut disgiuntivi": o si è dentro o si è fuori; o si è incondizionatamente amico o incondizionatamente nemico: o si è per il bene o per il male. Quando il linguaggio si semplifica fino a ridursi a riflesso che rimuove ogni pensiero pensante, a risposta che anticipa il tempo della riflessione soggettiva (non è diventato "criminale" un sinonimo di "immigrato"?) si finisce per annullare la dicotomia oppositiva assenso/dissenso che definisce i regimi democratici o autoritari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il format, la semplificazione del discorso del governo non è soltanto una tecnica di marketing politico. Ci si può vedere senza sforzo qualcosa di peggio: una tendenza totalitaria. Nella fascinazione che suscita anche in spiriti liberi mi sembra di scorgere un offuscamento che inquieta, come un'oscurantista dipendenza a una deriva immaginaria che lavora a mano libera scenari posticci, che manipola il rapporto tra la realtà e la finzione (già realizzato e controllato dal potere ideologico e spettacolare della propaganda totalitaria del Novecento).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come spiegare in altro modo la rappresentazione - non contestata da alcuno, se non sbaglio - di un uomo di 72 anni, già fiaccato nelle sue energie vitali da un cancro alla prostata e da un intervento chirurgico assai invasivo, come un immortale "padre totemico" che riposa tre ore a notte e fa l'amore per altre tre, prima di rimettersi al lavoro nelle altre diciotto per risolvere i problemi dell'Italia, le difficoltà dell'Occidente, la crisi del Milan?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come definire questo stato ipnotico che ci impedisce di scorgere il grottesco di questa scena? Il format che ci vieta di riderne pubblicamente non è "un'invenzione culturale", è un esercizio di potere che svela una vocazione totalitaria. E' un dispositivo politico capace di rimuovere ciò che vediamo, sappiamo, conosciamo, tocchiamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' la manifestazione di un potere che riscrive sotto i nostri occhi la realtà ("il reale esiste"); distrugge il linguaggio riducendolo ad automaton incondizionato; ci sottrae l'esperienza e la capacità di prendere posizione. Non dovrebbe essere una sorpresa il consenso anche vasto, anche "imbarazzante" che raccoglie. Sempre "il legame totalitario è la risposta paradossale ad alcuni bisogni, spesso indotti". Non c'è sempre bisogno di polizia e terrore, di violenza assoluta. Il lavoro sulla psiche è più efficace. E' proprio di quel dispositivo creare il mondo e proporsi come il garante della sicurezza e della prosperità del popolo. Il processo di dipendenza tra psiche e politica è assicurato se si inventa una condizione perenne di insicurezza, uno stato permanente di emergenza (l'immigrazione, la giustizia, l'italianità minacciata, la scuola) per offrire una protezione totalizzante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come accettiamo l'indistruttibile vitalità del "padre totemico", come accogliamo un grembiule come se risolvesse i problemi dell'educazione, acconsentiamo a quello scenario di finzione e alla moltiplicazione delle strategie di controllo e di prevenzione che seguono. Prigionieri di un vocabolario impoverito - per profilassi - delle cose e del pensiero "infetto", finiamo per considerare il corpo sociale come un corpo malato e le decisioni del governo come una terapia finalizzata a restituirne la salute aggredita da una tossicità interna (l'opposizione, gli stranieri scuri di pelle, i magistrati, i fannulloni, il sindacato, l'informazione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il linguaggio diventato logo e riflesso impedisce di vedere come quei "marchi" giustifichino sempre di più pratiche di controllo minuziose (i militari nel centro della città, i vigili urbani in armi); un esercizio del potere illimitato privo di trasparenza e contrappesi (decreti con forza di legge, immunità per chi governa, parlamento servile, autorità indipendenti sospese nelle funzioni); un'invasività nel privato dell'azione disciplinare del potere (intercettazioni preventive, divieto di sesso a pagamento, divieto di trasportare mercanzia con sacchi di plastica, divieto di stendersi sull'erba di un prato in un parco).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La semplificazione del linguaggio (il format) non è la chiave di un successo politico, magari da imitare come copione da recitare se la sinistra vuole chiudere con le sconfitte: è il presupposto che ridisegna il rapporto tra libertà e politica. Proprio perché la distruzione del linguaggio è la premessa di ogni futura distruzione, mi chiederei allora che cosa sarà distrutto domani, dove la tentazione totalitaria ha cominciato a lavorare oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Totalitarismo", lo so, è una di quelle parole espulse con disprezzo dal discorso pubblico e tuttavia se si guarda al dibattito filosofico e politico - discussione che si svolge a luci spente, lontano dal rumore dei media - interrogare le forme contemporanee dei totalitarismi post-ideologici nelle società a capitalismo avanzato non è per nulla indecente o fesso o volgare. Al contrario, è opportuno. E' onesto. E' urgente. E' legittimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta naturalmente, come osserva Simona Forti ("Il Grande Corpo della totalità" ancora in Forme), di "opporre - a una democrazia - un regime politico" o di considerare il totalitarismo "come mostro politico" perché "non esiste nessuna muraglia né giuridica né istituzionale, né tanto meno filosofico-culturale, che separa la democrazia dal regime totalitario".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il totalitarismo non minaccia dall'esterno la democrazia. E', scrive Forti, "l'indesiderato ospite che bussa di continuo alla sua porta", "è una risposta estrema alle questioni che la modernità politica pone e non può risolvere. Non solo allora il totalitarismo è un'esperienza moderna, ma è un possibile sbocco della democrazia. Una forma di società che reagisce alla debolezza costitutiva dell'invenzione democratica, alla sua indeterminatezza, alla sua apertura verso il vuoto, in una parola alla libertà".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per comprendere se l'Ospite Indesiderato abita accanto a noi, dentro di noi, bisogna allora investigare le debolezze della nostra democrazia, le angosce della società italiana, l'insufficienza di equilibri e assetti (esistenziali, istituzionali, politici, culturali). E' nello scarto tra la modernità dei problemi, lo smarrimento sociale che provocano, l'angoscia delle domande e l'inadeguatezza delle risposte collettive e politiche, che si aprono i varchi dove si fa largo e attecchisce una "mentalità totalitaria" e una tecnica di potere che, al contrario del Novecento, non ha più alcun contenuto ideologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una verifica della presenza dell'Ospite nella nostra democrazia deve esplorare la relazione essenziale del totalitarismo con la libertà (e il linguaggio, abbiamo visto, n'è la prima vittima) perché è un totalitarismo che non si costituisce più esplicitamente, visibilmente come violenza e terrore e distruzione dell'Altro, ma più occultamente "lavora" (ancora Forti) nel nesso tra vita umana e potere politico; nelle modalità del rapporto tra realtà e finzione; nell'assenza di strumenti idonei per orientarci tra il bene e il male, di definizioni, orientamenti, consapevolezze che oggi ci impediscono anche di riconoscerlo il male, di averne un'idea, un pensiero. Ora sono queste le dannate sfide che attendono la sinistra, non lo scimmiottamento del "padre totemico", della sua neolingua totalitaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(11 ottobre 2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo facile della politica format&lt;br /&gt;(MICHELE SERRA - La Repubblica)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La campagna per il ritorno alla maestra unica, al di là dei propositi contingenti di "risparmio", aiuta a riflettere in maniera esemplare sulle ragioni profonde delle fortune politiche della destra di governo, e sulle sue altrettanto profonde intenzioni strategiche. Sono intenzioni di semplificazione. Se la parola-totem della sinistra, da molti anni a questa parte, è "complessità", a costo di far discendere da complesse analisi e complessi ragionamenti sbocchi politici oscuri e paralizzanti, comunque poco intelligibili dall'uomo della strada, quella della destra (vincente) è semplicità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pedagogia e la didattica, così come sono andate evolvendosi nell'ultimo mezzo secolo, sono avvertite come discipline "di sinistra" non tanto e non solo per il tentativo di sostituire alla semplificazione autoritaria orientamenti più aperti, e a rischio di permissivismo "sessantottesco". Sono considerate di sinistra perché complicano l'atteggiamento educativo, aggiungono scrupoli culturali ed esitazioni psicologiche, si avvitano attorno alla collosa (e odiatissima) materia della correttezza politica, esprimono un'idea di società iper-garantita e per ciò stesso di ardua gestione, e in buona sostanza attentano al desiderio di tranquillità e di certezze di un corpo sociale disorientato e ansioso, pronto ad applaudire con convinzione qualunque demiurgo, anche settoriale, armato di scure. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso la proposta Gelmini è quasi geniale. L'idea-forza, quella che arriva a una pubblica opinione sempre più tentata da modi bruschi, però semplificatori, è che gli arzigogoli "pedagogici", per giunta zavorrati da pretese sindacali, siano un lusso che la società non può più permettersi. Il vero "taglio", a ben vedere, non è quello di un personale docente comunque candidato - una volta liquidati i piloti, o i fannulloni, i sindacalisti o altri - al ruolo di ennesimo capro espiatorio. Il vero taglio è quello, gordiano, del nodo culturale. La nostalgia (molto diffusa) della maestra unica è la nostalgia di un'età dell'oro (irreale, ma seducente) nella quale la nefasta "complessità" non era ancora stata sdoganata da intellettuali, pedagogisti, psicologi, preti inquieti, agitatori politici e cercatori a vario titolo del pelo nell'uovo. Una società nella quale il principio autoritario era molto aiutato da una percezione dell'ordine di facile applicazione, nella quale il somaro era il somaro, l'operaio l'operaio e il dottore dottore. Una società che non prevedeva don Milani, non Mario Lodi, non Basaglia, ovviamente non il Sessantotto, e dunque, nella ricostruzione molto ideologica che se ne fa oggi a destra, è semplicemente caduta vittima di un agguato "comunista". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo schemino, semplice ed efficace, la cultura e la politica, a qualunque titolo, non sono visti come interpreti dei conflitti, ma come provocatori degli stessi. Se la pedagogia "permissiva" esiste, non è perché il disagio di parecchi bambini o la legnosità e l'inadeguatezza delle vecchia didattica richiedevano (già quarant'anni fa) di essere individuati e affrontati, ma perché quello stesso problema è stato "creato" da un ceto intellettuale e politico malevolmente orientato alla distruzione della buona vecchia scuola di una volta. Insomma, se la politica è diventata un format, come ha scritto Edmondo Berselli, la sua parola d'ordine è semplificazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questa destra popolare, e per il vasto e agguerrito blocco sociale che esprime, la complicazione è un vizio "borghese" (da professori, da intellettualoidi, beninteso da radical-chic, e poco conta che il personale scolastico sia tra i più proletarizzati d'Italia) che non possiamo più permetterci, e al quale abbiamo fatto malissimo a cedere. Non solo la pedagogia, anche la psicologia, la sociologia, la psichiatria, nella vulgata oggi egemone, non rappresentano più uno strumento di analisi della realtà, quanto la volontà di disturbo di manipolatori, di rematori contro, di attizzatori di fuochi sociali che una bella secchiata d'acqua, come quella della maestra unica, può finalmente spegnere. La lettura quotidiana della stampa di destra - specialmente Libero, da questo punto di vista paradigma assoluto dell'opinione pubblica filo-governativa - dimostra che il trionfo del pensiero sbrigativo, per meglio affermarsi, necessita di un disprezzo uguale e contrario per il pensiero complicato, per la massa indistinta di filosofemi e sociologismi dei quali i nuovi italiani "liberi" si considerano vittime non più disponibili, per il latinorum castale di politici e intellettuali libreschi, barbogi, causidici, che usano la cultura (e il ricatto della complessità) come un sonnifero per tenere a freno le fresche energie "popolari" di chi ne ha le scatole piene dei dubbi, delle esitazioni, della lagna sociale sugli immigrati e gli zingari, sui bambini in difficoltà, su chiunque attardi e appesantisca il quotidiano disbrigo delle dure faccende quotidiane. Già troppo dure, in sé, per potersi permettere le "menate" della sinistra sull'accoglienza o il tempo pieno o i diritti dei gay o altre fesserie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sinistra ha molto di che riflettere: la formazione culturale e perfino esistenziale del suo personale umano (elettorato compreso) è avvenuta nel culto quasi sacrale della complessità del mondo e della società, con la cultura eletta a strumento insostituibile di comprensione anche a rischio di complicare la complicazione... Ma non c'è dubbio che tra il rispetto della complessità e il narcisismo dello smarrimento, il passo è così breve che è stato ampiamente fatto: nessuna legge obbliga un intellettuale o un politico a innamorarsi dell'analisi al punto di non rischiare mai una sintesi, né la semplificazione - in sé - è una bestemmia (al contrario: proprio da chi ha molto studiato e molto riflettuto, ci si aspetterebbe a volte una conclusione che sia "facile" non perché rozza o superficiale, ma perché intelligente e comprensibile). Ma la posta in gioco è molto più importante del solo destino della sinistra. La posta in gioco - semplificando, appunto - è il destino della cultura, degli strumenti critici che rischiano di diventare insopportabili impicci. Se questa destra continuerà a vincere, a parte il marketing non si vede quale delle discipline sociali possa sperare di riacquistare prestigio, e una diffusione non solo castale o accademica. Perché è molto, molto più facile pensare che l'umanità e la Terra siano stati creati da Dio settemila anni fa (cosa della quale è convinta ad esempio la popolarissima Sarah Palin) piuttosto che perdere tempo e quattrini studiando i fossili e l'evoluzione. È molto più rassicurante, convincente, consolante pensare che le buone maestre di una volta, con l'ausilio del cinque in condotta e di una mitraglia di bocciature, possano mantenere l'ordine e "educare" meglio i bambini ipercinetici, e consumatori bulimici, che la televisione crea e che la propaganda di destra ora lascia intendere di poter distruggere, perché è meglio avere consumatori docili (clienti, come dice Pennac) piuttosto che cittadini irrequieti. È meglio avere certezze che problemi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È molto più semplice pensare che il mondo sia semplice, non fosse che per una circostanza incresciosa per tutti: che non lo è. Il mondo è complicato, l'umanità pure, i bambini non parliamone neanche. Se le persone convinte di questo obbligatorio, salutare riconoscimento della complicazione non trovano la maniera di renderla "popolare", di spiegarla meglio, di proporne una credibile possibilità di governo, di discernimento dei principi, dei diritti, dei bisogni fondamentali, diciamo pure della democrazia, vedremo nei prossimi decenni il progressivo trionfo dei semplificatori insofferenti, dei Brunetta, delle Gelmini, delle Palin. Poi la realtà, come è ovvio, presenterà i suoi conti, sprofondando i semplificatori nella stessa melma in cui oggi si dibattono i poveri complicatori di minoranza. Nel frattempo, però, bisognerebbe darsi da fare, per sopravvivere con qualche dignità nell'Era della Semplificazione, limitandone il più possibile i danni, se non per noi per i nostri figli che rischiano di credere davvero, alla lunga, al mito reazionario dei bei tempi andati, quando la scuola sfornava Bravi Italiani, gli aerei volavano senza patemi, gli intellettuali non rompevano troppo le scatole e la cultura partiva dalla bella calligrafia e arrivava (in perfetto orario) alla più disciplinata delle rassegnazioni. Cioè al suo esatto contrario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(24 settembre 2008) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Perché ho timori per la democrazia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;(Lettera al Corriere della Sera)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro direttore,&lt;br /&gt;nel suo editoriale di ieri Pierluigi Battista descrive la preoccupazione e l'allarme che avevo manifestato nell'intervista al Corriere della Sera di domenica come una «vecchia narrazione», come la ripresa di uno scontro muro contro muro in cui viene messa in forse la legittimità democratica dell'avversario. Credo che questa analisi non sia corretta, per due motivi che proverò a spiegare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo riguarda il rapporto impostato dalla maggioranza e da Berlusconi per primo con l'opposizione, il secondo la natura e la portata del ragionamento sui rischi di un impoverimento della democrazia che ho avviato ormai da tempo, che era al centro del mio discorso al Lingotto e poi a Sinalunga e dell'intervista al suo giornale.&lt;br /&gt;Ha certamente ragione Battista a dire che attorno al tema del rapporto maggioranza- opposizione c'è stato un «gigantesco equivoco»: quello che i giornali hanno stucchevolmente chiamato dialogo, ovvero il confronto con il governo sulle riforme istituzionali necessarie al Paese, è diventato una «autocensura moderata dell'opposizione, la sordina sulle critiche anche veementi all'azione di governo ». Uno schema impossibile e irrealistico, prima di tutto per la vita stessa della democrazia, che però è stato adottato per primo proprio da Berlusconi, che è sembrato aspettarsi una opposizione non dialogante ma inesistente. In cinque mesi di vita il Parlamento è stato chiamato a ratificare una lunga serie di provvedimenti, tutti o quasi decreti legge, tutti o quasi votati sull'onda della fiducia. Male sui contenuti (che si tratti di scuola o di sicurezza, di giustizia o di conti pubblici), male nel metodo che è poi sostanza democratica. Su questo insieme a Casini ho inviato una lettera al presidente della Camera per sottolineare come il Parlamento fosse messo nella condizione di non discutere nulla e sostanzialmente espropriato.&lt;br /&gt;Su tutto questo, sui concreti contenuti dei provvedimenti del governo Berlusconi e sui rischi di una vera decadenza della democrazia, il Pd ha promosso la sua manifestazione del 25 ottobre a Roma. È, questa, una delegittimazione dell' avversario? Potrei ribattere ricordando come il 2 dicembre del 2006, parlando su un palco in cui campeggiava la scritta «Contro il regime, per la libertà», Silvio Berlusconi affermava di rappresentare la maggioranza dell'Italia in lotta contro l'oppressione «imposta da un governo di minoranza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non voglio andare così indietro per comprendere chi davvero è abituato a mettere in discussione la legittimità democratica dell'avversario. Mi limito a partire dallo scorso giugno: mentre alle Camere arrivava la norma blocca-processi i magistrati erano definiti metastasi della democrazia e il leader dell'opposizione diventava un «fallito» che dovrebbe «ritirarsi dalla politica». Ed è di qualche giorno fa, nel pieno della trattativa Alitalia, la battuta insultante di un «Veltroni inesistente », spesa per conquistare titoloni sui giornali e smentita solo giorni più tardi. In mezzo, un mare di insulti di tutti gli uomini del Pdl. Chi, se non Berlusconi, ha definito la giudice Gandus suo «nemico politico»? Chi minaccia la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sul lodo Alfano? Chi parla del governo come di un «consiglio d'amministrazione »? Chi durante una trattativa offende il sindacato con i suoi prendere o lasciare e si esprime nei confronti di una forza dell'opposizione come l'Idv definendola nemica della democrazia e della libertà? Una litania, questa sì, delegittimante per l'opposizione e per le istituzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È per tutto questo che ho sottolineato quanto sia grande la differenza tra governare&lt;br /&gt;pro tempore, come avviene in democrazia, e invece sentirsi «al potere». E a proposito di narrazione, quando Berlusconi dopo essersi dichiarato disposto al confronto sulle riforme strappa la tela di ogni possibile convergenza e riprende come sempre ad aggredire ed insultare i suoi avversari non ripropone, questa sì, la narrazione antica di cui gli italiani si sono stancati?&lt;br /&gt;Peraltro le mie riflessioni di domenica, sulle quali più del 70% dei lettori del Corriere.it si è dichiarato d'accordo, erano un tentativo di portare lo sguardo un po' più in là rispetto a quanto sta avvenendo nel nostro Paese e alle polemiche contingenti. Non ho interesse, e non ne ho nemmeno la presunzione, ad ascrivere nessuno nella categoria dei «nemici ontologici» della democrazia. A preoccuparmi sono quegli stessi fenomeni di fondo che attraversano le società occidentali e che ovunque richiamano l'attenzione di tanti commentatori e uomini politici. Basti pensare a come in Francia una rivista cattolica del prestigio di Esprit abbia dedicato un intero numero agli attuali rischi di «regressione democratica », alla possibile fine della democrazia come la conosciamo in Occidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A preoccuparmi è questo, è una realtà che si sta incaricandodi dimostrare che nel mondo il mercato può esistere anche senza democrazia o in presenza di democrazie deboli. È la realtà di una diffusa crisi democratica, di pericolose pulsioni xenofobe e razziste che ormai trovano aperta espressione e rappresentanza politica, come il voto austriaco ha appena dimostrato. È la realtà di un generalizzato bisogno di decisione che si manifesta con un insieme di semplificazione mediatica dei problemi, di fastidio per ogni complessità, di richiamo alle paure più profonde delle persone, di tendenze all'investitura plebiscitaria della leadership, di scavalcamento o marginalizzazione delle istituzioni, di noncuranza per la patologica concentrazione del potere, di irrisoria facilità nell'oscillare tra il ruolo di profeti della deregulation e quello di paladini dell'intervento dello Stato. Di tutti questi fenomeni il nostro Paese, anche per l'evidente propensione del Presidente del Consiglio ad esserne l'incarnazione, è purtroppo un evidente esempio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vecchie narrazioni e residui del passato, insomma. Noi siamo l'opposizione dell'innovazione e della democrazia che decide. Abbiamo la preoccupazione per la complessità dei problemi presenti e sentiamo la responsabilità di cercare risposte nuove per difendere e rafforzare la nostra democrazia, per rendere il nostro Paese più moderno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Walter Veltroni&lt;br /&gt;01 ottobre 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il potere oltre le regole&lt;br /&gt;(MASSIMO GIANNINI - LA Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NEGLI STATI UNITI, alla vigilia del voto del Congresso americano sul maxi-piano di salvataggio bancario più imponente della storia, il segretario al Tesoro Henry Paulson ha compiuto un atto simbolico carico di significati: si è inginocchiato di fronte al presidente Nancy Pelosi, per invocare al Parlamento un'approvazione rapida di quel pacchetto di norme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il potere esecutivo, sia pure in una condizione di assoluta emergenza nazionale, si rimette al giudizio solenne del potere legislativo. È un segno tangibile di come, nonostante il caos finanziario che non ha saputo scongiurare e che ora fatica a gestire, la democrazia americana sa riconoscere i suoi valori, le sue regole, le sue istituzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, alla vigilia del varo imminente dell'ennesimo decreto legge, stavolta sulla prostituzione, il presidente del Consiglio lancia un attacco ideologico contro il Parlamento, colpevole di intralciare l'azione del governo. "Imporrò alle Camere l'approvazione entro due mesi di tutti i decreti legge che riterrò necessari per governare il Paese - annuncia Berlusconi - e non esiterò a porre la fiducia ogni volta che servirà, poiché la fiducia è questione di coraggio e di responsabilità".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il potere esecutivo, sia pure dotato di una maggioranza senza precedenti, sottomette il potere legislativo. È un segno tangibile di come, nonostante l'esistenza formale dei suoi precetti e la resistenza sostanziale dei suoi organi di garanzia, la democrazia italiana rischia di svilire i suoi principi, i suoi precetti, la sua qualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'offensiva del premier tocca un nervo scoperto per il ceto politico, e un punto sensibile per l'opinione pubblica. In questi anni l'odiata Casta che abita le aule parlamentari, tra privilegi e inefficienze, non ha fatto nulla per meritare la fiducia del popolo sovrano. Berlusconi, ancora una volta, cavalca l'onda dell'antipolitica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E da "uomo del fare" che combatte i "parrucconi", ha capito ciò che i governati sfiduciati chiedono ai governanti delegittimati: decidere, o anche solo far finta di aver deciso. È quello che il premier sta facendo, incrociando il senso comune dominante. Sui rifiuti e sull'Alitalia, sui rom e sulla camorra. Non conta ciò che c'è "nel" provvedimento. Conta solo che ci sia "il" provvedimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto quello che intralcia o rallenta il processo va rimosso, o quanto meno esecrato. Vale la decisione. Non c'è più spazio per la discussione e, a volte, nemmeno per la ragione. E così, oggi, pur guidando un governo del presidente e comandando una maggioranza di 162 tra deputati e senatori, il Cavaliere si permette il lusso di additare proprio il Parlamento come il luogo della "non decisione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attacco al potere legislativo è una mossa ad effetto, che può far presa nella gente. Ma è una scelta grave. Lo è dal punto di vista politico. Anche il Parlamento, per lo più ridotto a "votificio", necessita di riforme. Ma queste riforme non può imporle a forza il capo dell'esecutivo, a colpi di decreti legge e di fiducia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La revisione dei regolamenti parlamentari è opportuna, ma è materia da trattare con cautela e rispetto. Non a caso è disciplinata addirittura dalla Costituzione, che attribuisce ai regolamenti la forza di fonti del diritto e all'articolo 64 ne vincola la modifica alla "procedura rinforzata" delle maggioranze assolute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la scelta di Berlusconi è grave anche e soprattutto dal punto di vista istituzionale. Ha un solo precedente, evidentemente non casuale, nella storia repubblicana. È Bettino Craxi, che al congresso del Psi di Verona, nel 1984, furibondo per la mancata conversione del decreto di San Valentino sulla scala mobile, tuonò contro i parlamentari che si occupavano "solo di conferenze sulle aspirine" e di "norme in materia di pollame, molluschi, prosciutto di San Daniele e scuole di chitarra".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché, a distanza di 25 anni, Berlusconi sente oggi il bisogno di replicare, con formule addirittura deteriori, il modello craxiano? Che bisogno ha, proprio ora che tiene il Paese in tasca e domina in splendida solitudine la scena politica, di riaprire un conflitto così aspro e avvelenato con le istituzioni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è una sola risposta con un senso compiuto: è il Quirinale. Il Cavaliere ha fretta di chiudere la Seconda Repubblica e di inaugurare, se serve anche nel fuoco della battaglia, una Terza Repubblica tagliata ancora una volta a misura della sua biografia personale. E colpisce che, di questa trama palese, le anime belle della sedicente "cultura liberale" non vedano i fili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se Veltroni, per aver accostato il premier a Putin, è accusato di essere ancora prigioniero della "vecchia narrazione" di un centrosinistra tenuto insieme solo dal cemento dell'anti-berlusconismo, di quale "nuova narrazione" sarebbe invece interprete Berlusconi, che ritorna in guerra contro i suoi soliti fantasmi, umilia il Parlamento, svalorizza il Capo dello Stato, minaccia la Corte costituzionale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vera "cifra" del nuovo berlusconismo, micidiale miscela di cesarismo regressivo e di populismo deliberativo, è racchiusa in un mirabile enunciato di Giuliano Ferrara, il suo più brillante esegeta: "La democrazia, alla fine, non è expertise, ma è solo consenso". In questi tempi difficili è una verità agghiacciante. Ma purtroppo è esattamente così che Berlusconi sta riducendo la nostra democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(3 ottobre 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-1318418581096501543?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/1318418581096501543/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=1318418581096501543' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/1318418581096501543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/1318418581096501543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/10/lettera-di-veltroni-al-corriere.html' title='LA DEMOCRAZIA  E&apos;  UN FORMAT ?'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-7479121219636305999</id><published>2008-09-24T20:03:00.006+02:00</published><updated>2008-09-28T11:19:22.308+02:00</updated><title type='text'>RIFLESSIONI SUL PD E SUL GOVERNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Segnaliamo alcune riflessioni sul PD e sul Governo riportate sull'Espresso e La Repubblica ai link:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/politica/scalfari-settembre/regno-berlusconi/regno-berlusconi.html"&gt;http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/politica/scalfari-settembre/regno-berlusconi/regno-berlusconi.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/alitalia-31/diamanti-28set/diamanti-28set.html"&gt;http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/alitalia-31/diamanti-28set/diamanti-28set.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Processo-al-Pd/2041619&amp;ref=hpsp"&gt;http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Processo-al-Pd/2041619&amp;ref=hpsp&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Luovo-di-Silvio/2042476/18"&gt;http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Luovo-di-Silvio/2042476/18&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-7479121219636305999?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/7479121219636305999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=7479121219636305999' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/7479121219636305999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/7479121219636305999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/09/riflessioni-sul-pd.html' title='RIFLESSIONI SUL PD E SUL GOVERNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-864611275579851074</id><published>2008-09-07T16:37:00.022+02:00</published><updated>2008-09-19T16:01:49.786+02:00</updated><title type='text'>POPULISMO E DECISIONISMO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;(Aggiornato al 19/09/08)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Salvate il Partito Democratico!&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cercasi giovani dirigenti...&lt;br /&gt;in grado di coltivare con continuità il rapporto &lt;br /&gt;con il territorio e la società, che sappiano rivalutare &lt;br /&gt;le primarie come metodo vero e non fasullo per consultare &lt;br /&gt;e selezionare la classe dirigente,che sappiano mantenere &lt;br /&gt;un rapporto responsabile con gli elettori e gli iscritti, che siano competenti,rigorosi, autonomi,leali, umili e ambiziosi ...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il sogno di Berlusconi si è infranto:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;non quello di trovare un piano decente per salvare L'Alitalia, ma quello di scimmiottare la signora Thatcher dei minatori o il Craxi della scala mobile...ma non è finita qui, lui non accetta le sconfitte... aspettiamoci il prossimo colpo di teatro, questa volta per scimmiottare i recenti salvataggi dei suoi amici americani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Se la delusione genera consenso&lt;br /&gt; (Ilvo Diamanti - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' un po' sorprendente che la delusione, tanto diffusa nella società, non produca sfiducia nel governo e, in primo luogo, nel premier. Eppure in passato aveva sempre funzionato l'equazione: più delusione meno consenso a chi governa. Tanto che la delusione era divenuta una fra le più efficaci tecniche di opposizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Complici i media, che ne hanno fatto un genere di successo, miscelando la delusione con altri sentimenti di largo uso, nel linguaggio comune. La paura, l'incertezza, l'inquietudine, l'insicurezza. Così, per restare a questo decennio, gli italiani delusi hanno punito, dapprima, Berlusconi e il centrodestra. Il quale ha perduto tutte le elezioni intermedie, dopo il 2001: comunali, regionali, europee. Tutte. Per riprendersi - e quasi a rivincere - nel 2006, dopo una breve e intensa campagna elettorale tutta protesa a deviare il corso della delusione verso Prodi e il centrosinistra. Suscitando sfiducia preventiva nei loro confronti. Come avrebbero potuto, gli elettori, soprattutto i più moderati, fidarsi dei comunisti, neo o ex non importa, e dei loro alleati? Quelli che avrebbero aumentato le tasse, anzitutto sulla loro casa; quelli che avrebbero aperto le porte ai delinquenti e agli immigrati: cioè, lo stesso; quelli che avrebbero allargato ancora lo spazio dello stato e ridotto quello del privato. Non ne avevano ... "paura"? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argomenti riproposti, con successo, nella breve parentesi del secondo governo Prodi. Neppure due anni di navigazione faticosa e affaticata, poi il naufragio. Nelle acque torbide della delusione. A poco è servito il tentativo di Veltroni di voltar pagina, cancellare il passato. Un nuovo partito, una nuova strategia, da soli da soli! Opposizione senza pregiudizio e senza antagonismo, Berlusconi: avversario mai più nemico. Troppa la delusione retrospettiva. Al punto da rendere inutile e controproducente il tentativo di rimuovere il passato - insieme a Prodi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da ciò la vittoria schiacciante di Berlusconi, sopravvissuto alla delusione, emerso da un mare di delusione. E ora là, luminoso faro nella nebbia della delusione. Un sentimento che, sei mesi dopo il voto, non si è dissolto, ma, al contrario, continua a crescere. Una foschia grigia e densa. D'altronde, non ne va bene una. La crisi economica e finanziaria deborda. I prezzi sono fuori controllo. La paura della criminalità non flette. La fiducia nel futuro... da che parte sta il futuro? E poi, nessuna promessa mantenuta. Le tasse? Non caleranno. Alitalia? Affonda. Neanche nel calcio le cose vanno bene. La Nazionale ha perso gli europei. (Altro che ai mondiali del 2006, quando c'era Prodi ...). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, il rapporto fra il governo e il paese; fra Berlusconi e gli elettori non ne risente. Al contrario: i livelli di fiducia crescono. Piove, anzi, tempesta: governo virtuoso. Edmondo Berselli, su Repubblica, ha sostenuto questa inversione di tendenza vi sia l'affermarsi di una forma di comunicazione politica. Anzi di un "format". Interpretato, sulla scia del Cavaliere, maestro insuperato, da alcuni attori politici abili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzitutto, Brunetta, il persecutore dei fannulloni annidati nel pubblico impiego. Poi, la Gelmini, domatrice dei professori e dei maestri, incapaci di educare e disciplinare i nostri figli. Maroni, difensore degli italiani dall'invasione minacciosa di stranieri e rom. Infine, perfino la Carfagna, alla caccia di prostitute e clienti, da punire direttamente sulla strada; Un format che comunica in modo semplice problemi complessi; personalizzando le paure e le crisi, attraverso bersagli facili da colpire, che riflettono il senso comune e spostano il flusso della sfiducia e della delusione lontano dal governo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così la maggioranza degli italiani, riconoscente, si stringe intorno al governo, che li difende dalla minoranza deviante: professori, maestri, statali, immigrati, puttane. E dai piloti e i sindacati, colpevoli del possibile fallimento di Alitalia. Loro, non la politica che ha governato - e retto - le sorti della compagnia di bandiera per anni, decenni. Oltre ogni ragionevole ragione. Loro, che, pochi mesi fa, apparivano vittime del disegno del centrosinistra di svenderli agli stranieri, insieme alla compagnia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, oltre al format comunicativo del governo, c'è un'altra spiegazione. E' che ci siamo abituati, assuefatti alla delusione. Non la consideriamo uno emergenza, di cui ha colpa, anzitutto, chi manovra le leve di governo. Ma una situazione normale, per quanto sgradevole. Come la nebbia in val padana d'inverno e le zanzare d'estate. Gli italiani: non possono non dirsi delusi. A prescindere. Perché nessuno, è stato capace di sanare i bilanci, abbassare le tasse, rilanciare l'economia, ridurre la paura della criminalità. E se anche avvenisse, non ce ne accorgeremmo. D'altronde, anche se i crimini sono diminuiti, la paura è cresciuta lo stesso. E se il tasso di criminalità in Italia è tra i più bassi d'Europa, noi restiamo il paese europeo più impaurito e deluso. Il più sfiduciato. Chiunque ci governi. Berlusconi o Prodi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per cui, dopo aver provato, invano, a invertire la rotta con il voto, cambiando governo e maggioranza, gli italiani si sono rassegnati. Così, oggi che la delusione è penetrata dovunque: nelle case, nelle famiglie nei vicoli, nei programmi tivù, negli indici di borsa che sembrano bollettini di guerra, nelle stime dei mercati, della produzione e dei consumi: oggi che la delusione è dappertutto, gli italiani hanno smesso di considerarla un accidente. La considerano una perturbazione durevole, uno stato di necessità. Che non è il caso di imputare a qualcuno. D'altronde, chi c'era prima ha fatto di meglio? E' riuscito a darci fiducia? A renderci felici? Allora, inutile ritorcere la nostra rabbia, la nostra delusione, su chi governa oggi. Teniamocelo. Accontentiamoci. Tanto più se riesce a consolarci e a offrirci capri espiatori, a suggerirci che non è colpa nostra (né tanto meno sua). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se la delusione non costituisce più uno strumento di delegittimazione del governo, né un metodo di opposizione, allora - scusate la tautologia - per fare opposizione la delusione non serve. Non solo, ma diventa dannosa. Un boomerang. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fare opposizione occorrerebbe, al contrario, spingere la delusione più in là. Generare speranza, non nuove illusione. Ma la speranza è un attributo del futuro. E il futuro, per ora, è solo una speranza. Pardon: un'illusione, che in pochi si ostinano a coltivare. &lt;br /&gt;(19 settembre 2008) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;EUROPEE: D'ALEMA, BERLUSCONI VUOLE LEGGE DI PARTE&lt;br /&gt;(News da La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Con la nuova legge elettorale per le europee con sbarramento al 5 per cento e liste bloccate "Berlusconi manipola le regole della democrazia per fini personali e di parte. In questo rivela una cultura profondamente antidemocratica, una cultura autoritaria da padrone delle ferriere". Lo ha detto Massimo D'Alema, a Omnibus su La7, e ha aggiunto: "Non si capisce proprio perche' si debba imporre a livello europeo una soglia piu' alta di quella che c'e' a livello nazionale. E' una decisione che risponde a un'esigenza di parte: Berlusconi vuole punire l'Udc". Quanto poi all'abolizione delle preferenze, per D'Alema e' "una brutale sottrazione di potere ai cittadini. E' intollerabile il restringimento democratico: ci sono poche persone che decidono tutto, che formano le assemblee elettive e in questo modo i cittadini si allontaneranno sempre di piu' dalle istituzioni". Anche qui, secondo l'esponente Pd, a prevalere sono gli interessi particolaristici del premier: "Si trova alla testa di un partito che non e' un partito, ma un assemblaggio di forze diverse e teme che con le preferenze il conflitto fra queste diverse anime si manifesti alla luce del sole. Cosi' vuole decidere lui, perche' questo gli consente dall'alto di garantire le quote di una spartizione decisa a tavolino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il populismo e decisionismo del Governo  Berlusconi provoca altri disastri:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa possiamo aspettarci da un partito in cui convivono ex socialisti che dicono di esprimere  una politica di sinistra, ex  comunisti come  Bondi che richiama  il pensiero di Antonio Gramsci come riferimento culturale,  ex radicali che vedono  uno spazio per esprimere liberalismo e laicismo, esponenti di Comunione e Liberazione che ritengono invece che quel partito sia in sintonia con i vescovi, Alemanno e La Russa che  richiamano  la «parte buona» del fascismo? Il tutto mediato da un padre padrone che vorrebbe  accontentare tutti.  E che da grande imbonitore e mestierante, che sa essere in sintonia con la maggioranza del paese, trova la soluzione: efficacissimi  e frequenti spot mediatici, cui corrispondono  realizzazioni poco efficaci, spesso pasticciate e dal sapore di bufala. Più o meno il contrario di quanto ha fatto il centro-sinistra. Ma il popolo ora abbocca e a noi non resta che meditare ...con  rabbia. Seguono esempi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giovane ucciso a sprangate a Milano&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt;vi immaginate le strombazzature delle TV,dei giornali e di certi politici se in questo tragico evento si fossero invertite le parti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alitalia: premi e favori per le cordate amiche , prendere o lasciare per i lavoratori:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Premi alle cordate : Infrangendo e cambiando a piacimento regole, ripristinando condizioni di monopolio, dando alla cordata il vantaggio dell’esclusività e la possibilità di realizzazione forti plusvalenze nel futuro; salvataggio Air One  &lt;br /&gt;Colpire i lavoratori: seimila esuberi,  piloti dimezzati , retribuzioni  tagliate del 25 per cento, comprese quelle da milleduecento euro; a carico della comunità, cioè di tutti i lavoratori italiani, un miliardo e mezzo di passività pregresse della compagnia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il celebrato superministro Tremonti, ignorando il problema contratti, ha dimostrato di essere uno sprovveduto, provando a rifilare una bufala del genere...&lt;br /&gt;Gran finale con l'intervento del Pifferaio Decisionista : " Ci penso io".&lt;br /&gt;Forse ci sarà il lieto fine, ma per chi? Per gli amici della cordata che si vedranno rincarare ancora gli extra per concedere qualcosa,forse per i piloti e gli assistenti,agli altri verranno lasciate le briciole. &lt;br /&gt;I sudditi allocchi,alleggeriti nelle tasche, ipnotizzati dalla tolleranza zero ( ma che di fatto produce risultati fasulli), applaudiranno incantati...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;DDL  Carfagna  (Prostituzione): ancora uno Spot ingannevole&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo spirito della legge non è quello di limitare la prostituzione, ma  permetterla solo nei luoghi chiusi &lt;br /&gt;ed  eliminarla dagli occhi della gente.&lt;br /&gt;Di fatto far credere che è stata  debellata.&lt;br /&gt;Vizi privati e pubbliche virtù.&lt;br /&gt;In sintonia con molti loro elettori.&lt;br /&gt;Destinatari, ancora una volta di un’ipocrita  gratificazione di questo Governo.&lt;br /&gt;La Ministra da Calendario (ma non le fanno schifo quelle che fanno commercio del proprio corpo?!) si è inventata una legge che non manderà in carcere nessuno, ma intaserà la macchina giudiziaria, moltiplicando e creando inutili processi. &lt;br /&gt;Mentre i veri problemi  di questo paese:  stipendi, pensioni, sviluppo, prezzi, lavoro, precari&lt;br /&gt;diventano  di bassa priorità,se non sistematicamente ignorati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ecco la nuova lotta di classe&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(Piero Ignazi - L'Espresso)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A combattere non sono più gli 'ultimi' ma i 'primi' sostenuti dal governo di Berlusconi  Giulio Tremonti. Quando si pensa alla lotta di classe si immaginano folle di tute blu vocianti o moltitudini di contadini scalcagnati e scamiciati - ma anche composti e dignitosi come nel celebre quadro di Pellizza da Volpedo - che sfilano per rivendicare pane e lavoro. Questa immagine è sbiadita come una vecchia fotografia, rimanda ad un mondo antico di cui si stanno perdendo le tracce. Non ci sono più quegli attori: il proletariato si è sfrangiato in mille componenti diverse e gli 'ultimi' della società riflettono un caleidoscopio di etnie, costumi e culture che non può certo essere ricompattato in una classe sociale omogenea. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se si è dissolta la lotta di classe fatta di scioperi e picchettaggi che aveva nel proletariato la sua spina dorsale, non per questo è scomparsa. Si è spostata di 180 gradi. Ha subito una rivoluzione copernicana. Non è più condotta dagli 'ultimi', bensì dai 'primi'. Sono i detentori delle risorse economiche e politiche che prendono l'iniziativa per mantenere e rafforzare le posizioni acquisite a discapito degli altri. L'offensiva non passa più per le antiche vie contrattuali, sempre meno rilevanti in termini numerici e sempre più residuali per definire i rapporti di forza (anche se il tentativo di scardinare la contrattazione collettiva a favore di una contrattazione individuale indica una precisa linea di attacco), bensì per l'iniziativa pubblica, per il matrimonio d'interesse tra corporazioni economiche e potere politico celebrato dal governo Berlusconi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo si è visto con uno dei primi provvedimenti del governo di centro-destra. Uno dei tanti, ma esemplare per la sua precisione chirurgica: l'eliminazione della tracciabilità degli onorari dei liberi professionisti, strumento efficace di contrasto all'evasione e al riciclaggio introdotto dal governo Prodi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il messaggio non poteva essere più chiaro: sappiamo chi sono 'i nostri' e interveniamo subito in difesa dei loro interessi. E, specularmente, sappiamo chi sono i 'nemici': i lavoratori dipendenti, soprattutto del settore pubblico, che votano a sinistra. Contro di loro si è scatenata una offensiva tambureggiante puntando sulla delegittimazione morale al punto da affibbiare loro l'etichetta di 'fannulloni'. Non basta. Mentre il ministro dell'Istruzione - che non sa nulla di scuola e università ma in compenso ha guadagnato l'avvocatura a Reggio Calabria - decreta l'espulsione di decine di migliaia di insegnanti (ovviamente dei fannulloni) negli Stati Uniti i candidati alla presidenza fanno a gara a chi promette più interventi nel sistema educativo e Barack Obama arriva a dichiarare testualmente alla Convention democratica che "arruolerà legioni di insegnanti pagandoli meglio anche a costo di aumentare le tasse". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo perché nel sistema americano si crede ancora nell'istruzione, nella conoscenza e nella competenza come veicoli di successo professionale, mentre da noi la cultura, e chi lavora nel mondo dell'educazione, sono trattati con sufficienza e mal sopportati, come un orpello inutile. In fondo basta essere una bella soubrette per diventare ministro, perché consumarsi gli occhioni sui libri e al computer? Questo è il vero messaggio, subliminale e quindi autentico, della nomina di Mara Carfagna. Il resto è accessorio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lotta di classe impostata dal governo ha un obiettivo preciso: scardinare quel poco che è rimasto della classe operaia sindacalizzata, peraltro priva di una guida all'altezza della sfida, difendere i lavoratori autonomi da ogni meccanismo regolativo e fiscale per riprendere la redistribuzione del reddito a loro favore avviata nel precedente governo Berlusconi (e incautamente ammessa anche dallo stesso superministro Tremonti) e, infine, spremere il ceto medio per compensare i benefici alle altre componenti sociali - e per chi abbia dubbi in proposito basta leggere l'intervento, inquietante per usare un eufemismo, di Laura Pennacchi, 'Un decisionismo (poco) compassionevole', sull'ultimo numero della rivista 'il Mulino'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La difesa degli interessi corporativi implica un drenaggio di risorse dal lavoro dipendente, perché se si toglie l'Ici alle case dei ricchi, si abbandona la lotta all'evasione fiscale (il crollo del gettito dell'Iva sta a dimostrare come il lavoro autonomo si sia immediatamente adeguato al nuovo clima), si rifinanziano i progetti faraonici come il ponte sullo stretto, e si fanno pagare a noi cittadini, anzi ai 'tax-payers' come si dice nei paesi anglosassoni, le perdite dell'Alitalia lasciando i profitti agli happy few, in qualche modo bisogna trovare i soldi. È per questo che il governo si schiera in prima fila a fianco degli interessi corporativi contro il lavoro dipendente in una nuova versione della lotta di classe.&lt;br /&gt;(12 settembre 2008)&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Populismo e il passato che ritorna   &lt;br /&gt;(GIAN ENRICO RUSCONI - LA STAMPA)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;I l Paese ha perso l’orientamento. Nessuno lo rappresenta più davvero. Testarde fazioni politiche contrapposte tengono in ostaggio la politica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ceto degli intellettuali si è dissolto in singoli individui o in piccoli gruppi. Non solo ha perso valore la qualifica di destra o sinistra, non ci sono più conservatori e progressisti, ma si è smarrito il senso di ciò che tiene insieme questo Paese. Nessuno sa più dirne le ragioni, in modo convincente per tutti, pur facendo attenzione alle legittime differenze. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia nazionale è impunemente sequestrata da dilettanti e mistificatori. Ormai si può dire tutto su tutto - dall’8 settembre al terrorismo delle Brigate Rosse. Ciò che importa è il rumore mediatico che copre ogni altra voce e può contare sulla spossatezza degli studiosi seri. La serietà è diventata noiosissima in questo Paese: è intollerabile e incompatibile con il talk show permanente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è in giro una pesante aria decisionista. A parole almeno. Comincia dai vertici dei ministri, indaffarati a fare proclami, cui non sappiamo che cosa davvero seguirà. Colpisce l’irresponsabilità e il dilettantismo di ministri che parlano (pensando in realtà soltanto ai media) come se tutto dipendesse dalle loro parole. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come se la scuola - per fare un esempio - non fosse una grande complessa istituzione tenuta in piedi da migliaia di professionisti che hanno una loro competenza ed esperienza, di cui tener conto. No. Sono trattati come zelanti esecutori di decisioni calate dall’alto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma da dove è spuntata fuori questa classe ministeriale? Da quale cultura? Dalla destra storica liberale? Dal fascismo riciclato democraticamente? No, per carità - si obietta subito -, non incominciamo con le genealogie ideologiche. Ciò che conta è «fare ordine» contro il «disordine della sinistra» - come dice il Cavaliere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mettere ordine, ripulire, punire, comandare. Se è il caso, mettere in galera clandestini, teppisti di stadio, prostitute di strada. Come se fossero la stessa cosa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente una società ordinata e sicura è un valore collettivo. E non finiremo mai di rimproverare la sinistra per essersi fatta scippare per malinteso «buonismo» questo valore. Per questo motivo non solo ha perso le ultime elezioni, ma adesso ha perso anche la testa. Infatti non sa più come reagire. A ogni iniziativa «d’ordine» ministeriale o governativa, balbetta e si divide. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quali sono i valori della nuova destra populista che pretende di essere innanzitutto pragmatica, anti-ideologica? A prima vista sono i valori tradizionali di «Dio, patria e famiglia». Naturalmente al posto di Dio oggi si preferisce parlare di «radici cristiane»; l’idea di patria richiede qualche aggiustamento critico; soltanto la famiglia sembra mantenere le vecchie connotazioni. Ma è una pura finzione, se guardiamo ai comportamenti reali e non alle dichiarazioni fatte «per compiacere la Chiesa» (parole di Berlusconi). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà la vera chiave della cultura politica di oggi è nel termine di «populismo» che va inteso non in modo generico, ma appropriato. Il populismo democratico ha quattro ingredienti: un popolo-elettore che tende a esprimersi in uno stile tendenzialmente plebiscitario con un rapporto di finta immediatezza con il leader; la dominanza di una leadership personale, gratificata di qualità «carismatiche»; un sistema partitico semplificato con un ricambio di élite politiche che è di supporto immediato al leader; il ruolo decisivo e insostituibile dei media allineati. Sottoprodotti di questa situazione sono la iperpersonalizzazione della politica e la sua spettacolarizzazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli elettori scelgono o si orientano al leader con aspettative di tipo decisionistico, per l’insofferenza verso le eccessive mediazioni parlamentari e le corrispondenti differenziazioni partitiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qui l’attivismo cui assistiamo quotidianamente. E le misure populistiche fatte appunto per soddisfare un immediato desiderio di ordine: contro la violenza di stadio come contro la prostituzione, indifferentemente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo trattamento cui è sottoposto il Paese ha un costo alto: l’assenza di una vera soluzione dei problemi più gravi e strutturali (dalla giustizia alla scuola) che non possono essere risolti in stile populistico-decisionistico. È necessaria infatti una strategia capace di grande vero consenso, che è compatibile con le regole democratiche della maggioranza/minoranza. Altrimenti il paese si spezza nel profondo. Perde l’orientamento. È quanto sta accadendo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esattamente quindici anni fa molti di noi si sono chiesti se non cessassimo di essere una nazione. Allora c’erano le prime aggressive provocazioni antinazionali della Lega, i forti timori per una globalizzazione appena scoperta e la nuova inattesa visibilità degli immigrati. Al confronto di oggi quei problemi erano relativamente controllabili. Quello che non era prevedibile invece era l’implosione interna della nazione cui assistiamo oggi. Sì, forse, stiamo cessando di essere una nazione. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Segnaliamo link che offrono contributi positivi per cambiare il Paese e il PD:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://tuttopuocambiare.it/"&gt;http://tuttopuocambiare.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Riceviamo e pubblichiamo:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro amico, cara amica&lt;br /&gt;ti scriviamo per segnalarti una iniziativa che può apparire questione tecnica di procedure interne di partito ma che, come spesso accade, nasconde questioni di grande sostanza. In questo senso va ricordato che le primarie sono "la procedura" su cui il PD ha costruito, con legittimo orgoglio, la sua identità.&lt;br /&gt;I primi delegati regionali, Giovanni Bachelet della Direzione del PD, e soci fondatori del PD hanno aderito alla iniziativa. Con questo messaggio invitiamo anche voi ad aderire e a far circolare questo messaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In breve, nel Lazio, entro la fine di settembre, una commissione appositamente istituita, sottoporrà alla assemblea regionale del Partito Democratco una bozza di statuto da votare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi crediamo che questa sia una buona occasione per correggere alcuni degli errori commessi in questi mesi nella costruzione del Partito Democratico. Già dalla prima assemblea nazionale di Milano, è diventata prassi consolidata quella di sottoporre a votazione documenti e dispositivi concepiti in luoghi ristretti e senza alcuna partecipazione. Allo stesso modo è divenuto prassi consolidata definire in anticipo e, ancora, in luoghi separati e non completamente trasparenti, i nomi dei dirigenti che poi vengono votati in assemblea. Questo senza alcuna possibilità di competizione e in aperto contrasto con la contendibilità degli incarichi stabilita nello statuto nazionale. La mancanza di trasparenza si è già più volte tradotta in mancanza di efficienza, come dimostrato nei due appuntamenti, prima nazionale e poi regionale, programmati per 2 giorni e poi ridottisi a 1 giorno con danno d'immagine, interno ed esterno, per tutto il paritito. &lt;br /&gt;Gli statuti regionali hanno la possibilità di rilanciare la partecipazione e la trasparenza inserendo norme integrative delle disposizioni generali contenute nello statuto nazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vogliamo che il Partito Democratico sia davvero una grande operazione di rinnovamento della politica, allora una autentica circolazione della informazione è la base per sbloccare vecchie prassi, trasferire potere ai cittadini, ridare vigore alla democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettera che trovi in &lt;br /&gt;&lt;a href="http://pd4c.wordpress.com/"&gt;http://pd4c.wordpress.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;cerca di dare corpo a queste riflessioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti chiediamo di firmarla per non smarrirsi e riprendere la strada del 14 Ottobre 2007, per  costruire quel Partito Democratico che cambia dentro per cambiare l'Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuliano Buceti, Alessandro Gallo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Perché non avremo mai&lt;br /&gt;un Obama o un McCain&lt;br /&gt;(ILVO DIAMANTI - LA REPUBBLICA)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UNA PERSONALIZZAZIONE impersonale e irresponsabile caratterizza la politica italiana. Una democrazia mediatica, affollata di volti e nomi noti e visibili. Che, tuttavia, ha ridotto e quasi abolito la possibilità, per gli elettori, di esprimere scelte e preferenze "personali". Visto che ormai la costruzione delle rappresentanze politiche e parlamentari è un fatto praticamente esclusivo dei partiti, ridotti a cerchie di gruppi dirigenti ristrette e centralizzate. Eppure, quasi vent'anni fa, la storia era cominciata diversamente. La crisi del sistema politico era stata sancita, è vero, dal referendum del 1991, che riduceva le preferenze elettorali a una sola. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma si trattava, allora, di ridimensionare un sistema partitocratico, nel quale le preferenze costituivano uno strumento di controllo della società e, al tempo stesso, un elemento di scambio fra gruppi di potere. In seguito, siamo passati a sistemi elettorali che personalizzano il rapporto fra elettori ed eletti. Anzitutto a livello locale, con l'elezione diretta dei sindaci, dei presidenti di Provincia e, quindi, di Regione. Un rapido processo di presidenzializzazione diffusa, che il sistema elettorale della Camera e del Senato ha assecondato attraverso il maggioritario di collegio, che rende più immediato e trasparente il rapporto tra i parlamentari, i cittadini e il territorio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel modello, ne siamo consapevoli, non ha ridotto la frammentazione dei partiti, tanto meno il distacco fra sistema politico e società. Ha, tuttavia, segnato una frattura, almeno a livello simbolico. Partiti contro presidenti. Riassunto dell'opposizione fra vecchio e nuovo, come ha osservato Mauro Calise. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altronde, i partiti si sono, anch'essi, personalizzati tutti. Dal 1994 ad oggi. Dall'archetipo insuperato, Silvio Berlusconi, fino a Walter Veltroni. Da Forza Italia all'Ulivo. Dal Partito democratico al Popolo della libertà. Passando per le diverse liste. Per limitarci alle principali: Lista Pannella e Bonino, la Lista di Pietro. Ma anche Alleanza nazionale, prima di confluire nel Pdl, nonostante disponesse di identità e organizzazione, era un soggetto identificato con il suo leader, Gianfranco Fini. E nell'Udc, ormai, la C evoca l'iniziale di Casini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La personalizzazione è, ovviamente, enfatizzata dall'uso dei media. La televisione, in particolare, ha dato ai partiti un volto, un'immagine familiare. Anche in questa fase. I ministri più popolari appaiono al pubblico personaggi caratterizzati, che recitano in fiction di successo. Due sopra tutti. Brunetta, il vendicatore dei cittadini contro i servi fannulloni dello Stato (gli statali, appunto). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mariastella Gelmini, protettrice dei genitori e degli alunni dagli insegnanti incapaci; restauratrice delle virtù perdute: la buona condotta, i buoni costumi (i grembiulini), i buoni maestri (unici). Mentre, all'opposizione, incontra un successo larghissimo Antonio Di Pietro, che interpreta il garante della legalità contro ogni abuso della politica; e anzitutto contro Berlusconi (che ne è il compendio). Ma anche Beppe Grillo. Attore protagonista della protesta di piazza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passando dal versante della partecipazione a quello della comunicazione, occorre rammentare che la costruzione del Partito democratico e, prima, dell'Ulivo, è avvenuta attraverso le primarie. Un rito di massa per celebrare la scelta del leader. Prodi, Veltroni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, da qualche tempo, la personalizzazione della politica avviene insieme alla spersonalizzazione della scelta di voto. Imposta, per quel che riguarda le elezioni politiche, dalla legge elettorale in vigore dall'autunno 2005. Un proporzionale con premio di coalizione e liste bloccate. Cioè: senza preferenze. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La legge, inventata in fretta dal centrodestra al fine di contrastare il successo annunciato del centrosinistra (particolarmente avvantaggiato dal maggioritario), ha, nei fatti, rafforzato le leadership centrali di "tutti" i partiti. Consentendo loro di controllare e condizionare le candidature e, quindi, gli eletti. Mentre ha spezzato il legame dei candidati con gli elettori. Tanto che i candidati sono quasi spariti dal territorio, nel corso della campagna elettorale, limitandosi, perlopiù, ad apparire accanto ai leader nazionali, durante le manifestazioni più importanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema avrebbe dovuto e potuto essere ridimensionato attraverso il ricorso alle primarie. Che, tuttavia, è divenuto molto intermittente. Quasi assente. Anche il Partito democratico ha usato le primarie con cautela. Evitando, comunque, di renderle troppo aperte e competitive. A livello nazionale, d'altronde, sono servite all'investitura di leader pre-destinati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre l'elezione dell'assemblea costituente e degli organismi rappresentativi a livello territoriale è stata vincolata dall'esigenza di garantire l'equilibrio tra componenti oltre al controllo (e al mantenimento) dei gruppi dirigenti. Anche nella scelta dei candidati alle amministrative (sindaci o presidenti), le primarie vengono guardate con diffidenza e trattate con prudenza. Impossibile che emergano outsider. Un Obama o un McCain de noantri. Inutile attenderli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione si ripropone, oggi, in relazione al sistema elettorale che si sta progettando in vista delle prossime elezioni europee. Prevede, com'è noto, una soglia di sbarramento (3-4 per cento), per ridurre la frammentazione. Inoltre, un numero più ampio di circoscrizioni. Infine: l'abolizione delle preferenze. Su cui non c'è accordo. Ma che, indubbiamente, non dispiace - anzi, piace - ai partiti, in generale. Anche ai maggiori: Pdl e lo stesso Pd. In quanto permette loro di regolare e distribuire, con precisione algebrica e senza rischi, i posti tra le componenti (sotto)partitiche. An e Fi, da un lato. Ds e Margherita, dall'altro. Che ancora resistono e agiscono. Accanto ad altre correnti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorremmo ribadire che non siamo tifosi delle preferenze. Abbiamo memoria di quando costituivano un metodo di scambio clientelare. Però insospettisce la paura che suscitano nei partiti, oggi che non hanno più basi di massa e sono ridotti a ristrette cerchie di vertice. Il contrasto tra l'enfasi sulla personalizzazione e la crescente spersonalizzazione del voto riassume quanto sia fittizia, oggi, l'opposizione fra partiti e presidenti. Visto che i presidenti identificano partiti "chiusi", la cui classe dirigente si riproduce in modo endogamico. Al proprio interno. Senza competizione; ma, semmai, per cooptazione, dall'alto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo modello, peraltro, è coerente con la biografia del centrodestra. Inventata, scritta e interpretata da un Sovrano: Silvio Berlusconi. (Se ne è discusso molto nel recente convegno della Società italiana di scienza politica, all'Università di Pavia). Ma il centrosinistra e, soprattutto, il Partito Democratico - per storia, cultura e sociologia - non hanno prospettive senza coltivare il rapporto con il territorio e con la società. Senza rivalutare le primarie come metodo "vero" di consultazione e di selezione della classe dirigente. Senza dare agli elettori la possibilità di esprimere - in nessun modo - le loro preferenze personali. Senza vincolare gli eletti a un rapporto responsabile con gli elettori. Meglio che il Pd ci pensi, in vista delle prossime elezioni europee. Che, come sempre, avranno anzitutto effetti politici "nazionali". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(7 settembre 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-864611275579851074?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/864611275579851074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=864611275579851074' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/864611275579851074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/864611275579851074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/09/primarie-e-preferenze.html' title='POPULISMO E DECISIONISMO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-8954891040111481209</id><published>2008-06-23T11:20:00.037+02:00</published><updated>2008-07-21T18:23:08.301+02:00</updated><title type='text'>RIFLESSIONI SUL PD E SULLE DECISIONI DEL NUOVO GOVERNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;(In continuo giornamento: 20/07/2008)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nuovi commenti sul PD e sul Governo: vai ai link:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77296"&gt;http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77296&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altroconsumo.it/images/21/213083_Attach.pdf"&gt;http://www.altroconsumo.it/images/21/213083_Attach.pdf&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/scalfari-fondi-2/spazzatura-governo/spazzatura-governo.html"&gt;http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/scalfari-fondi-2/spazzatura-governo/spazzatura-governo.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/editoriali/08_luglio_20/editoriale_robin_tax_giavazzi_41b200fc-562a-11dd-a206-00144f02aabc.shtml"&gt;http://www.corriere.it/editoriali/08_luglio_20/editoriale_robin_tax_giavazzi_41b200fc-562a-11dd-a206-00144f02aabc.shtml&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/economia/pubb-ammin/fannulloni-geniali/fannulloni-geniali.html"&gt;http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/economia/pubb-ammin/fannulloni-geniali/fannulloni-geniali.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Riceviamo e pubblichiamo:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao a tutti,&lt;br /&gt;siamo Anna Perri e Stefano Tretta, rispettivamente segretario e coordinatore di Segreteria del Circolo PD Pigneto Prenestino (VI Municipio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In seguito al documento che vi abbiamo mandato in allegato qualche giorno fa, abbiamo ricevuto tanti commenti e suggerimenti da parte di altri coordinatori e punti di riferimento del PD a Roma. A questo punto, ci chiediamo se non sia il caso di iniziare a conoscerci meglio, vederci, fare due chiacchiere sullo stato della costruzione del PD a Roma e far partire un movimento di idee e di iniziativa politica dal basso che rappresenti veramente le esigenze della gente e di chi ha aderito al progetto del Partito Democratico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A livello regionale, sono state indette le primarie per eleggere il segretario regionale, auspicando che lo strumento delle primarie sia utilizzato anche per eleggere il segretario romano: si prospetta, dunque, un election day per il 30 novembre. E' probabile, quindi, che saranno messe in piedi più candidature e più candidati per costituire l'Assemblea Regionale e Cittadina.&lt;br /&gt;A prescindere dai nomi dei segretari, riteniamo sia essenziale sottolineare che le primarie devono servire a dare voce ai Circoli, a valorizzare le competenze e le nuove generazioni, a rompere gli schemi della vecchia politica e a dare aria e vigore alla costruzione del PD, nel Lazio e a Roma. &lt;br /&gt;Come vogliamo comportarci di fronte alla sfida delle primarie? Che tipo di partito abbiamo in mente? Come scegliere le nuove classi dirigenti? Come legittimarle al meglio? Quale ruolo spetta ai Circoli Territoriali?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di carne al fuoco ce n'è tanta. Ecco perchè questa richiesta di metterci in rete, vederci, conoscerci, confrontarci, dibattere, tornare a parlare di politica e farlo nelle sedi opportune, ovvero dentro il partito: prima di aspettare ancora mesi per essere convocati dalla dirigenza romana, e magari trovare le decisioni già pronte, è bene che i Circoli in primis si pongano l'obiettivo di indirizzare la costruzione del partito e la selezione delle nuove classi dirigenti, se è vero che siamo noi il motore della costruzione del PD, come ci è riconosciuto da più parti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con alcuni di voi abbiamo già parlato: abbiamo fissato la riunione informale, dunque, per GIOVEDI' 24, alle 19.30. L'appuntamento è all'entrata centrale della Festa dell'Unità a Caracalla. Date conferma per mail, venite numerosi, spargete la voce ai Coordinatori che conoscete e fate di tutto per esserci. E' un primo momento informale per familiarizzare e mettere qualche puntino sulle tante domande che ancora sono rimaste inevase.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per qualsiasi chiarimento o informazione, scriveteci o chiamate al 349 3958915 (Stefano).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un caro saluto,&lt;br /&gt;Stefano Tretta e Anna Perri&lt;br /&gt;Circolo PD - Pigneto Prenestino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ci sono state inviate &lt;/strong&gt;le relazioni di Giancarlo D'Alessandro e Oscar Cosentino realtive al seminario "La sfida del Partito Democratico" promosso dall'associazione Democratici in Rete il 25 giugno al Residence Ripetta, con preghiera di diffusione ai membri consiliari PD degli organi romani. Per leggerle vai al Link:&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.farerete.org/"&gt;http://www.farerete.org/&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nessuno lo può giudicare (leggi al link):&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Nessuno-lo-può-giudicare/2033089&amp;ref=hpsp"&gt;http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Nessuno-lo-può-giudicare/2033089&amp;ref=hpsp&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;“Salva l'Italia!”. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;S'intitola così la petizione che il Partito Democratico ha promosso e che partirà dal fine settimana per concludersi il 25 ottobre, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal partito. La petizione ha al centro due questioni: la difesa delle regole democratiche contro le forzature e le leggi sbagliate del governo; la lotta per far ripartire l'Italia, cominciando da stipendi e pensioni... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finora hanno firmato in 5282.&lt;br /&gt;Per firmare vai all'indirizzo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/firme.aspx?t=/speciali/salva_italia/home.htm"&gt;http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/firme.aspx?t=/speciali/salva_italia/home.htm&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Invito&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt;Alla Cortese Attenzione dei Coordinatori dei Circoli Pd di Roma &lt;br /&gt;Da inoltrarre alle Segreterie dei Circoli PD di Roma&lt;br /&gt;e Ai Fondatori Tutti del Pd&lt;br /&gt;Gentilissime Democratiche, Cari Democratici&lt;br /&gt;Vi annunciamo con piacere che per affrontare il tema dello sviluppo futuro del Partito Democratico, Mercoledì 16 p.v., alle ore 17 e 30, presso l'Auditorium di Via Rieti, si terrà un incontro con&lt;br /&gt;Bersani,Tocci,Zingaretti&lt;br /&gt;tema dell'incontro "Roma, Italia, Si riparte".&lt;br /&gt;Vi preghiamo di diffondere il più possibile questo messaggio per una larga partecipazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Scelte economiche del nuovo Governo:&lt;br /&gt;osservazioni, critiche e proposte di Tito Boeri (L'Espresso&lt;/strong&gt;),&lt;br /&gt;vai all'indirizzo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Meno-tasse-più-consumi/2032822&amp;ref=hpsp"&gt;http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Meno-tasse-più-consumi/2032822&amp;ref=hpsp&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il regime mediocratico&lt;br /&gt;(ILVO DIAMANTI - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Silvio Berlusconi a Sabina Guzzanti, passando per Beppe Grillo: il percorso della democrazia italiana sembra essersi compiuto. Oltre la democrazia del pubblico e dell'opinione. Fino alla "mediocrazia". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La definiamo così non per evocare "mediocrità", che per noi è una virtù democratica, quando riassume passioni timide, distacco, moderazione. Intendiamo, in questo modo, echeggiare il potere dei "media". Che hanno imposto alla politica non solo il linguaggio, lo stile: anche le regole e i modelli di organizzazione. Infine, gli attori. Naturalmente, sappiamo che l'intreccio fra media, comunicazione e politica ha una storia lunga e globale, costellata di esempi illustri e per nulla "mediocri". Basti pensare a Ronald Reagan, modesto attore in età giovanile, ma presidente Usa fra i più importanti del dopoguerra. Oppure, a Terminator, al secolo Arnold Schwarzenegger, attuale governatore della California. Però in Italia l'intreccio risulta più stretto che altrove. Si è realizzato in modo tanto rapido che quasi non ce ne siamo resi conto. Era l'inizio dei burrascosi anni Novanta. Dai partiti di massa, ideologici, organizzati, radicati sul territorio si è passati a partiti senza società, organizzati al centro e fragili in periferia. Ma soprattutto: personalizzati, influenzati dalle logiche della comunicazione e del marketing. Una sorta di populismo mediatico, il cui inventore indiscusso e insuperato è Silvio Berlusconi. Creatore di un partito di successo, Forza Italia, ma, al tempo stesso, della seconda Repubblica. Di cui è divenuto il principale riferimento e discrimine ideologico: da accettare o rifiutare. Senza riserve. Padrone del principale gruppo televisivo privato. Ha imposto e "venduto" sul mercato politico se stesso e il proprio partito come un prodotto. La cocacola o il ferrero-rocher. Dopo di lui, la televisione è divenuta il principale luogo di partecipazione e di identità politica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora oggi, d'altronde, gli elettori di centrodestra preferiscono l'informazione di Mediaset, gli elettori di centrosinistra quella della Rai. Per tradizione e fedeltà. Anche se le differenze fra le reti sono ormai sottili e l'informazione di Mediaset, in alcuni casi, è più di "sinistra" di quella offerta dalla Rai. Non è detto - e, a nostro avviso, non è vero - che la tivù sia il luogo principale - se non l'unico - in cui si formano (peggio: si plasmano) le opinioni degli elettori. Però è una convinzione radicata e condivisa, soprattutto nel ceto politico. Senza distinzione di parte e di partito. Anche nel centrosinistra. Dove i partiti tradizionali, usurati dal punto di vista ideologico e organizzativo, hanno inseguito il modello inventato da Berlusconi, spostando il loro baricentro dal territorio al video, dall'organizzazione alla personalizzazione, dalle ideologie al marketing, dalle idee agli slogan. In pochi anni, diventa spettacolo dove si rappresenta lo spettacolo della politica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il centrosinistra, in questa scena, si è tuffato a capofitto. Sconta il problema iniziale dell'inesperienza. Ma si è abituato in fretta, affollando ogni rete e ogni programma. A ogni ora. Da "Uno Mattina" alle "Notti" di Vespa e Mentana. La competenza del sistema comunicativo è, quindi, divenuta un requisito importante per la carriera politica. Non a caso i consiglieri più influenti di Berlusconi sono due professionisti del sistema mediatico: Gianni Letta e Giuliano Ferrara. Anche il centrosinistra si è rivolto all'ambiente del giornalismo televisivo, da cui ha selezionato, con alterno successo, parlamentari italiani ed europei, ma anche sindaci e governatori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'immagine e la confidenza mediatica hanno pesato anche nella scelta del candidato premier. Anche per queste ragioni Rutelli nel 2001 e lo stesso Veltroni nel 2008 sono stati chiamati a sfidare Berlusconi. Certo, entrambi politici di (medio o) lungo corso, provenivano da un'esperienza amministrativa di successo, come sindaci di Roma. Veltroni, inoltre, è segretario del Pd, votato alle primarie da milioni di elettori. Tuttavia, in entrambi i casi, la capacità di comunicare ha contribuito in misura importante alla loro scelta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parabola della mediocrazia, a sinistra, è precipitata negli ultimi anni, con lo sconfinamento dei comici e degli attori satirici: dai teatri e dagli schermi alle piazze. Da attori di satira ad attori politici, tout-court. È il caso di Sabina Guzzanti, esploso in occasione della recente manifestazione dei girotondi, a Piazza Navona. Di cui è stata protagonista assoluta. Insieme a Beppe Grillo, leader di un movimento d'opinione, che ha assunto misure di massa e attraversa tutti i partiti. L'ascesa politica dei comici e dei satirici, a sinistra, ha diverse ragioni. Vi ha contribuito, per primo, Silvio Berlusconi, che li ha indicati - e legittimati - come "nemici". Decretandone, in alcuni casi, l'espulsione dai media. Ma gli attori satirici sono divenuti leader politici soprattutto perché trascinati dalla deriva mediatica del centrosinistra. D'altronde, sul piano della comunicazione, in tivù ma anche nelle manifestazione pubbliche, Pecoraro Scanio, Diliberto o Franceschini come possono competere con Sabina Guzzanti? O con protagonisti della scena teatrale come Moni Ovadia, il nobel Dario Fo o Franca Rame (peraltro, già parlamentare)? Per non parlare di Beppe Grillo. Non c'è partita. C'è, infine, la difficoltà di fare opposizione. Visto che la sinistra radicale è scomparsa e quella riformista appare fin troppo timida. Allora le piazze si trasformano in teatri dove si rappresenta lo spettacolo dell'opposizione "indignata". Perché questi sanno (e debbono) fare i comici e i protagonisti della satira. Scrutare e denunciare i vizi della politica. Del nemico e - a maggior ragione - dei presunti amici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo a Piazza Navona, martedì scorso, non poteva andare diversamente. Sabina Guzzanti e Beppe Grillo sanno suonare le corde del sentimento e del risentimento popolare. Sanno fare scandalo e notizia. Interpretare al meglio lo spettacolo dell'indignazione. Altro che Di Pietro e Furio Colombo. Tuttavia non si tratta solo e semplicemente di satira, come pretenderebbero alcuni fra gli organizzatori e fra i leader (sedicenti) politici (veri) presenti alla manifestazione. Troppo semplice. Troppo facile. Lo ha chiarito bene Sabina Guzzanti, nella lettera inviata al Corriere della Sera: "Chiunque parli a un pubblico fa politica". Non solo, ma "il discorso di un comico può essere molto più politico di quello di un politico". Ha ragione. È il suo intervento ad aver impresso il segno politico alla manifestazione di Piazza Navona. È lei la protagonista di quell'avvenimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella mediocrazia, d'altronde, il centro della scena è, inevitabilmente, occupato dai "mediocrati". Con effetti spiacevoli e sfavorevoli per le componenti riformiste del centrosinistra. 1) Perché la buona satira non è riformista, ma rivoluzionaria. Non accetta la mediazione: è intransigente e, oggi, antipolitica. Ma l'antipolitica scoraggia e delude soprattutto gli elettori di sinistra. 2) Perché fra Berlusconi, Grillo e la Guzzanti; fra Berlusconi, Veltroni e Rutelli: in un regime mediocratico, non c'è partita. Il primo è il padrone, l'impresario. Gli altri: attori o apprendisti. D'altronde, nell'era della "democrazia del pubblico", l'unico a battere Berlusconi, per due volte - o meglio: una volta e mezza - è stato Romano Prodi. Anticomunicativo e antitelevisivo. Perché i media, l'immagine, la tivù, in politica, contano, ma non sono tutto. C'è bisogno d'altro. Presenza nella società, organizzazione. Identità. Speranza. Ma questa sinistra, divisa fra coraggiosi e indignati, fra dialogo senza opposizione e opposizione senza dialogo: rischia di rimanere solo senza speranza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(13 luglio 2008) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un disegno perverso e autoritario&lt;br /&gt;(EUGENIO SCALFARI -  La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' NECESSARIO parlare di giustizia, della legge Ghedini-Alfano in via di velocissima approvazione, dell'emendamento blocca-processi e del suo auspicato smantellamento, del divieto ai giornali di riferire notizie sulla fase inquirente delle inchieste giudiziarie. È necessario ribadire con forza, come ha fatto Ezio Mauro nel suo articolo di venerdì, la vergogna d'una strategia dominata dall'ossessione del "premier" di evitare a tutti i costi e con tutti i mezzi la celebrazione di un processo a suo carico per un reato assai grave (corruzione di magistrati) che non rientra nelle sue funzioni ministeriali; un reato infamante di diritto comune sottratto all'accertamento giurisdizionale con un grave "vulnus" dell'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò è necessario e bene ha fatto il Partito Democratico ad opporsi con fermezza al complesso di questi atti legislativi, inaccettabili sia nel merito sia nelle procedure e nella tempistica che li hanno caratterizzati. Ma c'è un aspetto della situazione ancora più grave perché va al di là del caso specifico della denegata giustizia riguardante Silvio Berlusconi. E riguarda il mutamento in corso della Costituzione materiale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sta infatti verificando dopo appena due mesi dall'insediamento del governo un massiccio spostamento di potere verso la figura del "premier" e del governo da lui guidato, un'intimidazione crescente nei confronti della magistratura inquirente e giudicante, una vera e propria confisca del controllo parlamentare di cui gli attori principali sono gli stessi presidenti delle due assemblee e la maggioranza parlamentare nel suo complesso. Non si era mai visto nei sessant'anni di storia repubblicana un Parlamento così prono di fronte al potere esecutivo che dovrebbe essere sottoposto al suo controllo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le Camere si sono di fatto trasformate in anticamere del governo, i loro presidenti hanno accettato senza fiatare che decreti firmati dal capo dello Stato per ragioni di urgenza fossero manomessi da emendamenti indecenti e non pertinenti, disegni di legge dei quali il capo dello Stato aveva rifiutato la decretazione per evidente mancanza dei presupposti di urgenza sono stati votati in quarantott'ore invertendo l'ordine dei lavori e l'intera agenda parlamentare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo ripeto: qui non emerge soltanto l'ossessione dell'imputato Berlusconi, emerge un mutamento profondo ed estremamente pericoloso della Costituzione materiale della Repubblica, che avvia la democrazia italiana verso forme autoritarie, affievolisce l'indipendenza e lo spazio operativo dei contropoteri, mette in gioco gli istituti di garanzia a cominciare da quello essenziale della Presidenza della Repubblica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo entrati in una fase politica dominata dall'urgenza, qualche volta reale ma assai più spesso inventata e suscitata artificialmente. L'urgenza diventa emergenza, l'emergenza diventa eccezionalità. Il governo opera come se ci trovassimo in condizioni di stato d'assedio o in presenza di enormi calamità naturali; i decreti si susseguono; i testi dei provvedimenti finanziari sono approvati in nove minuti senza che nessuno dei componenti del governo ne abbia preso visione; la velocità diventa un valore in sé indipendentemente dal merito; la schedatura dei "rom" e dei loro bambini deve essere eseguita a passo di carica; tremila militari debbono affiancare trecentomila poliziotti e carabinieri per dare ai cittadini la sensazione di una minaccia incombente ed enorme e al tempo stesso la rassicurazione dell'intervento dell'Esercito per dominarla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo sta avvenendo sotto gli occhi d'una pubblica opinione sbalordita, ricattata da paure inconcrete e invelenita dall'antipolitica dilagante che provvede ad infiacchirne la responsabilità sociale e il sentimento morale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * * &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È pur vero che nell'era globale gli enti depositari a vari livelli di poteri sovrani debbono poter decidere con appropriata rapidità. La rapidità è diventata addirittura uno dei requisiti di merito delle decisioni poiché la lentocrazia non si addice alla dimensione globale dei problemi. A livello locale, nazionale, continentale, imperiale, la rapidità rappresenta un valore in sé che comporta un'autorità centralizzata ed efficiente. Il paradigma più calzante di questa forma post-moderna di democrazia presidenziale è fornito dagli Stati Uniti, dove il Presidente, direttamente eletto, fruisce di strumenti di alta sovranità e d'un apparato amministrativo che a lui direttamente si rapporta. La democrazia presidenziale cesserebbe tuttavia di esser tale se non fosse collocata in uno stato di diritto fondato sull'esistenza di poteri plurimi reciprocamente bilanciati. Il primo di tali poteri bilanciati è l'autonomia degli Stati dell'Unione, che delimita territorialmente la competenza federale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo è il Congresso e in particolare il Senato dove il legame elettorale dei senatori con i cittadini dello Stato in cui sono stati eletti è nettamente superiore al legame verso il partito di appartenenza: partiti liquidi che hanno piuttosto le sembianze di comitati elettorali finalizzati alla selezione dei candidati piuttosto che alla custodia di ideologie e discipline partitocratiche. In queste condizioni i membri del Congresso e le sue potenti commissioni rappresentano un "countervailing power" di particolare efficacia sia nell'ambito finanziario sia nella nomina di tutti i dirigenti dell'amministrazione federale sia nei poteri d'inchiesta e di controllo che non sono affievoliti dalla labile appartenenza ai partiti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo potere risiede nella Suprema Corte che agisce sulla base dei ricorsi intervenendo sulla giurisdizione e sulla costituzionalità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quarto potere è quello della libera stampa, nella quale nessun altro potere ha mai chiesto restrizioni e vincoli speciali a tutela di istituzioni e di pubbliche personalità. Giornali e giornalisti incorrono, come tutti, nei reati contemplati dalle leggi ma non esiste alcun limite alla stampa di pubblicare notizie su qualunque argomento e qualunque persona, tanto più se si tratti di personaggi pubblici, della loro attività pubblica e dei loro comportamenti privati e privatissimi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è nelle sue grandi linee il quadro complesso della democrazia presidenziale, ulteriormente arricchito dalla pluralità delle Chiese e dalla libertà religiosa che ne consegue. Non si tratta certo d'un modello statico né di un modello privo di storture, di vizi, di grandi e grandissime magagne; tanto meno di una società ideale da imitare in tutto e per tutto. Ma configura un punto di riferimento importante nell'evoluzione di un centralismo democratico nell'ambito dello Stato di diritto e della separazione bilanciata dei poteri e dei contropoteri. Nulla di simile alla nuova Costituzione materiale verso la quale si sta involvendo la situazione italiana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * * &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sbaglierebbe di grosso chi ritenesse che l'involuzione del nostro sistema verso istituzioni di democrazia deformata risparmi l'economia. In realtà essa è la più esposta alle intemperie dell'interventismo pubblico e delle cosiddette politiche creative e immaginose delle quali abbiamo già fatto tristissima esperienza nel quinquennio tremontiano 2001-2006. Quelle politiche sono ritornate all'opera in un quadro internazionale ancor più complesso e preoccupante. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esempio che desta maggior allarme è fornito dal caso Alitalia del quale abbiamo più volte parlato e che ora sembra delinearsi in tutta la sua gravità. A quanto risulta dalle più attendibili indiscrezioni fatte filtrare direttamente dall'"advisor" Banca Intesa, si procede verso la formazione di una "nuova Alitalia" che potrebbe utilizzare l'80 per cento delle rotte di volo sul territorio nazionale e del personale di volo e di terra necessario all'esercizio di questa attività. La proprietà della nuova compagnia sarebbe interamente privata e nazionale. Essa non avrebbe più alcun debito poiché debiti, perdite, esuberi di personale sarebbero interamente trasferiti ad una "bad company" o "vecchia Alitalia" che dir si voglia, di proprietà pubblica, avviata alla liquidazione con tutti gli oneri conseguenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In uno schema di questo genere il maggior beneficiario è rappresentato dai proprietari di Air One, società sostanzialmente fallita che scaricherebbe i suoi debiti e le sue perdite nella "bad company" e percepirebbe quote azionarie della "new company": un salvataggio in piena regola a carico del danaro pubblico. Molti altri aspetti assai dubitabili si intravedono in questo progetto, lo sbocco del quale sarebbe una compagnia regionale del tipo della Sabena o della Swiss Air, risorte sulle ceneri di un fallimento per servire un mercato poco più che regionale. Se questo accadrà, l'opinione pubblica e i dipendenti di Alitalia avranno modo di misurare il danno che la sconsiderata condotta di Berlusconi-Tremonti ha procurato al Paese affondando la trattativa con Air France senza alcun piano alternativo e agitando lo specchietto per allodole della Compagnia di bandiera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * * &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tiene ancora banco la disputa tra Tremonti e Draghi sulla "Robin Hood Tax". Nella recente riunione dell'Abi (Associazione bancaria italiana) il ministro e il governatore erano entrambi presenti e parlanti. I giornali hanno riferito in dettaglio lo scontro - peraltro assai sorvegliato nelle forme - che si è verificato tra i due, col governatore che ha battuto sulla necessità di evitare che la "Robin Tax" si traduca in un aggravio dei costi dell'energia e dell'attività bancaria e il ministro che difendeva la sua figura di difensore dei ceti deboli e di severo tassatore dei profitti speculativi. "Prima si tassavano gli operai che non potevano certo trasferire su altri le loro imposte" ha detto ad un certo punto il ministro dell'Economia guardandosi fieramente intorno come gli capita di fare quando pensa d'aver inferto un colpo dritto al petto dell'avversario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima si tassavano gli operai. I lavoratori dipendenti. Certo, è così. È stato sempre così perché i lavoratori dipendenti sono stati la sola categoria sociale che ha pagato le tasse per intero, salvo dover accettare d'immergersi nel precariato del lavoro nero con tutto ciò che ne consegue sia sul piano salariale sia sulle protezioni antinfortunistiche e le provvidenze sociali. Prima si tassavano gli operai. Perché il ministro usa l'imperfetto storico? Ora non si tassano più? Al contrario: ora si tassano ancora più di prima. Basta scorrere le cifre uscite dall'Istat appena due giorni fa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il peso dell'Irpef è in aumento e, all'interno del gettito dell'imposta personale, è in aumento l'onere dei lavoratori in genere e di quelli dipendenti in particolare. Prima si tassavano? Mai come adesso sono tassati, onorevole Tremonti ed è proprio lei a farlo. Perciò non usi l'imperfetto storico perché il tema è terribilmente presente (e futuro). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * * &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso Tremonti ha presentato nei giorni scorsi a Bruxelles il suo documento sull'importanza della speculazione nell'aumento dei prezzi dell'energia e delle "commodities". Avrebbe dovuto essere, nelle aspettative del ministro e dei tanti giornali che gli fanno coro, una sorta di marcia trionfale. Invece è stato un flop né poteva essere altrimenti per le tante ragioni che abbiamo elencato domenica scorsa. Le autorità europee hanno cortesemente messo in dubbio che l'aumento dei prezzi derivi dalla speculazione (la stessa osservazione ha fatto Draghi nella riunione dell'Abi sopra ricordata), hanno messo in dubbio che si possa dimostrare una collusione tra operatori e infine hanno messo in dubbio che l'Europa abbia strumenti adeguati per intervenire sul mercato delle "commodities" e del petrolio che si svolge per la maggior parte su piazze extraeuropee. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa storia della speculazione peste del secolo è un modo come un altro di suscitare un nemico esterno immaginario e distrarre l'attenzione da realtà assai più rilevanti e preoccupanti. Così il governo affronterà un durissimo autunno. Ora anche la Marcegaglia è "estremamente preoccupata" dal calo di produzione industriale dello scorso maggio e di quanto ancora si prevede per giugno e per i mesi successivi. Ma non lo sapeva, non lo prevedeva, non era nei segnali delle sue antenne, gentile presidente di Confindustria? Il clima era buono fino a un paio di settimane fa, diceva lei. Dunque una brutta sorpresa, un fulmine a ciel sereno? Stia più attenta, signora Marcegaglia: questa è roba seria e non ci si può impunemente distrarre. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(13 luglio 2008) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(Riflessioni di un cittadino indignato : in continuo aggiornamento, 04/07/08)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insicurezza percepita che si traduce in voglia di decisionismo. Nove  minuti per prendere più di 100 decisioni: il capolavoro mediatico del berlusconismo.  La gente ammira, ha trovato un nuovo santo Protettore … Non importa se molte di queste decisioni si riveleranno eccezionali bufale … Questo modo di governare ci fa diventare  un po’  massimalisti, un po’ giustizialisti, un po’ “giratondini”, comunque  decisi  a chiarire le “furbate” di questo Governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le bufale del PDL&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dialogo fra maggioranza e opposizione non è venuto meno per colpa di quest'ultima, ma perchè i soliti conflitti di interessi di Berlusconi, tv e giustizia, irrompono puntualmente nell'agenda politica con assoluta priorità, minando le azioni e la credibilità del capo del Governo.&lt;br /&gt;Oggi le emergenze non sono più la sicurezza, i rifiuti, i salari bassi, l'Alitalia, come promesso in campagna elettorale, ma bloccare i processi e proteggere dalla magistratura le alte cariche dello stato.Ancora un volta  il PDL ha dimostrato di voler privilegiare gli interessi del proprio capo, ha mentito in campagna elettorale, prendendo in giro i cittadini di questo paese.&lt;br /&gt;Gli ultimi avvenimenti (pubblicazione da parte dell'Espresso delle intercettazioni su Saccà) rivelano ancora una volta la natura del Capo del Governo, i suoi metodi e di che pasta sono fatti gli uomini che lo circondano, ma dimostrano quanto sia dannoso e deleterio questo continuo conflitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le bufale di Tremonti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Tassa sui petrolieri che toglie ai ricchi per dare ai poveri  &lt;br /&gt;Proposta molto accattivante, ma bassamente demagogica in quanto   questa tassa colpirà soprattutto la distribuzione , ma finirà per gravare sulle famiglie  con l’aumento dei prezzi del carburante e dell’energia elettrica. Tremonti lo sa e aggiunge una norma che dovrebbe impedire questa situazione, ma in pratica, non essendo il mercato energetico ( prezzi) regolamentato, questo divieto è carta straccia! Meno della metà di queste entrate andrà ai più poveri, tramite carte prepagate (è l’ideologia della compassione che s’inventa una  tessera di povertà e che decreta  che non tutti i cittadini saranno d’ora in poi uguali nelle opportunità sociali). Non si sa l’identità dei beneficiari (e quindi la quantità), ma l’incertezza forse è voluta per poter contenere l’esborso e destinarlo ad altri fini. &lt;br /&gt; In ogni caso una proposta più seria e meno propagandistica poteva essere quella di destinare ai redditi più bassi una parte dei ricavi (due miliardi) che lo Stato incassa dall’Eni, sotto forma di Dividendi, per  l’aumento del prezzo del petrolio  &lt;br /&gt;Infine ogni tassa straordinaria da l’dea di un fisco arbitrario e illiberale a uso e consumo del politico di turno: In poche parole Tremonti non è  Robin Hood, ma il suo acerrimo nemico, lo sceriffo di Nottingham.&lt;br /&gt;2) Stabilisce l’Inflazione programmata 2008 all’1,7% (quella reale è 3,6%, oltre il  5% per gli acquisti più frequenti)&lt;br /&gt;Si utilizza la legge che dal 1993 regola gli aumenti salariali , ma essendo in questo caso abbondantemente al di sotto dell’inflazione reale,  il rischio è di  ridurre ulteriormente il poter di acquisto dei lavoratori e dei pensionati. Il Governo, Confindustria e i sindacati  trovino un altro modello contrattuale!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le bufale di Scajola:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1)E’ facile rilanciare  il nucleare senza discutere e approfondire, ma lo è molto meno indicare, in linea di massima, i siti interessati . Si fa del tutto per non interrompere la luna di miele! &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Le bufale  di La Russa:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1)  I soldati nelle strade. Le nostre forze dell’ordine sono circa 350.000. Le più numerose della UE. Il contributo dei soldati sarà circa dell’0,80% : non si affronta così un ‘ emergenza. I militari serviranno soprattutto per motivi di immagine e propaganda!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le bufale di Alemanno e Berlusconi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'agenzia internazionale S&amp;P:"Nono esistono buchi nascosti nel Comune di Roma"&lt;br /&gt;Veltroni: "Buco di Roma: bufala mediatica e politica; A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le bufale di Berlusconi (&lt;strong&gt;aggiornato al 04/07/08&lt;/strong&gt;):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1)  Si è inventato un ministro ombra, Alfano, per coprire le trovate interessate del suo penalista e azzeccagarbugli Ghedini, vero ministro della Giustizia   &lt;br /&gt;2) Ha rispolverato come ministri la pattuglia dei reduci del decisionismo craxiano (Tremonti, Brunetta, Sacconi (è di ieri il suo “vaffa” alla platea Cisl), Frattini) per manipolare e pescare nelle incertezze del centrosinistra. Sono politici eclettici e spregiudicati e se necessario ricorreranno al loro cavallo di battaglia degli anni 80: l’aumento del debito pubblico&lt;br /&gt;3) Selezionando e riducendo drasticamente le  intercettazioni  e  i processi  impedisce ai cittadini di conoscere e alla magistratura di processare i suoi eventuali  poco dignitosi coinvolgimenti  e, fra gli altri, quelli degli alti  responsabili delle inefficienze e degli sperperi della Pubblica Amministrazione (che saranno tutti addossati ai “fannuloni” di Brunetta). Inoltre i processi per molti reati (stupro, usura,rapine,...) che prima delle elezioni venivano considerati pericolosi per la sicurezza dei cittadini ora vengono sospesi: di fatto si crea un indulto mascherato.&lt;br /&gt;Impegnato com'è a rifilare attricette un pò scarse alla concorrenza (leggi Rai), a promuovere come ministri persone incapaci (emanano provvedimenti sotto dettatura), privilegia i suoi interessi e trascura quelli del paese (salari, famiglie, tasse, sicurezza, sprechi,...) che aveva messo al primo posto in campagna elettorale. Ora sembra che a preoccuparlo siano le rivelazioni sulle sue capacità seduttorie e le tresche con qualche sua ministra; e così s'inventa ricatti e decreti d'urgenza per coprire la sua ansia d'inpunità e la sua paura di perdere la fama di grande seduttore che ha contribuito a creare anche i suoi successi politici.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La reazione dell’opinione pubblica a questo modo di governare è sempre più debole: il Governo continua a godere di un consenso molto elevato. In quest’ultimi decenni il populismo berlusconiano , attraverso i suoi molteplici strumenti, ha  seminato  bene e ormai ha invaso la maggior parte di questo paese (ci sono segni di cedimento anche nelle regioni centrali). La società civile da pochi segni di vitalità. La maggior parte dei media non di proprietà è tiepida,se non complice. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre una partecipazione che si traduce in  idee e azioni molto forti. Visibili e frequenti. Il PD la smetta con le faide interne! Scelga cosa  accettare e cosa respingere delle proposte del governo,  proponga programmi e progetti alternativi credibili,  basati sull’efficienza e l’equità. Solo così possiamo sperare di  svegliare l’opinione pubblica veramente democratica da questo torpore! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vincenzo P.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-8954891040111481209?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/8954891040111481209/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=8954891040111481209' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/8954891040111481209'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/8954891040111481209'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/06/riflessioni-sulle-decisioni-del-nuovo.html' title='RIFLESSIONI SUL PD E SULLE DECISIONI DEL NUOVO GOVERNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-913541715725299044</id><published>2008-06-21T09:38:00.002+02:00</published><updated>2008-06-21T09:41:09.773+02:00</updated><title type='text'>MA QUESTO PAESE HA VOGLIA DI REAGIRE?</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il morso del Caimano&lt;br /&gt;(CURZIO MALTESE - LA REPUBBLICA)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;È un po' ingenuo, anzi molto, stupirsi che Berlusconi sia tornato Caimano. Se esiste una persona fedele a se stessa, oltre ogni umana tentazione di dubbio o di noia, questa è il Cavaliere. Era così già molto prima della discesa in politica, con la sua naturale carica eversiva, il paternalismo autoritario, l'amore per la scorciatoia demagogica e il disprezzo irridente per ogni contropotere democratico, a cominciare dalla magistratura e dal giornalismo indipendenti, l'insofferenza per le regole costituzionali, appresa alla scuola della P2. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema non è mai stato quanto e come possa cambiare Berlusconi, che non cambia mai. Piuttosto quanto e come è cambiata l'Italia, che in questi quindici anni è cambiata moltissimo. In parte grazie all'enorme potere mediatico del premier. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni volta che Berlusconi ha conquistato Palazzo Chigi ha provato a forzare l'assetto costituzionale e per prima cosa ha attaccato con violenza la magistratura. Lo ha fatto nel 1994 con il decreto Biondi, primo atto di governo; nel 2001, quando i decreti d'urgenza sulla giustizia furono presentati prima ancora di ricevere la fiducia; e oggi. Con una escalation di violenza nei toni e, ancor di più, nei contenuti dei provvedimenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pacchetto giustizia di oggi è più eversivo della Cirami e del lodo Schifani, a sua volta più eversivi del "colpo di spugna" del '94. Ma, alla crescente forza delle torsioni imposte da Berlusconi agli assetti democratici, ha corrisposto una reazione dell'opinione pubblica sempre più debole. Nel '94 la rivolta contro la "salva-ladri" azzoppò da subito un governo destinato a durare pochi mesi. Nel 2001 i "girotondi" inaugurarono una stagione di movimenti, con milioni di persone nelle piazze, che si tradussero fin dal primo anno in una serie di pesanti sconfitte elettorali per la maggioranza di centrodestra, pure larghissima in Parlamento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terza volta, questa, in presenza di un tentativo ancora più clamoroso di far saltare i cardini della magistratura indipendente, la reazione è molto debole. L'opposizione, accantonate le illusioni di dialogo, annuncia una stagione di lotte, ma non ora, in autunno. La cosiddetta società civile sembra scomparsa dalla scena. I magistrati sono gli unici a ribellarsi con veemenza, ma sembrano isolati, almeno nei sondaggi. Quasi difendessero la propria corporazione e non i diritti e la libertà di tutti, così come l'hanno disegnata i padri della Costituzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco che la questione non è che cosa sia successo a Berlusconi (nulla), ma che cosa è successo al Paese. Siamo davvero diventati un "paese un po' bulgaro", come si è lasciato sfuggire il demiurgo pochi giorni fa? La risposta, purtroppo, è sì. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo quarto di secolo che non ha cambiato Berlusconi, l'Italia è cambiata molto e in peggio, il tessuto civile e sociale si è logorato, il senso comune è stato modellato su pulsioni autoritarie. Molti discorsi che si sentono negli uffici, nei bar, sulle spiagge oggi, da tutti e su tutto, si tratti di immigrazione o di giustizia, di diritti civili come di religione, di Europa o di sindacati, nell'Italia del '94 sarebbero stati inimmaginabili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il berlusconismo è partito dalla pancia di un Paese dove la democrazia non si è mai compiuta fino in fondo, per mille ragioni (ragioni di destra e di sinistra), ma ora ha invaso tutti gli organi della nazione ed è arrivato al cervello. La mutazione genetica della società italiana è evidente a chi ci guarda da fuori. Perfino negli aspetti superficiali, di pelle: non eravamo mai stati un popolo "antipatico", com'è oggi. Più seriamente, il ritorno di Berlusconi al potere e le sue prime e devastanti uscite hanno evocato i peggiori fantasmi sulla scena internazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta però di vedere se il "caso Italia" è tale anche per gli italiani. Se nell'opinione pubblica esistano ancora quei reagenti democratici che hanno impedito nel '94 e nel 2001 la deriva, più o meno morbida, verso un regime. I segnali sono contraddittori, la partita è aperta. Certo, in questi decenni la forza d'urto del populismo berlusconiano è andata crescendo, così come la presa su pezzi sempre più ampi di società. Non si tratta soltanto di potere delle televisioni o dell'editoria, ma di una vera e propria egemonia culturale. E sorprende che nell'opposizione, gli ex allievi di Gramsci, ancora oggi, a distanza di tanto tempo, non comprendano i meccanismi e la portata della strategia in atto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro che "l'onda lunga" di craxiana memoria. Anche loro, purtroppo, non cambiano mai. Si erano illusi (ancora!) di trasformare Berlusconi in uno statista, offrendogli un tavolo di trattative. S'illudono (ancora!) di poter resistere con la politica del "giù le mani" e con l'arroccarsi nelle regioni rosse, che sono già rosa pallido e rischiano prima o poi di finire grigie o nere. In attesa di tempi migliori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci saranno tempi migliori per l'opposizione. Bisogna trovare qui e ora il coraggio di proposte forti e alternative al pensiero unico dominante, invenzioni in grado di suscitare dibattito e bucare così la plumbea egemonia "bulgara" dell'agenda governativa. Bisogna farsi venire qualche idea, anzi molte, una al giorno, per svegliare l'opinione pubblica democratica dal torpore ipnotico con cui segue gli scatti in avanti di Berlusconi. Lo stesso torpore ipnotico che coglie la preda davanti alle mosse del caimano. Che alla fine, attacca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(21 giugno 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-913541715725299044?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/913541715725299044/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=913541715725299044' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/913541715725299044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/913541715725299044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/06/ma-questo-paese-ha-voglia-di-reagire.html' title='MA QUESTO PAESE HA VOGLIA DI REAGIRE?'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-6213285742798327839</id><published>2008-06-19T12:41:00.005+02:00</published><updated>2008-06-20T16:53:25.196+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_assso-wMV9Q/SFo4Iy6zFfI/AAAAAAAAADI/wz4ooLXErRU/s1600-h/image001.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_assso-wMV9Q/SFo4Iy6zFfI/AAAAAAAAADI/wz4ooLXErRU/s320/image001.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5213541242393269746" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Circolo PD  “Montagnola&lt;/strong&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Coordinamento del Circolo PD Montagnola, riunitosi in data 18/06/2008 presso la propria sede provvisoria di via dell’Arcadia 29, approva il seguente Ordine del Giorno:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ordine del Giorno&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al fine di contribuire alla valutazione del voto nazionale e romano dello scorso aprile, delle prime decisioni prese dal Governo di centrodestra, dell’atteggiamento dell’opposizione e delle conseguenze che si ritengono necessarie a seguito dell’esito negativo della consultazione elettorale e dei primi atti del Governo, il Coordinamento del Circolo PD “Montagnola” propone le riflessioni che seguono ai livelli cittadino, provinciale, regionale e nazionale, nonché a tutti gli altri Circoli PD del Municipio Roma XI, auspicando che in tempi brevi si possa giungere a un coordinamento formale tra di essi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il voto politico nazionale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia che  esce dal voto vira nettamente a destra. Il PD mantiene i voti dell’Ulivo e la coalizione registra la buona affermazione dell’Italia dei Valori. Nel campo avverso, il PDL mantiene le sue precedenti posizioni e registra il raddoppio della Lega Nord. Il Centrosinistra restringe il suo campo dal 51 % al 38 % contro la coalizione del centrodestra al 47 %.&lt;br /&gt;Il significato. L’Italia conferma la tendenza al bipolarismo e, in questo quadro, va senza equivoci a destra. Esce assai ridimensionata la Sinistra “radicale” nel Paese (e a causa del nuovo sistema elettorale introdotto dal precedente Governo Berlusconi scompare dal Parlamento), sia per l’adesione alla logica del “voto utile” verso il PD, che riesce a compensare così una certa diaspora dei voti dei cattolici moderati verso l’UDC e PDL, sia per la sconfessione della sua proposta politica troppo disarmonica e spesso in contrasto con le decisioni collegiali del governo e  ritenuta evidentemente inadeguata dall’elettorato di fronte alle sfide dell’oggi. &lt;br /&gt;Il PD tiene, grazie al “soccorso rosso” che compensa l’uscita dei cattolici moderati dell’ex Margherita, ma non vince. Vincono invece Lega Nord e Italia dei Valori, le formazioni politiche più vicine alle posizioni dell’”antipolitica” e percepite più attente al tema della “sicurezza” dei cittadini e del rispetto della legalità, temi centrali della campagna elettorale.&lt;br /&gt;Per il PD è un doppio segnale: &lt;br /&gt;• di relativa tenuta rispetto alla “caduta di popolarità”, grazie  alle novità introdotte da Veltroni sul lato della semplificazione politica (“corriamo da soli”);&lt;br /&gt;• di “mancato sfondamento al centro” per insufficienza di novità sotto il  profilo della proposta politica e di un nuovo gruppo dirigente (fallimento delle “candidature- simbolo” frutto di astratta centralizzazione della composizione delle liste a tutti i livelli) .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il voto amministrativo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel complesso si conferma il riflusso a destra, con la clamorosa punta della caduta di Roma e, quel che è peggio, nelle mani di un esponente della destra già battuto e dalle scarse chances iniziali.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il significato.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Viene meno la rassicurante considerazione che il personale politico della sinistra è ritenuto più idoneo ad amministrare.&lt;br /&gt;Al contrario, quando, come a Roma, il candidato è percepito come “vecchio” e frutto di calcoli verticistici e riposizionamenti tattici viene impietosamente abbandonato anche dagli stessi elettori del centrosinistra, che antepongono la protesta contro “un certo modo di fare politica” all’abituale e consunto richiamo a “fare quadrato” contro la destra. A Roma si consuma una delle peggiori sconfitte del PD e, con esso, di una linea politica ancora troppo compromessa con vecchie élites e logori equilibri ex DS – ex Margherita.&lt;br /&gt;Il significato “punitivo” del voto romano si rafforza se lo si confronta con il successo del candidato del centrosinistra alla Provincia di Roma Nicola Zingaretti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Apprendere dall’esperienza&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I frutti dell’albero della “piena governabilità”, scosso coraggiosamente da Veltroni dopo le 2 “non-vittorie” del ’96 e ’06, sono stati però raccolti dalla coalizione di destra.&lt;br /&gt;Per proporci come alternativa credibile tra 5 anni il Coordinamento del Circolo Montagnola ritiene di dovere procedere su due direttrici,  completando contemporaneamente il rinnovamento iniziato:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;aggiornare il profilo ideale della nostra proposta politica.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Di fronte alle complessità delle sfide che un mondo globalizzato pone a tutte le società avanzate, con il carico di incertezze, disorientamenti valoriali e di declino economico-produttivo, dobbiamo saper ascoltare ed interpretare le esigenze e i nuovi bisogni della popolazione, non per rincorrere le demagogiche “trovate” della destra, ma per individuare con coraggio intellettuale nuove soluzioni efficaci, e quindi convincenti, alla luce dei nostri valori distintivi rispetto alla destra: uguaglianza delle opportunità, solidarietà e rispetto delle regole in un quadro di sviluppo culturale, civile e produttivo.&lt;br /&gt; Occorre ripensare in modo “forte” la posizione di un Partito progressista nei confronti della società italiana all’epoca della globalizzazione, con l’ambizione di rappresentare  le speranze dell’intera sinistra. Da questo punto di vista pare addirittura stucchevole l’iniziativa che ha coinvolto i deputati della ex Margherita nell’ambito della collocazione internazionale del PD.&lt;br /&gt;Non possiamo accontentarci di essere percepiti come il riferimento dei dipendenti pubblici e dei pensionati, per di più ormai asserragliati nel centro – Italia. Se vogliamo aspirare ad una leadership nel Paese dobbiamo fare i conti con il consenso dei ceti produttivi e popolari, oggi appannaggio della destra.&lt;br /&gt;Occorre dunque avere la capacità di interpretare e  selezionare le esigenze prioritarie nella “società dell’incertezza” e saper innovare rispetto alle soluzioni più tradizionali e comunque non più credibili e convincenti.&lt;br /&gt;Solo a queste condizioni si può ragionevolmente puntare a “sfondare” nei confronti dei ceti moderati che oggi si riconoscono nei programmi della destra.&lt;br /&gt;Sotto questo profilo occorre iniziare la fase del confronto sulla politica dal punto di vista ideale e programmatico che impegni tutto il Partito in una libera e franca discussione, a partire dai Circoli. E questo percorso deve sfociare in un Congresso politico anticipato, a condizione che non si risolva in un referendum sulla leadership. Né ora, né mai serve la ricerca di un capro espiatorio, né la santificazione del capo che induca alla facile scorciatoia “non disturbare il manovratore”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;costruire il Partito come formazione organizzata sul territorio.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;A questo riguardo dobbiamo rilevare che va ripresa una costruzione dal basso senza resistenze ed ambiguità, con un vertice che faccia solo da “facilitatore” del processo che deve portare a mescolare i militanti e gli elettori di base (altro che “correnti”). Occorre che emerga una nuova classe dirigente a tutti i livelli che rimpiazzi quella ormai inadeguata che ci ha guidato fin qui e alla quale va comunque la nostra riconoscenza per l’impegno profuso alla guida del Paese e della città di Roma. Ciò contestualmente alla costruzione del Partito in senso stretto con un tesseramento, una selezione trasparente dei gruppi dirigenti scelti dai tesserati, la formazione di maggioranze e minoranze fondate su discriminanti politiche e non per ex appartenenze. Da questo punto di vista si rileva che per la sostituzione del Coordinatore regionale sta accadendo il contrario.&lt;br /&gt;Altrimenti è assai difficile che il Partito possa reggere credibilmente fino al 2009 con organigrammi frutto di alchimie verticistiche. La formazione delle liste per le primarie del 14 ottobre, i criteri che le hanno condizionate, hanno esaurito la loro funzione. Si impone una discussione ravvicinata che, a partire da un profondo dibattito interno animato da vecchi e nuovi aderenti nonché partecipanti alle primarie, permetta un ineludibile ricambio della classe dirigente del Partito a tutti i livelli.&lt;br /&gt;Lungi dal perseguire una “caccia al colpevole”, riteniamo che solo questo processo sarà in grado di legittimare politicamente una nuova leadership, diffusa ai vari livelli territoriali, per guidare oggi l’opposizione e preparare la riconquista del governo del Paese e della sua Capitale.&lt;br /&gt;In questo quadro, non rassicura la recente tendenza ad affidare gattopardescamente la gestazione della nuova struttura ai vecchi gruppi dirigenti cooptati, in qualità di “garanti” del processo.&lt;br /&gt;Proponiamo infine di suscitare l’interesse e coinvolgere sia i militanti che tutti i cittadini in incontri tematici di valore politico sulla convivenza civile, sulle attività internazionali, sullo sviluppo sociale ed il lavoro, ecc. cercando di comprendere le istanze dal basso in un progetto di libero confronto delle opinioni e di sintesi degli umori e degli interessi degli elettori che li faccia sentire protagonisti e non soggetti passivi delle politiche.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(Fine Ordine del giorno)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'articolo del giorno&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il ritorno del caimano&lt;br /&gt;(Edmondo Berselli - L'Espresso)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Misure populiste. Annunci demagogici. Crociata sugli immigrati. Ma è con l'attacco sulla giustizia che Berlusconi riprende a mostrare il suo vero volto &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;E adesso, pover'uomo? Dalle parti di Walter Veltroni e del Partito democratico comincia a farsi largo il sospetto tremendo: e cioè di essere caduti come gonzi nella supertrappola di Silvio Berlusconi. Altro che lo 'statista', tutto sorrisi e nuova dignità istituzionale. Piuttosto l'autore di un trappolone pazzesco, una supercazzola storica, e un amo ingoiato dal Pd con tutta la lenza fino alla canna. Un tranello magistrale che inizia con la strategia del sorriso, qualche mese prima delle elezioni, allorché il Cavaliere comincia ad attrarre Veltroni verso una partita uno contro uno, contando sull'orgoglio dei veltroniani, e sulla loro fiducia che la grande novità rappresentata dal Pd potesse modificare strutturalmente il contesto competitivo, far dimenticare l'abisso di consenso in cui era precipitato il governo Prodi e consentire al nuovo centrosinistra di sfondare al centro, grazie al modernismo della sua proposta politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come in tutte le trame perfette, il trucco era lì sul tavolo, in piena evidenza, e aveva le corna vichinghe e le fattezze della Lega, accolta nell'alleanza elettorale della destra come un partito 'regionale', e quindi marginale rispetto allo schema del faccia a faccia epocale Berlusconi-Veltroni; e rivelatasi invece decisiva, con il quasi raddoppio dei suoi voti al Nord, nella contabilità dei rapporti di forza elettorali e nel quantificare nella sua pesantezza la sconfitta del Pd. Ma il piatto presentato da Berlusconi era effettivamente appetitoso: comunque fossero andate le elezioni, il testa a testa fra il vecchio capopopolo di Forza Italia e il nuovo segretario del Pd avrebbe finalmente legittimato e normalizzato la politica italiana, attribuendo ai due leader un'allure 'costituente' e lasciando il campo libero per l'edificazione della terza Repubblica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È per questo che fino a pochi giorni fa l'atteggiamento di Veltroni è sembrato giustificare l'attacco spazientito di Arturo Parisi, che con una secca intervista a 'la Repubblica' ha dettato il primo compito: "Ammettere la sconfitta". Altrimenti il Pd si sarebbe ancora trastullato, come dicono negli ambienti vicini all'ex ministro della Difesa, con la confortante, per quanto strampalata, idea di avere vinto o quasi le elezioni e di essere al governo con Berlusconi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per uscire da questa rosea nuvola, era necessario che il Cavaliere rivelasse il suo vero volto, che poi è il suo volto solito, con i 44 denti spianati del Caimano, l'animosità interessata contro la giustizia delle toghe rosse, quelle che vorrebbero appiccicargli addosso sei anni di condanna in primo grado per l'affare Mills, ossia per una presunta colossale evasione fiscale, e che hanno indotto Berlusconi a modificare il decreto sulla sicurezza per introdurvi le sue solite e costituzionalmente micidiali leggine 'ad personam'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in realtà, che sotto la maschera dello statista ci fosse sempre il solito Berlusconi, il demagogo insofferente dei controlli legali e istituzionali, era molto più di un sospetto dei malevoli. La strategia berlusconiana nel cammino verso Palazzo Chigi si era dispiegata con tutte le accortezze del caso. Il malfido Pier Ferdinando Casini era stato tenuto fuori dai confini del Pdl e dell'alleanza. Sopravvissuto elettoralmente, si era ritrovato in una posizione scomodissima, schiacciato fra Pdl e Pd, ignorato dai media, praticamente ridotto al silenzio; mentre l'altro dei dioscuri, Gianfranco Fini, che qualche mese fa aveva osato aprire una rissa a suon di insulti con il Cavaliere, era stato fatto accomodare sullo strapuntino della presidenza della Camera, terza carica dello Stato (in teoria), ma convogliato di fatto in un binario morto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il vero capolavoro di Berlusconi era stato fatto con la formazione del governo. Con Palazzo Chigi sotto la flautata regia di Gianni Letta, punto di incontro e di gestione di relazioni politiche, civili, militari e clericali, Berlusconi ha messo i suoi tasselli nelle posizioni critiche del governo. Accanto al disarmante Angelino Alfano, come vero ministro ombra della Giustizia ha piazzato il suo penalista Niccolò Ghedini, l'Azzeccagarbugli di cui sono note le sottigliezze giuridiche &lt;br /&gt;. Con un gioco di pesi e contrappesi ha messo un ex fascista, Ignazio La Russa, alla Difesa e un secessionista, Roberto Maroni, agli Interni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il capolavoro autentico è riuscito nell'assemblaggio del pacchetto di mischia del governo, in cui spiccano gli ultimi eredi del Psi e del craxismo (Renato Brunetta, Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, Franco Frattini, per non citare Stefania Craxi). Ora, vecchi e giovani craxiani, come Berlusconi sapeva bene, una dote ce l'hanno: sono capaci di fare politica. Hanno, storicamente, pochi tabù. Come cultura, sono eclettici. &lt;br /&gt;E posti di fronte alla necessità di governare un paese in stagnazione economica, in cui sarà difficile rispondere alle aspettative suscitate fra i cittadini, soprattutto per ciò che concerne i redditi, specialmente Brunetta e Tremonti si sono detti che non era il caso di andare sul classico e sul prevedibile. Occorrevano invenzioni da "socialismo nazionale" (come disse Nino Andreatta nella polemica da 'comari' con Rino Formica: anche se va ricordato che spesso Andreatta pensava in inglese, e la formula 'national socialism', tradotta rigidamente in italiano, non suonava bene). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Brunetta ha attaccato sul fronte del pubblico impiego, aprendo il fronte della trasparenza e passando alle minacce contro i "fannulloni". Tremonti ha provato ad applicare sul campo i postulati del suo pamphlet 'La paura e la speranza', inventandosi la 'Robin Hood Tax', diventata rapidamente 'Robin Tax', in assonanza con la Tobin Tax dei no global acculturati, e che dovrebbe mettere le mani nelle tasche dei petrolieri e delle banche, tassando i profitti congiunturali. Ora, non ci vuole molto a capire che questa tassa è un taglieggiamento illiberale, e un'operazione di colossale demagogia (chi decide che i profitti sono eccessivi? Il ministro dell'Economia?). Altro che tassa "etica". Una gabella discrezionale, con verniciatura populista: un esercizio di cinismo politico a fini di consenso di stampo putiniano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, in un ambiente culturale moralmente deprivato come quello italiano pochissime voci si sono sollevate contro il disegno neostatalista di Tremonti. Vecchi e giovani liberisti, che fino a mezz'ora fa tenevano lezioni ultraliberali con il ditino alzato e le labbra a culo di gallina, si sono adeguati senza battere ciglio ai diktat di Tremonti. Il povero ministro ombra Pier Luigi Bersani ha provato a spiegare che l'aggravio fiscale verrà immediatamente scaricato sui consumatori, "alla pompa", ma la sua voce, così come le tenui critiche della Confindustria, è stata soffocata dagli applausi delle platee osannanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo quando Berlusconi ha portato il colpo sulla giustizia qualcuno si è svegliato. E ha proceduto a un primo e provvisorio bilancio. Alla voce Alitalia, è probabile un mezzo disastro, dopo che il Cavaliere ha deliberatamente provocato il fallimento della trattativa con Air France; potrebbe risultarne uno spezzatino e una significativa perdita di posti di lavoro. Sui rifiuti a Napoli, il premier si è buttato a corpo morto, sempre sulla base dell'idea che i problemi si risolvono soltanto se lui si arrotola le maniche (ma ci vorranno tre anni, la militarizzazione delle discariche, e qualche prodigio nei tempi nella realizzazione dei termovalorizzatori).Il nucleare è stato rilanciato dall'esperto dell'uranio Scajola, senza nessuna discussione e senza nessun approfondimento, con l'annuncio che partirà nel 2013 ma ovviamente senza spiegare dove (dire quando si avvierà un programma nucleare è facile, dire i luoghi in cui si metteranno le centrali, invece, meno).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul piano interno, dopo avere costruito un clima demenziale verso immigrati e zingari, e combinato qualche casino con il reato o l'aggravante legati alla clandestinità, il governo ha lanciato la pazza iniziativa della militarizzazione delle città, un segnale deprimente che moltiplica l'allarme per la sicurezza. In politica estera Berlusconi e Frattini hanno già offerto a George W. Bush, sull'impegno in Afghanistan, più di ciò che il presidente americano poteva e voleva offrire in cambio. In Europa, il governo ha annunciato che terrà fede ai programmi prodiani sul rientro del deficit e, a parte qualche volgarità leghista sul referendum irlandese, per ora non sembra coltivare vere vocazioni euroscettiche. Il resto, sfoltimento delle province e tagli pesanti agli enti locali, appartiene al Dna del centrodestra. Abolizione dell'Ici e detassazione parziale degli straordinari erano due misure simboliche, poco utili e forse dannose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma adesso che Berlusconi si è sentito obbligato a riaprire il cantiere del conflitto con la giustizia, che potrebbe avere riflessi distruttivi sul piano costituzionale (in particolare con il presidente della Repubblica), tutti gli infingimenti sono caduti. Per ciò che riguarda il Cavaliere, essendo lui naturalmente disinibito, si arrangerà: avanzerà o arretrerà in base ai suoi interessi, al timore delle condanne, alla prospettiva di farsi eleggere a maggioranza sul Colle più alto. L'attacco alla libertà d'informazione con il disegno di legge sulle intercettazioni prepara comunque un clima da 'demokratura', con gli intellettuali sedicenti liberali che plaudono alla stretta sui media.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ogni caso, il problema riguarda soprattutto Veltroni: il Pd è diviso fra correnti, fondazioni, centri culturali, e l'intera sinistra appare talmente abbattuta (vedi i catastrofici risultati amministrativi in Sicilia) da rischiare l'evaporazione. Con ogni probabilità il disegno strutturale del leader del Pd, pacificazione politica e riforme, è abortito. Il risultato elettorale è stato fallimentare, il programma istituzionale sta per arenarsi di fronte alla protervia di Berlusconi. In questa situazione, non c'è congresso che possa rianimare il Pd. Ma se si tratta di inventare qualcosa per salvare il salvabile, per i 'democrat' è venuto il momento di pensare a qualcosa di eccezionale, di emergenziale: forse perfino di eroico, anche se sappiamo che è sfortunato quel partito che ha bisogno di eroi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-6213285742798327839?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/6213285742798327839/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=6213285742798327839' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/6213285742798327839'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/6213285742798327839'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/06/circolo-pd-montagnola-il-coordinamento.html' title=''/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_assso-wMV9Q/SFo4Iy6zFfI/AAAAAAAAADI/wz4ooLXErRU/s72-c/image001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-2374638091869498941</id><published>2008-06-17T12:39:00.002+02:00</published><updated>2008-06-19T10:34:59.599+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA: UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;La conversione impossibile&lt;br /&gt;(FRANCO CORDERO - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NEL DIALETTO subalpino circolava una metafora romanesque: "l'hanno cambiato a balia"; forse lo dicono ancora d'uno che improvvisamente risulti diverso (i dialetti e relativa sapienza vanno estinguendosi); l'ubriacone diventa asceta, il codardo compie gesta eroiche et similia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stanno nel fisiologico le metamorfosi lente operate da lunghi esercizi (Freud le chiama forme reattive, Reaktionsbildungen). Qui è innaturalmente fulminea. Tale appariva la conversione del Caimano in homme d'Etat pensoso, equanime, altruista. Impossibile, natura non facit saltus. Nessuno cambia d'un colpo a 72 anni, tanto meno l'egomane insofferente delle regole (etica, legalità, grammatica, buon gusto), specie quando sia talmente ricco in soldi e voti da mettersele sotto i piedi. Era molto chiaro dall'emendamento pro Rete4, in barba alla disciplina della concorrenza, ma i cultori del cosiddetto dialogo perdonano tutto o quasi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'aria del solstizio, lunedì sera 16 giugno, Leviathan (nome biblico del coccodrillo archetipico) batte due colpi. Partiamo dall'arcinoto retroscena. Come gli capita spesso, soffre d'antipatiche rogne giudiziarie: in un dibattimento milanese prossimo all'epilogo è chiamato a rispondere del solito vizio, definibile lato sensu "frode"; stavolta l'accusa è d'avere pagato David Mills, avvocato londinese, affinché dichiarasse il falso su fondi neri esteri; l'aveva incautamente svelato l'accipiens. Inutile dire quanto gli pesi la prospettiva d'una condanna: il massimo della pena è otto anni, art. 317 ter c. p., o sei, se fosse applicato l'art. 377 (indurre al falso chi abbia la facoltà d'astenersi); appare anomala l'ipotesi d'un presidente del Consiglio interdetto dai pubblici uffici, né sarebbe pensabile l'insediamento al Quirinale nell'anno 2013; punta lì, lo sappiamo, in un'Italia ormai acquisita, patrimonio familiare, dépendance Mediaset. La posta è enorme. Altrettanto i mezzi con cui risponde al pericolo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste un dl sulla sicurezza pubblica. Palazzo Madama lavora alla conversione in legge. Gli emendamenti presentati dai soliti yes men prevedono la sospensione d'un anno dei processi su fatti ante 1 luglio 2002, la cui pena massima non ecceda i 10, pendenti tra udienza preliminare e chiusura del dibattimento; così tribunali e corti sbrigheranno il lavoro grosso. Lo dicono senza arrossire i presentatori del capolavoro e lo ripete Leviathan nella lettera al presidente del Senato, sua devota creatura, annunciando un secondo passo, ripescare l'immunità dei cinque presidenti, dichiarata invalida dalla Consulta quattro anni fa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà sospeso anche uno dei processi inscenati a suo carico "da magistrati d'estrema sinistra": gliel'hanno detto gli avvocati; che male c'è?; un perseguitato politico deve difendersi; e ricuserà il presidente del tribunale, lo rende noto en passant. Ma è puro caso che l'emendamento gli riesca comodo. La ratio sta nell'interesse collettivo. Discorso molto berlusconiano, chiunque glielo scriva. Tra un anno sarà immune: se non lo fosse ancora, basterebbe allungare la sospensione; tra cinque da palazzo Chigi scala Monte Cavallo, sono due passi; nel frattempo vuol essersi riscritta la Carta vestendo poteri imperiali (davanti a lui, Charles-Louis-Napoléon, III nell'ordine dinastico, è un sovrano legalitario). In sede tecnica riesce arduo definire questo sgorbio, tanto straripa dalla sintassi legale. Ciurme parlamentari sfigurano il concetto elementare della legge: va al diavolo la razionalità immanente i cui parametri indica l'art. 3 Cost.; l'atto rivestito d'abusiva forma legislativa soddisfa solo l'interesse personale del futuro padrone d'Italia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vengono in mente categorie elaborate nel diritto amministrativo: "le détournement du pouvoir"; mezzo secolo fa Francesco Carnelutti configurava l'ipotesi "eccesso di potere legislativo". Siamo nel regno dei mostri, studiato dal naturalista Ulisse Aldrovandi. L'espediente appare così sguaiatamente assurdo in logica normativa, da sbalordire l'osservatore: perché sospendere i processi su fatti ante 1 luglio 2002, mentre seguitano i posteriori?; e includervi i dibattimenti alla cui conclusione manchi un giorno?; tra 12 mesi l'ingorgo sarà più grave, appena ricadano nei ruoli. Che nel frattempo il taumaturgo d'Arcore abbia quadrato il cerchio allestendo una giustizia rapida, è fandonia da imbonitori: la pratica abitualmente, quando non adopera le ganasce; o forse sottintende una tacita caduta nella curva dell'oblio; spariscono e non se ne parla più, amnistia anonima. Oltre alla patologia amministrativa, l'incredibile pastiche ne richiama una civilistica: il dolo, nella forma che Accursio chiamava "machinatio studiosa", stretta parente della frode, tale essendo la categoria sotto cui è definibile l'epopea berlusconiana (avventuriero piduista, impresario delle lanterne magiche, grimpeur d'affari risolti con trucchi penalmente valutabili, intanato in asili fiscali a tenuta ermetica, spacciatore d'illusioni elettorali): gli emendamenti galeotti hanno come veicolo un dl firmato dall'ignaro Presidente della Repubblica su materie nient'affatto analoghe, e s'era guardato dal dire cosa covasse; in nomenclatura romana, dolus malus. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli sta a pennello l'aggettivo tedesco "folgerichtig", nel senso subrazionale: ha dei riflessi costanti (finto sorriso, autocompianto, barzelletta, morso, digestione); non tollera le vie mediate; sceglie d'istinto la più corta, come il caimano quando punta la preda. Con questa sospensione dei processi sotterra l'azione obbligatoria: Dio sa cos'avverrà nei prossimi cinque anni ma gli obiettivi saltano all'occhio: la vuole a' la carte; carriere distinte, ovvio; Procure agli ordini del ministro, sicché il governo disponga della leva penale; procedere o no diventa scelta politica (se ne discorreva nella gloriosa Bicamerale sotto insegna bipartisan: Licio Gelli, fondatore della P2, rivendicava i diritti d'autore riconoscendo le idee del suo "Piano" d'una "rinascita democratica" anno Domini 1976; l'ancora invisibile demiurgo frequentava la loggia in quarta o quinta fila). A quel punto nessuno lo smuoverebbe più se fosse il superuomo cantato dai caudatari, invulnerabile dal tempo. Le altre due mete è chiaro quali siano: prima, uscire dall'Unione europea, compagnia scomoda; seconda, moltiplicare lo smisurato patrimonio. Sul quale punto nessuno con la testa sul collo ha dubbi: anni fa gli contavano 40 mila vecchi miliardi; crescono come la vorace materia prima evocata da Anassimandro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(19 giugno 2008) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il vero volto del Cavaliere&lt;br /&gt;(EZIO MAURO - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; NEL mezzo della luna di miele che la maggioranza degli italiani credeva di vivere con il nuovo governo, la vera natura del berlusconismo emerge prepotente, uguale a se stessa, dominata da uno stato personale di necessità e da un'emergenza privata che spazzano via in un pomeriggio ogni camuffamento istituzionale e ogni travestimento da uomo di Stato del Cavaliere. No. Berlusconi resta Berlusconi, pronto a deformare lo Stato di diritto per salvaguardia personale, a limitare la libertà di stampa per sfuggire alla pubblicazione di dialoghi telefonici imbarazzanti, a colpire il diritto dell'opinione pubblica a essere informata sulle grandi inchieste e sui reati commessi, pur di fermare le indagini della magistratura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Repubblica vive un'altra grave umiliazione, con le leggi ad personam che ritornano, il governo del Paese ridotto a scudo privato del premier, la maggioranza parlamentare trasformata in avvocato difensore di un cittadino indagato che vuole sfuggire al suo legittimo giudice, deformando le norme. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un solo giorno - dopo la strategia del sorriso, il dialogo, l'ambizione del Quirinale - Silvio Berlusconi ha chiamato a raccolta i suoi uomini per operare una doppia azione di sfondamento alla normalità democratica del nostro sistema costituzionale. Sotto attacco, la libertà di informazione da un lato, e l'obbligatorietà dell'azione penale dall'altro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la prima volta nella storia repubblicana, il governo e la sua maggioranza entrano nel campo dell'azione penale per stravolgerne le regole e stabilire una gerarchia tra i reati da perseguire. Uno stravolgimento formale delle norme sulla fissazione dei ruoli d'udienza, che tuttavia si traduce in un'alterazione sostanziale del principio di obbligatorietà dell'azione penale. Principio istituito a garanzia dell'effettiva imparzialità dei magistrati e dell'uguaglianza dei cittadini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nuova norma berlusconiana (presentata come un emendamento al decreto-sicurezza, firmato direttamente dai Presidenti della I e II commissione di Palazzo Madama) obbliga i giudici a dare "precedenza assoluta" ai procedimenti relativi ad alcuni reati, ma questa precedenza serve soprattutto a mascherare il vero obiettivo dell'intervento: la sospensione "immediata e per la durata di un anno" di tutti i processi penali relativi ai fatti commessi fino al 31 dicembre 2001 che si trovino "in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È esattamente la situazione in cui si trova Silvio Berlusconi nel processo in corso davanti al Tribunale di Milano per corruzione in atti giudiziari: con l'accusa di aver spinto l'avvocato londinese Mills a dichiarare il falso sui fondi neri della galassia Fininvest all'estero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel processo è arrivato al passo finale, mancano due udienze alla sentenza. Si capisce la fretta, il conflitto d'interessi, l'urgenza privata, l'emergenza nazionale che ne deriva, la vergogna di una nuova legge ad personam. Bisogna ad ogni costo bloccare quei giudici, anche se operano "in nome del popolo italiano", anche se il caso non riguarda affatto la politica, anche se il discredito internazionale sarà massimo. Bisogna con ogni mezzo evitare quella sentenza, guadagnare un anno, per dar tempo all'avvocato Ghedini (difensore privato del Cavaliere e vero Guardasigilli-ombra del suo governo) di ripresentare quel lodo Schifani che rende il premier non punibile, e che la Consulta ha già giudicato incostituzionale, perché viola l'uguaglianza dei cittadini: un peccato mortale, in democrazia, qualcosa che un leader politico non dovrebbe nemmeno permettersi di pensare, e che invece in Italia verrà presentato in Parlamento per la seconda volta in pochi anni, a tutela della stessa persona, dalla stessa moderna destra che gli italiani hanno scelto per governare il Paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con ogni evidenza, per l'uomo che guida il governo non è sufficiente vincere le elezioni, e nemmeno stravincerle: non gli basta avere una grande maggioranza alle Camere, parlamentari tutti scelti di persona e imposti agli elettori, una forte legittimazione popolare, mano libera nel dispiegare legittimamente la sua politica. No. Ancora una volta a Berlusconi serve qualcosa di illegittimo, che trasformi la politica in puro strumento di potere, il Parlamento in dotazione personale, le istituzioni in materia deformabile, come le leggi, come i poteri della magistratura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una coazione a ripetere, rivelatrice di una cultura politica spaventata, di una leadership fuggiasca anche quando è sul trono, di un sentimento istituzionale che abita la Repubblica da estraneo, come se fosse un usurpatore, e non riesce a farsi Stato, vivendo il suo stesso trionfo come abusivo. Col risultato di vedere il Capo dell'esecutivo chiedere aiuto al potere legislativo per bloccare il giudiziario. Qualcosa a cui l'Occidente non è abituato, un abuso di potere che soltanto in Italia non scandalizza, e che soltanto l'establishment italiano può accettare banalizzandolo, per la nota e redditizia complicità dei dominati con l'ordine dominante, che è a fondamento di ogni autoritarismo popolare e di ogni democrazia demagogica, come ci avviamo purtroppo a diventare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo uso esclusivo delle istituzioni e della norma, porta fatalmente il Premier ad un conflitto con il Capo dello Stato, garante della Costituzione. Napolitano era già intervenuto, nelle forme proprie del suo ruolo, contro il tentativo di introdurre la norma anti-prostitute nel decreto sicurezza, spiegando che non si vedeva una ragione d'urgenza. Poi aveva preso posizione per la stessa ragione contro l'ingresso nel decreto della norma che porta i soldati in strada a svolgere compiti di polizia. Oggi si trova di fronte un emendamento che addirittura sospende per un anno i processi penali e ordina ai magistrati come devono muoversi di fronte ai reati, una norma straordinaria inserita come "correzione" in un decreto che parla di tutt'altro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che c'entra la sospensione dei processi con la sicurezza? Qual è il carattere di urgenza, davanti ai cittadini? L'unica urgenza - come l'unica sicurezza - è quella privatissima e inconfessabile del premier. Una stortura che diventa un abuso, e anche una sfida al Capo dello Stato, che non potrà accettarla. Come non può accettarla il Partito Democratico, che ieri con Veltroni ha accolto la proposta di Scalfari: il dialogo sulle riforme non può continuare davanti a questi "strappi" della destra, perché non si può parlare di regole con chi le calpesta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso momento, mentre blocca i magistrati e ferma il suo processo, Berlusconi interviene anche sulla libertà di cronaca. Il disegno di legge sulle intercettazioni presentato ieri dal governo, infatti, non impedisce solo la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, con pene fino a 3 anni (e sospensione dalla professione) per il cronista autore dell'articolo e fino a 400 mila euro per l'editore. Le nuove norme vietano all'articolo 2 la pubblicazione "anche parziale o per riassunto" degli atti delle indagini preliminari "anche se non sussiste più il segreto", fino all'inizio del dibattimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo significa il silenzio su qualsiasi notizia di inchiesta giudiziaria, arresto, interrogatorio, dichiarazione di parte offesa, argomenti delle difese, conclusioni delle indagini preliminari, richiesta di rinvio a giudizio. Tutto l'iter investigativo e istruttorio che precede l'ordinanza del giudice dell'udienza preliminare è ora coperto dal silenzio, anche se è un iter che nella lentezza giudiziaria italiana può durare quattro-sei anni, in qualche caso dieci. In questo spazio muto e segreto, c'è ora l'obbligo (articolo 12) di "informare l'autorità ecclesiastica" quando l'indagato è un religioso cattolico, mentre se è un Vescovo si informerà direttamente il Cardinale Segretario di Stato del Vaticano, con un inedito privilegio per il Capo del governo di uno Stato straniero, e per i cittadini-sacerdoti, più cittadini degli altri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il diritto di cronaca è mutilato, il diritto del cittadino a sapere e a conoscere è fortemente limitato. Con questa norma, non avremmo saputo niente dello spionaggio Telecom, del sequestro di Abu Omar, della scalata all'Antonveneta, della scalata Unipol alla Bnl, del default Parmalat, della vicenda Moggi, della subalternità di Saccà a Berlusconi, dei "pizzini" di Provenzano, della disinformazione organizzata da Pollari e Pompa, e infine degli orrori della clinica Santa Rita di Milano. Ma non c'è solo l'ossessione privata di Berlusconi contro i magistrati e i giornalisti (alcuni). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è anche il tentativo scientifico di impedire la formazione di quel soggetto cruciale di ogni moderna democrazia che è la pubblica opinione, un'opinione consapevole proprio in quanto informata, e influente perché organizzata come attore cosciente della moderna agorà. No alla pubblica opinione (che non sappia, che non conosca) a favore di opinioni private, meglio se disorientate e spaventate, chiuse in orizzonti biografici e in paure separate, convinte che non esista più un'azione pubblica efficace, una risposta collettiva a problemi individuali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo insieme di individui - di cui certo fanno parte anche gli sconfitti della globalizzazione, la nuova plebe della modernità - il populismo berlusconiano chiede solo una vibrazione di consenso, un'adesione a politiche simboliche, una partecipazione di stati d'animo, che si risolve nella delega. La cifra che lega il tutto è l'emergenza, intesa come orizzonte delle paure e fine del conformismo, del politicamente corretto, delle regole e degli equilibri istituzionali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conta decidere (non importa come), agire (non conta con che efficacia), trasformare l'eccezione in norma. Il governo, a ben guardare, non sta militarizzando le strade o le discariche, ma le sue decisioni e la sua politica. Meglio, sta militarizzando il senso comune degli italiani, forzandolo in un contesto emergenziale continuo, con l'esecutivo trasformato per conseguenza da organo ordinario in straordinario, che opera in uno stato d'eccezione perenne. Così Silvio Berlusconi può permettersi di venire allo scoperto in serata, scrivendo in una lettera a Schifani che la norma blocca-processi "è a favore di tutta la collettività", anche se si applica "a uno tra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il preannuncio di una ricusazione, in una giornata come questa, vergognosa per la democrazia, con il premier imputato che rifiuta il suo giudice mentre ne blocca l'azione. A dimostrazione che Berlusconi è pronto a tutto. Dovremmo prepararci al peggio: se non fosse che il peggio, probabilmente, lo stiamo già vivendo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(17 giugno 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-2374638091869498941?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/2374638091869498941/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=2374638091869498941' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2374638091869498941'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2374638091869498941'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/06/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_17.html' title='RASSEGNA STAMPA: UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-5019134135353146668</id><published>2008-06-15T20:05:00.002+02:00</published><updated>2008-06-15T20:08:41.349+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;La parrucca del Re Sole&lt;br /&gt;che governa il Bel Paese&lt;br /&gt;(EUGENIO SCALFARI - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"BERLUSCONI vuole dimostrare che per governare la crisi italiana è costretto per necessità a separare lo Stato dal diritto. Come se il Paese attraversasse una terra di nessuno. Il soldato come questurino, il giudice come chierico, il giornalista come laudatore: sono le tre figure di una scena politica che minaccia di trasformare il senso della nostra forma costituzionale. Sono i fantasmi di un tempo sospeso dove il governo avrà più potere e il cittadino meno diritti, meno sicurezza, meno garanzie". Così ha scritto ieri Giuseppe D'Avanzo su questo giornale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo questo suo giudizio fotografa esattamente la realtà. Non sarà fascismo, ma certamente è un allarmante "incipit" verso una dittatura che si fa strada in tutti i settori sensibili della vita democratica, complici la debolezza dei contropoteri, la passività dell'opinione pubblica e la sonnolenta fragilità delle opposizioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa sempre più evidente deriva democratica, che si è profilata fin dai primi giorni della nuova legislatura ed è ormai completamente dispiegata davanti ai nostri occhi, ha trovato finora il solo argine del capo dello Stato. Giorgio Napolitano sta impersonando al meglio il suo ruolo di custode della Costituzione. L'ha fatto con saggezza e fermezza, dando il suo consenso alle iniziative del governo quando sono state dettate da necessità reali come nella crisi dei rifiuti a Napoli, ma lo ha negato nei casi in cui le emergenze erano fittizie e potevano insidiare la correttezza dei meccanismi costituzionali. Sarebbe tuttavia sbagliato addossare al presidente della Repubblica il peso esclusivo di arginare quella deriva: se la dialettica si riducesse soltanto al rapporto tra il Quirinale e Palazzo Chigi la partita non avrebbe più storia e si chiuderebbe in brevissimo tempo. Bisognerà dunque che altre forze e altri poteri entrino in campo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna denunciare e fermare la militarizzazione della vita pubblica italiana della quale l'esempio più clamoroso si è avuto con i provvedimenti decisi dal Consiglio dei ministri di venerdì sulla sicurezza e sulle intercettazioni: due supposte emergenze gonfiate artificiosamente per distrarre l'attenzione dalle urgenze vere che angustiano gran parte delle famiglie italiane. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' la prima volta che l'Esercito viene impegnato con funzioni di pubblica sicurezza. Quando fu assassinato Falcone e poi, a breve distanza di tempo, Borsellino, contingenti militari furono inviati in Sicilia per presidiare edifici pubblici alleviando da quelle mansioni la Polizia e i Carabinieri affinché potessero dedicarsi interamente alla lotta contro una mafia scatenata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ora il ruolo che si vuole attribuire alle Forze Armate è del tutto diverso: pattugliamento delle città con compiti di pubblica sicurezza e quindi con poteri di repressione, arresto, contrasti a fuoco con la delinquenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che senso ha un provvedimento di questo genere? Quale utilità ne può derivare alle azioni di contrasto contro la malavita? La Polizia conta ben oltre centomila effettivi, altrettanti ne conta l'Arma dei carabinieri e altrettanti ancora la Guardia di finanza. Affiancare a queste forze imponenti un contingente di 2.500 soldati è privo di qualunque utilità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il governo si è indotto ad una mossa tanto inutile quanto clamorosa ciò è avvenuto appunto per il clamore che avrebbe suscitato. Tanto grave è l'insicurezza delle nostre città da render necessario il coinvolgimento dell'Esercito: questo è il messaggio lanciato dal governo. E insieme ad esso l'eccezionalità fatta regola: si adotta con una legge ordinaria una misura che presupporrebbe la dichiarazione di una sorta di stato d'assedio, di pericolo nazionale. &lt;br /&gt;Un provvedimento analogo fu preso dal governo Badoglio nei tre giorni successivi al 25 luglio del '43 e un'altra volta nel '47 subito dopo l'attentato a Togliatti. Da allora non era più avvenuto nulla di simile: la Pubblica sicurezza nelle strade, le Forze Armate nelle caserme, questa è la normalità democratica che si vuole modificare con intenti assai più vasti d'un semplice quanto inutile supporto alla Pubblica sicurezza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il disegno di legge sulle intercettazioni parte dalla ragionevole intenzione di tutelare con maggiore efficacia la privatezza delle persone senza però diminuire la capacità investigativa della magistratura inquirente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Analoghe intenzioni avevano ispirato il ministro della Giustizia Flick e dopo di lui il ministro Clemente Mastella, senza però che quei provvedimenti riuscissero a diventare leggi per la fine anticipata delle rispettive legislature. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso presumibilmente ci si riuscirà ma anche in questo caso, come per la sicurezza, il senso politico è un altro rispetto alla "ragionevole intenzione" cui abbiamo prima accennato. Il senso politico, anche qui, è un'altra militarizzazione, delle Procure e dei giornalisti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le Procure. Anzitutto un elenco dei reati perseguibili con intercettazioni. Solo quelli, non altri. E' già stato scritto che lo scandalo di Calciopoli non sarebbe mai venuto a galla senza le intercettazioni. Così pure le scalate bancarie dei "furbetti". Ma moltissimi altri. Per chiudere sul peggiore di tutti: la clinica milanese di Santa Rita, giustamente ribattezzata la clinica degli orrori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le intercettazioni poi non possono durare più di tre mesi. Non c'è scritto se rinnovabili e dunque se ne deduce che rinnovabili non saranno. Cosa Nostra, tanto per fare un esempio, è stata intercettata per anni e forse lo è ancora. Tre mesi passano in un "fiat", lo sappiamo tutti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giornalisti e i giornali. C'è divieto assoluto alla pubblicazione di notizie fin all'inizio del dibattimento. Il deposito degli atti in cancelleria non attenua il divieto. Perché? Se le parti in causa o alcune di esse vogliono pubblicizzare gli atti in loro possesso ne sono impedite. Perché? Non si invochi la presunzione di innocenza poiché se questa fosse la motivazione del divieto bisognerebbe aspettare la sentenza definitiva della Cassazione. Dunque il motivo della secretazione è un altro, ma quale? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà il divieto non è soltanto contro giornali e giornalisti ma contro il formarsi della pubblica opinione, cioè contro un elemento basilare della democrazia. Il caso del Santa Rita ha acceso un dibattito sull'organizzazione della Sanità, sul ruolo delle cliniche convenzionate rispetto al Servizio sanitario nazionale. Dibattito di grande rilievo che potrebbe aver luogo soltanto all'inizio del dibattimento e cioè con il rinvio a giudizio degli imputati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'eventuale archiviazione dell'istruttoria resterebbe ignota e così mancherebbe ogni controllo di opinione sul motivo dell'archiviazione e su una possibile critica della medesima. Così pure su possibili differenze di opinione tra i magistrati inquirenti e l'ufficio del Procuratore capo, sulle avocazioni della Procura generale, su mutamenti dei sostituti assegnatari dell'inchiesta. Su tutti questi passaggi fondamentali la pubblica opinione non potrebbe dire nulla perché sarebbe tenuta all'oscuro di tutto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà bene ricordare che il maxi-processo contro "Cosa Nostra" fu confermato in Cassazione perché fu cambiato il criterio di assegnazione dei processi su iniziativa del ministro della Giustizia dell'epoca, Claudio Martelli, allertato dalla pressione dei giornali in allarme per le pronunce reiterate dell'allora presidente di sezione, Carnevale. Tutte queste vicende avvennero sotto il costante controllo della stampa e della pubblica opinione allertata fin dalla fase inquirente. Falcone e Borsellino non erano giudici giudicanti ma magistrati inquirenti. Mi domando se avrebbero potuto operare con l'efficacia con cui operarono senza il sostegno di una pubblica opinione esaurientemente informata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le gravi penalità previste da questa legge nei confronti degli editori costituiscono un gravame del quale si dovrebbero attentamente valutare gli effetti sulla libertà di stampa. Esso infatti conferisce all'editore un potere enorme sul direttore del giornale: in vista di sanzioni così gravose l'editore chiederà a giusto titolo di essere preventivamente informato delle decisioni che il direttore prenderà in ordine ai processi. Di fatto si tratta di una vera e propria confisca dei poteri del direttore perché la responsabilità si sposta in testa al proprietario del giornale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si militarizza dunque il giudice, il giornalista ed anche la pubblica opinione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha ragione il collega D'Avanzo nel dire che questi provvedimenti stravolgono la Costituzione. Identificano di fatto lo Stato con il governo e il governo con il "premier". Se poi si aggiunge ad essi il famigerato lodo Schifani, cioè il congelamento di tutti i processi nei confronti delle alte cariche dello Stato, l'identificazione diventa totale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui il nostro discorso arriva ad un punto particolarmente delicato e cioè al tema dell'opposizione parlamentare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parlo di tutte le opposizioni politiche. Ma in particolare parlo del Partito democratico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi giorni il Pd e Veltroni quale leader di quel partito hanno assunto su alcune questioni di merito atteggiamenti di energica critica nei confronti del governo. La luna di miele di Berlusconi è ancora in pieno corso con l'opinione pubblica e con la maggior parte dei giornali ma è già svanita in larga misura con il Partito democratico. Salvo un punto fondamentale, più volte ribadito da Veltroni: il dialogo deve invece continuare sulle riforme istituzionali e costituzionali. &lt;br /&gt;E' evidente che questa "riserva di dialogo" condiziona inevitabilmente il tono complessivo dell'opposizione. Le riforme istituzionali e costituzionali sono di tale importanza da trasformare in "minimalia" i contrasti di merito su singoli provvedimenti. Tanto più che Tremonti chiede all'opposizione di procedere "sottobraccio" per quanto attiene alla strategia economica; ecco dunque un'ulteriore "riserva di dialogo". Sembrerebbe, questa, una novità a tutto vantaggio dell'opposizione ma non è così. La politica economica italiana dovrà svolgersi nei prossimi anni sotto l'occhio vigile delle Autorità europee. Che ci piaccia o no, noi siamo di fatto commissariati da Bruxelles. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tremonti dovrà assumere responsabilità impopolari. Necessarie, ma impopolari e vuole condividere con l'opposizione quell'impopolarità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, nel merito delle riforme, Berlusconi procede come si è detto e visto, alla militarizzazione del sistema. "L'Etat c'est moi" diceva il Re Sole e continuarono a dire i suoi successori fin quando scoppiò la rivoluzione dell'Ottantanove. &lt;br /&gt;Voglio qui ricordare che uno dei modi, anzi il più rilevante, con il quale l'identificazione dello Stato con la persona fisica del Re si realizzò fu l'asservimento dei Parlamenti al volere della Corona. Gli editti del Re per entrare in vigore avevano bisogno della registrazione dei Parlamenti e soprattutto di quello di Parigi. Questa era all'epoca la sola separazione di poteri concepita e concepibile. Ma il re aveva uno strumento a sua disposizione: poteva ordinare ai Parlamenti la registrazione dell'editto. Di fronte all'ordine scritto del Sovrano il Parlamento registrava "con riserva" e l'editto entrava in funzione. Di solito quest'ordine veniva dato molto di rado ma col Re Sole e con i suoi successori diventò abituale. Quando i Parlamenti si ribellarono ostinandosi a non obbedire il Re li sciolse. Il corpo del Re prevalse sulla labile democrazia del Gran Secolo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Re Sole. Ma qui il sole non c'è. C'è fanghiglia, cupidigia, avventatezza, viltà morale. Corteggiamento dell'opposizione. Montaggio di paure e di pulsioni. Picconamento quotidiano della Costituzione. &lt;br /&gt;Quale dialogo si può fare nel momento in cui viene militarizzato il Paese nei settori più sensibili della democrazia? Il Partito democratico ha un solo strumento per impedire questa deriva: decidere che non c'è più possibilità di dialogo sulle riforme per mancanza dell'oggetto. Se lo Stato viene smantellato giorno per giorno e identificato con il corpo del Re, su che cosa deve dialogare il Pd? E' qui ed ora che il dialogo va fatto, la militarizzazione va bloccata. Le urgenze e le emergenze vanno trasferite sui problemi della società e dell'economia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"In questo nuovo buon clima si può fare molto e molto bene" declama la Confindustria di Emma Marcegaglia. Qual è il buon clima, gentile Emma? Quello dei pattuglioni dei granatieri che arrestano gli scippatori e possono sparare sullo zingaro di turno? Quello dell'editore promosso a direttore responsabile? Quello del magistrato isolato da ogni realtà sociale e privato di "libero giudizio"? Quello dei contratti di lavoro individuali? E' questo il buon clima? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo che quando furono pubblicati "on line" gli elenchi dei contribuenti ne nacque un putiferio. Il direttore dell'Agenzia delle Entrate, autore di tanto misfatto, fu incriminato e si dimise. Ma ora il ministro Brunetta pubblica i contratti di tutti i dirigenti pubblici e le retribuzioni di tutti i consulenti e viene intensamente applaudito e incoraggiato. Anch'io lo applaudo e lo incoraggio come ho applaudito allora Visco e Romano. Ma perché invece due pesi e due misure? La risposta è semplice: per i pubblici impiegati si può. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' questo il buon clima? Attenti al risveglio, può essere durissimo. Può essere il risveglio d'un paese senza democrazia. Dominato dall'antipolitica. Dall'anti-Europa. Dall'anarchia degli indifferenti e dalla dittatura dei furboni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io trovo che sia un pessimo clima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(15 giugno 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-5019134135353146668?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/5019134135353146668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=5019134135353146668' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5019134135353146668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5019134135353146668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/06/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_15.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-5226326149249558724</id><published>2008-06-04T22:34:00.004+02:00</published><updated>2008-06-14T14:15:50.802+02:00</updated><title type='text'>MUNICIPIO ROMA XI</title><content type='html'>Sono 10 gli eletti del Partito Democratico nel Municipio Roma XI: &lt;br /&gt;Valeria Baglio,Claudio Mannarino, Luca Gasperini, Andrea Mocciaro, Antonio Bertolini, Floriana D’Elia, Umberto Sposato, Michele Nacamulli, Roberto Falasca e Massimo Cartella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Presidente del Consiglio &lt;/strong&gt;è stata eletta &lt;strong&gt;Valeria Baglio &lt;/strong&gt;(del nostro Circolo) con 20 voti a favore su 25.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vici Presidenti :&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Glauco Rosati del PdL Vice-Presidente Vicario &lt;br /&gt;e Diamante Guerra dell’IdV Vice-Presidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La nuova Giunta del Municipio Roma XI:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alberto Attanasio &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;con funzioni di Vice Presidente – oltre alle funzioni previste dalla vigente normativa per tale incarico nei casi di assenza dichiarata o impedimento del Presidente&lt;br /&gt;Assessore alle: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) Politiche dell'Urbanistica &lt;br /&gt;b) Politiche dei Lavori Pubblici &lt;br /&gt;c) Politiche della Mobilità e dei Trasporti &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nicola Cefali  &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Assessore alle: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) Politiche Scolastiche &lt;br /&gt;b) Politiche del Commercio &lt;br /&gt;c) Politiche del Personale &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Andrea Beccari &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Assessore alle: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) Politiche dei Servizi Sociali &lt;br /&gt;b) Politiche del Bilancio &lt;br /&gt;c) Politiche del Decentramento Amministrativo &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Carla Di Veroli  &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Assessore alle: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) Politiche Giovanili &lt;br /&gt;b) Politiche Culturali e della Memoria &lt;br /&gt;c) Politiche dell'Intercultura &lt;br /&gt;d) Politiche delle Pari Opportunità &lt;br /&gt;e) Politiche dei Rapporti Internazionali &lt;br /&gt;f) Politiche del Lavoro e della Formazione&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-5226326149249558724?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/5226326149249558724/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=5226326149249558724' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5226326149249558724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5226326149249558724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/06/municipio-roma-xi.html' title='MUNICIPIO ROMA XI'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-71912099645125311</id><published>2008-06-03T10:20:00.002+02:00</published><updated>2008-06-03T16:17:24.869+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Tante parole, molte chiacchiere… Ma i fatti?&lt;br /&gt;(di padre Fausto Marinetti - Micromega)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7.000 nomadi a Roma, 10.000 a Napoli, 160.000 in Italia, lo 0,2% della popolazione. Il 60% sono minori. Molti arrivano dai Balcani negli anni '90 per sfuggire ai conflitti etnici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ponticelli, rom, rumeni, clandestini. Emergenza rifiuti, rifiuti umani compresi. Da una parte si parla di tolleranza zero, reato di clandestinità, 10 nuovi CPT, ronde, pattuglie militari; dall'altra di progrom, intolleranza, xenofobia, criminalizzazione, guerra tra poveri. Per il sindaco di Napoli è facile solidarizzare, ma poi tocca al municipio trovare una sistemazione. Il cardinale replica, esortando i preti a portare latte ai bambini e cibo ai genitori, che non "hanno una crosta di pane".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peccato che gli "impegnati" intervengano individualmente, ognuno suoni il suo strumento senza fare orchestra. Nobili solisti, niente coro. Flebili i richiami delle istituzioni centrali. Dopotutto come possono alzare la voce con quei poteri politici che, in cambio di privilegi, hanno promesso di sostenere i "principi non negoziabili della chiesa"? Se mangi nel piatto del padrone non puoi permetterti di criticarlo. Esattamente il contrario dell'azione dei profeti. Ma è forse negoziabile la giustizia, la dignità umana, i diritti umani? Può una chiesa diventare funzionale al potere economico, politico, militare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In nome della sicurezza pare si voglia passare su tutto il resto. Ma sicurezza di chi? Non hanno diritto alla sicurezza anche (o soprattutto?) i più deboli, gli indifesi, donne e bambini, i poveri, appunto? Forse l'istituzione clericale sta diventando la "chiesa a servizio dei politici" che promettono di legiferare sulla famiglia sicura, di negare ogni diritto civile alle copie di fatto, agli omosessuali, ecc.? La scomparsa del partito cattolico, la DC, sponsorizzato dal vaticano, non insegna proprio niente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche nella povertà c'è una gerarchia, una graduatoria senza fine: disoccupati, precari, pensionati con la minima, anziani, senza casa, senza assistenza, ecc. Ma in Europa non si è mai semtito dire che qualcuno sia morto di fame (tranne per anoressia). Papa Giovanni ed il Concilio oggi, forse, più che di "Chiesa dei poveri", parlerebbero di "Chiesa dei clandestini e dei rom"? Non sono loro gli ultimi degli ultimi? Non sono tutte per loro le parole di Cristo, sia quelle di Luca 4 ("Sono venuto per annunciare la libertà ai prigionieri del bisogno"), che quelle di Matteo 25: ("Avevo fame di dignità, sete di giustizia... non mi avete saziato"?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I politici in cerca di consenso potranno produrre le loro giustificazioni ("Sono delinquenti! Vengono tutti in Italia per via dell'impunità!"); potranno sfruttare il clima di paura, cavalcare la sindrome dello zingaro e del clandestino (tutti ladri, tutti fannulloni, tutti protettori della prostituzione organizzata, ecc.). Ma i vescovi e i preti? Perfino la cattolicissima Spagna, perfino la UE si è fatta sentire. Non è un po' troppo criminalizzare indiscriminatamente i depauperati? Per certi politici pare che basta nascere rom o figlio di clandestini per essere automaticamente "delinquente"!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fiumi di parole, di chiacchiere... Ma i fatti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanti preti hanno aperto le porte della chiesa ai nuovi apolidi e perseguitati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E un vescovo, uno solo, che li abbia invitati a prendere possesso di uno, uno solo, dei tanti stabili ecclesiastici o conventi vuoti o seminari in disuso o affittati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, miracolo dei miracoli!, una sola delle centinaia di congregazioni religiose (che hanno trasformato i loro noviziati in alberghi/ostelli esentasse), che abbia messo a disposizione i propri spazi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se lo Stato del Vaticano offrisse loro asilo politico, chissà, magari un pezzettino dei suoi giardini per un asilo nido, oppure proponesse loro la cittadinanza vaticana, o, perché no?, offrisse loro una basilica e adiacenze con il privilegio della extra-territorialità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il "figlio dell'uomo" continua a ripetere a tutti i figli dell'umanità: "Se stai per fare la tua offerta all'altare e lì ti sovviene che qualcuno ce l'ha contro di te, lascia la tua offerta, vai a riconciliarti con il tuo fratello".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rom e clandestini non hanno qualche cosa contro di noi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;No alla tassa sul conflitto di interessi&lt;br /&gt;(Giuseppe Giulietti - L'Unita')&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sentenza del Consiglio di Stato ha davvero dato ragione a Silvio Berlusconi, come pure hanno sostenuto alcuni commentatori di «casa reale»? Neppure per idea! Sarebbe un gravissimo errore non contrastare l’operazione politica e mediatica in atto che ha il chiaro obiettivo di cancellare perfino il ricordo delle sentenze della Corte Costituzionale, dell’Alta Corte europea e, ultima in ordine di tempo, quella del Consiglio di Stato. La realtà, tuttavia, non è taroccabile. La sentenza della Corte Costituzionale non è stata superata e continua a mettere sotto accusa un sistema mediatico chiuso, lesivo del pluralismo editoriale e imprenditoriale. In quella sentenza si fa riferimento alla necessità di superare il regime delle proroghe e l’occupazione abusiva delle frequenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il medesimo concetto è stato ripreso e affermato in modo definitivo anche dalla Corte Europea che ha pienamente riconosciuto il diritto a trasmettere di Europa 7. In quella corte, come è noto, non siedono né guardie rosse, né «antiberlusconiani di professione». Il Consiglio di Stato, infine, ha pienamente recepito la sentenza europea e ha chiesto al governo italiano di provvedere immediatamente ad adeguarsi. Il Consiglio di Stato, sia pure in forme non sempre limpidissime, ha deciso dunque di salvare Europa 7. Questa è la notizia. Non la mancata chiusura di Rete4. Il governo del conflitto di interessi dovrà ora tutelare gli interessi di Europa 7 anche, eventualmente, entrando in conflitto con gli interessi del medesimo presidente del Consiglio. Lo faranno? Penso di no, Ma il nostro compito sarà quello di vigilare, di non concedere alibi, di non consentire bugie e falsificazioni della realtà. Il primo banco di prova arriverà già martedì al Senato, quando il governo dovrà svelare le sue intenzioni sul contrastato emendamento «ammazza Europa 7». È probabile, assai probabile, come ha ben scritto Roberto Brunelli su l’Unità, che tenteranno la carta del rinvio, della ennesima commissione destinata a non decidere. In questo modo, tuttavia, dimostreranno anche ai più dubbiosi che la mancata risoluzione del conflitto di interessi è ormai diventata una metastasi che mina il corretto funzionamento delle istituzioni. Tenteranno di arrivare al pagamento di un ricco indennizzo da prelevare direttamente dalle tasche degli italiani che si troverebbero così a pagare una vera e propria tassa sul conflitto di interessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto l’anomalia italiana celebrerebbe il suo ultimo trionfo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di fasciarsi la testa è tuttavia necessario condurre un’azione di contrasto seria, rigorosa, efficace, come è già accaduto nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati. Per questa ragione l’Associazione Articolo21 proporrà ai parlamentari europei e italiani, ai giuristi, alle associazioni del settore e ai movimenti dei consumatori di dar vita a un comitato che, passo dopo passo, possa seguire l’azione del governo, segnalando ritardi, omissioni, eventuali provvedimenti truffaldini. Se e quando, com’è assai probabile, l’esecutivo dovesse rifiutarsi di salvare Europa 7 e così di condannare l’Italia al pagamento di una forte multa, sarà allora indispensabile promuovere un’azione di tutela dei diritti dei cittadini affinché, almeno questo, la tassa sul conflitto di interesse se la paghino di tasca loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi volesse aderire al comitato: «Giù le mani dalle tasche degli italiani», potrà inviare la sua adesione al sito: www.articolo21.info&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-71912099645125311?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/71912099645125311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=71912099645125311' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/71912099645125311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/71912099645125311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/06/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-4635323308517567883</id><published>2008-05-30T17:07:00.003+02:00</published><updated>2008-05-30T17:20:08.607+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Deriva populista&lt;br /&gt;(Piero Ignazi - L'Espresso)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli osservatori stranieri temono che l'Italia sia il laboratorio di una nuova forma di regime politico. Ci sarà un motivo per cui quasi tutta la stampa internazionale, ivi compresa quella moderata, dal 'Wall Street Journal' al 'Financial Times', ha accolto la vittoria di Silvio Berlusconi con una sfilza di commenti caustici al limite del dileggio? Cosa può muovere un esercito di corrispondenti e analisti a una tale 'faziosità'; come possono non vedere il nitore morale, la storia cristallina e l'acume intellettuale della coalizione vincente e del suo leader maximo? Cospirazione dell'internazionale liberal, incompetenza e crassa ignoranza dei fatti italiani, invidia per i successi nello sport come negli affari del nostro primo ministro? &lt;br /&gt;Ammettiamo per ipotesi che gli osservatori stranieri abbiano ragione a esprimere sorpresa e sconcerto nel vedere confermato alla carica di primo ministro il proprietario di un impero mediatico, ed elevati a cariche ministeriali rappresentanti di un partito xenofobo quale la Lega. Su che cosa si fonda la loro sorpresa e il loro sconcerto? Esaminandoli a fondo si rintracciano tre filoni. &lt;br /&gt;Il primo fornisce un giudizio drastico sull'azione del precedente governo Berlusconi in campo economico: crescita zero, aumento del debito pubblico, sforamento del rapporto deficit/Pil, azzeramento dell'avanzo primario. Con risultati così deludenti non si capisce cosa possa far presagire un'efficiente gestione dell'economia da parte della stessa équipe di governo.&lt;br /&gt;Il secondo riguarda - ohibò, ancora - il conflitto di interessi. Da noi è visto come una ossessione da monomaniaci, da fissati, da antiberlusconiani viscerali: suvvia, perché parlarne ancora? Agli italiani interessa ben altro. E poi, se Vespa, Mentana, Floris e tutti gli altri teatrini serali della politica non ne discutono, vuol proprio dire che il tema è out: fuori moda, fuori tempo e fuori luogo. Invece chiunque parli con osservatori stranieri - accademici, giornalisti, imprenditori - si sente sempre rivolgere la stessa domanda da 15 anni a questa parte: come è possibile questo gigantesco conflitto di interessi? Ciò significa che negli altri paesi la questione non è 'out', ma rimane un punto di riferimento per definire la qualità della democrazia di un sistema politico. Anche se la nostra destra si erge burbanzosa a difendere dalle critiche l'onore nazionale, con ridicole pose neo-crispine per non dire peggio, la questione è dirimente agli occhi della community politico-culturale internazionale. &lt;br /&gt;Perché invece da noi è così irrilevante? Oltre alla penosa incapacità della sinistra di imporlo come tema politico centrale, messa all'angolo dalla potenza di fuoco dell'impero mediatico del Cavaliere non appena si tocca l'argomento, c'è forse una ragione più profonda, che si collega al terzo tema ricorrente delle critiche della stampa internazionale: il timore che l'Italia sia il laboratorio politico di una nuova forma di regime politico, di tipo populista. &lt;br /&gt;La democrazia populista è una insidiosa deformazione della democrazia liberale. Nella democrazia populista il leader 'interpreta' il volere della masse. La sua legittimazione viene non tanto dal risultato elettorale, quanto dal suo rapporto esclusivo e diretto con i sentimenti profondi del popolo, che solo il leader interpreta e soddisfa. Quindi, chi si oppone diventa oggettivamente un nemico del popolo. La democrazia populista 'necessita' comunque di un nemico, indefinito e nascosto o palese e individuabile, al quale attribuire le difficoltà nel cammino dell'azione del governo. Organi dello Stato quali la magistratura, la Corte costituzionale o la presidenza della Repubblica, media indipendenti, attori sociali non consenzienti, interessi economici e persino organizzazioni internazionali, possono tutti rientrare nel novero dei bersagli da stigmatizzare. La logica della democrazia costituzionale, così come si è (faticosamente) affermata in Occidente dopo la sua vittoria sui fascismi, è invece tutta diversa: eleva a valore supremo la divisione, il rispetto e il controllo reciproco dei poteri, e il pluralismo degli interessi e delle opinioni, garantito da separazioni di competenze e ambiti.&lt;br /&gt;Ora si può ben immaginare come sia stato guardato un paese dove si è consumata, nel caso Alitalia, una gigantesca commistione di poteri, con l'uomo più ricco della nazione, candidato al governo, che è intervenuto sulle trattative della vendita della compagnia di bandiera, facendo fuoco e fiamme contro un acquirente (straniero, si badi bene), col risultato di far colare a picco la società in attesa di essere raccattata con quattro soldi da imprenditori amici, grati per il gentile dono.&lt;br /&gt;In linea di principio, una opposizione incisiva e una informazione libera e critica costituiscono anticorpi naturali alla deriva populista. Sulla prima vedremo se si riprenderà dalla sconfitta ed eviterà la trappola di melassa preparata dal Cavaliere; sulla seconda è difficile fare affidamento: il coro assordante di peana che laudano il governo, nonché le trombette che accompagnano ogni sua mossa, non sono di buon auspicio per il futuro. Il complesso mediatico-economico, versione post-moderna del vecchio complesso economico-militare evocato a suo tempo da John Galbraith, inquieta per la sua capacità di condizionamento della politica. E non solo in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(30 maggio 2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Se Silvio canta la ninna nanna&lt;br /&gt;(Giorgio Bocca - L'Espresso)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi è cambiato come cambiano i vincitori e come cambia la loro generosità strumentale. Addormentare meglio che uccidere. Drogare dolcemente meglio che seviziare.&lt;br /&gt;Di fascisti in Italia non ce ne sono più. Neppure quelli che fanno il saluto romano, che sventolano bandiere con le svastiche o le croci celtiche. Il presidente della Camera, tempio della democrazia, Gianfranco Fini, ha detto che per lui il 25 aprile partigiano e il 1 maggio rosso sono due giorni fondamentali per la Repubblica. E Fini è un uomo d'onore. &lt;br /&gt;Anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, festeggiato in Campidoglio dai taxisti in camicia nera, è un vero democratico, che rende onore ai martiri delle Fosse Ardeatine. &lt;br /&gt;E Silvio Berlusconi? Beh, lui è il più cambiato di tutti, lo dice anche Adriano Celentano, la "coscienza della nazione", lo dice anche il governatore della Campania, Antonio Bassolino se non ci aiuta lui - dice - Napoli affonda. &lt;br /&gt;I vincitori, com'è noto, sono persone fortunate, a cui il successo moltiplica le virtù e le seduzioni. Solo un regista matto può pensare che Silvio sia sempre un Caimano, per Celentano e per gli uomini di buona volontà è un altro, irriconoscibile, modestissimo nelle pretese, generoso con gli avversari. Davvero?&lt;br /&gt;Noi, sui fascisti non più fascisti e sul Caimano diventato agnello, conserviamo gli antichi dubbi. In che cosa è cambiato Berlusconi? Nella capacità di sedurre nemici e concorrenti? Il primo aneddoto che mi raccontò, quando lo conobbi, fu che durante un viaggio in ferrovia da Roma a Milano, riconobbe nel signore seduto davanti a lui il politico più ostile a concedergli le licenze per le sue televisioni: "Ebbene - mi disse - quando arrivammo a Milano, era d'accordo con me su tutto". &lt;br /&gt;Due settimane fa Eugenio Scalfari ha cercato di spiegarlo a 'Che tempo che fa': "Berlusconi è uno che mente in continuazione, senza complessi e pentimenti. Solo che alle sue menzogne crede profondamente, con una tenacia e una determinazione incredibili". &lt;br /&gt;Quando lavorai per qualche tempo nelle televisioni di Berlusconi, e lo difesi nei giorni in cui le avevano oscurate, Eugenio disse bonariamente: "Giorgio, sei innamorato di Berlusconi". Per fortuna gli amori passano. Oggi dovrebbe essere facile capire che Berlusconi è cambiato come cambiano i vincitori e come cambia la loro generosità strumentale: oggi è meglio governare cooptando o, se preferite, corrompendo, piuttosto che uccidendo o imprigionando. &lt;br /&gt;I consumi di massa non permettono più le semplificazioni della ferocia, gli internati e i fucilati non comprano automobili o telefonini, le polizie costano, le carceri sono insufficienti. Meglio addormentare che uccidere. Meglio drogare dolcemente che seviziare. Ma la tentazione autoritaria resta, ed è meno resistibile. &lt;br /&gt;Questo fascismo, a parole non più fascista, questa democrazia universale, dove è sparita la lotta di classe, e dove il limbo dei call center permette a tutti di immaginarsi ricchi e sazi, i problemi li lascia irrisolti. Con il fascismo buono, democratico, liberale, l'antifascismo non ha più senso, è una retorica fastidiosa, che Berlusconi e i suoi sorvolano, cambiando registro. A qualcuno pare che basti. &lt;br /&gt;Ma guardiamoci attorno, guardiamo cos'è quest'Italia pacificata dai benpensanti, e vedremo che questa pacificazione è in realtà l'accettazione del peggio. Berlusconi fa il suo mestiere di uomo di potere, ha capito che la sola politica che possa aprirgli le porte del Quirinale è l'accordo di comodo. Ma vien voglia di ricordare il poeta: "Oh non per questo dal fatal di Quarto...".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(30 maggio 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-4635323308517567883?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/4635323308517567883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=4635323308517567883' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/4635323308517567883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/4635323308517567883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/05/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_30.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-2671384953101031412</id><published>2008-05-14T11:08:00.002+02:00</published><updated>2008-05-14T11:21:46.885+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Giustizia fai da te &lt;br /&gt;(Luca Ricolfi- La Stampa)&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Polizia costretta a intervenire a Napoli per evitare il linciaggio di una rom sospettata di aver tentato di rapire una bambina. Baracche (fortunatamente vuote) di un campo rom incendiate nel quartiere Ponticelli di Napoli. Molotov contro un altro campo nomadi a Novara. Ronde di ogni specie e colore che sorgono un po’ dappertutto per proteggere i cittadini da ladri e malviventi. È bastato che il centro-destra vincesse le elezioni, e il clima del Paese è cambiato quasi all’istante. Anziché aspettare il varo dei provvedimenti del governo, molti sembrano aver deciso di fare da sé. Né si può dire che a questo spirito vagamente autoreferenziale si sottragga completamente il governo stesso, almeno a giudicare dal semplicismo di varie ricette di cui si sente parlare in questi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono buone notizie, perché la giustizia «fai da te» non risolve i problemi, è pericolosa, spesso porta con sé abusi, prevaricazioni, vendette private, in breve genera altra ingiustizia. Ma proprio perché è una strada sbagliata, dobbiamo capire che cosa la alimenta. Il modo migliore per farlo, a mio parere, è leggersi Non sulle mie scale (ed. Donzelli 2001), un piccolo libro in cui Italo Fontana, psicoanalista torinese, racconta come, alla fine degli Anni 90, la vita della sua famiglia sia stata devastata da una doppia calamità: l’installarsi di decine di criminali immigrati nelle soffitte del suo condominio, e la completa sordità delle istituzioni cittadine. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché è utile leggere o rileggere quel testo? Perché vi si trova una spiegazione profonda di quanto sia difficile, per chi crede nella legalità, nella democrazia, nella solidarietà, nella libertà individuale, mantenere nel tempo l’animo sereno e la mente aperta, senza farsi prendere dalle peggiori pulsioni. Il cocktail micidiale, che richiede sforzi disumani per non esplodere, è fatto di tre ingredienti:&lt;br /&gt;a)la scoperta che molti immigrati clandestini non sono poveretti alla ricerca di un lavoro dignitoso ma persone arroganti, prepotenti, violente;&lt;br /&gt;b)la scoperta che le attività criminali e i luoghi del loro esercizio sono perfettamente noti alle autorità;&lt;br /&gt;c)la scoperta che, anche di fronte alle vessazioni più drammatiche, le autorità non intervengono e non rispondono, opponendo il classico «muro di gomma».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ci riflettiamo un attimo, non è difficile rendersi conto che i tre ingredienti sono tutti presenti nella situazione attuale. I cittadini sono esasperati perché le attività criminali si svolgono sotto i loro occhi, perché si sa perfettamente dove si spaccia, dove si arruolano manovali in nero, dove si viene derubati, dove non si può camminare senza pericolo, ma si sa pure che - per i motivi più diversi - le istituzioni non interverranno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le istituzioni talora non intervengono perché le leggi non glielo consentono, e da questo punto di vista non si può che augurare al nuovo governo di riuscire a cambiare le norme che impediscono di perseguire efficacemente il crimine. Ma nella maggior parte dei casi le istituzioni non intervengono per due altri ordini di motivi, che ben poco hanno a che fare con le leggi. Il primo è l’inerzia amministrativa, ossia l’incapacità di capire che la libertà di espressione diventa una presa in giro se non c’è anche il diritto dei cittadini a ottenere risposte. Il secondo è la mancanza di risorse organizzative, fisiche, materiali: personale, uffici efficienti, banche dati, processi rapidi, carceri all’altezza di un paese civile. Il rischio, in questo momento, è che il governo si illuda che l’azione chiave sia l’inasprimento delle pene. Non è così: se c’è un risultato solido della ricerca empirica sulla devianza è che la gravità delle pene ha un effetto deterrente minimo, mentre ne ha uno molto più incisivo la probabilità di essere condannati, catturati o anche semplicemente disturbati. Ciò è tanto più vero in una situazione in cui è noto a tutti, e in primis ai criminali, che in Italia le pene sono e resteranno ancora a lungo puramente virtuali, visto che la magistratura è ingolfata di pratiche e mancano almeno 30 mila posti nelle carceri. È per questo che il nostro Paese è diventato la mecca del crimine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché oggi, con la gente che tende ad autorganizzarsi, la capacità delle istituzioni di «esserci» diventa la variabile fondamentale. Ma esserci come?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In attesa che i processi diventino più brevi e l’edilizia carceraria faccia il suo corso, a me pare che le uniche strade che possono dare risultati immediati siano il ripristino del controllo del territorio (non solo nelle regioni di mafia, ma anche in tante aree del Nord) e una massiccia opera di interferenza negli affari illegali della criminalità, dalla chiusura di attività al sequestro di beni alla confisca di patrimoni. Senza questa nuova visibilità dello Stato e delle istituzioni temo che il cambiamento delle leggi darà ben pochi risultati, e la «giustizia fai da te» verrà sempre più percepita come l’unica strada percorribile. Perché la «giustizia fai da te», come la mafia, prospera dove lo Stato si ritira o non fa il suo dovere. Abbiamo già un primo Stato, quello legale, e un secondo Stato, la criminalità mafiosa. Forse non è il caso di preparare le condizioni che potrebbero far sorgere il terzo Stato, quello dei cittadini esasperati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'egemonia del cavaliere&lt;br /&gt;(Piero Ignazi - L'Espresso)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi, estraneo alla tradizione nera, è stato lo sponsor credibile del revisionismo storico e poi dell'agenda politica neoconservatrice  Silvio Berlusconi&lt;br /&gt;Se si fanno bene i conti, accasando micro-partiti e listine all'una o all'altra parte, alle ultime elezioni la destra ha sfiorato la maggioranza assoluta con il 49,6 per cento. Un ottimo risultato, ma ben lontano dal rappresentare i 2/3 del paese, come ha baldanzosamente affermato Silvio Berlusconi. Infatti, grazie alla (attuale) dissociazione dell'Udc di Pier Ferdinando Casini dal fronte berlusconiano, l'opposizione è al 49,1 per cento. Ancora una volta, un paese spaccato a metà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sorti della sinistra sono quindi legate alla sua capacità di fare opposizione. E in questo la destra ha molto da insegnare. Perché non c'è alcun dubbio che l'attuale vittoria sia stata costruita sia con un lavoro di lunga portata di cui oggi si vedono i primi frutti - ed altri matureranno nei prossimi anni - sia con una efficacissima strategia di attacco nella lotta politica contingente. Sorvoliamo sull'abilità nell'incalzare continuamente l'avversario di cui ha dato prova la destra, adottando ogni linguaggio anche il più sprezzante e ogni strumento anche il più disinvolto, pur di ottenere il proprio scopo (due esempi per tutti: gli insulti a Rita Levi Montalcini e le profferte al senatore Nino Randazzo); vediamo piuttosto quali sono le origini lontane del suo successo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una parola si fondano sulla costruzione prima e sull'affermazione poi di una cultura politica di destra. Un fatto nuovo e, se vogliamo, rivoluzionario, perché non c'è mai stata una presenza solida, cosciente di sé e articolata della cultura di destra. Un po' perché intinta nell'inchiostro nero della nostalgia e della tradizione antidemocratica di inizio Novecento, un po' perché innervata da influenze clericali pre - e anti - conciliari, un po' perché provinciale ed estranea al dibattito internazionale, fino alla metà degli anni Novanta, in Italia, non si sono mai affacciati il neoconservatorismo e la moral majority, i due capisaldi culturali della destra occidentale degli ultimi due decenni del secolo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Dc, in quanto perno moderato del sistema e guidata da una classe politica formatasi su valori che spaziano dal personalismo al cattolicesimo democratico, ha fatto da argine alla penetrazione del neoconservatorismo. Fiocinata a morte la Balena bianca, rimaneva non solo un vuoto politico, ma anche uno culturale. La prima operazione conseguente a quel crollo è stata la postfascistizzazione del Msi e la conseguente eufemistizzazione del ventennio. Corollario di quella operazione, il picconamento dei pilastri cultural-politici dell'antifascismo e la svalutazione della resistenza. Si pensi alla differenza tra la ricezione positiva, anche a destra, del lavoro, problematico quanto magistrale, di Carlo Pavone, 'Una guerra civile', pubblicato nel 1991, e l'onda diffamatoria sulla resistenza degli anni successivi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per realizzare questo passaggio era necessario però un sponsor credibile, estraneo alla tradizione nera. Silvio Berlusconi è stato l'uomo della provvidenza. Ma il suo intervento non si è limitato a una copertura del revisionismo storico. Il dominus di Forza Italia ha introdotto e legittimato tutta l'agenda politica neoconservatrice, con un crescendo progressivo di radicalizzazione. Ma le sue esternazioni - come quelle di altri leader della destra - non sono cadute nel vuoto. Si sono giovate del lavoro di copertura culturale fornito dalle elaborazioni dei vari centri studi, delle riviste e delle pubblicazioni di ogni tipo e genere - elaborazioni prontamente rilanciate dai mass media previa riformulazione per il medium di destinazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tal modo si è creata una koiné comune alla destra e si sono imposti nel dibattito politico-culturale temi quali: l'esaltazione dell'individualismo sregolato, la mitizzazione dello Stato minimo, il disprezzo per il pubblico, il neonazionalismo soft, l'ostilità agli immigrati rasentando la xenofobia, l'adozione, spesso impropria, dei riferimenti religiosi uniti a un via libera a ogni intromissione della Chiesa, la riduzione dei diritti civili a optional, la glorificazione acritica dell'Occidente e del Grande Fratello d'oltre-oceano, l'euroscetticismo, l'insofferenza per i checks and balances costituzionali a fronte dell'idolatria populistica del volere del popolo (salvo quando si schiera per quasi i 2/3 contro le proposte di riforma costituzionale dei geni di Lorenzago nel referendum, presto dimenticato, di due anni fa). Tutto questo non si è costruito in un giorno: è il risultato di un impegno 'metapolitico' di anni. E ora se ne vedono i frutti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa oppone la sinistra a questa offensiva? Quali sono le sue idee forza? Con quali strumenti pensa di proporle? Lasciate ad altri la storiella dell'egemonia culturale della sinistra. È vero esattamente il contrario, e per tornare a vincere deve prendere atto della realtà e rimboccarsi le maniche.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-2671384953101031412?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/2671384953101031412/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=2671384953101031412' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2671384953101031412'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2671384953101031412'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/05/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_14.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-5335641649254186172</id><published>2008-05-12T14:34:00.002+02:00</published><updated>2008-05-12T14:49:22.148+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Qui si è perso il territorio&lt;br /&gt;(Edmondo Berselli - L'Espresso)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'è solo la frattura Nord-Sud ma anche quella città-provincia. Ecco perché il Pd dovrà federalizzarsi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A mano a mano che si approfondiscono le analisi del voto, le elezioni del 13 e 14 aprile rivelano sfumature nuove. Uno degli aspetti più interessanti è la differente prestazione del Partito democratico nelle aree metropolitane e nella provincia. Si tratta di una situazione 'americana': come i democratici negli Stati Uniti, il Pd è il partito delle città, anche nel Nord leghista. Il suo messaggio raggiunge i ceti qualificati, penetra nell'universo della popolazione a elevato livello di istruzione, mobilita settori rilevanti del lavoro dipendente qualificato e ad alto reddito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il che complica l'analisi. Vale a dire che non esiste soltanto una frattura sociale, politica ed economica sull'asse Nord-Sud, che prossimamente potrebbe far sentire i sui effetti nelle relazioni interne all'alleanza berlusconiana (come farà il Cavaliere a tenere insieme il federalismo fiscale nordista di Umberto Bossi e le clientele meridionali del siciliano trionfante Raffaele Lombardo?). Esiste anche una classica frattura fra città e non-città, fra assetti metropolitani e provincia. I nostri democratici, a cominciare da Walter Veltroni, riescono a farsi intendere nei centri maggiori, dove l'apertura delle classi sociali più dinamiche trova il modo di reagire agli esiti contemporanei della globalizzazione con creatività e ricerca di competitività. Invece la provincia è terreno di conquista del centrodestra; nelle regioni settentrionali ha successo il proselitismo leghista, con il lavoro davanti alle fabbriche, con i gazebo vicini alle polisportive e nei bar delle bocciofile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa distinzione è inevitabilmente approssimativa, ma chiarisce almeno una delle ragioni dell'affermazione della macchina berlusconiana. Anche se in modo incerto, il Pd ha cercato di accreditarsi come un partito modernizzante, capace di intercettare la spinta di un'Italia che non accetta di restare ai margini dell'Europa &lt;br /&gt;. Nello spirito del partito di Veltroni c'è l'accettazione del mercato e della concorrenza come contesti in cui si esprime il merito, cioè una forma attualizzata di perseguimento dell'eguaglianza. Ma se nella metropoli diffusa e anche nella "megalopoli padana" appena descritta da Giuseppe Berta nel suo libro 'Nord' questo messaggio è stato raccolto, c'è tutta una fascia territoriale in cui le conseguenze della globalizzazione vengono osservate con inquietudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo nelle aree non metropolitane ha successo il modello costruito empiricamente da Silvio Berlusconi, con l'ausilio intellettuale di Giulio Tremonti. Il Pdl e la Lega si caratterizzano come il soggetto di una 'modernizzazione reazionaria', che tende a marginalizzarsi rispetto ai grandi flussi della globalizzazione, ma offre una rassicurazione ai ceti intimoriti dalla violenza del cambiamento. Forza lavoro operaia messa in crisi dalle ristrutturazioni aziendali, piccole imprese sballottate dal mercato, pensionati intimoriti dalle tendenze inflazionistiche e dal problema della sicurezza quotidiana, ceti medi insofferenti del degrado urbano, tutti trovano una risposta alla propria condizione di 'uomini spaventati' (secondo una definizione di Ilvo Diamanti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per certi versi, questo rende ancora più difficile il ruolo del Pd. Perché fare breccia nelle frange modernizzanti della società italiana è tutto sommato agevole. Ma per contendere il consenso alla Lega e al Pdl sul territorio occorre qualcosa che al momento il Pd non ha. Cioè una presenza quotidiana sui luoghi, nella vita delle persone, nelle realtà di incontro sociale. Le elezioni hanno mostrato che non sembra possibile né condurre una campagna tutta basata sull'idea e la struttura del partito leggero, cioè mediatico e quindi volatile, né il ritorno volontaristico al lavoro politico capillare come faceva il vecchio Pci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se oggi la politica risulta modellata, plasmata in profondità dal territorio, cioè dalla dimensione geografica e spaziale, occorre agire presto per 'territorializzare' l'iniziativa politica. Questo può essere realizzato mobilitando le risorse migliori e più efficienti, dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino al sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, e chiedendo alla rete istituzionale un coordinamento, una rete nuova di competenze messe in comune. Ma forse è venuto anche il momento di pensare a un partito federalizzato, il Pd del Nord, del Centro e del Sud, con strutture innovative e leadership territoriali che affianchino e sostengano il leader centrale. Pier Luigi Bersani a Milano, Enrico Letta a Firenze, Massimo D'Alema per le regioni meridionali. Che sarebbe anche una buona idea per ridimensionare, mettendole sotto controllo, la questione settentrionale, la questione romana e la questione meridionale.&lt;br /&gt;(24 aprile 2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dov'è finita la sinistra?&lt;br /&gt;(Lucio Caracciolo - LEspresso)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Europa i socialisti rimangolo al governo solo in Spagna. Una situazione dovuta all'assenza dei grandi obiettivi ormai ottenuti alla fine del secolo scorso dalle socialdemocrazie europee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se restiamo alla superficie, constatiamo che della sinistra di governo europea non resta molto, dopo le batoste in Italia e in Gran Bretagna. Fra i grandi paesi europei, solo la Spagna è retta dai socialisti. In Germania la Spd, per quanto in crisi profonda, partecipa alla grande coalizione come azionista di minoranza. Dobbiamo dedurne che la sinistra europea ha esaurito la sua spinta propulsiva, come si sarebbe detto qualche anno fa? E che cosa ne consegue?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A scavare leggermente più a fondo, sotto l'affresco fin troppo mediatizzato delle recenti sconfitte elettorali - e fatte salve le notevoli differenze fra i diversi contesti - si scopre una trama meno univoca. Sullo sfondo, la ragione prima delle difficoltà delle sinistre, almeno di quelle riformiste: il Novecento si è chiuso sulla loro vittoria. I diritti di base dei lavoratori, la democrazia, lo Stato sociale, le libertà civili, sono realtà più o meno affermate nell'Europa occidentale. Dopo la fine della Guerra Fredda, fra molte contraddizioni, si stanno consolidando almeno in alcuni degli ex satelliti europei di Mosca. Non è facile - anzi è impossibile - reinventare un altro set di obiettivi paragonabili a quello per cui generazioni di militanti progressisti si sono dedicate da oltre un secolo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha ancora senso, dunque, la sinistra? Non è una grandiosa ma ormai esausta pianta, che ha dato quanto poteva? Negli ultimi dieci-vent'anni molte persone culturalmente e biograficamente di sinistra sembrano essersene convinte, anche se non tutti lo confessano. Soprattutto ne sono convinti alcuni leader politici della sinistra, o almeno da essa provenienti. Per i quali si tratta di dichiarare chiusa la grande stagione novecentesca della socialdemocrazia e degli altri riformismi (comunismo italiano, entro certo limiti, compreso), inclusi i partiti strutturati sul territorio, di massa e con un forte grado di democrazia interna che quella vicenda hanno segnato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa resta? Una politica molto leggera, fatta di riferimenti ecumenici, in cui termini come 'socialismo' o persino 'sinistra' sono banditi perché compromettenti. Non sufficientemente universali. Una politica a tutto spin. Che ha abbandonato una radicata cultura politica non per fondarne una nuova, ma illudendosi che non serva averne una propria. Che basti metterne insieme pezzi pescati ovunque, come in una scatola di Meccano. Se però alla fine resta solo la comunicazione, non c'è talento o carisma di leader che possa surrogare l'identità collettiva. La parabola del laburismo inglese, dal grande comunicatore Blair a 'Mr. Bean' Brown, insegna. Ex comunisti italiani e, in parte, socialisti francesi - insieme a molti altri - hanno provato a emulare il neolaburismo, con i risultati che conosciamo. E con la destra che si riscopre 'sociale', rubando alla sinistra metodi, obiettivi e infine elettori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un mondo complessivamente più ricco ma molto più diseguale, prima o poi la sinistra dovrà riscoprire la necessità di se stessa. Fuori d'Europa lo si vede già. Qui da noi, non ancora, con la notevole eccezione di Zapatero. Quante altre batoste serviranno per accorgersene?&lt;br /&gt;(09 maggio 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-5335641649254186172?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/5335641649254186172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=5335641649254186172' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5335641649254186172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5335641649254186172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/05/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_12.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-8897647474188224695</id><published>2008-05-10T13:46:00.000+02:00</published><updated>2008-05-10T13:47:57.667+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;RIFLESSIONI SUL GOVERNO&lt;br /&gt;Il fattore incompetenza&lt;br /&gt;(Giovanni Sartori - Corriere della Sera)&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parecchi italiani tornano a sperare. I partitini sono stati spazzati via, la squadra di governo è stata messa assieme in pochi giorni, e il cosiddetto Berlusconi IV durerà, si prevede, cinque anni. Tutto bello e bene. Ma ci sono anche cose che non vanno bene. E l'aspetto che mi colpisce di più del nuovo governo è la quasi totale e abissale incompetenza (impreparazione, inesperienza) dei suoi componenti. Salvo pochissime eccezioni (Tremonti, Sacconi, Brunetta) l'incompetenza regna sovrana. Si dirà che è sempre stato così sin da quando la Dc inventò il manuale Cencelli per la spartizione dei posti di governo. Però proprio così no. Ai tempi del dominio Dc non c'era alternanza. Inoltre vigeva la convenzione dei governi «brevi». Pertanto il potere veniva spartito in rapida rotazione pescando sempre nella stessa nomenklatura. Il che consentiva a tutti di tornare più volte al potere, e così finiva che molti tornassero a ministeri che avevano già guidato. La competenza valeva poco anche allora; ma la prassi finiva per produrre ministri che si erano man mano addestrati. Oggi non è più così. E il manuale Cancelli è testé stato perfezionato dal manuale Verdini (un sistema di punteggio per le posizioni di potere che determina i posti assegnati a Fi, An e Lega). Senza contare che se uno sbaglia una volta e poi continua a malfare cento volte, alla fine il danno è centuplicato. Difatti è per questo che oggi siamo, nell'Occidente, quasi in fondo in quasi tutte le graduatorie. Facciamo qualche esempio. I ministeri particolarmente importanti e difficili sono oggi Interni (Maroni), Riforme (Bossi), Giustizia (Angelino Alfano), Istruzione (Mariastella Gelmini), Ambiente (Prestigiacomo). Mi soffermo su quest'ultimo. Il ministero dell'Ambiente esiste da tempo, ma nessuno se ne è accorto. Pecoraro Scanio, il ministro uscente, verrà ricordato per aver bloccato i termovalorizzatori a Napoli; e il suo predecessore Altero Matteoli (oggi alle Infrastrutture) non lascia alcun ricordo: è un eolico, va dove il vento lo porta. Il fatto è che i nostri ambientalisti difendono soltanto il territorio (e neanche tanto: i nostri boschi bruciano ogni anno senza che i Verdi si scuotano granché), bellamente ignorando i problemi globali dell'ecologia: inquinamento di terra e cielo, riscaldamento della terra, modificazione del clima, eccetera. Anche se abbiamo sottoscritto gli accordi di Kyoto, le nostre emissioni di gas inquinanti continuano a crescere. Ed ecco che all'Ambiente va Stefania Prestigiacomo, senza dubbio qualificata in bellezza ma non in ecologia. Sono anche a qualificazione zero il ministro della Giustizia Alfano e il Ministro dell'Istruzione, una leggiadra ma ignotissima Mariastella Gelmini (34 anni, coordinatrice regionale di FI in Lombardia). E così via. Non mi posso dilungare. Ma sono pronto a scommettere che se all'attuale squadra del governo Berlusconi venissero affidate Mediaset, Fiat, Eni, Luxottica e simili, in pochissimo tempo diventerebbero altrettante Alitalia. Il Cavaliere si vanta di essere un imprenditore. Perché non ci spiega, allora, come mai applica all'azienda Italia criteri di reclutamento che certo non applicherebbe alle sue aziende?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 maggio 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-8897647474188224695?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/8897647474188224695/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=8897647474188224695' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/8897647474188224695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/8897647474188224695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/05/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_10.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-3163181415290595605</id><published>2008-05-07T00:08:00.002+02:00</published><updated>2008-05-07T00:20:22.813+02:00</updated><title type='text'>ANALISI DEL VOTO</title><content type='html'>Si ritiene utile divulgare l'analisi del voto effettuata dall'Istituto De Gasperi e ripresa da Roma Nord per il PD:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ferdinandolongoni.eu/documenti/dossier_elezioni_2008.pdf"&gt;CLICCA SU QUESTA PAGINA&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-3163181415290595605?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/3163181415290595605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=3163181415290595605' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/3163181415290595605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/3163181415290595605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/05/analisi-del-voto.html' title='ANALISI DEL VOTO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-6074996002838818808</id><published>2008-05-04T11:13:00.002+02:00</published><updated>2008-05-04T11:33:27.111+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il potere blindato della destra&lt;br /&gt;( Eugenio Scalfari - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CIRCA mezzo secolo fa - forse qualcuno ancora se lo ricorda - Mina lanciò una canzone che diceva così: "Renato Renato Renato/così carino così educato". Mi è tornata in mente ascoltando il discorso del neo-presidente del Senato, Renato Schifani, che fino a pochi giorni fa era soprannominato "iena ridens" per la sua capacità di ripetere i voleri del Capo e i suoi truculenti insulti al popolo di sinistra con un ghigno sul volto che non presagiva nulla di buono. Oggi si è trasformato: così carino così educato. La canzone di Mina gli si attaglia perfettamente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E si attaglia anche a Gianfranco Fini, neo-presidente della Camera, e a Gianni Alemanno, neo-sindaco di Roma. Le loro movenze sono diverse da quelle di Schifani, hanno un pizzico di volontà di potenza in più e un maggior orgoglio di sé. Non sono - oggi come ieri - lo scendiletto del Capo, hanno un loro partito, una loro provenienza, una loro storia (anche se poco commendevole) dietro le spalle. Ma anche loro "governano per tutti i cittadini" anche se non per conto e in nome di tutti. Anche loro promuoveranno i talenti al di sopra degli steccati partigiani. Anche loro insomma non sono più politici politicanti ma statisti governanti. C'è da credervi? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io penso di sì, c'è da crederci. Del resto non si è mai visto in democrazia qualcuno che, arrivato al potere sulla base del libero voto popolare, si metta a proclamare che lo userà per favorire la sua parte. Non lo fece neppure Mussolini dall'ottobre del '22 al gennaio del '25. Aveva vinto le elezioni, sia pure con una porcata di legge, e aveva formato un governo di coalizione con dentro vecchi cattolici e ancor più vecchi moderati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poteva fare, come disse, dell'aula sorda e grigia di Montecitorio un bivacco di manipoli, ma lo fece soltanto due anni dopo sulla scia del delitto Matteotti. La dittatura rompe le regole della democrazia e rende inutile l'ipocrisia. Il Parlamento fu abolito, i partiti dissolti salvo il suo che fu identificato con lo Stato, la libera stampa mandata in soffitta, come ha auspicato Beppe Grillo e le centinaia di migliaia dei suoi seguaci paganti nel "Vaffa-day" del 25 aprile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa volta le cose non andranno così per molte ragioni. Il mondo è globale, l'economia è globale, la cultura è globale, le informazioni sono globali e anche il commercio è globale. L'Italia è una regione dell'Europa. La nostra moneta è quella europea. Una dittatura totalitaria oggi è impensabile in Europa e in Occidente. E poi la classe dirigente del centrodestra non ha alcuna somiglianza con lo squadrismo diciannovista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò quel pericolo non c'è. Ce ne sono altri che possono suscitare serie preoccupazioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * * &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I marxisti spiegavano la storia dei popoli attraverso il rapporto tra le forze produttive e le istituzioni chiamando le prime "struttura" e le seconde "sovrastruttura". Lo ricorda Giorgio Ruffolo nel suo bellissimo libro "Il capitalismo ha i secoli contati" che è la più lucida ricostruzione della globalizzazione che stiamo vivendo e dei fenomeni che l'hanno preceduta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra la struttura e la sovrastruttura non esiste un rapporto di automatica determinazione come pensavano rozzamente i marxisti militanti del secolo scorso. C'è invece una continua interazione, un reciproco condizionamento. Io credo che l'emergere elettorale del centrodestra e la rivoluzione parlamentare che ne è seguita siano state largamente determinate dal nuovo atteggiarsi strutturale delle forze produttive, lo sgretolarsi dei tradizionali blocchi sociali, la scomparsa delle classi, il frazionarsi degli interessi fino alla loro completa polverizzazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo mutamento strutturale spiega anche la nascita del partito "liquido" dei democratici, la sconfitta del partito cattolico come arbitro centrista che era nel disegno di Casini, infine l'affondamento della sinistra massimalista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comportamento più strano, ai confini dell'assurdo, è stato proprio quello della sinistra radical-massimalista, che ha attribuito a Veltroni la sua scomparsa e ha punito con il voto e con l'astensione Rutelli per castigare il leader democratico. Per gli ultimi marxisti militanti è un errore squalificante non rendersi conto che le strutture negli ultimi quindici anni sono completamente cambiate ed hanno determinato una rivoluzione sovrastrutturale. La sinistra radicale, le sue ideologie, i suoi slogan, la sua organizzazione politica galleggiavano sul vuoto che essa stessa aveva ulteriormente aggravato segando l'ultimo ramo che ancora la sosteneva e cioè l'operatività del governo Prodi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il loro stupore per la scomparsa del loro mondo, quello sì, è stupefacente e direi senza appello: chi ha smesso di pensare smette di vivere. Questo è accaduto, con buona pace di Sansonetti, direttore del più assurdo (e come tale utile) giornale oggi in circolazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * * &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ascesa al potere del triumvirato Berlusconi, Bossi, Fini-Alemanno, che si completa in quadrumvirato con l'inevitabile cooptazione del siciliano Lombardo, si fonda su una precisa ideologia, sì, riemerge l'ideologia, è un fatto nuovo del quale è bene prendere atto. Chi l'ha declinata meglio di tutti è stato Fini nel suo discorso alla Camera dei deputati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si basa sulle radici cristiane, anzi cattoliche, sulla condanna del relativismo, sull'esistenza d'una verità assoluta e sulla morale che ne deriva. Sulla tolleranza (relativa) delle altre culture a discrezione del Principe. Sulla protezione e la sicurezza dei cittadini per mettere in fuga la loro insicurezza. Sulla convivenza tra il potere forte dello Stato e la società federale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi rappresenta il vertice del Triumvirato-Quadrumvirato: un tavolo a tre gambe, un triangolo retto che è sempre uguale a se stesso su qualunque lato venga poggiato perché il bello del populismo consiste nella ubiquità di Berlusconi, leghista, statalista, liberista, per naturale e plurima vocazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò, salvo errori o malasorte, puntare su laceranti contrasti tra i triumviri è sbagliato: c'è trippa per tutti e anche per Grillo che dissoda il terreno dove i triumviri semineranno e raccoglieranno. Così saranno i cinque anni che ci aspettano. Buon pro ci faccia. &lt;br /&gt;Ma dunque non c'è niente da fare? Al contrario, penso che ci sia moltissimo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * * &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta tanto provo a descrivere il Partito democratico in negativo, cioè per quello che non è. Un modo come un altro per disegnarne un profilo identitario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è il partito dell'ideologia assolutista. Non è un partito con radici cattoliche o comunque religiose. Non è un partito liberista. Non è un partito classista. Non è il partito dello Stato forte. Non è un partito protezionista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi: è un partito laico e non ideologico, liberal-democratico, costituzionale di questa Costituzione e dei suoi principi fondativi. Non trasformista ma disponibile a partecipare - se potrà - all'elaborazione delle riforme istituzionali. Vuole un libero mercato nutrito di libera concorrenza, con regole efficaci e istituzioni capaci di farle rispettare. Un partito con una sua visione nazionale nel quadro di un'Europa federale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così sembra a me che debba essere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'idea originaria Veltroni ha puntato su una forma che fu definita "liquida", poggiata sul popolo delle primarie. Questa formula, che anche a me sembrava utilmente innovativa rispetto alla tradizionale forma-partito, si è invece rivelata inefficace. L'esperienza della campagna elettorale ha dimostrato che le primarie sono uno strumento selettivo utile ma non l'ossatura di un partito che deve vivere sul radicamento territoriale. C'è bisogno d'una struttura militante e identificata con gli interessi del territorio e di un vertice solido e plurimo che indichi le priorità e i mezzi disponibili per attuarle. Che non sia casta ma rappresentanza. Locale ma con visione nazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Partito democratico rappresenta il solo sbocco politico possibile della sinistra italiana e deve perseguire quest'obiettivo. Rappresenta il solo sblocco possibile dei cattolici adulti, che abbiano intensi sentimenti di fede e non di idolatrie o di calcoli politicanti. Questi cattolici sono minoranza tra i tanti battezzati indifferenti e ruiniani? Ma i cattolici veri, quelli di fede e di responsabilità personale, sono sempre stati minoritari, quello è il loro vanto e la loro dignità religiosa così come lo è per i laici non credenti ma rispettosi del sacro e delle sue non idolatriche manifestazioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo qui una lezione di Ugo La Malfa: impegnò la sua vita politica per cambiare la sinistra di cui si sentiva parte, per cambiare la Democrazia cristiana con la quale fu alleato e per cambiare il capitalismo italiano trasformando gli imprenditori in una consapevole borghesia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo il mio modo di vedere il Partito democratico deve farsi portatore di analoghe e alte ambizioni che sono al tempo stesso culturali sociali e politiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il riformismo di centrosinistra in un paese come il nostro è minoritario. Lo è sempre stato ma ha, deve avere, vocazione maggioritaria. Del resto le grandi trasformazioni sono sempre state - e non solo in Italia - realizzate da minoranze che seppero operare nel senso della storia programmando il futuro, rappresentando il paese vitale e responsabile, consapevole dei difetti, dei limiti e delle virtù degli italiani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un gruppo dirigente coeso e non castale può e dev'essere animato da una grande ambizione. La sconfitta è stata dura, gli errori ci sono stati. Ambizione, non vanità. Dialogo, non trasformismo. Pragmatismo, non improvvisazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è molto da fare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;04 maggio 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Radici forti e rami secchi&lt;br /&gt;è lo strano albero del Pd&lt;br /&gt;(Ilvio Diamanti - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL RISULTATO ottenuto dal Pd alle elezioni mantiene molti margini di ambiguità. Difficile da valutare quel 33%. Forse non deludente. Di sicuro, neppure esaltante. E viceversa. Sostanzialmente invariato, rispetto al 2006.&lt;br /&gt;Mezzo punto percentuale in più se, oltre ai voti ottenuti dall'Ulivo, si considera il contributo dei Consumatori e dei Radicali (presenti nelle liste del Pd). Mentre in questi due anni, la distanza dal Pdl si è ridotta di qualche decimale, rispetto a quella fra Ulivo e Fi-An, considerati insieme. Poco più di 4 punti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se si legge la storia elettorale della seconda Repubblica in chiave bipartitica, d'altronde, ciò che colpisce è, soprattutto, la stabilità. L'Ulivo - e prima i Ds e la Margherita oppure i Popolari, considerati insieme - ha sempre ottenuto intorno al 30%. Il minimo nel 1996: 28% (ma il 32% se si considera la Lista Dini, che in seguito entrerà nella Margherita). Il massimo proprio in queste elezioni. Il che definisce la misura della sinistra riformista: meno di un terzo dell'elettorato. Mentre la base del Pdl, calcolata sommando Fi e An, oscilla maggiormente (soprattutto a causa della competizione di Fi con la Lega): fra il 36% (nel 1996) e il 41% (nel 2001). Sempre sopra al Pd, comunque. Anche se la distanza fra i due soggetti politici, in queste ultime elezioni, appare ridotta come mai in precedenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è che la lettura "bipartitica" non permette di capire con chiarezza il senso della competizione elettorale nell'Italia della seconda Repubblica. Perché il Pd e il Pdl, anche nelle versioni precedenti, non si presentano mai da soli. La differenza, dunque, la fanno sempre gli alleati. L'ampiezza delle coalizioni e la misura dei partiti con cui si coalizzano. Fino al limite del 2006. Quando la nuova legge elettorale viene interpretata in senso "aggregativo". Per cui, intorno a Berlusconi e Prodi, si coalizzano tutte le sigle, dalle più grandi a quelle minime. E l'elettorato si ricompone e si divide in due bacini perfettamente uguali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa volta, invece, Veltroni ha scelto la strada della semplificazione, puntando tutto sul Pd. Berlusconi lo ha seguito. Ma la politica delle alleanze, per quanto a corto raggio, ha continuato a pesare. Con esiti asimmetrici. Perché la distanza fra Pdl e Pd, rispetto alle elezioni precedenti, è rimasta inalterata. Non quella fra le coalizioni. Il risultato conseguito dalla Lega, nel Nord, e dal Mpa, nel Mezzogiorno, ha sovrastato quello, rilevante, ottenuto dalla Lista Di Pietro. Per cui il distacco fra le coalizioni che sostengono Berlusconi e Veltroni è più che raddoppiato: da 4 punti percentuali a 9. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da ciò il rischio, per il Pd: restare minoranza. Influente, ma permanente. Incapace di attrarre, per ora, quel 40% di elettorato potenziale, stimato dai sondaggi. Nato per sottrarsi al ricatto delle alleanze frammentarie, che permettono di vincere le elezioni ma impediscono di governare. Per costruire un polo riformista, in grado di allargarsi al centro e a sinistra. In questa occasione non ci è riuscito. Visto che, rispetto al 2006, è "scomparso" il 7% degli elettori. Oltre due milioni e mezzo di voti. Che, due anni fa, avevano votato per i partiti della sinistra cosiddetta radicale e, quindi, per l'Unione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre oggi, nel conteggio conclusivo, non ci sono più. Spariti. Fra le pieghe dell'astensione. Fuggiti, in misura limitata, a destra. Confluiti, in piccola parte, nell'alleanza per Veltroni, in nome del "voto utile". Insomma, un problema - forse "il" problema - del Pd sembra essere lo scarso grado di flessibilità. Nonostante la capacità di Veltroni di "personalizzarlo". Di sfidare Berlusconi sullo stesso piano. Per contrastare le resistenze dell'elettorato. Per sottrarsi all'eredità - e al vincolo - del rapporto con il territorio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma forse il problema è proprio lì. Il rapporto con il territorio. Troppo forte e troppo fatuo, al tempo stesso. Il territorio: in cui il Pd appare imprigionato. E che, al contempo, non riesce a rappresentare davvero. Risulta, infatti, evidente, ma anche inquietante, il grado di coerenza e continuità territoriale con la base elettorale della sinistra comunista e postcomunista espresso dal Pd. La cui attuale geografia del voto riproduce, con poche variazioni, quella delineata dai Ds nel 1996, dal Pds nel 1992, fino al Pci nel 1953. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La personalizzazione e la mediatizzazione, imposte da Veltroni, non sembrano aver spostato i confini del voto. Neppure le primarie. Che hanno garantito una grande mobilitazione, ma riproducono ancora, in parte, il peso del passato. Non solo delle tradizioni storiche. Anche delle organizzazioni di partito; dei gruppi di pressione locali. Come dimostra la geografia della partecipazione dello scorso ottobre. Che ha raggiunto i livelli più elevati nel Mezzogiorno (con alcune punte stratosferiche come in Calabria). Superiori perfino alle regioni "rosse". Nel Sud, effettivamente, il Pd è cresciuto. Ma in misura modesta. E molto inferiore al Pdl. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altri termini, abbiamo l'impressione che il "nuovo" Pd sia rimasto imprigionato dentro logiche vecchie. Che hanno ostacolato anche la capacità di leggere, correttamente, ciò che sta avvenendo sul territorio. Il viaggio di Veltroni attraverso il Nord, ad esempio, ha raccolto grande partecipazione. Ha reso visibile una domanda sociale ampia e generosa. Che, tuttavia, era ed è rimasta minoranza. La richiesta di cambiamento è stata intercettata perlopiù dalla Lega. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei pochi luoghi significativi dove ha vinto, peraltro, il Pd "nazionale" è stato colto di sorpresa. Come a Vicenza. Una vittoria inattesa. Considerata un caso fortuito e fortunato. Quasi che recuperare 3 punti percentuali in cinque anni (a Vicenza il centrosinistra aveva ottenuto il 47% al secondo turno, nel 2003) fosse più sorprendente che perderne 20 a Roma in due anni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Pd, in altri termini, ci sembra ancora un progetto incompiuto. Riflette una domanda diffusa. Ha raccolto un ampio sostegno sociale. Riscuote attenzione e curiosità, nei settori moderati e di sinistra. Una "novità" attraente, ma "vecchia" dal punto di vista del gruppo dirigente. Nazionale e ancor più locale. Dove i giovani, le donne, i lavoratori, gli imprenditori, insomma, i "nuovi", quando si affacciano alla politica trovano porte strette. La strategia di marketing, utilizzata da Veltroni per forzare questo limite attraverso candidature simboliche (il piccolo imprenditore, la giovane ricercatrice, l'operaio ecc.), alla fine, si è scontrata con una realtà "radicalmente" (= alla radice) diversa. Dove prevalgono i "vecchi", non solo e non tanto per età. Ma per mentalità e carriera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altronde, i leader del Pd - grandi e piccoli, centrali e locali - sembrano impermeabili a ogni mutamento di sigla, a ogni cambio d'epoca, a ogni sconfitta. (e, sia chiaro, non ci riferiamo a Veltroni). Insensibili al crollo dei muri, delle ideologie e dei partiti. Altrove, negli Usa e in Europa, abbiamo assistito, in questi ultimi anni, al "ritiro" di figure come Gore, Kerry, Schroeder, Aznar, Gonzales, Blair. Battuti di poco. A volte, neppure. In Italia, salvo Prodi (l'unico, peraltro, ad aver vinto una elezione e mezza contro il Cavaliere), nessuno si dimette; nessuno paga le sconfitte subite in città e regioni importanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo: gli sconfitti vengono premiati con nuovi incarichi di prestigio. Mentre tutto il gruppo dirigente - ex comunista ed ex-democristiano - ha affollato le liste del Pd, occupando posti di assoluta sicurezza. In centro e in periferia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Pd: è rimasto a metà del guado. Incerto. Fra partito di iscritti e partito elettorale. Fra personalizzazione nazionale e oligarchia locale. Agita le primarie come una bandiera. Ma non le usa per selezionare i candidati alle elezioni politiche; spesso neppure alle amministrative. Mentre, a livello nazionale, fino ad oggi sono servite a confermare leader pre-destinati. Vorrebbe rappresentare il Nord restando Lega Centro. I piedi in Emilia e in Toscana. La testa a Roma. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' uno strano albero, questo Pd. Le radici salde. Fin troppo. Non riescono a propagarsi. Il fusto fragile. I rami rinsecchiti. Le foglie crescono. Tante. &lt;br /&gt;Ma cadono presto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(4 maggio 2008) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Democrazia sotto ricatto&lt;br /&gt;(Sergio Romano - Corriere della Sera)&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra «La casta», apparso nella primavera dell'anno scorso, e «La deriva », l'ultimo libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, esiste una importante differenza. «La casta » è la radiografia di una classe politico-amministrativa (secondo gli autori 179.485 persone) che ha usato il potere per distribuire a se stessa uno strabiliante numero di favori, prebende e privilegi, spesso in evidente contraddizione con le ricette che i suoi membri applicavano al resto del Paese. L'apparizione del libro suscitò uno scandalo che ha alimentato il dibattito politico italiano sino alle ultime elezioni. Ma qualcuno, con una buona dose di realismo amorale, avrebbe potuto sostenere che l'indebito arricchimento dei governanti non comporta necessariamente il declino del Paese e l'impoverimento dei cittadini. Vi sono stati ministri, governatori e sindaci corrotti che hanno adottato buone leggi, fatto eccellenti riforme, costruito importanti infrastrutture e migliorato la vita dei loro compatrioti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La deriva» dimostra che in Italia è accaduto esattamente il contrario. Il governo dei ricchi ha reso il Paese più povero, più ingiusto, meno educato, meno assistito e curato, meno intraprendente e meno dotato di servizi moderni di quanto fosse negli anni in cui i suoi uomini politici erano più sobri. Siamo al 46˚posto nella lista dei Paesi più competitivi. Il nostro commercio internazionale ha perso quote di mercato (nell'Unione Europea meno 11,8% dal 2001 al 2006). La produttività del lavoro, nello stesso periodo, è cresciuta dell' 1% contro l'8,6% in Francia e il 7,7% in Germania. Da noi l'avvio di un'attività economica richiede 16 procedure e 66 giorni contro 8 procedure e 31 giorni nei Paesi Bassi. In poco più di trent'anni siamo scesi dal terzo al dodicesimo posto nella classifica delle autostrade europee. Il numero dei container che passano attraverso i sette maggiori porti della penisola è più piccolo (un milione di meno) di quello dei container trattati dal porto di Amburgo. La migliore università pubblica italiana è al 173˚posto nella graduatoria dei migliori atenei del mondo. Gli italiani che usano Internet nei rapporti con la pubblica amministrazione sono il 17% dei cittadini fra i 16 e i 74 anni contro il 43% della Germania, il 41 della Francia, il 38 della Gran Bretagna e il 26 della Spagna. Il tasso di occupazione femminile (46,3%) è inferiore a quello della Grecia. Nella classifica dei Paesi che maggiormente attraggono investimenti stranieri l'Italia è agli ultimi posti. Dati analoghi emergono dalle statistiche comparate su ferrovie, Alta velocità, metropolitane, inceneritori, rigassificatori, energie alternative. Se v'imbattete in una qualsiasi classifica è inutile che cerchiate l'Italia in cima alla pagina: la troverete soltanto spostando lo sguardo verso il basso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo avere chiuso il libro di Stella e Rizzo il lettore constaterà che le ragioni di questa deriva sono apparentemente diverse, ma in realtà quasi sempre le stesse. Quando un ministro riformatore o un parlamentare coraggioso tentano di rendere il sistema più flessibile, più competitivo e più dinamico, qualcuno si oppone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sindacati della scuola non vogliono che il lavoro dei docenti venga soggetto a periodiche verifiche. I sindacati della funzione pubblica respingono le note di qualifica come vessatorie. Gli ordini professionali difendono strenuamente i loro privilegi e proteggono i loro soci anche quando dovrebbero espellerli. Le popolazioni locali vogliono le grandi opere pubbliche purché non vengano costruite sul loro territorio. Ogni riforma trova sulla sua strada una corporazione o una lobby che è perfettamente in grado di fare deragliare il treno della modernità. Ogni tentativo riformatore si conclude con un mediocre compromesso che ne riduce l'efficacia e ne aumenta i costi. &lt;br /&gt;I partiti, dal canto loro, contribuiscono alla generale inefficienza del sistema disseminando i loro clienti e seguaci in tutte le branche della vita pubblica. E il cliente, una volta insediato in un posto di comando, conserva il potere fornendo voti e favori al suo protettore. In questo vuoto di moralità politica le famiglie criminali sono riuscite a conquistare regioni dove influiscono direttamente o indirettamente sulle scelte elettorali di una parte considerevole della popolazione. Il vero protagonista del libro di Stella e Rizzo è una gigantesca macchina clientelare che scambia voti contro favori e denaro, paralizza i riformatori, ricatta i governi, impedisce all'Italia di crescere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è vero che la situazione sia ormai senza scampo. È ancora possibile rompere questo circolo vizioso e liberare la democrazia ricattata dalle corporazioni. Ma è necessario uno sforzo nazionale, vale a dire molto più di una semplice maggioranza di governo. E occorre un governo che dimostri di averlo capito sin dal primo giorno del suo lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;04 maggio 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-6074996002838818808?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/6074996002838818808/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=6074996002838818808' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/6074996002838818808'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/6074996002838818808'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/05/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-2511915080022295397</id><published>2008-04-30T00:07:00.002+02:00</published><updated>2008-04-30T15:58:32.611+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il liberismo e la speranza&lt;br /&gt;(Francesco Giavazzi - Corriere della Sera)&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da una quindicina d’anni su questo giornale mi batto per il mercato, per le liberalizzazioni, per uno Stato meno invasivo. Sostengo i benefici della concorrenza e dell’apertura agli scambi, non per scelta ideologica ma perché penso che mercati aperti e concorrenza siano lo strumento per sbloccare un Paese nel quale la mobilità sociale si è arrestata e il futuro dei giovani è sempre più determinato dal loro censo, non dal loro impegno o dalle loro capacità. Nel frattempo nel mondo sono successe alcune cose. La globalizzazione dei mercati ha consentito a mezzo miliardo di persone di uscire dalla povertà: nel 1990 le famiglie in condizioni di povertà estrema erano, nel mondo, una su tre; oggi poco meno di una su cinque. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma con la globalizzazione si sono accentuate le diseguaglianze, soprattutto nei Paesi ricchi e poco importa che il motivo non siano le importazioni cinesi, ma piuttosto le nuove tecnologie che premiano chi ha studiato e penalizzano il lavoro non specializzato. (Negli Stati Uniti il salario orario di un lavoratore che ha smesso di studiare a 16 anni nel 1972 era, ai prezzi di oggi, 15 dollari; 11 nel 2006. Quello di un laureato è invece aumentato da 24 a 30 dollari l’ora). Come osservavano già tre anni fa Massimo Gaggi e Edoardo Narduzzi («La fine della classe media») in occidente è sparita la classe media tradizionale, quella che per mezzo secolo è stata il collante del sistema politico: al suo posto è nata una società nella quale chi ha scarsa istruzione è angosciato e cerca qualcuno che lo protegga. E non sempre il mercato dà buona prova di sé. Negli Stati Uniti è inciampato in un paio di infortuni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2002 le frodi degli amministratori di Enron, Tyco e WorldCom. Oggi la crisi innescata dai mutui «subprime»: se non fossero tempestivamente intervenute le banche centrali, cioè lo Stato, i mercati rischiavano di precipitare. Talora un mercato neppure esiste, come nel caso dell’energia: prezzi e forniture di gas — l’80% dell’energia utilizzata in Italia—sono determinati da un cartello dominato dalla Russia. Pensare di aprire quel mercato alla concorrenza è un’illusione un po’ infantile, almeno fino a quando non avremo costruito una decina di rigassificatori e ci vorranno, se tutto va bene, un paio di decenni. La Cina non consente che il valore della sua moneta sia determinato dal mercato. Per mantenere un tasso di cambio sottovalutato accumula una quantità straordinaria di euro e di dollari. La crescita cinese continua a dipendere dall’industria e dalle esportazioni. A parole il partito comunista si dice preoccupato della crescente diseguaglianza, ma poi non fa quasi nulla per correggere il tiro e spingere la domanda interna, soprattutto i servizi, in primis la sanità. Sempre più i mercati aperti spaventano gli elettori. Nella campagna elettorale americana sia Obama che Hillary Clinton parlano con accenti critici della globalizzazione e si guardano bene dall’attaccare i sussidi pubblici che rendono ricchi gli agricoltori Usa a spese del resto del mondo, ad esempio dei coltivatori di cotone egiziani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Francia Sarkozy a parole (e non sempre) predica il mercato, ma provate ad aprire una linea aerea e a chiedere uno slot per un volo Linate-Charles De Gaulle: lo otterrete, ma alle 6 del mattino. La maggioranza degli italiani ha votato per un candidato, Silvio Berlusconi, che si è impegnato a salvare — con denaro pubblico — un’azienda che perde un milione di euro al giorno: non ho visto nessuno sfilare perché le nostre tasse vengono usate per tenere in piedi un’azienda da anni decotta. (Ho invece visto i tassisti romani festeggiare il nuovo sindaco della città che due anni fa aveva manifestato solidarietà per la violenta protesta dei tassisti contro le liberalizzazioni di Bersani). Insomma, il mondo sembra andare in una direzione diversa da quella auspicata da chi, come me, vorrebbe meno Stato e più mercato. I cittadini non sembrano preoccuparsene: anzi, premiano chi promette «protezione» dal vento della concorrenza. Che cosa non abbiamo capito, dove abbiamo sbagliato? Alcuni ritengono che il problema nasca dall’errato accostamento di «concorrenza » e «mercato». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concorrenza significa regole: in assenza di regole non è detto che il mercato produca una società migliore di quella in cui vivremmo se venissimo affidati ad uno Stato benevolente. Affinché il mercato, la globalizzazione diventino popolari è necessario «governarli». E’ certamente vero, ma anche un po’ illuminista. Vedo anti-globalizzatori che occupano le piazze, ma non vedo cittadini che manifestano perché il Doha Round non fa un passo. La decisione dei capi di Stato dell’Ue di cancellare la concorrenza dai principi irrinunciabili stabiliti dal nuovo Trattato europeo è passata inosservata. Insomma, non mi pare che i cittadini reclamino più regole: la protezione che chiedono —e che alcuni politici promettono—è quella dei dazi e dei vincoli all’immigrazione, non l’antitrust. A me pare che i liberisti debbano porsi un compito più modesto: spiegare ai cittadini che l’alternativa al mercato, al merito, alla concorrenza è una società in cui i privilegi si tramandano di generazione in generazione, i fortunati e i prepotenti vivono tranquilli, ma chi nasce povero è destinato a rimanerlo, indipendentemente dal suo impegno e dalle sue capacità. Convincerli che il modo per difendere il proprio tenore di vita è chiedere buone scuole, non dazi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il «miracolo economico» italiano degli anni ’50 e ’60 fu il frutto del mercato unico europeo (e della lungimiranza di alcuni leader della Democrazia Cristiana che alla fine della guerra capirono l’importanza di entrare subito nella Cee). La caduta delle barriere doganali e l’ampliamento della domanda consentirono alle nostre imprese di allargare le fabbriche e raggiungere una dimensione che ne determinò il successo. La crescita tumultuosa di quegli anni creò opportunità per tutti. Non ho dati, ma penso che se qualcuno allora avesse chiesto agli italiani che cosa pensavano dell’apertura degli scambi, la maggior parte avrebbe risposto favorevolmente. L’Europa di allora è il Brasile, l’India, la Cina dei giorni nostri, ma i più oggi le considerano minacce, non opportunità. Mi pare che l’Italia si trovi in un «cul de sac». Da un decennio abbiamo smesso di crescere: dieci anni fa il nostro reddito pro-capite era simile a Francia e Germania, 27% più elevato che in Spagna, 3% più che in Gran Bretagna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi anni abbiamo perso dieci punti rispetto a Francia e Germania, siamo stati raggiunti dalla Spagna e di nuovo superati dalla Gran Bretagna. Quando un Paese non cresce le opportunità scompaiono e ciascuno si tiene stretto quello che ha: mentre mercato, merito, concorrenza—i fattori la cui assenza è all’origine della mancata crescita—spaventano. I cittadini preoccupati chiedono protezione, qualcuno la promette e il Paese si avvita. (Il paragone, lo so, indispettisce, ma la storia del declino dell’Argentina —un Paese che ai primi del ’900 era ricco quanto la Francia—inizia, con Peron, proprio così). Il tentativo di convincere la sinistra che mercato, merito e concorrenza sono gli strumenti per sbloccare l’Italia—devo ammetterlo — è fallito. Con Prodi la sinistra ha perso un’occasione storica: anziché sbloccare la società ha essa pure offerto protezione. Ma chi ha protetto? Non chi temeva la globalizzazione — che infatti si è fatto proteggere dalla Lega—ma il sindacato, anzi i suoi leader. Temo ci vorrà qualche legislatura per riparare questo errore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nuovi interlocutori dei «liberisti» (come sostiene da qualche tempo Franco Debenedetti) oggi sono i «protezionisti»: sbagliano la diagnosi, ma hanno saputo cogliere e interpretare meglio della sinistra le angosce di tanti cittadini. E tuttavia la risposta alla «mobilità planetaria» non può essere il congelamento della mobilità domestica. Una società congelata non solo è ingiusta: si illude di proteggersi, in realtà spreca le sue risorse migliori e deperisce. E’ un lusso che forse possono permettersi gli Stati Uniti: per l’Italia sarebbe un suicidio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 aprile 2008 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La sinistra succube della destra &lt;br /&gt;(FABRIZIO RONDOLINO - LA STAMPA)&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;C’è la sinistra in Italia? Dal punto di vista lessicale, per la prima volta dal 1946 non è presente in Parlamento. Non soltanto non ci sono più i comunisti e i socialisti: non c’è più neppure la parola «sinistra», che i Ds ancora portavano sulle loro insegne. I risultati delle ultime elezioni non sono meno drastici: grosso modo, il Pd è fatto per un terzo di ex Margherita e per due terzi di ex Ds; sommando alla quota diessina i voti raccolti da tutte le sinistre antagoniste (compresi Ferrando e Turigliatto) e dal Ps, si arriva al 27,3% dei voti validi. Tre punti in meno di quanto raccolse il Fronte popolare di Nenni e Togliatti nel '48. Sette punti in meno della «gioiosa macchina da guerra» assemblata da Occhetto nel ‘94. Più di cinque punti in meno rispetto ad appena due anni fa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è più volte polemizzato, in campagna elettorale, sulle somiglianze fra i programmi del Pd e del Pdl, con reciproche accuse di «aver copiato» e con l’inevitabile evocazione del nuovo mostro, il «Veltrusconi». In realtà, che i programmi dei due partiti che competono per il governo di un qualsiasi Paese occidentale siano relativamente simili è un’assoluta ovvietà. Non è infatti sui programmi che si decide il successo di una forza politica, ma sulla sua identità. In generale, l’idea che far politica e vincere le elezioni significhi presentare una lista della spesa più o meno credibile, più o meno compatibile, e più o meno gradita agli esperti del Sole 24Ore, è un'idea risibile. Sebbene la parola sia carica di equivoci, la politica è fatta di valori, non di programmi. Ciò naturalmente non significa che le «cose», cioè i programmi elettorali e le leggi che (a volte) ne conseguono, non abbiano un peso e un significato: ma quel significato è inscritto e dipende da un sistema di valori che lo precede e lo contestualizza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esempio più clamoroso è lo scontro sulla sicurezza. È evidente a tutti che chi commette un reato va punito, e che i crimini vanno prevenuti: non è dunque di questo che si sta discutendo. Negli ultimi sette anni, Berlusconi ha governato per cinque, e se c’è oggi un’emergenza, una qualche responsabilità deve avercela anche il centrodestra: ma all’elettore di Berlusconi quest’ipotesi non viene neppure in mente. Viceversa, né i provvedimenti già presi dal centrosinistra (la criminalità nelle aree metropolitane è oggettivamente diminuita), né quelli annunciati in campagna elettorale, riescono a soddisfare un’opinione pubblica che, si legge sui giornali, «non ne può più». La ragione è semplice. Nell’identità valoriale della destra c’è un’idea di ordine sociale tendenzialmente esclusivo anziché inclusivo, c’è il valore della comunità e della nazione, c’è l'idea un poco paternalistica per cui uno scappellotto ogni tanto fa bene, e così via. I fallimenti pratici dei governi di centrodestra sono oscurati dalla saldezza dell’orizzonte simbolico di riferimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la sinistra, accade esattamente il contrario. I valori storici della sinistra hanno a che fare con la solidarietà e con la difesa dei più deboli. Una politica di sinistra moderna dovrebbe chiedersi come declinare questi valori nel mondo d’oggi; se però, come accade regolarmente, finge che siano andati fuori corso e suggerisce l’impressione di scimmiottare la destra, il risultato è un cortocircuito vistoso che lascia perplessi i simpatizzanti e certo non convince gli incerti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altre parole, la sinistra su molte questioni suona inautentica a chi non è di sinistra, e ambigua o irriconoscibile a chi lo è, perché nel dibattito pubblico insegue sempre più spesso (magari per moderarne la portata) le proposte della destra, cioè quelle proposte, giuste o sbagliate, che sorgono e fruttificano all’interno di un universo valoriale tradizionalmente di destra. In questo modo la sinistra subisce la scelta del campo di gioco e accetta di giocare una partita non sua. Oggi è la destra a detenere saldamente l’egemonia culturale del dibattito pubblico, di cui regolarmente scrive l’agenda. Si tratta di una novità che pochi, persino a destra, sanno riconoscere. Ma è questa la novità politica del nuovo secolo, e da qui discende tutto il resto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fare politica significa convincere i cittadini delle proprie buone ragioni, per poi agire di conseguenza una volta eletti; non significa rincorrere l’opinione pubblica in cambio di una poltrona. L’idea stessa di «opinione pubblica» è fuorviante, e andrebbe maneggiata con cura. La sinistra invece ne è diventata succuba, e scambia regolarmente il sismografo per il terremoto; come una mosca impazzita, sbatte contro il vetro dell'avversario senza accorgersi che tutt'intorno lo spazio è aperto. Il moderatismo e il radicalismo, le due malattie mortali della sinistra italiana, sono precisamente questo sbattere senza fine della mosca contro il vetro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il moderatismo del Pd ha paura di spaventare i «moderati», rincorre la Lega al Nord, nasconde i Radicali e archivia i Dico; il radicalismo dell'Arcobaleno si trincera dietro una serie estenuante di no. Entrambi sono figli del Pci di Berlinguer, che dapprima annacquò il profilo programmatico fino a renderlo indistinguibile da quello di Andreotti, nel tentativo di cancellare l’appartenenza, seppur su posizioni critiche, all’universo sovietico; e che poi, fallita la «solidarietà nazionale», si rifugiò nel fondamentalismo ecopacifista e finì col condividere fin nei dettagli la politica estera di Breznev. Da allora, la sinistra ha sempre oscillato e si è sempre divisa fra il tentativo di cancellare il colore di una pelle di cui si vergogna, e l’esibizione rancorosa della propria impotenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure non è così difficile, nel mondo, essere di sinistra, «essere sinistra». Lasciamo da parte Blair, che è stato a lungo indicato come modello e che nel frattempo se ne è andato in pensione senza che una sola delle sue idee trovasse ospitalità nella prassi della sinistra italiana. Guardiamo a Zapatero. Il suo straordinario successo elettorale non si deve a una complessa alchimia di alleanze moderate o a un cambio di nome, ma, più semplicemente, all’aver rifondato una sinistra per la Spagna, e all’aver convinto gli spagnoli che quella sinistra avrebbe governato (cioè interpretato) la contemporaneità meglio della destra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il centrosinistra italiano in sette anni di governo non è stato capace di legiferare sulle unioni civili, sulla libertà di ricerca scientifica, sul conflitto d'interessi, sulle droghe leggere, sulla procreazione assistita, sulla liberalizzazione dell'accesso alle professioni… In compenso i conti pubblici sono un po’ meno in disordine, mentre quelli delle famiglie non quadrano più. Nulla di ciò che segna oggi l’idea e il concetto di sinistra è stato fatto dalla «sinistra» italiana. In particolare, il campo cruciale delle libertà individuali e dei diritti civili è stato congelato in nome di un malinteso rapporto con il mondo cattolico, dimenticando che la sinistra ha sfondato al centro, negli Anni Settanta, grazie alle battaglie sul divorzio e sull'aborto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non si comincia da qui, cioè dalla definizione di un un’identità radicata nella tradizione e capace di fruttificare nel presente, la sinistra, nonostante abbia persino smesso di chiamarsi così, continuerà a perdere. Fra l’originale e una confusa contraffazione, non è difficile scegliere l’originale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paralizzata fra il rifiuto della modernità e l’esaltazione dei suoi aspetti più stupidi, la sinistra dovrebbe invece fermarsi a riflettere, riordinare un po’ le idee, convincersi che il Pci non c’è più (e neppure la Dc), che il mondo non ha bisogno di essere cambiato ma, finalmente, interpretato, e che soltanto fidandosi di se stessa potrà sperare di convincere gli italiani a fidarsi di lei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francamente, non so se Veltroni abbia il tempo, la voglia, la capacità o l’interesse a compiere un’impresa del genere. Ma fra i tanti effetti collaterali della disintegrazione della sinistra in Italia c'è stata anche, com’è noto, la disintegrazione sistematica dei suoi leader. Veltroni è l'ultimo: non ci sono alternative, né ruote di scorta. Dunque tocca a lui, e speriamo che ce la faccia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-2511915080022295397?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/2511915080022295397/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=2511915080022295397' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2511915080022295397'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2511915080022295397'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/04/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_30.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-6488370293426250445</id><published>2008-04-28T09:45:00.001+02:00</published><updated>2008-04-28T09:47:51.153+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il linguaggio dei vincitori&lt;br /&gt;(Stefano Rodotà - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SONO francamente ammirato dall'impassibilità con la quale tanti commentatori analizzano i flussi elettorali, esaltano la radicale semplificazione del sistema parlamentare, assumono la Lega come riferimento, si chiedono se siamo entrati nella Terza Repubblica o se la Seconda Repubblica comincia solo ora. Ma tanti dati di cronaca, e le sollecitazioni della memoria, mi fanno poi sorgere qualche dubbio e mi spingono a chiedere se la vera novità di queste elezioni non consista nell'emersione piena di un modello culturale, sulle cui caratteristiche hanno in questi giorni scritto assai bene su questo giornale Nadia Urbinati e Giuseppe D'Avanzo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non giriamo la testa dall'altra parte. Quel che è appena accaduto, e si sta consolidando, riguarda davvero "l'autobiografia della nazione". Non riesco a sottovalutare fatti che troppi si sforzano di considerare minori, che vengono confinati nel folklore, assolti da Berlusconi come simpatiche e innocue forzature del linguaggio da parte degli uomini della Lega. E invece dovremmo sapere (quanto è stato scritto su questo argomento?) che proprio il linguaggio è la prima e rivelatrice spia di mutamenti profondi che investono la società e la politica. L'elenco è lungo, e non riguarda solo la storia recentissima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si cominciò da pulpiti altissimi con l'aggressività verbale eretta a comunicazione politica quotidiana, considerata troppe volte come una simpatica bizzarria e dilagata poi in ogni possibile contenitore televisivo, sdoganando ogni becerume anche nei luoghi propriamente istituzionali. E il linguaggio non è solo quello verbale. Si sono fatte le corna nei vertici internazionali e si è mangiata mortadella in Senato, si continuano a disertare le manifestazioni del 25 aprile e si elegge il Bagaglino a rappresentante della cultura nazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commentando il colpo di mano del Presidente della Commissione europea che ha tolto all'Italia le competenze in materia di libertà, sicurezza e giustizia, si è detto che è meglio così, che è preferibile occuparsi di trasporti piuttosto che di "omosessualità". Per fortuna non si è parlato di "culattoni", riprendendo il simpatico linguaggio della Lega: ma, di nuovo, il linguaggio è rivelatore, anche perché rende palese una cultura incapace di comprendere la dimensione dei diritti civili. Sempre scorrendo le cronache, scopriamo che il futuro Presidente della Camera dei deputati apostrofa, sempre simpaticamente, un immigrato come "paraculo" mentre si investe, non si sa a quale titolo, della funzione di controllo dei documenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di un futuro ministro leghista ci viene offerto un florilegio di citazioni su stranieri e immigrati, sulle sanzioni da applicare, che non ha nulla da invidiare ai suoi più noti ed estroversi colleghi di partito. Un bel ponte tra passato e futuro, una indicazione eloquente degli spiriti che nutrono la nuova maggioranza, all'interno della quale si fa sentire sempre più forte la voce di chi invoca la pena di morte, raccogliendo un consenso che rischia di vanificare il grande successo internazionale del nostro Paese come promotore della moratoria contro la pena di morte approvata dall'Onu. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a tutto questo dobbiamo davvero ripetere che le parole sono pietre. Suscitano umori, li fanno sedimentare, li trasformano in consenso, ne fanno la componente profonda di un modello culturale inevitabilmente destinato ad influenzare le dinamiche politiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parliamo chiaro. Una ventata razzista e forcaiola sta attraversando l'Italia, e rischia di consolidarsi. Ammettiamo pure che grandi siano le responsabilità della sinistra, nelle sue varie declinazioni, per non aver colto il bisogno di rassicurazione di persone e ceti, spaventati dalla criminalità "predatoria" e ancor più dall'insicurezza economica, vittime facili dei costruttori della "fabbrica della paura". Ma questa ammissione può forse diventare una assoluzione, un modo rassegnato di guardare alle cose senza riconoscerle per quello che davvero sono? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La reazione può essere quella di chi alza le mani, si arrende culturalmente e politicamente e si consegna al modello messo a punto dagli altri, con un esercizio che vuol essere realista e, invece, è suicida? Doppiamente suicida, anzi. Perché non si compete efficacemente quando si parte dalla premessa che la ragione di fondo sta dall'altra parte: l'imitazione servile, in politica, non rende. E, soprattutto, perché si consoliderebbe proprio il modello che, in nome della civiltà, dev'essere rifiutato e combattuto. Le possibilità di ripresa delle forze di centrosinistra passa proprio dalla piena consapevolezza della necessità di una immediata messa a punto di una strategia diversa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiungo che vi è un elemento meno appariscente di quel modello che ha lavorato nel profondo, che può apparire meno insidioso e che, quindi, può non suscitare la reazione necessaria. Mi riferisco ad una idea di comunità chiusa, che coltiva distanza e ostilità; che spinge a chiudersi nei ghetti; che fomenta il conflitto tra i gruppi sociali contigui. Anche questa è una lunga storia, perché molte ed esemplari sono le "guerre tra poveri". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che non sono scongiurate elevando muri e neppure predicando una tolleranza che in questi anni si è trasformata in accettazione dell'altro alla sola condizione che faccia ciò che ci serve e che i nostri concittadini rifiutano, alle condizioni che imponiamo: e poi, esaurita questa funzione e calata la sera, quelle persone si allontanino sempre di più, isolandosi nelle loro comunità, lontani dagli occhi e, soprattutto, liberandoci da ogni inquietudine umana e sociale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo affrancarci dalle suggestioni del comunitarismo, che presero Tony Blair, solleticarono anche qualche politico della nostra sinistra e, ora, rischiano di tornare alla ribalta per chi si fa abbagliare dall'esempio leghista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di tutto questo non basta parlare. È questa diversa cultura, che ha tanto giocato anche nell'esito elettorale, a dover essere analizzata. Altrimenti, le considerazioni sui comportamenti elettorali rimarranno monche e le stesse proiezioni nella dimensione istituzionali saranno distorte. Non è solo un doveroso esercizio di pulizia intellettuale. Se si pensa che vi sono emergenze che devono essere fronteggiate con forte spirito politico, e il degrado culturale lo è al massimo grado, bisogna essere chiari e necessariamente polemici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guai a dare una interpretazione del "dialogo" tra maggioranza e opposizione che induca a mettere tra parentesi le questioni più scottanti. Bisogna rendersi conto che ammiccamenti e tatticismi qui non servono a nulla, e dire alla maggioranza che in questa materia, davvero, non si può negoziare. Solo così può nascere una alleanza non strumentale tra politica e cultura, che investa anche schieramenti diversi; e, forse, qualche apertura per uscire da un clima che si è fatto irrespirabile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un piccolo, finale esercizio di relativismo culturale. Le cronache ci hanno parlato di un Tony Blair sorpreso senza biglietto sul treno tra l'aeroporto e Londra. Anche i nostri giornali hanno biasimato il fatto, riprendendo le giuste reazioni inglesi. Ma, da noi, doveva essere in primo luogo sottolineato come un potente ex primo ministro di una grande nazione non si servisse di auto di Stato. Questi sono i modelli culturali che ci piacciono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(28 aprile 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-6488370293426250445?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/6488370293426250445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=6488370293426250445' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/6488370293426250445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/6488370293426250445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/04/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_28.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-2813853667247356592</id><published>2008-04-24T22:28:00.004+02:00</published><updated>2008-04-24T22:35:40.941+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_assso-wMV9Q/SBDufWumtHI/AAAAAAAAACg/3Ij_LUK7PX4/s1600-h/imag_12786198_46500.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_assso-wMV9Q/SBDufWumtHI/AAAAAAAAACg/3Ij_LUK7PX4/s320/imag_12786198_46500.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192912592802591858" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Elezioni, cinque buoni motivi&lt;br /&gt;per consolarsi della sconfitta&lt;br /&gt;(Ilvo Diamanti - La Repubblica)&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le elezioni suscitano sempre sentimenti opposti, specie in Italia, dove è diffuso il senso di sfiducia reciproco, in base alle appartenenze politiche (e non solo quelle). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, dopo ogni consultazione, a seconda del risultato, c'è sempre qualcuno che si prepara alla resistenza oppure alla rivincita. Non importa la posizione sociale. Anche l'uomo della strada è talmente coinvolto che si sente "resistente" oppure "rivendicativo", attraverso l'identificazione nel partito o nel leader di riferimento. Magari, in senso op-positivo, se non positivo. Gli sconfitti, in particolare. Per cui, oggi, gli elettori dei partiti di sinistra si sentono orfani, quelli del Pd delusi. Quelli dell'Udc, più che al centro: presi in mezzo. Quelli che non hanno votato per protesta o per disagio: incazzati. Esattamente come prima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti si apprestano ad affrontare un lungo inverno. Inquieti e insofferenti. Dovrebbero considerare alcuni motivi di consolazione. Che riguardano, a volte, settori sociali estesi. Altre volte, gruppi limitati oppure singole persone. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Gli elettori di partiti di centrosinistra e di sinistra, finalmente, potranno coltivare ed esprimere la propria sfiducia, la propria insoddisfazione senza remore e senza sensi di colpa. Senza sentirsi, in parte, colpevoli e colpevolizzati per aver contribuito a delegittimare il governo della loro parte. O, peggio, per aver fatto "il gioco di Berlusconi". Da oggi, dunque, se "piove, governo ladro". Senza dubbi né esitazioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Il dilemma dell'asino di Buridano che, da sempre, lacera (letteralmente) il centrosinistra, per un poco, almeno, sarà meno lacerante. Ci riferiamo all'abitudine - frustrante -di invocare, alternativamente, la ragione liberal-liberista, oppure quella social-laburista, a seconda dei momenti. Visto che nel centrosinistra italiano, il linguaggio lib-lab risulta difficilmente utilizzabile e utilizzato. O lib o lab. L'uno o l'altro. Piuttosto, l'uno contro l'altro. Senza compromessi &lt;br /&gt;Da oggi, almeno per qualche tempo, sarà possibile sanare questa contraddizione. I riformisti non dovranno prendersela con i massimalisti (scomparsi letteralmente). I "radicali" non si dovranno più lamentare dei "moderati". Ciascuno a casa propria. Anzi: alcuni (la sinistra radicale) fuori casa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo duplice orientamento, al contrario, tornerà utile, come metodo critico verso l'avversario che governa. Il Centrodestra, Rovesciandogli addosso, a seconda dei casi, accuse di liberismo o laburismo; globalismo o protezionismo; interesse privato oppure indulgenza pubblica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) Un altro vantaggio della sconfitta - sicuramente il più benefico per il sistema politico e per le istituzioni - è la semplificazione dell'offerta politica. Ma, soprattutto, la dissoluzione dei "partiti individuali", emersi nel corso della scorsa, breve legislatura. Determinanti ai fini del governo Prodi, ma fattore di ingovernabilità. Soggetti politici, perlopiù, inesistenti sul piano sociale e politico. Partiti individuali senatoriali. Il cui peso, cioè, era dettato dal totale equilibrio di forze che caratterizzava il Senato. E impediva l'effettiva possibilità di decidere, per il governo. L'ascolto, l'attenzione, il potere di cui hanno goduto Pallaro, Dini, De Gregorio. E, ancora, Rossi e Turigliatto. Sono destinati a svanire. Di alcuni di essi ci dimenticheremo. Senza nostalgia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) I senatori a vita smetteranno di essere aggrediti perché esercitano le loro prerogative. Cioè: votano. Al loro voto, in questa legislatura, faranno caso in pochi. Rita Levi Montalcini, finalmente, potrà riposare. Pensare a se stessa. Troppo spesso dal suo voto è dipesa la sorte della maggioranza. Da oggi, per fortuna, ogni tanto potrà restarsene a casa; oppure recarsi altrove; partecipare a un convegno; ritirare un riconoscimento. Come non le capitava da due anni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) Anche Romano Prodi tirerà il fiato. Sta chiudendo il suo mandato e si prepara a partire, cercando di non dare nell'occhio. Quasi scusandosi della propria presenza. Come avesse fatto qualcosa di male. Come se non fosse l'inventore dell'Ulivo e del Pd. Quello che ha battuto Berlusconi una volta e mezzo. Da domani non farà più da capro espiatorio di ogni problema. Di ogni crisi. Non farà più da parafulmine alla sfiducia e alla delusione. Il puntaspilli degli esorcismi di avversari e di alcuni amici. A Berlusconi, crediamo, mancherà assai presto. Più avanti, molti italiani lo rivaluteranno. Siamo pronti a scommetterci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggrediti dalla depressione, gli elettori di sinistra e di centrosinistra, non avranno più bisogno di dissimulare il loro sentimento. Da ora, si tratterà di un problema per chi governa. Fra un po', cominceranno ad apprezzare le virtù consolatorie della sconfitta; della condizione minoritaria. Dopo due anni di "vita spericolata" (e ansiogena) si dedicheranno a una "vita tranquilla". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A meno che non vogliano davvero cambiare orientamento. Fare sul serio. Esercitare un'opposizione responsabile e "costruttiva". Suggerire, proporre, controllare. Partecipare, comunque. Condividere. Come in una "normale" democrazia competitiva, dove ciascuno cerca di vincere, di battere l'altro. Ma, poi, tutti remano nella stessa direzione. Comunque, immaginiamo che, anche prima di affrontare questa prospettiva, si prenderanno una pausa. Di riposo, più che di riflessione. Una vacanza. Perché, dopo due anni stressanti e faticosi come questi, diventare "normali" da subito: sarebbe troppo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(24 aprile 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-2813853667247356592?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/2813853667247356592/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=2813853667247356592' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2813853667247356592'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/2813853667247356592'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/04/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_24.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_assso-wMV9Q/SBDufWumtHI/AAAAAAAAACg/3Ij_LUK7PX4/s72-c/imag_12786198_46500.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-1177188161602479150</id><published>2008-04-21T17:51:00.003+02:00</published><updated>2008-05-06T13:39:55.085+02:00</updated><title type='text'>COMMENTI AI RISULTATI DELLE ELEZIONI</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Eletti del Circolo PD Montagnola:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Valeria Baglio&lt;br /&gt;Claudio Mannarino&lt;br /&gt;Bernardo Campitiello (Lista Civica per Rutelli)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo di Pietro Malara (iscritto al Circolo PD Montagnola) al dibattito del blog:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://romanordxilpd.blogspot.com/2008/04/il-sogno-infranto-una-sconfitta-che.html"&gt;http://romanordxilpd.blogspot.com/2008/04/il-sogno-infranto-una-sconfitta-che.html&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Permettetemi di dissentire dal dissenziente.&lt;br /&gt;La sconfitta c'è stata ed era a mio avviso abbastanza prevedibile. Fino&lt;br /&gt;ad ora la coalizione si era retta con grande fatica proprio su quel&lt;br /&gt;lavoro di tessitura operosa ed incessante che Romano Prodi stava&lt;br /&gt;conducendo da oltre un decennio ed iniziata con l'esperienza dell'ulivo.&lt;br /&gt;Di questa opera si erano giovati senza ammetterlo con grande presunzione&lt;br /&gt;i partiti della sinistra a cominciare da rifondazione, comunisti&lt;br /&gt;italiani e via dicendo. Ora che veltroni ha reciso questi legami la&lt;br /&gt;pochezza di queste formazioni è venuta tutta alla luce. La sinistra e&lt;br /&gt;rifondazione in particolare hanno pagato giustamente a mio avviso&lt;br /&gt;intanto la loro ingratitudine, facendo fallire un progetto lungimirante,&lt;br /&gt;e poi la profonda ambiguità della sinistra italiana: al governo perché&lt;br /&gt;conviene per strappare qualche consenso e moltà visibilità, sugli scudi&lt;br /&gt;e quasi avversari per difendere una presunta diversità di progetto&lt;br /&gt;politico se gli umori degli elettori lo richiedevano. E' comodo&lt;br /&gt;prefigurare una società diversa in qualche modo anticapitalista e poi&lt;br /&gt;contrattare sindacalmente ogni provvedimento sul campo ostacolando&lt;br /&gt;l'azione del governo e prendere posizioni in politica estera non&lt;br /&gt;realisticamente sostenibili. La sinistra ha pagato molto duramente&lt;br /&gt;questa ambiguità. Me ne dispiace a fondo perché la sconfitta è di tutti.&lt;br /&gt;Ma non si può proporre un modello comunque alternativo di società e poi&lt;br /&gt;giocare sul filo degli equilibri, ostacolare l'azione di governo, per&lt;br /&gt;strappare qualche provvedimento che può riscuotere consenso.&lt;br /&gt;L'elettorato l'ha capito. Il progetto intelligente di Romano Prodi di&lt;br /&gt;acquisire alla cultura di governo e amalgamare tutto il centro sinistra&lt;br /&gt;è stato fatto fallire ed è questo che ci riporta a Berlusconi. Se si&lt;br /&gt;propone un modello diverso di società ed è più che legittimo farlo, che&lt;br /&gt;magari è in anticipo di venti trent'anni sui tempi di evoluzione di&lt;br /&gt;società e costumi è bene stare all'opposizione nella speranza che questo&lt;br /&gt;modello sia realizzabile e ancora apprezzato nei tempi futuri.&lt;br /&gt;Quanto all'atteggiamento identificato come  troppo aggressivo del&lt;br /&gt;governo verso imprenditori e settori correlati, non credo proprio che vi&lt;br /&gt;sia stato. La lotta all'evasione o elusione fiscale è sacrosanta e&lt;br /&gt;consente di operare nella società con pari diritto e dignità e ha dato&lt;br /&gt;rsultati eccellenti, mentre gli investimenti all'estero e le&lt;br /&gt;esportazioni sono   aumentati come mai era successo prima e le imprese&lt;br /&gt;italiane hanno conquistato quote di mercato di tutta rilevanza.&lt;br /&gt;IlGoverno Prodi ha puntato , giustamente e realisticamentre  soprattutto&lt;br /&gt;su questi due assi ottenedo grandi progressi. I soloni dei partiti&lt;br /&gt;satelliti a cominciare dai socialisti hanno solo cercato la visibiltà&lt;br /&gt;personale prendendo esempio da chi dicono di contrastare.&lt;br /&gt;L'azione di Governo non è però stata incisiva su un altro versante. Un&lt;br /&gt;versante che all'elettorato più mobile e se vogliamo meno schierato&lt;br /&gt;ideologicamente sta molto a cuore. Il rispetto della legalità, la&lt;br /&gt;distanza assoluta e intransigente da clientelismo e consociativismo, il&lt;br /&gt;rispetto delle regole, il rifiuto dei favoritismi e delle&lt;br /&gt;raccomandazioni, un terreno molto sensibile sul quale non si è brillato&lt;br /&gt;molto e anzi fin dall'inizio si è partiti col piede sbagliato imbarcando&lt;br /&gt;nella squadra un campione assoluto dei vecchi sistemi clientelari, che,&lt;br /&gt;ironia del destino è stata il casus belli della caduta del governo. Su&lt;br /&gt;questo terreno si doveva e ritengo si dovrà fare molto di più,&lt;br /&gt;altrimenti gli elettori preferiscono salire sul carro del più forte&lt;br /&gt;economicamente e più indulgente sul rispetto della legalità, e nelle&lt;br /&gt;maglie della pubblica amministrazione,  non essendo disposti a fare&lt;br /&gt;sacrifici consistenti se non si intravede un reale cambio di rotta.&lt;br /&gt;E questo cambio di rotta deve partire dalla pubblica amministrazione,&lt;br /&gt;riserva di caccia dei politici e non come dovrebbe essere esempio&lt;br /&gt;portante di buon governo e civiltà. Credo che questi aspetti siano stati&lt;br /&gt;sottovalutati o forse anche, in parte, non c'è stato il tempo di&lt;br /&gt;considerarli nella giusta rilevanza e agire di conseguenza.&lt;br /&gt;Un'ultima considerazione. Intuendo che saremmo stati sconfitti avevo&lt;br /&gt;espresso più di un dubbio sulla scelta diVeltroni di correre da soli. La&lt;br /&gt;sconfitta c'è stata ma probabilmente ora si è fatto un po' più di&lt;br /&gt;chiarezza. Si è potuto misurare il consenso alla sinistra italiana&lt;br /&gt;quando non ha le stampelle dei tanto vituperati riformisti e di Romano&lt;br /&gt;Prodi in particolare, e si può, se si vuole, ricostruire un&lt;br /&gt;centro-sinistra epurato dalle appendici clientelari e compromissorie che&lt;br /&gt;sappia trasmettere realmente il senso di un cambiamento all'elettorato.&lt;br /&gt;L'Italia dei valori può essere molto utile in questa direzione.Invito&lt;br /&gt;pertanto a tenere ferma la barra e non accettare nel PD chi non ne&lt;br /&gt;accetta principi, linea poltica e obbligo di coerenza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pietro  Malara&lt;br /&gt;Ministero della Salute.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-1177188161602479150?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/1177188161602479150/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=1177188161602479150' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/1177188161602479150'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/1177188161602479150'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/04/commenti-ai-risultati-delle-elezioni.html' title='COMMENTI AI RISULTATI DELLE ELEZIONI'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-6880252918431413719</id><published>2008-04-20T10:40:00.001+02:00</published><updated>2008-04-20T11:46:22.219+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Per chi suonano&lt;br /&gt;le campane di Bossi&lt;br /&gt;( Eugenio Scalfari – La Repubblica)&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA - Io non credo che chi ha sperato nella vittoria del Partito democratico abbia confuso i suoi sogni con la realtà e un paese immaginario con quello esistente. Credo che esistano due paesi reali, due contrapposte visioni della politica e del bene comune come sempre accade in tutti i luoghi dove è assicurata la libera espressione delle idee e la libera formazione di maggioranze che governano e di minoranze che controllano il rispetto della legalità e preparano le alternative future. Molti amici mi hanno chiesto nei giorni scorsi come mai chi si è battuto per la vittoria dei democratici (ed io sono tra questi) non ha percepito che essa era impossibile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non è vero. Sapevamo e abbiamo detto e scritto che sarebbe stato miracoloso riagguantare nelle urne elettorali un avversario che nel novembre del 2007, quando si è aperta la gara, aveva nei sondaggi un vantaggio di oltre 20 punti e c'erano soltanto quattro mesi di tempo prima del voto. Se l'avverarsi di un'ipotesi viene definita miracolosa ciò significa che le dimensioni dell'ostacolo da superare non sono state sottovalutate ma esattamente pesate per quello che realmente erano. Tuttavia un errore è stato certamente commesso: non è stata avvertita l'onda di piena della Lega. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non se n'è accorto nessuno, gli stessi dirigenti di quel movimento ne sono rimasti felicemente stupiti. Fino alle ore 16 del lunedì elettorale la Lega veniva data nei sondaggi attorno al 6 per cento. Nessuno le attribuiva di più e i leghisti sarebbero stati soddisfatti di quel risultato. Stavano marciando verso il 9 per cento su scala nazionale con punte fino al 30 nel lombardo-veneto e successi consistenti in tutta la Padania anche sulla riva destra del Po, e non lo sapevano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se si confrontano i risultati elettorali tra il partito di Veltroni e quello guidato da Berlusconi e Fini, la differenza è più o meno di 4 punti, tra il novembre e l'aprile il recupero è stato dunque di 16 punti percentuali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vittoria della Lega in quelle dimensioni è stata la sorpresa e qui va approfondita l'indagine, scoperte le cause dell'errore e la natura profonda di ciò che è avvenuto senza trascurare la Lega siciliana di Lombardo e del suo alleato Cuffaro, che anch'essa merita la massima attenzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * * &lt;br /&gt;Si dice sempre più frequentemente che i termini di Sinistra e Destra non esprimono più la natura politica della realtà. Probabilmente è vero e non da poco tempo. Il crollo delle ideologie ha accelerato la rivelazione di un fenomeno già presente da anni. &lt;br /&gt;Del resto quelle due parole sono nate e sono entrate nell'uso comune nel corso dell'Ottocento. All'epoca della Rivoluzione dell'Ottantanove non si parlava di Destra e di Sinistra, si parlava di monarchici e repubblicani e poi di montagnardi e di girondini, in Inghilterra di conservatori e di liberali. Al tempo d'oggi in una società come la nostra si può correttamente parlare di riformisti che puntano sulla modernizzazione del paese, dell'economia e dello Stato, ai quali si contrappongono coloro che vogliono recuperare l'identità e la sicurezza. In un certo senso sono anch'essi riformisti. Per realizzare modernità e innovazione ci vogliono profonde riforme, ma anche per recuperare sicurezza identitaria ce ne vogliono. Riforme in un senso, riforme in un altro. Due contrapposte visioni di Paese e di ruoli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' fin troppo ovvio dire che nell'una e nell'altra di queste visioni esistono elementi della visione opposta. E' diverso il dosaggio e questo fa una differenza non da poco che si estende ben oltre la politica, determina diversità di costume, di stili di vita, di impegno del tempo libero, di letture, di sentimenti, di scelte. &lt;br /&gt;C'è infatti un altro elemento che entra in questo complesso incastro di messaggi e di dosaggi ed è un elemento tipicamente culturale. Si può definire come rapporto tra il tempo e la felicità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le generazioni più giovani sono state schiacciate sul tempo presente, la memoria del passato interessa loro poco o nulla, non sembrano disposte a condividere quel tanto di felicità attuale con le generazioni che le seguiranno. Questo rapporto tra felicità e tempo è un fenomeno relativamente recente e ha prodotto una serie di effetti non sempre positivi. Per esempio lo scarso tasso di nuove nascite e la richiesta sempre più pressante di protezione sociale ed economica. Un altro effetto lo si vede nel localismo degli insediamenti più produttivi e più ricchi: contrariamente a quanto finora era accaduto sono proprio le comunità più agiate ad aver perso di vista i cosiddetti interessi nazionali dando invece schiacciante prevalenza a quelli del territorio dove essi risiedono. Si tratta di un aspetto essenziale per capire la vittoria leghista di così ampie dimensioni. La Pianura Padana è un pezzo dell'Europa agiata; l'Italia peninsulare comincia a sud-est delle Alpi Marittime e a sud dell'Appennino Tosco-Emiliano, all'incirca seguendo la vecchia linea gotica d'infausta memoria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo luogo sociale e politico considera, da trent'anni in qua, l'Italia peninsulare come un fardello da portare sulle spalle senza ricavarne alcun vantaggio. Perciò è ormai convinta della necessità di un federalismo fiscale che si riassume così: il peso delle tasse deve diminuire per tutti e almeno i due terzi del gettito dovrà rimanere sul territorio dove viene generato. &lt;br /&gt;L'altro terzo andrà allo Stato centrale per i suoi bisogni primari cioè per il funzionamento dei servizi pubblici indivisibili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questa concezione l'idea di una redistribuzione del reddito con criteri sociali e geografici è del tutto assente. Lo slogan per definire lo spirito di questa filosofia potrebbe essere "chi fa da sé fa per tre". Ognuno pensi ai suoi poveri, ai suoi bambini, alle sue famiglie, ai suoi artigiani, alle sue partite Iva. E vedrete che anche i "terroni" si troveranno meglio di adesso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * * &lt;br /&gt;In un mondo globale questa visione significa costruire compartimenti stagni che separano le comunità locali dall'insieme. Significa dare vita ad un Paese non più soltanto duale (il Nord e il Sud) ma con velocità plurime e con dislivelli crescenti all'interno stesso dei distretti più produttivi e più agiati e con contraddizioni mai viste prima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne cito alcune. Le imposte pagate da imprese delle dimensioni di una Fiat, di una Telecom, di un Enel, di un Eni, di una Finmeccanica così come le grandi banche o le grandi compagnie d'assicurazione presenti in tutto il Paese, dove saranno incassate e da chi? Si scorporerà il loro reddito stabilimento per stabilimento, il valore del gas e del petrolio importati e altre grandezze economiche difficilmente divisibili sul territorio? Oppure per dare attuazione a questo tipo di federalismo fiscale si prenderà in considerazione la natura delle varie imposte e tasse? L'Iva resterà nei luoghi dove viene pagata? E le imposte sui consumi? E quelle sui redditi personali o aziendali? Un ginepraio. E' possibile che la creatività di Giulio Tremonti ne venga a capo, ma non sarà certo una facile impresa. &lt;br /&gt;Segnalo tuttavia una contraddizione difficilmente risolvibile. La maggioranza relativa dei pensionati vive nelle regioni del Nord; in esse infatti c'è stato e c'è maggior lavoro e quindi maggiori pensioni. Nel Nord vive anche gran parte dei possessori di titoli pubblici. &lt;br /&gt;L'erogazione delle pensioni e il pagamento delle cedole sui titoli di Stato costituiscono una fonte imponente di uscite dalle casse dello Stato verso le regioni del Settentrione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come verrà valutato in un'Italia a compartimenti stagni questo flusso imponente di spesa pubblica? &lt;br /&gt;La verità è che l'idea di trattenere due terzi delle entrate sui territori locali è pura demagogia inapplicabile in quelle proporzioni. Ma intanto la gente ci crede così come crede anche che la sicurezza pubblica sarà migliorata se una parte dei poteri che oggi incombono all'autorità centrale sarà attribuita ai sindaci e ai vigili urbani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * * &lt;br /&gt;Qui viene a proposito meditare sulla Sicilia autonomista di Lombardo e Cuffaro. &lt;br /&gt;Si tratta di province potenzialmente ricche ma attualmente povere. Province deturpate da secoli di lontananza dal mercato e dalla presenza del racket, di poteri criminali, di traffici illegali e mafiosi. &lt;br /&gt;Oggi è in atto, per merito di industriali e commercianti coraggiosi, una nuova forma di lotta contro il racket che ha già avuto le sue vittime e i suoi morti. La politica centrale e soprattutto quella locale avrebbero dovuto precedere o quantomeno affiancare questa battaglia ma non pare che ciò sia avvenuto, anzi sembra esattamente il contrario per quanto riguarda i poteri locali, molti dei quali infiltrati da illegalità e mafioseria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le istituzioni e la criminalità organizzata esiste da tempo e si allarga sempre più un'ampia zona grigia, un impasto di indifferenza, contiguità, tolleranza, collusione. Il confine tra la zona grigia e i mercati illegali non è affatto blindato anzi è largamente permeabile. Si svolge un continuo andirivieni da quelle parti, gente che va e gente che viene. Si attenuano le asprezze dell'ordine pubblico in proporzione diretta all'andirivieni sul confine tra zona grigia e poteri criminali. Più il potere criminale riesce a legalizzare i suoi membri, i loro figli, i loro nipoti, più diminuisce la crudeltà della lupara. Ricordate il Padrino? La dinamica è quella. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma torniamo alla Sicilia di Lombardo. Aumenteranno le richieste di denaro pubblico e di autonomia locale della loro gestione. Non dimentichiamo che i padri dei Lombardo e dei Cuffaro volevano il separatismo, così come il Bossi di vent'anni fa voleva la secessione. Adesso sia gli uni che gli altri hanno capito che una forte autonomia abbinata a un altrettanto forte separatismo fiscale configurano una secessione dolce e duratura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I due separatismi del Nord e del Sud hanno come obiettivo primario le casse dello Stato e come conseguenza la competizione tra loro a chi riuscirà meglio nell'impresa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' infine evidente che per fronteggiare una situazione di questo genere i poteri di quanto resta dell'autorità centrale dovranno essere rafforzati da robuste dosi di autoritarismo per tenere insieme le forze centrifughe operanti in tutto il sistema. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * * &lt;br /&gt;Questo quadro è qui descritto al nero ma può anche essere raccontato in rosa anzi in azzurro: un'autorità centrale forte ma democratica, un'articolazione regionale rappresentata dal Senato federale non diversamente da quanto accade nel sistema tedesco. &lt;br /&gt;Ma sta di fatto che la Germania dispone di elementi centripeti molto robusti mentre in Italia la centrifugazione localistica è una costante secolare, anzi millenaria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella che un tempo si chiamava sinistra trovava la sua identità nell'ideologia della classe. Ma la classe ormai non c'è più e perciò la sinistra è affondata. E' curioso che per spiegare la sparizione della sinistra dal Parlamento del 2008 si cerchino motivazioni di carattere elettorale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, specie da parte di chi ancora pensa marxista, la spiegazione è evidente: quando una certa struttura delle forze produttive viene meno, l'effetto inevitabile è che scompaia anche la sovrastruttura che quelle forze avevano prodotto e configurato. Questi fenomeni erano già presenti da anni nella società italiana; i nodi sono arrivati al pettine in questa campagna elettorale. &lt;br /&gt;Il popolo sovrano che si è manifestato nelle urne elettorali del 14 aprile è, con una maggioranza di oltre tre milioni di voti, più localistico che nazionale, vive più il presente che il futuro, è più identitario che innovatore e più protezionista che liberale. Questi sono dati di fatto con i quali è difficile anzi inutile polemizzare. Il Partito democratico ha conservato per fortuna la memoria del passato ma ha cambiato posizione e linguaggio diventando la maggiore forza politica a sostegno dell'innovazione e della modernizzazione delle istituzioni e della società. &lt;br /&gt;Per spostare su questa strada le scelte future del popolo sovrano ci vorrà però uno sforzo senza risparmio soprattutto in due settori: la presenza sul territorio e una progettazione culturale che capovolga quella esistente. Soprattutto nel rapporto tra il tempo e la felicità, che deve includere anche gli esclusi e i nipoti. Non è compito da poco, significa recuperare nello stesso tempo il valore del passato e la creatività del futuro. Perciò basta con le condoglianze e buon lavoro per la democrazia italiana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(20 aprile 2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I quartieri perduti&lt;br /&gt;(Michele Serra – La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA - Due stupri a Milano e Roma, in entrambi i casi ai danni di ragazze straniere venute a studiare in Italia, in entrambi i casi commessi da immigrati clandestini, infiammano gli strascichi dell'eterna campagna elettorale italiana. Pochi - purtroppo - gli elementi di razionalità disponibili. Comprese le cifre (violenze sessuali in diminuzione) inutilmente fornite dal ministro degli Interni uscente, Giuliano Amato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sa, del resto, che ben al di là delle statistiche esiste una "insicurezza percepita", che questa percezione è in costante crescita, e che (soprattutto) aumenta mano a mano che ci si allontana dai quartieri benestanti, dai ceti meglio protetti e anche meglio informati, e ci si avvicina alla vita di strada, a chi frequenta i mezzi pubblici, le stazioni, le periferie, i luoghi di transito. Avere trascurato questo dato di fatto (il sentimento dell'insicurezza è soprattutto un sentimento "popolare", un sentimento di strada) è costato carissimo alla sinistra in termini di credibilità politica e in termini elettorali. Ovvio che il candidato della destra al Comune di Roma, Alemanno, soffi sul fuoco dell'allarme sociale, sperando di lucrare qualche voto in più. Altrettanto scontato il repertorio leghista, con Roberto Castelli che invita a "fermare l'orda dei barbari" secondo l'arcinoto repertorio di "difesa etnica" già ampiamente premiato dalle urne. E non per questo meno ripugnante. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meno netta, e non da ora, è l'intenzione complessiva della sinistra, compresa e anche dispersa in quel vastissimo territorio che va dalla difesa dello stato di diritto alla repressione dei crimini, dall'accoglienza degli stranieri alla necessità di imporre anche a loro il rispetto delle nostre leggi: operazione, quest'ultima, di particolare difficoltà nel caso di popoli e culture che hanno delle donne un concetto sovente "proprietario", dunque rapinoso e violento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al netto di tutto questo, che fa parte di uno scenario davvero trito (destra aggressiva, sinistra confusa), ci si domanda che cosa servirebbe, in sostanza, per migliorare la situazione, o comunque per arginarne gli effetti più cruenti. E la prima cosa che viene da dire è insieme la più ovvia e, probabilmente, la più giusta: maggior controllo del territorio, maggiore presenza delle forze dell'ordine. Elemento di visibile dissuasione (e di altrettanto visibile rassicurazione) del quale si parla da lunghi anni, attraverso diverse legislature e governi di centrodestra e centrosinistra, ma senza risultati apprezzabili. Di "vigili di quartiere", sul modello inglese, si sente parlare da tempo immemorabile, ma nessuno di noi ha avuto la fortuna di conoscerne uno. Di lamentele sullo spreco di personale negli uffici, di eccesso di mansioni burocratiche, idem. Eppure, non c'è mai stato un tangibile segnale di recupero sul territorio. Manca la percezione concreta di una svolta "di strada" per un problema "di strada", quello della sicurezza fisica, dell'incolumità personale, che è gravissimo, delicatissimo, e fa parte a pieno titolo dei diritti fondamentali della persona. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tentazione delle varie "ronde" più o meno spontanee, più o meno manesche, nasce esattamente dal timore che l'arretramento dello Stato, sul terreno tutt'altro che simbolico delle città, dei quartieri, delle periferie, sia anche un arretramento "politico": cioè il frutto di una inadempienza tecnica, pragmatica, di una incapacità di cambiare marcia. Sotto una fitta cappa di polemiche tra l'altro penosamente sempre identiche, con le stesse parole, gli stessi schemini "ideologici", gli stessi ruoli, rischia di esserci il vuoto, l'inerzia legislativa, l'assenza di risposte. Il migliore politico, sul terreno della sicurezza, è quello che parla di meno e comincia a contare quante divise ha a disposizione lo Stato, e come sistemarle sul terreno per vincere la guerra del diritto alla sicurezza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(20 aprile 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-6880252918431413719?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/6880252918431413719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=6880252918431413719' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/6880252918431413719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/6880252918431413719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/04/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_20.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-1296083216998089445</id><published>2008-04-16T10:42:00.006+02:00</published><updated>2008-04-18T11:34:19.974+02:00</updated><title type='text'>ANALISI DEL VOTO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Milano nell'Italia che cambia&lt;br /&gt;(Giorgio Bocca - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DI CHE umore è Milano dopo il voto? Forzisti berlusconiani e leghisti bossiani festeggiano, ma non fraternamente. Le due tribù che hanno vinto sono divise e confuse. Il voto, i suoi risultati strabilianti hanno sorpreso anche loro. &lt;br /&gt;Numeri alla mano si è capito che molti dei voti andati alla Lega sono di berlusconiani stanchi degli appetiti eccessivi del leader, del suo protagonismo megalomane, e hanno preferito la Lega, hanno preferito Bossi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno vinto, ma hanno perso la loro identità, non sanno più quello che sono, se di destra o di sinistra, come gli ex-operai comunisti passati dal Pci al Carroccio, dalla Cgil a Rosy Mauro. E anche noi, sopravvissuti alle elezioni, non abbiamo capito bene chi siamo, chi sono questi milanesi metà moderati e metà pronti a "prendere il fucile", come dice con una metafora il loro capo, per dare la caccia agli immigrati delinquenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra i milanesi sconfitti la costernazione è profonda, il lutto totale, tutti stanno un po' come Romano Prodi: hanno dato le dimissioni da tutto, idee e posti di comando, non pensano alla rivincita, vogliono dimettersi, rinunciare. Come Prodi, tutti vorrebbero voltare le spalle alle speranze e alle illusioni, a questa Italia incomprensibile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sanno di essere sconfitti, ma cos'è questa Italia vincente? Quali sono i valori in cui crede, i suoi ideali, le sue utopie? Nessuno lo sa, nessuno lo capisce. Una volta ai milanesi della Madunina piacevano gli uomini sinceri con il "cuore in mano". Ma per che cosa hanno votato? Non lo sanno che il voto nelle province meridionali è stato un voto chiaramente segnato dalla mafia? Non lo sanno che i nuovi leader meridionali, molti dei nuovi eletti, sono amici dei pezzi da novanta? E' dunque la mafia che piace agli elettori milanesi? Certamente no. Ma gli piace vincere, gli piace il potere, gli piacciono i soldi. Ecco quello che la sinistra, radicale o socialdemocratica, ha sottovalutato. &lt;br /&gt;In un mondo in cui non si leva più il Sol dell'avvenire, in cui è morta l'utopia del socialismo, in cui la pubblicità consumista ha sostituito tutti i buoni pensieri e le buone intenzioni, la cosa che conta, che tutti desiderano qual è? I soldi. Pochi, maledetti e subito, come si dice, e il nuovo leader glieli ha promessi, e anche il lumbard Bossi li ha promessi con la sua Malpensa targata Carroccio, con la sua Expo 2015, con la sua Lombardia del federalismo fiscale, locale, regionale, che nessuno capisce cos'è. Le tasse che versano gli abitanti di una regione restano sotto il controllo di quella regione. E chi pensa alla nazione, alla sua unità, all'Italia una e indivisibile? Si vedrà, ma intanto chi ha i soldi se li goda, gli altri si aggiustino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa sembra l'unica morale accettata, l'unica morale corrente. I milanesi sconfitti, più che tristi, sono svuotati, incapaci di capire. Lo tsunami politico che li ha travolti li ha lasciati nudi in mezzo ai rottami della società. Che cosa vogliono gli italiani? Si chiedono: davvero è finito il tempo in cui il vecchio repubblicano Ugo La Malfa li esortava così: "Nel dubbio aggrappati alle Alpi", e i socialisti "nel dubbio aggrappati a Molinella"? Una sola consolazione: ne abbiamo viste di peggio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sondaggi e "partiti maledetti"&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(Luca Ricolfi - La Stampa)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il risultato elettorale ha preso alla sprovvista un po’ tutti, ma fra i cosiddetti osservatori - giornalisti, commentatori, studiosi, sondaggisti - lo sgomento è particolarmente acuto. Possibile che nessuno avesse intuito che cosa bolliva nella pentola della società italiana? Come mai, a due soli anni dalla catastrofe del 2006, la maggior parte degli exit-poll e dei sondaggi non sono riusciti a prevedere il risultato finale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma soprattutto: perché, nelle previsioni, la sinistra è spesso sopravvalutata e la destra sottovalutata? Nel 2006 i sondaggi prevedevano una comoda vittoria di Prodi, mentre il risultato è stato un pareggio quasi perfetto. Nel 2008 i sondaggi degli ultimi giorni prevedevano una vittoria risicata di Berlusconi, o addirittura un pareggio, mentre il risultato finale è stato un trionfo della destra. Perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risposta più onesta è che non lo sappiamo, e possiamo solo fare delle congetture. Fra le molte ragioni che possono aver determinato questi due scacchi consecutivi, tuttavia, ve n’è una che a me pare più importante delle altre. Gli psicologi sociali la chiamano «desiderabilità sociale», Marcello Veneziani parecchi anni fa parlò - più crudamente - di «razzismo etico». In breve si tratta di questo: quando una persona viene intervistata le sue risposte non sono influenzate solo da quel che l’intervistato pensa, ma anche da quel che l’ambiente intorno a lui gli suggerisce di pensare. Proprio così. La società, il gruppo di riferimento, i media definiscono continuamente ciò che è bene, ciò che è appropriato, ciò che è corretto, ciò che è «in». Simmetricamente definiscono ciò che è male, ciò che è inappropriato, ciò che è scorretto, ciò che è «out». Se in una società le istituzioni richiamano continuamente determinati valori (ad esempio la solidarietà) e stigmatizzano sistematicamente determinati atteggiamenti (ad esempio l’ostilità verso gli immigrati), una parte degli intervistati preferisce non rivelare le proprie preferenze se esse sembrano confliggere con ciò che è considerato socialmente desiderabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che centra tutto questo con il voto di domenica? C’entra, ma bisogna far intervenire nel discorso il razzismo etico. Una parte della società italiana è afflitta da razzismo etico, nel senso che considera moralmente inferiore chi vota per forze politiche cui essa - la parte sana del Paese - non riconosce piena legittimità democratica. Specie fra coloro che esercitano professioni artistiche o intellettuali dichiararsi di destra, o peggio votare un partito come la Lega, o Forza Italia, o la Destra provoca imbarazzo, sdegno, costernazione, incredulità. Di fronte a certe persone, confessare di aver insidiato una bambina è meno imbarazzante che confessare di aver votato per il partito di Calderoli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo sentimento di disapprovazione non è quasi mai esplicito, ma genera un clima che definirei di intimidazione dolce. Tutti possono dire e fare quel che vogliono, ma sanno anche che - in molti contesti - saranno giudicati severamente se confesseranno di aver votato determinati partiti. In breve, c’è una parte del Paese che si sente nella posizione di giudicare gli altri, e c’è una parte del Paese che - proprio per questo - si sente permanentemente sotto esame. In questo diabolico meccanismo è caduto persino Veltroni, che pure aveva fatto del rispetto dell’avversario una delle novità fondamentali della sua campagna elettorale: qualche giorno prima del voto, sfidando Berlusconi a sottoscrivere quattro principi di «lealtà repubblicana», si è posto nella posizione di chi, in quanto depositario del bene, si sente autorizzato a fornire patenti di legittimità democratica all’avversario politico (da questo punto di vista le posizioni girotondine appaiono molto più coerenti, o meno insincere: chi pensa che Bossi e Berlusconi siano due pericoli mortali per la democrazia, giustamente considera un errore politico la linea del pieno rispetto dell’avversario). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può sembrare incredibile, ma le ricerche degli studiosi dimostrano che - quando è intervistata - la gente si vergogna di un sacco di cose, comprese le più innocenti (ad esempio guardare parecchia televisione). Del resto ce l’aveva già spiegato Altan molti anni fa, con la famosa vignetta in cui il militante di sinistra confessa a se stesso: «A volte mi vengono delle idee che non condivido». Se le cose stanno così, il fallimento dei sondaggi diventa meno inspiegabile. Nella cultura italiana i luoghi comuni della sinistra «politicamente corretta» sono diffusi in modo leggero ma capillare. Per molti cittadini progressisti o illuminati se voti Forza Italia come minimo sei un affarista, un mafioso, o un abbindolato. Se voti Lega sei una persona rozza, egoista e intollerante. Se voti i post-fascisti non hai diritto di sedere al desco dei veri democratici. Se sei di sinistra e ti capita di comprare il Giornale ti guardano come se avessi acquistato un rotocalco pornografico (è successo a me). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, non è sempre e ovunque così ma lo è spesso, specie nei luoghi che contano. Molti elettori di destra se ne infischiano, ma una parte non trascurabile di essi preferisce tenere coperte le proprie carte. Sul lavoro, nelle cene, al bar, ma anche nei sondaggi. Se pensi di votare un partito «democratico» o pienamente sdoganato non hai seri timori a rivelare la tua scelta, ma se hai in animo di votare un «partito maledetto» - ossia un partito di cui i «sinceri democratici» dicono tutto il male possibile - puoi essere tentato di non scoprirti, magari dichiarandoti indeciso, o astensionista, o sostenitore di un partito né carne né pesce (è per questo che, in passato, i Verdi erano sempre sopravvalutati nei sondaggi). Qualche anno fa mi è capitato di scrivere, anche sulla base di una analisi degli atteggiamenti dell’elettorato italiano, che il «complesso dei migliori» era una delle grandi malattie della cultura di sinistra. Il fatto che ancor oggi tante persone preferiscano non rivelare il loro voto quando esso si indirizza verso i «partiti maledetti» mi fa pensare che, nonostante Veltroni (o grazie a lui?), da quella malattia l’Italia non sia ancora uscita. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'eterno ritorno&lt;br /&gt;del Cavaliere&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;(Ezio Mauro - La Repubblica)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa Italia del 2008 ha infine deciso di scegliere Silvio Berlusconi e la sua destra. È una vittoria elettorale che peserà a lungo sul Paese e sui suoi equilibri, non soltanto per i dati più evidenti, come il distacco di nove punti dall'avversario e la soglia di sicurezza raggiunta alla Camera e soprattutto al Senato grazie anche al concorso decisivo della Lega. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è qualcosa di più. Sopravanzato nell'innovazione per la prima volta dall'inizio della sua avventura pubblica, il Cavaliere si è trovato di fronte ad una forte novità politica come il Pd nell'altra metà del campo, capace di chiudere la storia troppo lunga del post-comunismo italiano e di posizionare una sinistra riformista al centro del gioco politico: ristrutturandolo attorno ad un partito a vocazione maggioritaria deciso a parlare a tutto il Paese, dopo essersi separato per la prima volta dalla sinistra radicale. Berlusconi ha inseguito l'avversario, ha inventato su due piedi una costruzione politica uguale e contraria - il Pdl - per impedire che il Pd diventasse il primo partito, si è liberato dei cespugli di destra e di centro, e con questa reincarnazione ha riordinato a sé l'area di centrodestra, riconquistando per la terza volta il Paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È questo eterno ritorno la scala su cui va misurato il fenomeno Berlusconi. La vittoria di oggi infatti va letta non tanto come il risultato di una campagna elettorale in do minore ma come il sigillo di un'epoca, cominciata quindici anni fa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cavaliere l'ha aperta con la sua "discesa in campo", le televisioni, la calza sulla telecamera, il doppiopetto, la riesumazione decisiva di Fini dal sepolcro postfascista, ma anche un linguaggio di rottura, un'ostile difesa di se stesso dalla giustizia della Repubblica, la fondazione di una "destra reale" che il Paese non aveva mai conosciuto, frequentando a quelle latitudini soltanto fascismo o doroteismo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindici anni dopo lo stesso linguaggio che ci è sembrato stanco per tutta la campagna elettorale, lo stesso corpo del leader offerto come simulacro immutabile e salvifico della destra, la stessa retorica politica incentrata sul demiurgo hanno invece convinto ancora e nuovamente gli italiani, siglando il quindicennio. In mezzo, ci sono tre Presidenti della Repubblica, cinque Premier, due sconfitte e due vittorie per il Cavaliere, dunque un'intera stagione politica, che va sotto il nome in codice di Seconda Repubblica. Sopravvissuto a tutto, governi avversi e accuse di reati infamanti cancellati da un Parlamento trasformato in scudo servente e privato, partner internazionali che intanto hanno regnato e si sono ritirati, un conflitto d'interessi così perfetto da passare intatto attraverso le ere politiche, Berlusconi suggella il quindicennio con se stesso, unica vera misura dell'impresa, cifra suprema della destra, identificazione definitiva tra un leader e il destino della nazione, secondo la ricetta del più moderno populismo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cos'è questa capacità di mordere nel profondo del Paese, e di tenerlo in pugno? In un'Italia che non ha mai nemmeno rivelato a se stessa la sua anima di destra, ombreggiandola sotto l'ambigua complessità democristiana, il Cavaliere ha creato un senso comune ribelle e d'ordine, rivoluzionario e conservatore, di rottura esterna e di garanzia interna, che lui muove e agita a seconda delle fasi e delle convenienze, in totale libertà: perché non deve rispondere ad una vera opinione pubblica nel partito (che non ha mai avuto un congresso dal 1994) e nel Paese, bastandogli un'adesione, un applauso, una vibrazione di consenso, come succede quando la politica si celebra in evento, i cittadini diventano spettatori e i leader si trasformano in moderni idoli, per usare la definizione di Bauman. Idoli tagliati a misura della nuova domanda che non crede più in forme di azione collettiva efficace, idoli "che non indicano la via, ma si offrono come esempi". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sta qui - e lo dico indicando l'assoluta novità del fenomeno - il fondamento del risorgente populismo berlusconiano, un populismo della modernità, che supera la cattiva prova di governo del quinquennio di destra a Palazzo Chigi, l'età avanzata, l'usura ripetitiva, la fatica del linguaggio ("sceverando", "mondialmente", "gerarchicizzare"), il gigantismo delle promesse, le ossessioni private trasformate in priorità della Repubblica, come il perenne regolamento di conti con la magistratura. E' un fenomeno che può allargarsi all'Europa, perché in tempi di globalizzazione e di disincanto civico può dare l'illusione di una semplificazione dei problemi, tagliando con la spada del leader i nodi che la politica si esercita con fatica a sciogliere. Ecco perché il populismo può fare da cornice coerente alle paure di cui la Lega è imprenditrice al Nord, rassicurando nella delega carismatica al leader lo spaesamento del Paese minuto, e il suo spavento popolare per ciò che non riesce a dominare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, l'Italia del voto sembra più alla ricerca di rassicurazione che di cambiamento. Ecco perché ha sottovalutato la portata dell'operazione veltroniana di rottura con la sinistra radicale, una scelta che ha dato identità e credibilità al riformismo del Partito Democratico, posizionandolo nell'area della sinistra di governo europea, e che ha ristrutturato in una sola mossa l'intero quadro politico e parlamentare. Ma la novità del Pd non è passata, anzi si è fermata e di fronte ai gravi problemi della parte più debole del Paese è sembrata "politicista". Eppure la semplificazione del gioco politico, con la riduzione drastica del numero dei partiti è in realtà la prima vera riforma della nuova legislatura, e corrisponde a un sentimento diffuso dei cittadini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è un sistema incentrato su due grandi partiti che si contendono la guida del governo, che replicano nel nuovo secolo la coppia destra-sinistra secondo una nuova declinazione, ma restano alternativi. La vera sorpresa, nella scomparsa dal Parlamento di tutte le forze politiche sopravvissute al crollo della Prima Repubblica, è la sconfitta senza appello della sinistra radicale guidata da Bertinotti, che non entra alle Camere: probabilmente perché i cittadini ritengono i partiti dell'Arcobaleno responsabili del gioco di veti, attacchi, critiche e riserve che ha paralizzato e affogato nel dissenso il governo Prodi, e anche perché i militanti e i simpatizzanti non hanno creduto che l'accrocco della lista fosse davvero l'embrione di un nuovo partito-movimento, bensì un espediente puramente elettorale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni destini personali dei leader sembravano marciare dritti, da tempo, verso questo esito, sconnessi dalla pubblica opinione. La mancata presenza in Parlamento non solo di una tradizione, ma di una rete di valori, interessi, critiche, opposizioni presenti nel Paese e nella sua storia, indebolisce comunque il discorso pubblico italiano, atrofizza la rappresentanza, riduce il concetto stesso di sinistra. E crea, naturalmente, una responsabilità in più per il Partito Democratico, che deve re-imparare a declinare quel concetto, deve farsi carico di un'attenzione sociale e culturale più che politica, per non lasciare allo sbando e senza voce le domande più radicali del Paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò non muta affatto l'identità del Pd, che la leadership di Veltroni ha posizionato nel luogo politico più utile a intercettare consensi dal centro e da sinistra. Quei consensi sono arrivati in misura inferiore alle attese: ma bisogna tener conto dell'abisso di impopolarità che il Pd ha dovuto colmare prima di poter incominciare a competere, un giudizio negativo sulla coalizione che ha divorato il governo Prodi nelle sue lotte intestine. &lt;br /&gt;Veltroni doveva insieme - in questa prima volta - reggere quell'eredità e discostarsene, marcando il nuovo. Il risultato è la sconfitta, ma con una forza riformista del 33 per cento una quota mai raggiunta in passato (anche se bisogna ricordarsi che la sinistra così parla solo a un terzo del Paese) e un partito nuovo che ha retto il varo nella tempesta di una campagna elettorale troppo ravvicinata alla sua nascita. C'è lo strumento adatto ad una partita che il Paese non ha mai conosciuto, la sfida riformista per il cambiamento. Sarebbe un delitto se il cannibalismo tipico della sinistra si esercitasse adesso contro quello strumento e la sua leadership, ricominciando da zero un'altra volta, per procedere di fallimento in fallimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il riformismo, naturalmente, chiede comportamenti conformi anche dall'opposizione, impedisce a chi ne avesse la tentazione di giocare col tanto peggio tanto meglio. D'altra parte la nettezza del successo di Berlusconi ha tolto di mezzo quel miraggio del pareggio che covavano da mesi molti che affollano la periferia della sinistra, pronti ad offrirsi da genio pontiere di un'intesa organica di governo tra Berlusconi e Veltroni. La questione è chiara, come abbiamo provato a dire prima del voto. Chi ha vinto governa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La responsabilità, anzi il concorso di responsabilità è possibile e doveroso nell'ambito del Parlamento, alla luce del sole, dove si devono discutere con urgenza le necessarie riforme istituzionali. Su queste riforme, sulle regole, il Pd può mettere in campo e alla prova la sua cultura di governo anche dai banchi doverosi dell'opposizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa distinzione netta, che lascia alla destra il compito esclusivo di governare, ci saranno occasioni di confronto e anche di concordanza, senza scandalo alcuno, perché senza confusione. La speranza, d'altra parte, è che Berlusconi - giunto alla sua terza prova e liberato dal terrore di rendere conto alla giustizia repubblicana - possa sentire l'ambizione di governare davvero, scoprendo l'interesse generale dopo l'abuso di interessi privatissimi. Se questo accadrà, sarà un bene per il Paese, che non ha più né tempo né occasioni da perdere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto a "Repubblica", ha già fatto l'esperienza della destra, giocando la sua parte, e senza mai inseguire il ruolo di giornale di opposizione, perché non è un partito. Preferiamo semplicemente essere un giornale: con una certa idea dell'Italia, diversa da quella oggi dominante, un'idea certo di minoranza, e che tuttavia secondo noi merita di essere custodita e preservata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(16 aprile 2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le tante facce del voto&lt;br /&gt;(Antonio Padellaro - L'Unità)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È andata male perché Berlusconi ritorna a governare l’Italia. È andata male perché il Pd non è riuscito a vincere. Ma è andata bene perché il partito di Walter Veltroni esce da queste difficili elezioni come l’unico grande e, speriamo, compatto argine al potere della destra. Una forza del 34 per cento che in pochi mesi ha messo solide radici e che si candida a guidare il Paese in un futuro probabilmente non lontano, come spiegheremo tra un momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i risultati del terremoto del 14 aprile ci dicono altro ancora. Che si è di fatto instaurato in Italia un sistema bipolare che rappresenta più dell’ottanta per cento degli elettori. Che a pagare l’amarissimo conto di questa chiamiamola semplificazione del sistema politico è stata soprattutto la Sinistra l’Arcobaleno che non avrà più alcuna rappresentanza in parlamento. Un evento, nella sua drammaticità, storico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo ritorno di Berlusconi a palazzo Chigi ci spaventa per una serie infinita di motivi che proveremo a sintetizzare. Perché il vecchio-nuovo premier sarà scortato e controllato dall’esercito leghista che farà pesare ogni giorno sul tavolo delle decisioni la ricca messe di voti rastrellata in tutto il nord-est. Un successo addirittura travolgente in Lombardia e nel Veneto, accompagnato da uno sconfinamento davvero inatteso in Emilia-Romagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E infatti la guardia padana per bocca dei soliti Calderoli e Castelli ha subito annunciato un giro di vite sugli immigrati come primo punto di un programma ispirato come sempre alla xenofobia e all’esclusione. Predicatori della disunità nazionale i seguaci di Bossi hanno già trovato una degna sponda nella lega siciliana di Lombardo, l’autonomista eletto alla guida della Regione che propugna forme più o meno mascherate di separatismo. Chi si opporrà nel Pdl ai Bossi e ai Lombardo uniti nella lotta per sfasciare l’Italia? Non certo il povero Gianfranco Fini, un dì leader patriottico di An e oggi pallida comparsa del capo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto resisterà il cartello elettorale del Pdl alle spallate secessioniste del Carroccio? Pensiamo non a lungo anche perché al Senato i numeri della maggioranza non sono tali da garantire al governo sonni tranquilli. E non certo per cinque lunghi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ritorno di Berlusconi ispira altre considerazioni, anche autocritiche. Possibile che dopo un quindicennio non riusciamo a liberarci di un personaggio che nel resto del mondo ispira incredulità e sarcasmo? E il centrosinistra, nelle sue varie forme, non ha qualcosa da rimproverarsi se il pericoloso miliardario e la sua minacciosa corte possono tornare a celebrarsi nei vari Porta a Porta come i salvatori della patria invocati dal popolo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella partita politica che si apre tocca quindi al Partito Democratico giocarsi al meglio le sue carte. Diciamo subito che in queste ore la delusione è forte. Sapevamo tutti che si trattava di recuperare uno svantaggio notevole. Ma eravamo lo stesso convinti che il pullman di Veltroni, alla fine, avrebbe fatto il miracolo di riunificare il paese sotto le bandiere del Pd. Non è stato così forse perché i miracoli non appartengono a questa politica. O perché c’era ancora un tratto di strada da fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque adesso che il Pd c’è pensiamo debba prepararsi ad affrontare una battaglia in tre mosse. Opposizione intransigente al governo Berlusconi. Dialogo sulle riforme, a cominciare da quella elettorale, solo se l’apertura di Berlusconi risulterà sincera. Rafforzamento del proprio blocco sociale guardando proprio a quella sinistra disintegrata dal voto o meglio dal non voto di ieri. Pensiamo che la litania dei risentimenti non giovi a nessuno. L’improvvisata alleanza tra Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani paga probabilmente l’appoggio dato al governo Prodi e a quella politica dei sacrifici molto mal digerita dai ceti più deboli. Che adesso abbandonano il progetto bertinottiano per rifugiarsi probabilmente nell’astensionismo. Ma quel mondo di sinistra esiste ancora e il Pd deve tenerne conto. Sui modi migliori per dare ad esso una nuova rappresentanza ci sarà sicuramente tempo per riflettere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-1296083216998089445?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/1296083216998089445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=1296083216998089445' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/1296083216998089445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/1296083216998089445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/04/commenti-alle-elezioni.html' title='ANALISI DEL VOTO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-5377270406789117424</id><published>2008-04-13T10:38:00.001+02:00</published><updated>2008-04-13T10:41:48.131+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_assso-wMV9Q/SAHHNnaqJNI/AAAAAAAAACY/VkbUfCqSDTQ/s1600-h/Vota.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_assso-wMV9Q/SAHHNnaqJNI/AAAAAAAAACY/VkbUfCqSDTQ/s320/Vota.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5188647282440545490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Oggi possiamo&lt;br /&gt;cambiare il Paese&lt;br /&gt;(La Repubblica - Eugenio Scalfari)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOLE e nuvole si alternano nei cieli d'Italia in questi giorni di un aprile che trattiene ancora una coda d'inverno ma preannuncia col verde dei prati e il profumo dei fiori la più dolce stagione dell'anno. Così ci auguriamo che sia anche per la società italiana, appesantita dai tanti fardelli del passato ma desiderosa di riprendere slancio e di lavorare per un futuro meno avaro di speranze e di risultati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedo che la preoccupazione maggiore di molti osservatori delle vicende politiche, giunti alla scadenza della campagna elettorale, si appunta sul dopo elezioni. Quale che sia l'esito, vinca l'uno o l'altro dei due principali competitori, si teme che dalle urne non esca una netta vittoria e di conseguenza un governo più affannato a durare che capace di affrontare i problemi di fondo che incombono sull'Italia, sull'Europa e sul mondo intero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si ripropone a questo punto un tema con il quale siamo alle prese da quindici anni, cioè dall'irruzione di Silvio Berlusconi nella politica: quello della sua legittimità, quello dell'anomalia da lui introdotta nella democrazia italiana e della sua demonizzazione da parte di quella metà del Paese che non si riconosce in lui e lo considera a tutti gli effetti il nemico pubblico numero uno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo diffuso sentimento di delegittimazione che provoca inevitabilmente un'analoga reazione, condizionerà la fase politica successiva al voto? Renderà ancora più arduo governare? Spingerà il vincitore a esercitare vendette e discriminazioni contro i perdenti? Trasformerà l'autorevolezza in autoritarismo seguendo uno schema purtroppo frequente nella nostra storia? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte degli osservatori indipendenti riconosce a Walter Veltroni d'aver condotto una campagna elettorale misurata e responsabile, senza toni di rissa, senza attacchi scomposti all'avversario, innovativa ed equilibrata sugli impegni assunti con gli elettori. Il timore che si fa strada in queste ore di pausa e di attesa, anche di fronte alle frequenti incontinenze del leader di centrodestra, è che questo clima possa radicalmente cambiare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esperienza dei due anni passati, durante i quali l'opposizione di centrodestra non ha fatto altro che puntare sulla "spallata" per sgominare l'esile maggioranza di Prodi al Senato pesa giustamente nel ricordo di quanti seguono con attenzione le vicende della politica. Non potendo chiedere a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni: quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a lui e sopportare con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell'avversario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici, sopportarlo se fosse lui a prevalere di poco senza imitare quanto lui stesso fece. Chiedere che i democratici ed il loro leader si assumano questa duplice responsabilità significa considerarli come la parte politica più responsabile. Per certi aspetti suona come un titolo di merito, per altri somiglia ad una "mission impossible": fare da punching ball non piace a nessuno e non sta scritto in nessun luogo che sia sempre e comunque utile al Paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà - chi lo conosce bene lo sa - non è un fascista e neppure un dittatore nel senso militaresco del termine. Non è spietato. Non è xenofobo. Non è razzista. Berlusconi è un pubblicitario. Un venditore. Venderebbe qualunque cosa. Sia detto senza offesa per i pubblicitari di professione: lui è pubblicitario nell'anima, venditore nell'anima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando vende patacche (e gli accade spesso) si convince rapidamente che la sua patacca vale oro zecchino. Perciò è bugiardo con la ferma convinzione di dire sempre la verità. Come tutti i venditori bugiardi è un imbonitore. Come tutti gli imbonitori è un demagogo. Non ha il senso della misura. Strafà. Non rispetta nessuna regola perché le regole le fa solo lui. Guardate l'ultimo atto della sua campagna elettorale, venerdì sera. Pochi minuti alla mezzanotte. Matrix, cioè casa sua, Canale 5. Conduttore Enrico Mentana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di lui aveva parlato Veltroni per cinquanta minuti. Lui era stato brevemente intervistato da Mimun per il telegiornale delle 20. Poi si era ritirato nello studio del direttore e di lì aveva ascoltato il "récit" del suo avversario. Infine è arrivato il suo turno e ha impiegato gran parte del tempo a ribattere gli argomenti di chi l'aveva preceduto con molta enfasi e parecchi insulti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto Veltroni era stato pacato e raziocinante tanto lui ha mostrato i denti e la rabbia, ma fin qui niente di speciale, il bello, anzi il bruttissimo, è venuto dopo quando il suo show era terminato, Mentana aveva dichiarato chiusa la trasmissione e aveva cominciato ad illustrare il modo di votare correttamente con davanti un tabellone che riportava un facsimile di scheda elettorale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui non se n'era andato dallo studio, era sempre lì ma fuoricampo. A un certo punto, nello stupore generale, è rientrato in campo, si è sostituito a Mentana ed ha indicato lui il modo di mettere la crocetta sulle schede. Prima che accadesse il peggio, che in realtà stava già accadendo, Mentana ha chiamato la pubblicità e l'indebito spettacolo è stato oscurato. Quest'episodio rivela meglio di qualunque discorso la natura del personaggio e dei suoi spiriti animali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Economist ha scritto che Berlusconi è inadatto a governare una nazione. "Unfit". Non è un insulto e neppure una demonizzazione. Semplicemente una constatazione. "Unfit". Inadatto. Metà degli italiani, da Casini fino a Bertinotti passando per i democratici, la pensano esattamente allo stesso modo e così pure i governi e il Parlamento europei. &lt;br /&gt;Si dirà: contano i voti che usciranno dalle urne. Giustissimo, contano i voti e solo i voti. Resta un Paese diviso in due non soltanto per differenze politiche ma anche da un giudizio sulla persona: "unfit", inadatto, imbonitore, demagogo, venditore di patacche. Metà del Paese pensa questo, ne ha conferma tutti i giorni e sarà molto difficile che cambi idea. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono infinite altre prove della sua "unfitness" oltre alla miseranda scenetta a Matrix. La più rivoltante è la proclamazione di Mangano, il finto stalliere di Arcore ad eroe. Non si capisce quale tipo di eroismo sia stato il suo, ma sappiamo che è stato condannato a tre ergastoli per associazione mafiosa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo anche che Dell'Utri è in qualche modo connesso a un tentativo di taroccare le schede degli italiani all'estero: un mafioso latitante in Argentina gli ha telefonato proponendogli quell'imbroglio ma Dell'Utri ha risposto di non esser lui la persona adatta e l'ha indirizzato al responsabile del suo partito per gli elettori all'estero, senza però informare di quel contatto né la magistratura né il ministero dell'Interno. Mentre brogli veri si preparano, il leader già ora, in via preventiva, manda in scena una campagna contro i brogli supposti per precostituirsi un alibi in caso di sconfitta elettorale come già fece per tutti i due anni del governo Prodi. "Unfit". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sostiene di aver lasciato nel 2006 i conti pubblici in perfetto ordine. La controprova sta nelle cifre a causa delle quali siamo stati per due anni messi sotto processo dall'Europa e ne siamo usciti solo dopo le leggi finanziarie di Paoda-Schioppa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sostiene anche di aver realizzato il suo "contratto con gli italiani" per l'85 per cento durante gli anni del suo governo, ma in realtà non ha realizzato se non il 15 perché nessuna delle proposte è diventata legge pur disponendo di 100 voti di maggioranza alla Camera e 50 al Senato. Quei voti servivano ad approvare le leggi a suo personale beneficio, dall'abolizione del falso in bilancio alle norme giudiziarie che accorciavano i tempi di prescrizione dei processi, alla Gasparri che ha mantenuto in vita Retequattro contro le reiterate sentenze della Corte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Unfit". Si potrebbe e forse si dovrebbe continuare, ma a che pro? L'altro giorno ho ricevuto una lettera da un lettore che mi rimprovera perché - dice lui - ho un pregiudizio contro. Io non ho pregiudizi contro e neppure a favore. Esamino la realtà e conosco le persone. Lui è inadatto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venderebbe la Cupola di San Pietro al primo che ci creda. Purtroppo molti ci credono. Forse gli inadatti sono adatti ad una parte di questo Paese il quale, non a caso, è in declino. L'altro ieri l'Ocse ha dimostrato che il nostro declino ha toccato il culmine nel quinquennio 2001-2006. È proprio il quinquennio del suo governo. Sarà magari un caso ma è un dato di fatto e coi dati di fatto non si può polemizzare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pareggio elettorale non ci sarà, o vince uno o vince l'altro. Ma al Senato questa regola vale di meno. Può accadere che uno vinca con una maggioranza relativa e non assoluta. Oppure con una maggioranza di pochissimi voti come fu per Prodi. Tuttavia chi vince anche per un solo voto dovrà governare perché questa è la regola in democrazia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veltroni ha proposto un patto di "lealtà repubblicana" che significa un'opposizione che controlla, propone alternative, ma non paralizza l'azione del governo votato dalla maggioranza. Berlusconi ha rifiutato questa proposta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è lo stato dei fatti. Voglio ancora una volta ricordare la frase di Petrolini a chi l'aveva fischiato. &lt;br /&gt;Disse: "Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto". È la terza volta che la cito perché descrive splendidamente la situazione e mi sembra una buona chiusura nel giorno in cui andiamo a votare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è creato in queste ultime ore un sommovimento nella pubblica opinione che ricorda quanto avvenne nel 1991 con il referendum di Mario Segni: un voto corale che fece saltare la Prima Repubblica ormai logora e dominata da una logora casta. Questo stesso sentimento può prevalere domani. Domani si può voltar pagina e aprire un ciclo nuovo che rimetta la politica al livello di un'Italia desiderosa di cambiare. Non sprecate questa grande occasione. Siate popolo sovrano perché è questo il vostro giorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-5377270406789117424?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/5377270406789117424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=5377270406789117424' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5377270406789117424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/5377270406789117424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/04/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_13.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_assso-wMV9Q/SAHHNnaqJNI/AAAAAAAAACY/VkbUfCqSDTQ/s72-c/Vota.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-395879278874270411</id><published>2008-04-11T09:29:00.004+02:00</published><updated>2008-04-12T12:11:41.512+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_assso-wMV9Q/SACKZCtq82I/AAAAAAAAACQ/BvwtZIybwFY/s1600-h/Vota.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_assso-wMV9Q/SACKZCtq82I/AAAAAAAAACQ/BvwtZIybwFY/s320/Vota.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5188298933560603490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"Berlusconi inadatto a democrazia&lt;br /&gt;Ecco perché sceglierò il Pd"&lt;br /&gt;(di NANNI MORETTI - La Repubblica e MicroMega)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi piace l'espressione e il concetto di "voto utile", ma personalmente non ho mai avuto dubbi sul mio voto: il Partito democratico è la novità della politica italiana e forse l'ultima opportunità per non regalare definitivamente il paese all'estremismo di Berlusconi e Bossi. Purtroppo, tra gli elettori di sinistra e centrosinistra, persiste una tentazione irresponsabile ad astenersi dal voto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli incerti sono tali per delusione, stanchezza, assuefazione. La delusione nei confronti del governo di centrosinistra è in parte condivisibile, ma non può far dimenticare il vero e proprio abisso politico, culturale ed etico che c'è tra il centrosinistra e la destra italiana. La stanchezza si esprime con l'infastidito "Ma come è possibile, dobbiamo ancora occuparci di Berlusconi?!". Sì, il protagonista negativo purtroppo è ancora lui e, cosa impossibile da immaginare nel '94, si tratta di un Berlusconi addirittura peggiore: per aggressività, assenza di senso dello Stato e disprezzo delle istituzioni. Assuefazione: siamo arrivati al punto che ormai quasi tutti consideriamo normali cose che in democrazia non lo sono per niente, e che infatti non sono mai accadute in altri paesi: per esempio, il monopolio televisivo privato in mano a una sola persona, che, incredibilmente, si candida per la quinta volta in quindici anni a governare con le sue improvvisazioni il paese. Come non sono normali le aggressioni verbali di Bossi e Berlusconi nei confronti degli avversari politici, delle istituzioni, della magistratura, del presidente della Repubblica. Parlare di "imbracciare le armi", non può essere considerata un'innocua battuta (anzi, Berlusconi ha detto: "E' una metafora", ma mi sembra che non gli sia ben chiaro il concetto). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto pericolosa e inquinante è l'ossessione di Berlusconi verso i brogli elettorali. Tutti hanno dimenticato che purtroppo è una sua costante, infatti già nel '96 disse che Prodi aveva vinto grazie ai brogli. L'ha ripetuto quasi in tempo reale nell'aprile di due anni fa, convincendo milioni di elettori di essere stati derubati. Questo è un modo inaccettabile per delegittimare il voto e quindi minare le basi della democrazia. Si è poi visto, quando molti voti sono stati ricontati, che di poco era stato penalizzato il centrosinistra. In Berlusconi c'è una estraneità direi "naturale" alle regole e al rispetto dei risultati che non gli sono favorevoli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo l'opinione pubblica in Italia non esiste. Basti fare il confronto con quello che scrivono di Berlusconi giornali stranieri non certo di sinistra: esprimono incredulità per le sue continue affermazioni anti-istituzionali, severità e durezza per i suoi continui attacchi alle norme elementari della convivenza democratica, e una autentica preoccupazione verso un suo possibile ritorno al governo. Oltretutto, per la quinta volta, c'è un candidato che parte avvantaggiato nella competizione elettorale, perché ancora controlla tre reti televisive e giornali e radio. Io sono una persona competitiva, un appassionato di gare, mi piace farle e vederle, ma le nostre elezioni assomigliano alla finale dei cento metri, la gara più bella delle Olimpiadi, con sette concorrenti allineati e l'ottavo che arriva col suo blocchetto di partenza e si sistema 15 metri più avanti. Una gara falsata... Trovo perciò insensato il gran parlare che si fa di Berlusconi come personaggio "carismatico" e "grande comunicatore". Secondo me, oggi, non è né l'uno né l'altro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proposito di Veltroni e Berlusconi, non capisco come ci sia qualcuno che possa sostenere che i due uomini politici e i loro programmi si assomiglino o addirittura siano uguali... Tra i due politici le differenze sono enormi, Berlusconi è un disco sempre più incantato e sempre più finto. Lo si è visto anche nel suo rifiuto di confrontarsi in tv con Veltroni. Una vera e propria fuga. Sa che perderebbe voti. Purtroppo, questo suo rifiuto qui da noi non scandalizza, viene considerato normale: "E' in vantaggio, è giusto che non faccia il duello con Veltroni". In altri paesi l'opinione pubblica, che qui non esiste, ti farebbe pagare politicamente ed elettoralmente un comportamento del genere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il centrosinistra, per non diventare come la destra, giustamente evita di usare, con segno opposto, la stessa aggressività... Per non spaventare i moderati, il centrosinistra evita di ricordare le condanne, per mafia e corruzione della magistratura, di importanti esponenti di destra: in questo modo fa due passi indietro, ma la destra ne fa otto avanti. Il centrosinistra considera molte delle argomentazioni a suo favore dei possibili boomerang, mentre la destra aggredisce e insulta. E' un problema di metodo che però è anche di sostanza: va bene non diventare come il tuo avversario, ma bisogna solamente subire?... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho mai usato l'espressione "regime", perché quest'espressione generica può significare tutto e niente. E' una rassicurante coperta di Linus, è un plaid linguistico che uno usa per lamentarsi e poi restare fermo. Preferirei essere più preciso, forse più duro: la nostra è una democrazia in parte svuotata dal quasi monopolio televisivo di Berlusconi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'irresponsabilità è una caratteristica molto italiana. Bossi, Berlusconi, Dell'Utri e tanti altri nella destra, si permettono delle affermazioni gravissime. Poi si rettifica, in parte si smentisce e tutto finisce lì. Vengono considerate, con incredibile indulgenza, "dichiarazioni in libertà", "folklore", "esagerazioni pittoresche". Tanti hanno considerato troppo cupo e pessimista il finale del "Caimano", ma le frasi di Berlusconi sull'esame di sanità mentale da fare ai magistrati si spingono molto oltre. Eppure non succede nulla (ma i giornalisti stranieri, anche quelli moderati, rimangono allibiti). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il direttore di un telegiornale di Mediaset da anni sbeffeggia, ridicolizza, schernisce politici e giornalisti di sinistra e centrosinistra, e gli si risponde con corsivi ironici, invitandolo alle trasmissioni comiche, considerandolo addirittura più onesto di altri perché più schierato. Si ride. Ma non c'è niente da ridere. Milioni di persone vedono la televisione, che è uno strumento molto più prepotente dei giornali, e nei confronti del quale abbiamo meno difese... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi si è lanciato ripetutamente in affermazioni molto gravi contro Napolitano, trattandolo come "uno dei loro". Dopo l'ultima di queste incredibili uscite contro il presidente della Repubblica, alcuni giornali hanno titolato: "Lite Berlusconi-Veltroni sul Quirinale". Ma qui non c'è nessuna lite, non c'è nessun derby, c'è solo un uomo inadatto a governare, che non ha ancora capito cos'è lo Stato, le istituzioni, la democrazia liberale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da molti anni, politici democristiani vengono accusati da Berlusconi di essere "comunisti" (dal '94 in Italia questo è ormai un insulto, a differenza di quando esisteva il Pci). Mentre molti fascisti, che restano fascisti e purtroppo non percepirebbero questo come un insulto, hanno avuto ruoli importanti nello schieramento di Berlusconi. Che, è bene ricordarlo, da capo del governo non ha mai partecipato alla festa del 25 Aprile, la festa di Liberazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo testo è la sintesi di un intervento di Nanni Moretti tratto dal sito www.micromega.net, online da questa mattina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-395879278874270411?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/395879278874270411/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=395879278874270411' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/395879278874270411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/395879278874270411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/04/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_11.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_assso-wMV9Q/SACKZCtq82I/AAAAAAAAACQ/BvwtZIybwFY/s72-c/Vota.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-4176942083221478270</id><published>2008-04-09T10:48:00.001+02:00</published><updated>2008-04-09T10:55:47.275+02:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il richiamo della foresta &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;(La Stampa - Riccardo Barenghi) &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Più dell’amor poté il digiuno, ovvero più del fair play poté la vittoria. E così, dopo un mese di campagna elettorale tutto sommato educata, civile, addirittura noiosa per quanto fossero simili i programmi e ripetitivi i discorsi, siamo tornati all’antico. L’insulto, lo scontro ideologico, la rissa. La minaccia di prendere i fucili fatta da Bossi. L’odio per i comunisti (che manco esistono più) rievocato da Berlusconi. Il disprezzo per i magistrati che dovrebbero sottoporsi periodicamente a test di attitudine mentale rilanciato sempre dal Cavaliere. L’occhiolino strizzato ai mafiosi da parte di Marcello Dell’Utri, anche loro votano e fanno votare. E meno male che Veltroni aveva appena scritto una lettera al suo avversario per invitarlo a essere leale con la Repubblica, insomma a garantire un corretto funzionamento delle istituzioni e dei rapporti tra di esse. Un appello caduto nel vuoto, anzi peggio: «Irricevibile», è stata la secca risposta. In un attimo siamo ripiombati nel passato, niente più promesse di riforme istituzionali fatte insieme, dei comunisti non ci si può fidare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuna possibilità di avere un rapporto corretto con la magistratura, i pubblici ministeri sono malati mentali che devono essere curati. E così, quando Berlusconi sarà al governo, se lo sarà, le Procure di tutta Italia sanno che devono stare attente: se ti muovi ti fulmino. (D’altra parte pure i dirigenti del centrosinistra in questi ultimi anni non è che abbiano avuto rapporti idilliaci con la magistratura, dimostrando anche loro una certa insofferenza ogni volta che finivano sotto tiro).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per non parlare dell’amico e fedele consigliere Dell’Utri che, mentre promette di riscrivere la storia della Resistenza, addirittura arriva a definire il famigerato stalliere mafioso di Arcore un eroe. L’eroe Mangano. Lo dice così, a freddo, senza alcuna ragione plausibile. Lo dice evidentemente perché in Sicilia (e non solo lì) quella parte del Paese denominata mafia ancora conta nonostante le sconfitte subite. Conta, produce consenso ed è capace di riversare quel consenso verso tizio o caio. In questo caso è lampante verso chi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’è niente da fare, nonostante i vari tentativi che in questi anni sono stati fatti, prima da D’Alema con la sua Bicamerale e poi da Veltroni con la sua proposta di riformare il sistema assieme a Berlusconi, e pure con la sua impostazione di una campagna elettorale per qualcosa e non contro qualcuno, niente da fare. Il Paese normale non c’è, resta un sogno. E non c’è perché il Cavaliere, che pure era sembrato diverso da se stesso, che pure aveva aperto il dialogo con i suoi avversari, che pure aveva promesso una nuova stagione politica fatta di rapporti decenti con la futura, eventuale opposizione, di processi costituenti, addirittura di possibili larghe intese, non resiste al richiamo della foresta. Quando vede la meta a pochi metri non può fare a meno di scatenare i suoi spiriti animali. Il suo obiettivo è vincere a qualsiasi costo, e sa che ritirando fuori il vecchio armamentario sui comunisti, sui giudici, sui mafiosi che in fin dei conti non sono poi così male (non fu il suo ministro Lunardi a dire che bisogna convivere con la mafia?), il suo elettorato si eccita. Si mobilita. Magari perché si spaventa appunto dei «comunisti» che gli aumentano le tasse, dei pubblici ministeri che indagano dove invece bisogna chiudere un occhio o magari tutti e due. E va a votare. Per lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quale lui, cioè Berlusconi, è anche capace di mettere insieme nella stessa giornata, nello stesso comizio, nella stessa frase, un’abnormità come quella sui magistrati malati di mente con una fesseria come quella sulle donne di destra più belle di quelle di sinistra. I comunisti con la mozzarella, la mafia con le barzellette, l’attacco politico più violento e minaccioso con l’ultima gag da varietà. Questo è l’uomo che tra meno di una settimana potrebbe essere il nuovo capo del governo. E semmai riuscisse a esserlo, governerà così, seguendo il suo istinto primario: dice che Bossi sta male e un’ora dopo smentisce di averlo detto, invita gli imprenditori a evadere le tasse e un’ora dopo nega di aver mai pronunciato quella frase che centinaia di persone hanno sentito. Spiega che Veltroni è una persona seria e affidabile e un attimo dopo rieccotelo un comunista che divora i bambini.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-4176942083221478270?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/4176942083221478270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=4176942083221478270' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/4176942083221478270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/4176942083221478270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/04/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-7998717103645174623</id><published>2008-03-25T14:11:00.010+01:00</published><updated>2008-03-25T17:31:31.322+01:00</updated><title type='text'>CONFRONTO RISULTATI ECONOMICI GOVERNI PRODI E BERLUSCONI</title><content type='html'>Il &lt;strong&gt;PDL&lt;/strong&gt;, con la complicità dei mezzi di informazione, sta fornendo un'immagine molto negativa del governo Prodi, anche nel campo dei risultati economici (debito, spesa pubblica, avanzo primario, tasse), facendo dimenticare che i governi di Centrosinistra hanno dovuto risanare per due volte i disastri economici provocati dai governi Berlusconi.&lt;br /&gt;Alcuni studenti italiani, Fadi, Marco, Paolo e Salvatore, che stanno prendendo un master in economia alla London School of Economics, hanno realizzato questo confronto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ferdinandolongoni.eu/aa_media/ecoconfronto.pps"&gt; Confronto economia &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(clicca su &lt;strong&gt;Confronto  economia&lt;/strong&gt;, si aprirà una finestra, clicca su Salva per salvare sul tuo PC il Report, clicca su ogni diapositiva per avanzare)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal &lt;strong&gt;confronto&lt;/strong&gt; si può dedurre che i governi di Centrosinistra si sono dimostrati &lt;strong&gt;più responsabili &lt;/strong&gt;nella &lt;strong&gt;gestione delle finanze pubbliche e quindi&lt;br /&gt;più efficaci per il futuro benessere dell'economia italiana e dei suoi cittadini.&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-7998717103645174623?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/7998717103645174623/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=7998717103645174623' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/7998717103645174623'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/7998717103645174623'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/03/il-pdl-con-la-complicit-dei-mezzi-di.html' title='CONFRONTO RISULTATI ECONOMICI GOVERNI PRODI E BERLUSCONI'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-3638363851558499276</id><published>2008-03-22T09:53:00.003+01:00</published><updated>2008-03-22T11:15:23.018+01:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Se decolla la propaganda&lt;br /&gt;(L’Unità – Alfredo Recanatesi)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davvero qualcuno potrebbe credere che in Italia ci siano imprenditori disposti a investire sul risanamento e sul rilancio di Alitalia? Via. Se in Italia ci fosse una Imprenditoria con la “i” maiuscola la compagnia non sarebbe arrivata allo stato precomatoso nella quale purtroppo si trova. Di tempo per pensarci e organizzarsi non è certo mancato dal momento che il problema si è posto da almeno cinque anni, ossia da quando una soluzione sarebbe stata finanziariamente meno impegnativa e  industrialmente meno complessa.&lt;br /&gt;L’ipotesi, si sa, è stata avanzata da Berlusconi nel corso di un intervento elettorale. Come imprenditore, oltre che come politico, Berlusconi si ritiene un leader. Ma, mentre un leader politico può dire ciò che vuole, rimanendo a chi lo ascolta in che misura dargli credito, un leader imprenditore no: se entra oggi, a pochi giorni dalla scadenza che l’unico potenziale acquirente ha posto per una definitiva decisione, nella questione Alitalia deve farlo seriamente. Il leader politico può anche limitarsi a sventolare la bandiera dell’italianità per caricare il suo elettorato in vista delle elezioni. Il leader imprenditore, se auspica e sollecita una cordata di imprenditori italiani per rilevare e rilanciare la compagnia, la deve rendere credibile mettendo sul piatto, lui per primo, l’impegno finanziario che è disposto ad assumersi nella operazione. Invece lui ha gettato il sasso e ritirato la mano, dicendosi personalmente disinteressato alla questione per via del suo impegno politico (sic!) ma prospettando, tanto per dire, una possibile, ma sempre vaga, adesione dei figli. Il cardine dell’operazione dovrebbe essere - sempre nell’ipotesi di Berlusconi - la accoppiata Air One-Banca Intesa, che già si fece avanti quando fu bandita l’asta, ma con un piano industriale che non raccolse valutazioni positive, tanto che la stessa Banca appare già da tempo ben lontana dai suoi originari entusiasmi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È evidente, dunque, che quella di Berlusconi è solo una strumentalizzazione in chiave elettorale di una vicenda triste, per molti aspetti drammatica, come quella di Alitalia. Una strumentalizzazione soprattutto degli interessi lombardi che ruotano attorno all'aeroporto di Malpensa. Berlusconi, infatti, non si è limitato a prospettare una possibilità alternativa, ma ha espresso palese contrarietà nei confronti ai Air France-Klm, ben sapendo che il presidente Spinetta puntava ad ottenere il consenso anche del centro-destra per evitare il rischio di ritrovarsi un governo ostile in un Paese del quale gestisce la compagnia di bandiera. Tutto - si diceva - per tutelare il ruolo ed i fatturati di Malpensa, ossia di un aeroporto che - è bene ricordarlo - come hub è sostanzialmente abortito poiché raccoglie una quota modesta del traffico intercontinentale originato nel Nord; ed è abortito perché lo stesso Nord ha commesso la follia di dotarsi di un aeroporto ogni cinquanta chilometri, per cui è molto più semplice e conveniente raggiungere un hub vero - come Zurigo, Fiumicino, Parigi o Francoforte - con un volo da uno di questi aeroporti “sotto casa” che raggiungere Malpensa per strada o in treno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultimo affronto che Alitalia poteva meritare è proprio di vedere quanto può ancora costituire il suo futuro sacrificato sull’altare di una contingente convenienza elettorale. L’offerta di Air France-Klm può essere anche giudicata colonialista, opportunista, o quel che volete voi. Alcune condizioni poste possono anche essere ritenute mortificanti. Può essere irritante, specie per la mentalità italiana secondo la quale niente è mai definitivo e tutto si può sempre trattare, che si sia arrivati al “prendere o lasciare”. Ma non è questo il punto. Il punto è che il gruppo franco-olandese è l’unico ad offrire ad Alitalia un futuro credibile. Altre possibilità, dopo mesi di procedura ufficiale ed anni di sondaggi, non ce ne sono. Possiamo piangere fiumi di lacrime sul latte versato, ma questo non varrebbe a definire una alternativa. Se l’offerta di Air France-Klm viene lasciata decadere, la situazione economico-patrimoniale di Alitalia rende pressoché automatico il commissariamento, seguito a ruota dal fallimento. E fallimento significa che molti rami d'azienda di Alitalia verranno chiusi, altri finiranno ad altre compagnie o società di servizi, i più perderanno il lavoro, quelli che lo manterranno ricominceranno da zero o quasi, alle dipendenze di altre società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Creare l’illusione che possano esserci soluzioni più convenienti, più “italiane”, più disponibili a mantenere gli attuali organici alle condizioni economiche e normative attualmente vigenti, e magari anche a mantenere sulla giacca di Malpensa i galloni di hub intercontinentale; tutto questo può aiutare a conquistare facili consensi da spendere il 13 aprile, alla condizione, però, che non si pensi neppure al conto che dopo si dovrà pagare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-3638363851558499276?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/3638363851558499276/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=3638363851558499276' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/3638363851558499276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/3638363851558499276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/03/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_22.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-7090081781072951434</id><published>2008-03-19T19:52:00.007+01:00</published><updated>2008-03-22T12:02:51.075+01:00</updated><title type='text'>PROGRAMMA RUTELLI, CANDIDATO A SINDACO DI ROMA</title><content type='html'>Rutelli ha dichiarato ieri di aver depositato il programma della coalizione che lo sostiene nella candidatura a sindaco di Roma. «È un programma in 150 righe, brevissimo, con le finalità di leggibilità semplice e accessibilità al grande pubblico». Il sito verrà messo online nei prossimi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco punti qualificanti che lo stesso Rutelli ha voluto sottolineare:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;RIDUZIONE ICI &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«I romani pagheranno quest’anno meno Ici grazie a Rutelli, e lo dico sommessamente, che si è battuto al Parlamento insieme al governo per abbattere l’Icis sulla prima casa. C’è chi l’ha promesso e noi l’abbiamo fatto»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;NUOVE POLITICHE SOCIALI &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«È necessario che le politiche sociali recuperino la loro centralità orientando le politiche pubbliche di sviluppo locale, perseguendo l’integrazione con le politiche della formazione, dell’occupazione, dell’abitare e dell’urbanistica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;ANZIANI E FAMIGLIE &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Fanno da corredo al precedente punto un piano per anziani e uno per la famiglia che prevede, come punto centrale, la creazione di ulteriori 8 mila posti negli asili nido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; CASE POPOLARI &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Vogliamo realizzare 10 mila case popolari, 10 mila case in affitto agevolato, 6 mila alloggi per studenti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;RIFIUTI&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;«Sui rifiuti c’è una politica decisa in sede di governo regionale. Nell’accordo firmato dalla coalizione c’è scritto che abbiamo due leve sui lavorare, una fortissima raccolta differenziata per arrivare all’obiettivo del 35% in modo rapido, una forte estensione della raccolta porta a porta e la chiusura del ciclo dei rifiuti, che comporta per tutta quella parte che non trova un trattamento specifico per le componenti che non possono essere trattate, la termovalorizzazione»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per leggere &lt;strong&gt;tutto il programma &lt;/strong&gt; cliccare sull'indirizzo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.rutelliroma.it/"&gt;http://www.rutelliroma.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I candidati del Circolo al &lt;strong&gt;Consiglio del Municipio Roma XI nelle liste del PD &lt;/strong&gt;sono:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;-  Valeria Baglio&lt;br /&gt;-  Claudio Mannarino&lt;br /&gt;-  Vittorio Romanazzi &lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-7090081781072951434?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/7090081781072951434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=7090081781072951434' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/7090081781072951434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/7090081781072951434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/03/programma-rutelli-candidato-sindaco-di.html' title='PROGRAMMA RUTELLI, CANDIDATO A SINDACO DI ROMA'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-344046773652970739</id><published>2008-03-18T14:34:00.001+01:00</published><updated>2008-03-18T14:38:00.231+01:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;A destra il partito di Babele&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(L'Unità - Stefano Ceccanti)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il Pdl coi suoi alleati sarebbe davvero pronto a governare? Non sono solo degli scricchiolii casuali a far venire dei seri dubbi, l’ultimo e più importante dei quali è il lancio di una proposta pensionistica a Cernobbio da parte di Berlusconi, poi rapidamente rientrata, e che faceva seguito ad analoghi problemi sulle missioni internazionali, sull’Alitalia e sulla scelta di alcuni candidati imbarazzanti a fini elettoralistici immediati, approvata da Berlusconi col dissenso di Fini e Bossi. C’è qualcosa di più profondo, di costante, di cui queste sono solo alcune manifestazioni. Il Pd è un partito già strutturato, prima delle elezioni, dotato di un regolare Statuto, di un manifesto, di un gruppo dirigente legittimato democraticamente e di un programma su cui ha fatto un patto chiaro con altre due forze politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scelta elettorale è conseguenza di un modo di essere, è lo specchio di una realtà preesistente, viva e vitale, strutturata intorno a una cultura di governo. Il Pdl come tale è solo una lista, che risulta dalla volontà di partiti al momento ancora del tutto diversi, resa tale dalla vicinanza della scadenza elettorale, in cui può trovare spazio chi ha brindato in Senato in modo scomposto per la caduta del Governo Prodi (nonostante le promesse di esclusione) con quella che è stata fino ad ieri la sottosegretaria alla Giustizia del Governo Prodi medesimo. E’ una promessa di partito. Se fosse però solo questo, la situazione potrebbe essere sanabile nei prossimi mesi con un lavoro serio, sia pure in ritardo. Un lavoro che sarebbe positivo ai fini della stabilizzazione del sistema e che si fa comunque meglio all’opposizione, senza i vincoli derivanti dal dover sostenere insieme il Governo: un ottimo motivo anche per elettori di centro-destra di scegliere almeno stavolta il Pd per dare tempo al proprio schieramento di darsi un assetto più credibile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è, purtroppo, qualcosa di ancor più profondo: il Pdl ha costruito un patto con altre due forze, la Lega Nord e il Movimento per le Autonomie, che non ha una effettiva base programmatica. Infatti esiste un programma del Pdl con le cosiddette "sette missioni per il futuro del paese"; di esso però non c’è traccia sul sito della Lega Nord. Esso, che si presenta ancora come sito della "Lega Nord per l’indipendenza della Padania", presenta un programma del tutto autonomo approvato il 2 marzo dal cosiddetto Parlamento del Nord, che in più punti è in radicale contraddizione col primo. Per fare solo due esempi sul tema cruciale del federalismo, il programma del Pdl appare addirittura minimalista, non accennando neppure alla necessaria riforma del Senato che completerebbe quella del Titolo Quinto, ma proponendosi solo di attuare per via legislativa ordinaria il vigente articolo 119 della Costituzione sul federalismo fiscale. Viceversa il programma della Lega ripropone la vecchia soluzione di Miglio della sostanziale "disgregazione e dissoluzione dello Stato nazionale" che si tradurrebbe nella nascita di "tre Euroregioni", ciascuna delle quali con "sovranità esclusiva…in termini di potere legislativo, amministrativo, giudiziario", detto in altri termini il progetto di tre staterelli debolmente confederati. Una proposta che, peraltro, oltre a creare problemi dentro la coalizione di centro-destra, rende difficile pensare a una legislatura capace di aggiornare la Costituzione perché in evidente conflitto coi suoi principi fondamentali, a meno che il Pdl non se ne discosti esplicitamente. Il leader della Lega Bossi ha detto nei giorni scorsi che gli è stato proposto di nuovo di fare il Ministro per le riforme, ma sulla base di quale dei due programmi divaricanti? Il sito del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo richiama invece solo la quinta missione del programma di Berlusconi ("Il Sud"), che sottolinea tra le altre l’idea guida del "federalismo fiscale solidale". Come ciò si concili però con la proposta della Lega Nord del ritorno a casa del 90% del gettito fiscale delle regioni padane "attribuibile al proprio territorio" è impresa sostanzialmente impossibile perché priva di una base materiale di risorse, tenendo anche conto che alla Sicilia torna già il 100% e che i progetti di Lombardo tendono a chiedere ancora di più. Non è quindi un caso se la presentazione delle liste da parte dello schieramento del centro-destra prevede che dove vi sia il simbolo della Lega Nord ad affiancare il Pdl non vi sia mai quello dell’Mpa e viceversa. Una riedizione della logica già vista nel 1994 quando vi erano due diverse coalizioni territoriali con messaggi-chiave divergenti: Forza Italia e Lega a Nord, Forza Italia e Alleanza Nazionale a Sud. Durò pochi mesi perché fondere dal Governo, dopo il voto, logiche programmatiche divaricanti in una visione di politica nazionale non è impresa agevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il centro-destra ha quindi costruito una coalizione più piccola del solito, ma non ha in realtà cambiato logica, almeno per ora: si tratta con tutta evidenza di una coalizione per vincere le elezioni, ma che non potrebbe governare né efficacemente né per molto tempo. Penso che in queste condizioni, dobbiamo ricordare a tutti gli elettori, anche i più distanti da noi, che nelle grandi democrazie parlamentari il voto non è tanto un segno di appartenenza, per vedersi solo rispecchiati in Parlamento, come una fotografia più o meno riuscita, è anche e soprattutto una scelta per il Governo, per valutare caso per caso chi è più pronto a guidare il Paese, a renderlo credibile all’interno e all’estero. Stavolta, nell’offerta politica, chi ha cambiato davvero fino in fondo è solo il nuovo Pd.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-344046773652970739?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/344046773652970739/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=344046773652970739' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/344046773652970739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/344046773652970739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/03/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_18.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7431531900540132206.post-8868647828820159090</id><published>2008-03-16T14:33:00.004+01:00</published><updated>2008-03-16T14:39:18.735+01:00</updated><title type='text'>RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO</title><content type='html'>&lt;strong&gt;(Edmondo Berselli - L'Espresso)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Tremonti Stranamore&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nel suo ultimo saggio l'ex ministro avvisa: è finita l'età dell'oro. E ipotizza dazi e barriere doganali. E il liberismo?&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Lo sanno anche i bambini che a pensar male si fa peccato. È il primo pensiero che affiora nell'aprire il nuovo libro di Giulio Tremonti, possibile futuro ministro del Pdl, nel caso non proprio scontatissimo che Silvio Berlusconi vinca le elezioni e riesca a fare un governo. Il saggio di Tremonti s’intitola 'La paura e la speranza'. Per capire il clima di queste pagine basta il primo capoverso: "È finita in Europa l'età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A pensare male si fa peccato, lo diceva anche Giulio Andreotti. Ma intanto viene da chiedersi se non ci troviamo davanti a una contraddizione. Un dilemma. Anzi, un dilemmone avvolto in un enigma. Perché si vorrebbe capire qual è la visione offerta dal Popolo della libertà. Nel senso che Berlusconi è sempre stato l'uomo delle visioni e delle televisioni, del miracolo, del 'sogno'. Todos caballeros! Non si paga! Meno tasse per tutti! E adesso invece c'è un guastafeste, un ex professorino pessimista, che parla dei tempi grigi e dei giorni bui che ci attendono. Il dottor Stranamore che al posto dell'arma nucleare detiene la crisi globale. Il quale si oppone all'ultima ideologia, il "mercatismo", ventilando dazi, ipotizzando barriere doganali contro il dumping sociale delle economie asiatiche, prevedendo crisi epocali e progettando di bloccare il processo di globalizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora c'è qualcosa che non va. Non si capisce per quale motivo un elettore né di qua né di là, abituato a votare con il portafogli più che con il cuore, dovrebbe scegliere una Cassandra che gli promette avvenimenti funesti. Lo stesso cavalier Berlusconi ha annunciato provvedimenti "impopolari". Ohibò, ma allora è il mondo alla rovescia, come nel carnevale, solo che qui il carnevale diviene quaresima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono rimasti molto sorpresi i liberal-liberisti del centrodestra, che pensavano di poter vivere fra poco nel migliore dei mercati possibili. Il severo professor Francesco Giavazzi ha criticato. Il professor Angelo Panebianco si è dichiarato "non d'accordo". Anche il professor Renato Brunetta ha detto che parlare di dazi, be', non è il caso. Il liberalissimo atque chiarissimo professor Dario Antiseri ha ribadito che il protezionismo non lo convince. E il rigoroso presidente della liberista Adam Smith Society, Alessandro De Nicola, ha condannato: "Da sessantottino che era in gioventù, Tremonti è diventato un conservatore ottocentesco. Assomiglia a certi aristocratici inglesi, che consideravano la rivoluzione industriale una sciagura". Infine, di fronte alle ricette di Tremonti sulla riscoperta dei valori, l'austero professor Gian Enrico Rusconi ha sentenziato: "I valori spirituali e morali sono l'ultima risorsa retorica alla quale si ricorre quando non si sa più che cosa dire".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. E per pensare male fino in fondo bisogna risalire alle origini della confluenza tra Forza Italia e An. Che ha dato luogo a un transpartito, a un partito ermafrodita, che mette insieme l'istinto liberal-privatista di Berlusconi con la cultura nazionalcorporativa del partito di Gianfranco Fini. Che cosa vuole allora il Pdl? Liberalizzare o proteggere? Puntare sul mercato o sulla rendita? Perché ha pensato di mettere in lista il capo dei tassisti romani Loreno Bittarelli, il più accanito oppositore della liberalizzazione di Bersani?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A meno che, a pensar male. A meno che il Pdl non abbia l'intenzione magica di applicare selettivamente il liberismo e il protezionismo. Per esempio, essere protezionista con il proprio elettorato, con le categorie, i clan, le tribù, i privilegi, le rendite, le tariffe dei professionisti tutelati dall'assenza di concorrenza. E invece di essere spregiudicatamente liberalizzatore nei confronti del lavoro dipendente, privato e pubblico, dove si annida il voto a sinistra. In questo caso, ecco fatto il gioco di prestigio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Berlusconi non promette più miracoli, ma difenderà gli interessi.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, tanto rumore per poco. Il petrolio, le materie prime, la fine dell'età dell'oro. La paura e la speranza. Le sette parole d'ordine tremontiane (valori, famiglia, identità, autorità, ordine, responsabilità, federalismo). Se a pensare male si fa peccato, ma si va vicini alla realtà, viene da pensare, malissimo, che il programma massimo del Pdl è la lotta di classe praticata con altri mezzi. Rappresentata simbolicamente dall'ombrello di Altan, con qualcuno che lo mette in quel posto, l'ombrello, a qualcun altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci si azzecca, ci si azzecca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7431531900540132206-8868647828820159090?l=circolopdmontagnola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/feeds/8868647828820159090/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7431531900540132206&amp;postID=8868647828820159090' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/8868647828820159090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7431531900540132206/posts/default/8868647828820159090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolopdmontagnola.blogspot.com/2008/03/rassegna-stampa-un-articolo-al-giorno_16.html' title='RASSEGNA STAMPA : UN ARTICOLO AL GIORNO'/><author><name>pd.montagnola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02006505100125308055</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></e
